Oggi un altro morto sul lavoro, domani si vedrà…

Oggi un altro morto sul lavoro, domani si vedrà…

 

In questo Primo Maggio 2018 siamo costretti a ricordare i numerosi morti sul lavoro, che, nel momento in cui scriviamo, sono 169 dall’inizio dell’anno. Si tratta di un tema che le forze politiche nell’ultima campagna elettorale hanno sistematicamente ignorato e rimosso, forse anche perché Lorsignori non hanno mai provato ad alzarsi alle sei del mattino per andare a fare un lavoro di merda e pagato con un salario insufficiente a vivere dignitosamente. Per non parlare della piaga del precariato che accomuna più generazioni. Non hanno speso nemmeno una parola sul cosiddetto “decreto Brunetta” che fa aspettare per almeno due anni la liquidazione ai lavoratori pubblici che vanno in pensione. Alcune forze politiche hanno fatto propaganda becera contro i migranti, “dimenticandosi” del regime di schiavitù in cui vivono, si fa per dire, molti lavoratori stranieri. Agro Pontino, una storia emblematica: Zulfqar Ahmed, indiano sikh, lavorava 7 giorni su 7 e il padrone lo pagava 164 euro al mese. Zulfqar, durante un giorno di lavoro, si è impiccato alla trave di una serra. Negli ultimi due anni, nell’Agro Pontino, tra cocomeri, meloni, stelle di Natale, mozzarelle di bufala, si sono suicidati 10 braccianti. 150 lavoratori, negli ultimi tempi, hanno denunciato questo sfruttamento fatto anche di violenze fisiche: chi protesta viene preso a bastonate e scaricato davanti al pronto soccorso. A questi lavoratori va la nostra solidarietà umana e sociale. La nostra solidarietà non può andare invece agli operai che assemblano i cacciabombardieri F-35 a Cameri: operai che in questi giorni hanno minacciato di scioperare chiedendo di essere stabilizzati nel loro posto di lavoro. Il vostro precariato non ci interessa: chi produce strumenti di guerra, e quindi di morte, è complice dello sfruttamento e dell’oppressione verso altri lavoratori.

Le origini del Primo Maggio sono legate allo sciopero generale di Chicago del 1886 e alla conseguente condanna a morte di cinque anarco-sindacalisti. In loro onore il Primo Maggio è stato dichiarato “giorno di sciopero internazionale”.

Oggi imperano caporalato e precariato, ma la tensione etica per un nuovo modo di produrre e di vivere deve riprendere, fino a farsi prassi quotidiana.

Gli anarchici durante il fascismo

il Circolo Zabriskie Point presenta

la Mostra sugli antifascisti ed i resistenti anarchici allestita a cura dell’Anpi di Magenta

Gli anarchici durante il fascismo

L’opposizione degli anarchici durante il fascismo è stata istintiva e immediata fin dal primo manifestarsi dei fasci da combattimento.

L’esperienza degli Arditi del Popolo, le carceri, l’esilio, il confino in cui costituirono una vivace comunità seconda per numero solo a quella dei comunisti, la partecipazione alla rivoluzione spagnola del 1936, la resistenza armata contro i nazifascisti.

Su tutti questi temi la mostra che vedrete a Novara dal 25 al 27 aprile 2018 presso la saletta della Barriera Albertina in largo Costituente a Novara:

Orari apertura:

25 aprile, dalle 10.00 alle 12.30 e poi dalle 15.30 alle 19.00;

26 aprile, dalle 16.30 alle 19.30;

27 aprile, dalle 16.30 alle 19.30; – a seguire alle ore 21.00, ancora alla Barriera Albertina:

Franco Schirone parlerà degli antifascisti anarchici nel nord Italia ed in particolare nel Milanese

Questioni di specie

Venerdì 10 novembre alle ore 21- Novara
Saletta della Barriera Albertina, Largo Costituente

Questioni di specie

Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università “Vita e Salute” di Milano, si occupa da anni della questione animale da un punto di vista filosofico e politico.

 

Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà

O profughi d’Italia a la ventura si va senza rimpianti né paura.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Dei miseri le turbe sollevando fummo d’ogni nazione messi al bando.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Dovunque uno sfruttato si ribelli noi troveremo schiere di fratelli.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Raminghi per le terre e per i mari per un’Idea lasciamo i nostri cari.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Passiam di plebi varie tra i dolori de la nazione umana precursori.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Ma torneranno Italia i tuoi proscritti ad agitar la face dei diritti.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.

Più di cent’anni fa Pietro Gori scriveva i versi di questo canto.

Già si capiva allora che ogni appartenenza nazionale, ogni adorazione di un qualsivoglia stato, ogni separazione tra le persone, ogni confine e qualsivoglia barriera tra regioni del mondo, ogni esclusione avrebbero portato solo disgrazie e lutti.

L’amore per la libertà e per l’uguaglianza non sopporta confini e dogane, non tollera stati ed imperi.

Eppure ancora oggi c’è chi pensa di poter risolvere i problemi di quella che alcuni chiamano la “globalizzazione liberista” facendo un salto indietro nel tempo: nell’idillio, che mai è davvero esistito, degli splendidi stati nazionali, chiusi o aperti quanto basta per fare qualche commercio, ma pronti sempre a far imbracciare le armi ai proletari, allo scopo di difendere confini fasulli o di espandere il dominio dei padroni nazionali e dei loro fedeli servitori.

E i proletari di tutto il mondo spesso sono cascati nella trappola e si sono fatti convincere dai loro padroni che i veri nemici non sono coloro che li schiavizzano, ma altri schiavi loro pari, che hanno il solo difetto di essere nati fuori dai confini di una patria costruita solo per escludere e per far crescere la violenza armata e la ricchezza di pochi.

A noi invece piace ricordare alcune semplici verità: senza confini nessuno è straniero, senza patria nessuno è nemico, senza armi non si fanno guerre, senza padroni non ci sono schiavi.