4 NOVEMBRE: RICORRENZA CRIMINALE

Anche quest’anno il 4 Novembre, la cosiddetta festa delle forze armate, verrà celebrata in pompa magna dalle massime autorità dello stato. E’ una ricorrenza che noi anarchici detestiamo, ricordando i 600.000 caduti della 1° guerra mondiale, in gran parte operai e contadini. A distanza di più di un secolo da quei tragici avvenimenti, il mito della guerra con tutte le sue nefaste conseguenze è ancora ben presente nella nostra quotidianità; la militarizzazione dei territori e delle relazioni sociali nel nostro paese e la politica imperialista e guerrafondaia all’estero sono caratteristiche fondamentali dell’azione di tutti i governi. Anche nel 2021, in piena pandemia, le spese militari sono aumentate dell’8.1% rispetto al 2020, raggiungendo quasi 25 miliardi di Euro, di cui 1.2 destinati a finanziare le missioni all’estero, nuovamente approvate dal parlamento alla fine di luglio (lo stanziamento per le missioni comprende esclusivamente la parte logistica mentre armamenti, stipendi ed indennità rientrano in altri capitoli di spesa). Attualmente lo stato italiano è impegnato in 40 operazioni militari (di cui 18 in Africa) e 6 missioni di polizia fuori dai confini (tra cui l’assistenza alla famigerata Guardia Costiera libica, responsabile di molte stragi di migranti nel Mediterraneo e che recentemente è stata riconfermata dal parlamento quasi all’unanimità); i documenti ufficiali inoltre chiariscono in modo esplicito che gli interventi in Libia, Niger e nel Golfo di Guinea non hanno alcun carattere “Umanitario” ma bensì a scopo di difesa delle infrastrutture e dei siti estrattivi gestiti da ENI. Questa estate, dopo circa 20 anni, è stato ritirato il contingente dall’Afghanistan ed il costo complessivo di questo intervento è stato di 8.7 miliardi di Euro. All’interno dei nostri confini invece i militari sono ormai impiegati in strada per operazioni di polizia in nome della sicurezza e della legalità, nei CPR e nei cantieri delle grandi opere ed i molteplici siti militari (basi, aeroporti, poligoni di tiro, installazioni radar) stanno avvelenando i territori ed i suoi abitanti. Dal 30 novembre al 2 dicembre si terrà a Torino “Aerospace & defence meetings”, mostra-mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra, riservata agli addetti ai lavori: fabbriche del settore, governi e organizzazioni internazionali, esponenti delle forze armate degli Stati e compagnie di contractor (gran parte delle aziende italiane dell’aerospazio si trova in Piemonte tra cui Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC). Alla scorsa edizione parteciparono 600 aziende, 1300 tra acquirenti e venditori ed i rappresentanti di 30 governi (tra gli sponsor ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di Commercio subalpina) ed il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita. Per denunciare nuovamente questa fiera di morte è prevista una manifestazione Antimilitarista il 20/11 a Torino (ore 14,30 da Porta Palazzo – corso Giulio Cesare, angolo via Andreis). Per foraggiare l’esercito e l’industria degli armamenti ovviamente si tagliano servizi essenziali, escludendo così milioni di persone da ciò che spetterebbe loro di diritto (assistenza sanitaria, istruzione, alloggi popolari); la guerra si manifesta anche nella propaganda nazionalista e razzista, nella struttura patriarcale, gerarchica, classista e specista che governa la nostra società. In questa nefasta ricorrenza del 4 Novembre invitiamo di nuovo le donne e gli uomini di progresso a mobilitarsi contro il militarismo, che nega la soddisfazione di molteplici bisogni agli sfruttati, per un mondo senza guerre, senza razzismi, senza frontiere … ricordando a tutt* che

“QUANDO LO STATO SI PREPARA AD UCCIDERE SI FA CHIAMARE PATRIA”