Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà

O profughi d’Italia a la ventura si va senza rimpianti né paura.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Dei miseri le turbe sollevando fummo d’ogni nazione messi al bando.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Dovunque uno sfruttato si ribelli noi troveremo schiere di fratelli.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Raminghi per le terre e per i mari per un’Idea lasciamo i nostri cari.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Passiam di plebi varie tra i dolori de la nazione umana precursori.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.
Ma torneranno Italia i tuoi proscritti ad agitar la face dei diritti.
Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta.

Più di cent’anni fa Pietro Gori scriveva i versi di questo canto.

Già si capiva allora che ogni appartenenza nazionale, ogni adorazione di un qualsivoglia stato, ogni separazione tra le persone, ogni confine e qualsivoglia barriera tra regioni del mondo, ogni esclusione avrebbero portato solo disgrazie e lutti.

L’amore per la libertà e per l’uguaglianza non sopporta confini e dogane, non tollera stati ed imperi.

Eppure ancora oggi c’è chi pensa di poter risolvere i problemi di quella che alcuni chiamano la “globalizzazione liberista” facendo un salto indietro nel tempo: nell’idillio, che mai è davvero esistito, degli splendidi stati nazionali, chiusi o aperti quanto basta per fare qualche commercio, ma pronti sempre a far imbracciare le armi ai proletari, allo scopo di difendere confini fasulli o di espandere il dominio dei padroni nazionali e dei loro fedeli servitori.

E i proletari di tutto il mondo spesso sono cascati nella trappola e si sono fatti convincere dai loro padroni che i veri nemici non sono coloro che li schiavizzano, ma altri schiavi loro pari, che hanno il solo difetto di essere nati fuori dai confini di una patria costruita solo per escludere e per far crescere la violenza armata e la ricchezza di pochi.

A noi invece piace ricordare alcune semplici verità: senza confini nessuno è straniero, senza patria nessuno è nemico, senza armi non si fanno guerre, senza padroni non ci sono schiavi.

Repressione politica e repressione sociale

“Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!” (Étienne de La Boétie)

Giovedì 13 luglio 2017 alle ore 21.00

nella saletta della Barriera Albertina in largo Costituente a Novara

ricordando Genova 2001

Il Circolo Zabriskie Point presenta un dibattito sulla repressione:

partecipa Maria Matteo della Federazione Anarchica Torinese

Si discuterà insieme dei risvolti repressivi della politica italiana più recente, ma anche di quanto accade qua e là nel Mondo. Tale repressione non colpisce solo i militanti politici più radicali ed antistituzionali, ma anche le persone comuni che versano in condizioni di povertà, di disagio e di emarginazione. Dietro l’apparenza dei valori liberal-democratici occidentali, dietro il mito dello Stato di diritto, c’è sempre in agguato un pensiero, un inquadramento, una pratica da caserma totalitaria, magari edulcorata, ma pur sempre operante. Ne discutiamo insieme, in modo libero e informale, nell’evento che il Circolo organizza ogni anno per ricordare ancora, dopo le recenti riunioni del G7 a Taormina e del G20 ad Amburgo, le vicende del G8 di Genova 2001.

IL SONNO DELLA RAGIONE

IL SONNO DELLA RAGIONE

Sono 11 le denunce notificate alle/ai manifestanti novaresi da parte della Questura in seguito al corteo svoltosi a Novara il 18 marzo: un corteo che rivendicava la libertà di dissenso e intendeva protestare contro la Questura novarese perché essa aveva compiuto, nel recente passato, una serie di azioni volte a zittire l’opposizione sociale e a reprimere ogni forma di dissenso.
La manifestazione, lanciata da alcuni soggetti organizzati novaresi e alla quale hanno aderito e partecipato diverse realtà limitrofe, era stata organizzata in seguito a tre episodi che nei mesi precedenti avevano visto protagonista la Questura novarese, che è sembrata impegnata nel tentativo di inasprire le tecniche repressive a Novara.
Il primo episodio risale al corteo studentesco del 7 ottobre scorso, durante il quale gli studenti e le studentesse sono stat* caricat* e successivamente denunciat*, “colpevoli” di aver sottolineato, attraverso un cartello, la responsabilità delle forze dell’ordine nella morte di Stefano Cucchi. Anche l’8 ottobre, durante un presidio di solidarietà con la lotta del popolo curdo contro l’Isis e l’oppressione dello stato turco, gli agenti sono intervenuti per impedire l’esposizione di bandiere e simboli del PKK, partito curdo dei lavoratori. In seguito, ad alcun* manifestanti novaresi e torinesi sono state notificate altre denunce. L’ultimo episodio risale a febbraio, quando alcun* antifascisti novaresi sono stati fermati per aver espresso dissenso durante una lugubre marcia organizzata da un gruppo neofascista. Anche a questo atto sono seguite diverse denunce.
A seguito di questi tre gravi episodi repressivi è stato organizzato il corteo del 18 marzo, autorizzato dalla Questura e svoltosi regolarmente e pacificamente nonostante alcune provocazioni, messe in atto dalla Questura stessa, attraverso limitazioni e divieti incomprensibili, assurdi, imposti senza alcuna giustificazione.
Le 11 denunce ricevute dalle/dai alcun* manifestanti comportano capi d’accusa come radunata sediziosa, istigazione a disobbedire alle leggi e violenza o minaccia a pubblico ufficiale.
Nel denunciare con forza e determinazione il clima asfittico e oppressivo diffusosi a Novara, siamo consapevoli che le istituzioni italiane da anni rispondono alla crisi massacrando diritti sociali, reprimendo qualsiasi forma di resistenza e dissenso in atto e difendendo i lauti profitti di sfruttatori, speculatori e strozzini.
In questo senso emblematica è la recente legge Minniti (per la quale il nemico non è la povertà bensì i poveri), ultimo di una lunga serie di provvedimenti liberticidi.
Nel rivendicare la libertà di espressione e di dissenso esprimiamo solidarietà e vicinanza a tutt* le/i denunciati.

