Insuscettibile di ravvedimento

Venerdì 21 ottobre alle ore 21.30

nella sede del Circolo Zabriskie Point in corso Milano 44/A a Novara

 

Paolo Finzi tratterà il seguente tema:

 Insuscettibile di ravvedimento: l’impegno anarchico contro il fascismo, il caso di
Alfonso Failla, 13 anni tra confino e galera

failla

Il Circolo Zabriskie Point continua nel suo percorso di riscoperta della memoria storica, troppo a lungo trascurata e negletta dalla cultura ufficiale, riguardo al pensiero ed all’azione di anarchici e libertari durante il fascismo. Mentre gran parte degli italiani viveva all’ombra di un regime oppressivo senza ribellarsi, per paura o perché sinceramente convinta di vivere in una patria ideale, c’era chi, fin dall’inizio, si era accorto del vicolo cieco in cui il regime avrebbe cacciato gli italiani. Uomini e donne che, fin da subito, hanno detto un forte NO contro il sistema totalitario, senza compromessi di sorta, senza paure, a testa alta, affrontando disagi, prigionia, e anche il rischio della morte.

Di questo, e di altre cose, parleremo con Paolo Finzi (Milano 1951), redattore di A Rivista anarchica dal 1971, autore di vari libri sull’antifascismo anarchico, su singoli militanti (Emilio Canzi, Alfonso Failla, Errico Malatesta), produttore di 2 dvd+libretto sullo sterminio nazista di Rom e Sinti.

80 anni fa… Durruti e la rivoluzione spagnola.

Martedì 4 ottobre 2016 alle ore 21.30
nella sede del Circolo Zabriskie Point in corso Milano 44/A a Novara

Ricordiamo gli ottanta anni trascorsi dallarivoluzione in Spagna e in Catalogna

buenaventura-durruti

Proiezione di un documentario (in lingua originale):
“Durruti nella rivoluzione spagnola”

Seguirà una conversazione con Daniele Ratti dell’Associazione culturale Pietro Gori

 

Nel luglio del 1936 la Spagna è scossa da un tentativo di golpe che ben presto si infrange contro la rabbiosa reazione popolare organizzata dalle forze antifasciste, tra le quali ci sono la FAI e la CNT. Insieme alla resistenza armata inizia una delle più importanti esperienze rivoluzionarie: le principali proprietà nel settore industriale, nei trasporti e nell’economia agricola vengono espropriate e collettivizzate.

Buenaventura Durruti (1896-1936): lotte, galere, fughe, esili trasformano il giovane fabbro nel leggendario leader rivoluzionario spagnolo. Espropriatore ed organizzatore sindacale, fondatore di collane editoriali, partecipa alla sollevazione di Barcellona, poi parte per Saragozza alla testa di una colonna che porta il suo nome, e infine accorre in difesa di Madrid, dove troverà la morte.

Abel Paz, alias Diego Camacho (1921-2009), ha scritto su Durruti un’opera monumentale di circa ottocento pagine. Egli visse la rivoluzione del 1936 a Barcellona e conobbe in prima persona le collettività agricole catalane. Fu intransigente oppositore della dittatura franchista in patria, dove scontò 12 anni di carcere tra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese. Fu autore di molti lavori, editi e inediti, alcuni tradotti in varie lingue.

Durante la rivoluzione spagnola migliaia di donne, soprattutto operaie, diedero vita al movimento delle Mujeres libres (le donne libere), un movimento portatore di esigenze di liberazione sessuale, politica, egualitaria e libertaria, nel processo di emancipazione delle donne.

Su questi temi la proiezione indicata e la discussione che seguirà.

NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO

In questi tempi difficili e tragici, ricordare una frase un po’ retorica, come quella con la quale abbiamo intitolato questo volantino, può sembrare inutile o forse ridicolo. Potremmo anche essere scambiati per buonisti fuori dal mondo. I nostri critici saccenti ci potrebbero dire: andate voi ad abitare nei quartieri difficili, quelli pieni di immigrati, provate ad essere voi senza lavoro, provate voi ad essere in contatto continuo con questi invasori selvaggi delle nostre tranquille contrade. Già: in effetti, anche se non ce n’eravamo accorti, noi viviamo in splendide ville blindate, poste in quartieri sorvegliati da bodyguard forzuti, abbiamo redditi elevatissimi e una servitù selezionata a nostra disposizione, non usciamo mai dalla nostra gabbia dorata e non conosciamo le vere sofferenze del povero popolo italico. Siamo privilegiatissimi. È per questo che scriviamo volantini come questo; è per questo che stiamo nelle piazze e nei posti di lavoro a piantare grane e a suscitare ribellioni; e lo facciamo anche per hobby, per trascorrere il tempo delle nostre inutili vite di privilegiati e nababbi.

