4 NOVEMBRE: LUTTO NON FESTA

Quest’anno la ricorrenza del 4 novembre, istituita per omaggiare le forze armate e l’immenso massacro di operai e contadini della prima guerra mondiale, avviene in un contesto particolarmente grave a causa della crisi socioeconomica innescata dal Covid19, ma non solo. Inevitabilmente le massime autorità statali insisteranno sulla necessità di unità e coesione tra forze armate, padronato e lavoratori, e faranno ciò con maggiore enfasi e retorica patriottarda, fingendo di non sapere che gli interessi capitalistici e dell’industria bellica sono in contrapposizione con quelli di lavoratori, disoccupati e precari: non solo perché durante le guerre muoiono in gran parte civili, donne e uomini di estrazione proletaria, ma anche perché in tempi di “pace” l’industria bellica sottrae ingenti risorse ai bisogni sociali ed economici degli sfruttati.

Per restare a casa nostra, un F-35 prodotto a Cameri costa 150 milioni di euro e il solo casco per il pilota costa 450 mila euro, mentre un posto letto di terapia intensiva super tecnologico costa 80 mila euro. Noi non pensiamo che sia colpa di questo o di quel governo, ma semplicemente che le società gerarchiche e capitalistiche hanno dimostrato una volta ancora la loro incapacità di soddisfare la popolazione mondiale. Ogni giorno lo Stato italiano butta in spese militari 70 milioni di euro, a scapito di spese sociali e sanitarie. Scorrendo le cifre dei conti statali emerge che nel 2020 i finanziamenti alle forze armate cresceranno del 6,4 per cento, pari a quasi un miliardo e seicentomila euro in più. Lo Stato italiano ha venduto recentemente all’Egitto, Paese negatore dei diritti umani, tra le altre armi in contratto, due navi da guerra per più di un miliardo di euro, infangando con ciò la memoria di Giulio Regeni. La RWM Italia, che ha sede presso Domusnovas e fa parte del gruppo tedesco Rheinmetall, costruisce bombe che sono state ritrovate nello Yemen, sganciate in battaglia dall’Arabia Saudita, con le conseguenti vittime civili: tra queste un numero imprecisato di bambini. A Ghedi e ad Aviano in due basi militari (una italiana e l’altra americana) ci sono almeno 50 ordigni nucleari (sotto il controllo statunitense), che naturalmente ci aiutano a contrastare il nostro dissesto idrogeologico.

4 novembre non festa ma lutto

Per un mondo con meno armi e più diritti umani