NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO

In questi tempi difficili e tragici, ricordare una frase un po’ retorica, come quella con la quale abbiamo intitolato questo volantino, può sembrare inutile o forse ridicolo. Potremmo anche essere scambiati per buonisti fuori dal mondo. I nostri critici saccenti ci potrebbero dire: andate voi ad abitare nei quartieri difficili, quelli pieni di immigrati, provate ad essere voi senza lavoro, provate voi ad essere in contatto continuo con questi invasori selvaggi delle nostre tranquille contrade. Già: in effetti, anche se non ce n’eravamo accorti, noi viviamo in splendide ville blindate, poste in quartieri sorvegliati da bodyguard forzuti, abbiamo redditi elevatissimi e una servitù selezionata a nostra disposizione, non usciamo mai dalla nostra gabbia dorata e non conosciamo le vere sofferenze del povero popolo italico. Siamo privilegiatissimi. È per questo che scriviamo volantini come questo; è per questo che stiamo nelle piazze e nei posti di lavoro a piantare grane e a suscitare ribellioni; e lo facciamo anche per hobby, per trascorrere il tempo delle nostre inutili vite di privilegiati e nababbi.

Nel nostro vano sproloquiare, teniamo comunque a ricordare, come ogni anno, che noi a Genova nel 2001 c’eravamo. Magari molti non ricordano gli eventi di allora o magari, pur ricordandoli, li considerano irrilevanti per la comprensione di quanto sta succedendo oggi. E invece non è così. Quindici anni fa, a Genova, abbiamo assistito al più grande esperimento di ribellione e di repressione degli ultimi quarant’anni (da 1977 non si assisteva a una tale violenza di piazza esercitata con scrupolo tecnico perfezionistico dalle varie forze dell’ordine). Quindici anni fa a Genova sono stati posti sul tappeto (anzi, sul selciato e sull’asfalto di strade e piazze) tutti i problemi che ancora non sono stati risolti (perché gli Stati e il Capitale non li possono e non li vogliono risolvere): la guerra che viene scatenata in ogni parte del Globo, la distruzione sistematica dell’ambiente e lo spreco di risorse sempre più scarse, lo sfruttamento dei lavoratori e la piaga della disoccupazione di massa, la mancanza di reddito e di servizi derivanti dalla crisi del welfare su scala mondiale, i drammi dei migranti che si muovono dai loro luoghi d’origine per diversi motivi (fame, povertà, guerre, repressione, scarso o nullo rispetto dei diritti fondamentali della persona umana).

Tutto era già stato detto: non era difficile capire quello che non funzionava e che ancora non funziona. Eppure tutto continua al solito. Sembra persino difficile contrastare la convinzione, abbastanza diffusa, che un fascista assassino di un nero, sulla spinta dell’odio razziale, abbia fatto una cosa non grave, derubricabile a rissa tra violenti e ad eccesso di legittima difesa. Immaginiamo invece come si sarebbe reagito, in modo unanime e indiscusso, se il morto fosse stato il bianco: chi avrebbe mai giustificato il nero assassino accampando qualsivoglia attenuante?

Ma noi non sappiamo rassegnarci alla violenza del potere costituito, alla propaganda che mira a dividere gli sfruttati e a farli scannare tra loro, mentre i veri privilegiati continuano a godere di svariati benefici, che sono il frutto di rapina e violenza. Noi, come quindici anni fa a Genova, continuiamo a stare nelle piazze e nelle strade, fraintesi e vilipesi, ma sempre dalla parte degli Ultimi.

Nella mia città nessuno è straniero

Sabato 14 maggio 2016, un’organizzazione neofascista avrebbe voluto fare, nel quartiere di sant’Agabio, una manifestazione contro i migranti e per la sicurezza.

Noi riteniamo che tutte le persone, al di là del credo religioso e del colore della pelle, abbiano uguale dignità e siano da considerare uguali a noi, specialmente in questo momento di grave crisi e economica e di difficoltà materiale per tanti sfruttati, italiani o stranieri che siano.

Non è certo colpa dei cosiddetti extracomunitari se i contratti di lavoro non vengono rinnovati, se nei cantieri aumentano le vittime, se il diritto alla casa viene meno, se aumentano le spese militari a discapito di quelle sociali.