Nel nostro vano sproloquiare, teniamo comunque a ricordare, come ogni anno, che noi a Genova nel 2001 c’eravamo. Magari molti non ricordano gli eventi di allora o magari, pur ricordandoli, li considerano irrilevanti per la comprensione di quanto sta succedendo oggi. E invece non è così. Quindici anni fa, a Genova, abbiamo assistito al più grande esperimento di ribellione e di repressione degli ultimi quarant’anni (da 1977 non si assisteva a una tale violenza di piazza esercitata con scrupolo tecnico perfezionistico dalle varie forze dell’ordine). Quindici anni fa a Genova sono stati posti sul tappeto (anzi, sul selciato e sull’asfalto di strade e piazze) tutti i problemi che ancora non sono stati risolti (perché gli Stati e il Capitale non li possono e non li vogliono risolvere): la guerra che viene scatenata in ogni parte del Globo, la distruzione sistematica dell’ambiente e lo spreco di risorse sempre più scarse, lo sfruttamento dei lavoratori e la piaga della disoccupazione di massa, la mancanza di reddito e di servizi derivanti dalla crisi del welfare su scala mondiale, i drammi dei migranti che si muovono dai loro luoghi d’origine per diversi motivi (fame, povertà, guerre, repressione, scarso o nullo rispetto dei diritti fondamentali della persona umana).

Tutto era già stato detto: non era difficile capire quello che non funzionava e che ancora non funziona. Eppure tutto continua al solito. Sembra persino difficile contrastare la convinzione, abbastanza diffusa, che un fascista assassino di un nero, sulla spinta dell’odio razziale, abbia fatto una cosa non grave, derubricabile a rissa tra violenti e ad eccesso di legittima difesa. Immaginiamo invece come si sarebbe reagito, in modo unanime e indiscusso, se il morto fosse stato il bianco: chi avrebbe mai giustificato il nero assassino accampando qualsivoglia attenuante?

Ma noi non sappiamo rassegnarci alla violenza del potere costituito, alla propaganda che mira a dividere gli sfruttati e a farli scannare tra loro, mentre i veri privilegiati continuano a godere di svariati benefici, che sono il frutto di rapina e violenza. Noi, come quindici anni fa a Genova, continuiamo a stare nelle piazze e nelle strade, fraintesi e vilipesi, ma sempre dalla parte degli Ultimi.

Nella mia città nessuno è straniero

Sabato 14 maggio 2016, un’organizzazione neofascista avrebbe voluto fare, nel quartiere di sant’Agabio, una manifestazione contro i migranti e per la sicurezza.

Noi riteniamo che tutte le persone, al di là del credo religioso e del colore della pelle, abbiano uguale dignità e siano da considerare uguali a noi, specialmente in questo momento di grave crisi e economica e di difficoltà materiale per tanti sfruttati, italiani o stranieri che siano.

Non è certo colpa dei cosiddetti extracomunitari se i contratti di lavoro non vengono rinnovati, se nei cantieri aumentano le vittime, se il diritto alla casa viene meno, se aumentano le spese militari a discapito di quelle sociali.

Anche noi vogliamo la sicurezza: quella del reddito garantito, del lavoro stabile, di pensioni decenti.

A sant’Agabio un abitante su quattro non è italiano: il 26,9% dei residenti. Sant’Agabio è un quartiere multietnico. Non è certo tra i quartieri più belli della città, anche perché non si è mai fatto un intervento concreto sul verde pubblico e sulle aree industriali dismesse.

Per concludere, ci uniamo allo sdegno della Novara antifascista, ricordando con dolore, ancora una volta, le migliaia di vittime innocenti, i morti nelle acque del Mediterraneo, molti dei quali bambini, morti per fuggire da guerre, miseria e persecuzioni.