PRIMA DI PIAZZA FONTANA

Alle ore 21 di venerdì 11 ottobre 2019
nella sala del circolo La Fratellanza in via Monte San Gabriele 15 a Novara

Paolo Morando
presenta il suo nuovo libro

PRIMA DI PIAZZA FONTANA
LA PROVA GENERALE
Editori Laterza

Una piccola storia ignobile della giustizia italiana, subito cancellata e rimossa. La prova generale della strategia della tensione. A cinquant’anni dai fatti, un libro-inchiesta, degno erede dei lavori di Corrado Stajano e di Camilla Cederna, rivela le verità nascoste di uno dei momenti chiave della storia repubblicana. Milano, 25 aprile 1969: due ordigni scoppiano alla Fiera campionaria e all’Ufficio cambi della Banca Nazionale delle Comunicazioni della Stazione centrale, provocando una ventina di feriti. È il primo atto della campagna di attentati che pochi mesi dopo porterà a Piazza Fontana. L’Ufficio politico della questura, fin dalle prime ore, punta verso gli anarchici. A condurre le indagini sono il commissario Luigi Calabresi e i suoi uomini, gli stessi che si troveranno nel suo ufficio la notte della morte di Giuseppe Pinelli, nome che nell’inchiesta spunterà di continuo, come quello di Pietro Valpreda, che già qui si profila come futuro capro espiatorio. Nel giro di pochi giorni vengono arrestati tre giovani (e altrettanti nelle settimane successive) e una coppia di noti anarchici milanesi, amici dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, che pure verrà rinviato a giudizio assieme alla moglie. Due anni dopo, con un colpo di scena dietro l’altro, il processo chiarirà le dimensioni della macchinazione anti-anarchica innescata da quegli attentati. Una vicenda determinante per comprendere fino in fondo i misteri di Piazza Fontana. Un racconto serrato di una pagina nera per la giustizia italiana, da allora totalmente rimossa dalla memoria, che assume nuova luce grazie alla scoperta di documenti fin qui inediti. (dal sito di Laterza e dalla seconda e dalla quarta di copertina)

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Il ferroviere di San Siro

Alle ore 21 di venerdì 18 ottobre 2019
nella sala del circolo La Fratellanza
in via Monte San Gabriele 15 a Novara

il Circolo Zabriskie Point di Novara ricorda
Giuseppe Pinelli

saranno presenti:

CLAUDIA PINELLI
figlia di Giuseppe

FRANCO SCHIRONE
curatore del testo “Il ferroviere di San Siro
edito
dall’Associazione Culturale “Pietro Gori” di Milano e dall’Unione Sindacale Italiana (USI-CIT)

La figura di Giuseppe Pinelli, a cominciare dal libro di Camilla Cederna in poi, è stata tante volte descritta, e in questo cinquantesimo anniversario vogliamo parlare ancora di lui; lo vogliamo però ricordare sotto un particolare profilo: la sua sensibilità verso il mondo del lavoro, il suo essere cosciente che una emancipazione dei lavoratori dal lavoro salariato è la base per un cambiamento radicale della società. E non a caso sceglie di orientarsi verso l’Unione Sindacale Italiana che è stata parte importante nella storia del movimento operaio in Italia prima che il fascismo l’annientasse. Un orientamento sindacale, quello di Pinelli, che non si limita alle quotidiane conquiste o alla difesa di ciò che si è ottenuto con le lotte ma che ha come obiettivo finale la gestione diretta della produzione da parte dei lavoratori, l’abolizione del padronato, un radicale cambiamento sociale che abbia come finalità una società di liberi ed eguali, di uomini e donne coscienti, istruiti, solidali. La lettura di queste pagine ci riporta ad un momento importante della storia del Novecento, a quei fine anni Sessanta effervescenti per i movimenti di lotta in atto nelle fabbriche, nelle università e nei quartieri. Sono stati raccolti i volantini che Pinelli ed i suoi compagni dell’USI-Bovisa (alla quale si affianca l’USI-Centro) hanno diffuso tra i lavoratori, gli articoli pubblicati sul settimanale anarchico “Umanità Nova”, le testimonianze di chi gli è stato vicino nell’attività sindacale e non solo. (brano tratto dalla prefazione del libro presentato)

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“NEGRO DOVEVI AFFOGARE”

Il 5 agosto 2019 è stato convertito in legge il decreto sicurezza bis che prevede, tra l’altro, un milione di euro di multa per chi soccorre e salva naufraghi violando il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane e anche l’arresto del comandante dell’imbarcazione soccorritrice se resiste o commette violenza contro una nave militare. Salvare vite umane, nel Belpaese, è diventato un reato.