Osservatorio Novarese Sulle Nuove Destre

Presidio in solidarietà ai denunciati

Sabato 8 Luglio ore 16 in piazza Martiri della Libertà
Novara

NOVARA: OLTRE I NUOVI RECINTI

Sabato 18/03, primo pomeriggio, sole evaso dall’inverno: in piazza Garibaldi a Novara si concentra la manifestazione in risposta al clima di capillare repressione nella città. L’insediamento del nuovo questore-sceriffo Todaro (<<“Il mio compito è quello di tutelare la sicurezza e far rispettare le leggi” concentrando maggiormente l’attenzione su reati predatori e contro il patrimonio, che sono quelli che toccano più da vicino i cittadini e che possono generare in loro un senso di insicurezza>>, scriveva di lui Novaratoday nel 2015) ha portato ad una drastica riduzione dell’agibilità politica, non solo verso l’antagonismo del movimento, ma anche per l’esercizio democratico del dissenso, in maniera inversamente proporzionale alle coperture di cui gode la galassia neofascista, che apre sedi e marcia, autorizzata, con gagliardetti e passo dell’oca.

Fra i molti episodi a suo discredito, spiccano di recente le denunce insensate per la manifestazione pro-kurdistan dell’8/10/16 e l’accanimento contro gli studenti, a partire dalla manifestazione del 07/10/16.

L’iniziativa, convocata dalle realtà locali (Osservatorio sulle nuove destre, Zabrinski Point, Tavolo Antifascista, ecc.) vede l’intervento di diverse soggettività politiche, di movimento ed istituzionali: collettivi studenteschi libertari ed autonomi, giovani no-borders, comitato di mamme degli studenti denunciati, UdS, centro sociale Telos, sindacati di base USB e ADL, Rifondazione Comunista, Novara Arcobaleno, Comitati NoElcon, NoTav, No-F35, FAI.

Partito da piazza Garibaldi, il corteo di circa 200 persone ha toccato piazza Cavour, Baluardo Partigiani, l’Università e piazza Mazzini, fra satiriche irriverenze, slogan creativi e fumogeni, per concludersi pacificamente in piazza Gramsci.

Lì, circondata da un sovrabbondante presidio di forze del disordine, si è levata forte la voce delle diverse anime del corteo, unite trasversalmente dalla denuncia contro i nuovi dispositivi di legge liberticidi (come il DASPO urbano, comminabile direttamente dai sindaci), dalla constatazione della frattura nella credibilità delle risposte istituzionali, dall’irricevibilità dell’attuale narrazione della crisi, dall’assurdità della mania securitaria e xenofoba, dal rifiuto di ogni guerra -soprattutto tra poveri- e dal contrasto (1000 le pratiche conviventi, unico il fine!) all’infelicità, sistemica e globalizzata condanna del turbo-capitalismo al mondo. Unite innanzitutto dalla rivendicazione della lotta come necessaria, giusta, libera, gioiosa, umana, di contro alla violenza ed alla disumanità che si vuole abitudine.

Alla fine degli interventi, nella fase di scioglimento del corteo, la polizia blocca il passaggio verso cui la maggior parte dei partecipanti stava defluendo, nel timore, pensiamo, non tanto di una prosecuzione non autorizzata, ma forse più della visibilità, per tanta brancaleonica e pittoresca comitiva, nel cuore sabaudo ed ingessato del capoluogo; funzionari e celerini innalzano inutilmente la tensione, che però si stempera grazie alla saggia, subitanea e collettiva decisione dei compagni, fra canzoncine ed appellativi coloriti, di girare i tacchi e seminare gli agenti per strade laterali, costringendoli ad un improbabile e comico inseguimento sino a piazza Garibaldi. Piccolo, benaugurale sberleffo ai controllori per l’inizio di una nostra primavera.

kaius