1° MAGGIO E PANDEMIA

La ricorrenza del Primo Maggio negli ultimi decenni è stata vissuta come una normale giornata di di festa e di riposo da parte di tanti lavoratori e proletari. Negli ultimi anni però le stantie e retoriche manifestazioni di quasi tutti i sindacati sono aumentate a causa della crescente crisi economica che ha prodotto lavoro nero, licenziamenti, precariato diffuso, mancato rinnovo dei contratti di lavoro, marginalità diffusa. Con l’avvento del Covid 19 in questo Primo Maggio è difficile manifestare e si parlerà dei mancati sostegni ai lavoratori di tanti settori che hanno ricevuto quattro soldi per la sopravvivenza.

Abbiamo detto tante volte che i sistemi capitalistici e gerarchici sono incapaci di garantire la salute a lavoratori e pensionati che da sempre sostengono con le loro tasse la sanità pubblica. Circa un anno fa all’inizio della crisi pandemica l’allora ministro per i rapporti con le Regioni Boccia, alla domanda di un giornalista sul perché l’industria militare non si fermava, rispose che era “strategica”. Tradotto in lingua più accessibile a tutti: che sono più importanti 70 milioni di euro al giorno in spese militari anziché attrezzare e costruire nuovi ospedali. A Cameri in piena pandemia si costruiscono F-35 che ci costano 150 milioni a pezzo per il loro acquisto. Nel 2021 l’Italia spenderà oltre 27 miliardi di euro per la “difesa”. Con il costo di un solo F-35 quanti respiratori per malati di Covid potremmo comprare, quanti vaccini, quanti computer per i ragazzi che studiano a casa?

Torniamo al Primo Maggio. Che cosa c’entra con tutto ciò? Pochi conoscono le origini del Primo maggio: è nato illegale e sovversivo nel 1890 in seguito agli eventi di Chicago di pochi anni prima, durante la lotta per le otto ore lavorative e in memoria dei 5 sindacalisti anarchici assassinati dai padroni. Non si trattava di rivendicazione circoscritta, ma di bisogno e istanza internazionalista, perché meno lavori e meno ti ammali in tutto il Mondo.

Il Covid 19 è il virus della globalizzazione. Ci dicono di lavarci le mani spesso contro il contagio, ma nel mondo una persona su tre non ha accesso all’acqua potabile e la fame uccide migliaia di bambini nel Terzo Mondo. Ma il terzo Mondo culturalmente siamo noi, che vendiamo armi ai Paesi dove i dissidenti sono torturati e uccisi come in Egitto, dove il Natale scorso l’Italia ha inviato due navi da guerra costate un miliardo e duecento milioni di euro.

Per chi manifesterà in qualche modo in Egitto e in Turchia contro la repressione, in Birmania contro il regime militare assassino, negli USA contro il razzismo e per chi verrà represso con la solita insensata violenza anche con armi e proiettili “made in Italy” il Primo Maggio sarà ancora un po’ sovversivo.