Qui di seguito riportiamo alcuni stralci di una lettera di Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle”, apparsa il 6 agosto 2019 sul quotidiano La Repubblica:

Proprio la settimana scorsa a Recco, in Liguria, mio figlio Fabien, tredicenne, è stato vittima di due episodi di forte razzismo. In vacanza con la nonna, giocava spensieratamente a calcio con gli amici nella piazzetta sul lungomare. Una signora passa in mezzo ai ragazzi e una pallonata la colpisce al viso. La sorte ha voluto che il piede che calciava fosse quello di mio figlio, unico nero del gruppo. Il marito, ancora prima di chiedere come stesse la moglie, si è scagliato contro il ragazzo urlando: “Dammi i documenti. Fammi vedere il permesso di soggiorno”. La situazione è degenerata e sono state addirittura chiamate la polizia e l’ambulanza. Vi lascio immaginare il terrore e la vergogna negli occhi di Fabien e l’incredulità della nonna nel doverlo difendere mostrando alle forze dell’ordine i documenti comprovanti la sua nazionalità italiana. Il secondo episodio è avvenuto due giorni dopo in spiaggia. Un ragazzo sui trent’anni l’ha improvvisamente spintonato dicendogli: “Negro di merda, torna a casa tua, questo paese è nostro! Peccato che non sei annegato con gli altri”.[……..] Quando un Ministro della Repubblica, su un palco di un comizio, davanti a centinaia di persone si permette di affermare “Non voglio più bambini confezionati dall’Africa, non accetteremo sostituzione di popoli con popoli!”, dà uno schiaffo alla nostra genitorialità adottiva. Con la conseguente legittimazione di attitudini manifeste non ponderate. In una parola “intolleranti”. C’è una vera e propria caccia al nero, ormai nero è uno straniero, nero è un immigrato, nero è un delinquente. Come riconoscere un malfattore da uno studente quando hanno la stessa sfumatura di pelle? Potremmo pensare di tatuare sulla fronte dei nostri ragazzi “sono italiano” ma qualcosa mi rimanda indietro di anni e anni alla stella di David cucita sui vestiti. Come possiamo far crescere dei giovani che saranno il futuro di questo Paese in una società che li rifiuta o li guarda con sospetto perché di colore diverso?

Genova luglio 2001- Avevamo ragione noi!

Un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri, 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz, decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto in una vera e propria eclissi dei diritti costituzionali democratici, di fatto sospesi. Nel 2001 un grande movimento nella sua fase nascente è stato criminalizzato, ma le sue idee erano giuste; a Genova si parlava di un prossimo crack della finanza globale, del collasso climatico del pianeta, delle guerre come frutto naturale del sistema capitalistico. Scenari che si sono puntualmente avverati. Giovedì 19 luglio 2001 si muove il primo corteo, quello dei migranti, un’autentica esplosione di colori, migliaia di persone venute da decine di paesi cantano l’uguaglianza e indicano la via dei diritti universali. Quel giorno non ci furono incidenti; altra storia il 20 e 21 luglio. L’inchiesta di Amnesty International, la più nota organizzazione di tutela dei diritti umani, sintetizza un anno dopo: ”Le giornate del 20 e 21 luglio sono state contrassegnate da attacchi indiscriminati e gratuiti ai manifestanti pacifici. Si tratta della più vasta e cruenta repressione di massa della storia europea recente”.

Oggi il governo fa guerra ai migranti, militarizza le periferie, sperpera soldi pubblici finanziando opere da cui traggono profitto in pochi a discapito dei bisogni reali dei cittadini, truffa su pensioni e reddito e tortura nelle carceri compagni e compagne che si oppongono ad una vita fatta di miseria. In Italia è previsto un aumento delle spese militari fino ad arrivare ad almeno il 2% annuo del PIL. Questo aumento significa un’ulteriore rapina della ricchezza sociale prodotta dagli sfruttati a beneficio della casta militare e dell’industria bellica.

Anche quest’anno a Niscemi, in Sicilia Sudorientale, dal 2 al 5 agosto, si terrà un campeggio di lotta contro il MUOS, un sistema di comunicazioni satellitari militari, uno strumento di guerra americano creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo. Prosegue inoltre la campagna internazionale contro la fabbrica d’armi RWM di Domusnovas, Sud Sardegna, che produce bombe che vengono sganciate dall’Arabia Saudita su obiettivi civili nello Yemen.

Ricordare il G8 di Genova è un modo per rilanciare il nostro impegno antimilitarista per un mondo senza guerre e senza frontiere!!!!