Anche noi vogliamo la sicurezza: quella del reddito garantito, del lavoro stabile, di pensioni decenti.

A sant’Agabio un abitante su quattro non è italiano: il 26,9% dei residenti. Sant’Agabio è un quartiere multietnico. Non è certo tra i quartieri più belli della città, anche perché non si è mai fatto un intervento concreto sul verde pubblico e sulle aree industriali dismesse.

Per concludere, ci uniamo allo sdegno della Novara antifascista, ricordando con dolore, ancora una volta, le migliaia di vittime innocenti, i morti nelle acque del Mediterraneo, molti dei quali bambini, morti per fuggire da guerre, miseria e persecuzioni.

Le origini del Primo Maggio

Da quando si iniziò  a celebrare, e poi per molti decenni, il Primo Maggio è stato una giornata di lotta anticapitalistica internazionale. Poi venne l’istituzionalizzazione come festa riconosciuta dallo Stato e il San Giuseppe Lavoratore della Chiesa Cattolica.

Chicago: primo maggio 1886, sciopero generale. La polizia spara. Manifestazioni “sediziose” di protesta. La solita bomba lanciata nel mucchio. Arresti. Cinque anarchici saranno condannati a morte: George Engel, Adolph Fischer, Louis Lingg, Albert Parsons, August Spies. In onore dei Martiri di Chicago il Primo Maggio verrà dichiarato giorno di sciopero internazionale.

Quarant’anni dopo gli anarchici italiani Sacco e Vanzetti vennero condannati a morte ugualmente innocenti.

Il Primo Maggio influenzò molte lotte nei decenni successivi: per restare a casa nostra, nel nostro territorio, le lotte delle mondine a inizio novecento per le otto ore di lavoro. E oggi? Altro che otto ore: ti chiamano, caro giovane, due, tre giorni a settimana, con i cosiddetti lavori a chiamata. Nel nostro Meridione è riemerso il caporalato con i neri (e non solo loro) costretti a turni di dieci o dodici ore, con paghe criminali, senza copertura assicurativa.

In questo Primo Maggio 2016 molti andranno a fare la spesa da qualche parte. Riteniamo utile pubblicare alcuni stralci di un comunicato dell’USI-AIT, l’Unione Sindacale Italiana:

“Il Primo Maggio deve tornare ad essere un giorno di lotta e di ricordo dei Martiri di Chicago… Dichiariamo sciopero generale contro la liberalizzazione degli orari di apertura nella grande distribuzione, contro l’apertura la domenica e i festivi. Per la settimana lavorativa di 30 ore a parità di salario. Per un massimo di 30 anni di contributi. Per un’età massima di 60 anni per la pensione. Perché il tempo della vita ci appartiene e non può essere utilizzato in via prioritaria per arricchire i padroni, siano essi pubblici, privati o cooperative.”

Otello Gaggi (1896-1945)

Sabato 12 marzo 2016 alle ore 21

nella saletta della Barriera Albertina

in Largo Costituente a Novara

il Circolo Zabriskie Point presenta l’autore del testo:

Giorgio Sacchetti

professore associato di storia contemporanea, è docente a contratto di Storia delle ideologie del novecento in Europa presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’università di Padova.

otello gaggi

Dalla quarta di copertina del testo, edito da BFS edizioni:

Otello Gaggi (1896-1945) è un anarchico, operaio nella Ferriera di San Giovanni Valdarno, riparato in modo avventuroso in Russia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Nel periodo delle purghe staliniane è arrestato a Mosca e, in quanto “controrivoluzionario”, relegato per oltre un decennio in vari Gulag, fino a trovarvi la morte dopo indicibili sofferenze. Archetipo di vittima dei totalitarismi novecenteschi, caso di risonanza internazionale, la sua tragica fine – insieme a quella di altri antifascisti italiani rifugiati in URSS – è la diretta conseguenza dei silenzi, delle omertà e delle complicità dei dirigenti del PCI. Queste pagine ne ricostruiscono la storia di vita sia sotto il profilo umano che politico, attraverso testimonianze familiari esclusive e anche, rispetto alla prima edizione del 1992, con documenti inediti provenienti dagli archivi sovietici.