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Ciò che si oppone
converge, e la più bella delle trame si forma dai divergenti; e tutte le
cose sorgono secondo la contesa.
Chi non spera l’insperabile non lo
scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna
strada. |
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Presentazione |
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Dalla maggior parte dei critici e degli storici si ritiene che il pensiero anarchico sia frutto tardivo dei sommovimenti dell’Illuminismo europeo. E dunque si inserisce la riflessione libertaria nella corrente della “ribellione” intellettuale, che si esprime nel materialismo di fine Settecento e che poi si trasforma radicalmente nel Romanticismo continentale, fino a giungere agli esiti sterili del Positivismo del tardo Ottocento. |
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Si considera quindi la riflessione anarchica come fosse figlia, da un lato, dell’illuminista anomalo Godwin e, dall’altro lato, di un altrettanto anomalo romantico quale si può considerare Proudhon. Se poi si vuole essere benevoli con i maledetti individualisti, si inserisce tra i capostipiti anche un tizio poco raccomandabile come il reietto degli hegeliani, cioè il prode Stirner. Si parte dai padri e poi ci si imbatte nei pensatori più sistematici, che, quasi nella loro totalità, sono stati dei comunisti anarchici, ben inseriti nella storia tormentata del movimento operaio occidentale. Bakunin, Kropotkin, Malatesta sono alcuni dei maggiori pensatori in campo anarchico, ai quali si riferiscono solitamente gli storici del pensiero politico e sociale, quando intendono fornire esempi chiari di cosa si debba intendere, appunto, per teoria politica anarchica. Ma la storia è sempre più complessa delle semplificazioni degli intellettuali d’ogni risma. Anche la considerazione critica dell’anarchismo non può fare eccezione a questo semplice assunto. Diversi autori, pure se lontani dall’anarchismo classico, offrono infatti spunti interessanti per una visione del mondo aperta e libertaria. |
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Questo è vero sia per autori contemporanei o comunque recenti, sia per scrittori di diverso genere che operarono in tempi pure remoti. Ma, prima di passare ad una rassegna vera e propria di anarchici “eccentrici”, è necessario precisare in quale accezione si intende considerare qui il termine “anarchico”. Partiamo infatti da un modo forse non ortodosso di considerare tale questione. Prendiamo il termine “anarchico” e ne dilatiamo il significato quanto più possibile. Consideriamo quindi vicini al pensiero anarchico e libertario tutti quegli autori che hanno avuto spunti antiautoritari ed antigerarchici, a prescindere dal quadro generale di riferimento del loro pensiero e a prescindere dalla critica al sistema capitalistico (vetero o neo o post). Partiamo dunque da tempi remoti. Lo si è certo notato dalle citazioni poste in testa a questo breve scritto. Cerchiamo spunti antiautoritari in autori che nulla hanno a che vedere con i “dogmi” dell’anarchismo classico: autori che nulla potrebbero avere in comune con schemi di pensiero che, a fatica, si sono venuti a strutturare in secoli di flagelli e di disperazioni collettive. Cerchiamo spunti paleoanarchici a partire da alcuni presocratici (ce la faremo?), per passare poi ad alcuni sofisti e a qualche scuola postsocratica (i Cinici, per esempio). Partiamo molto da lontano, partiamo dal tempo remoto dei fondatori del pensiero filosofico occidentale. Ma ci dislochiamo pure nello spazio. Ci alziamo in volo ed andiamo, con cautela e prudenza, nella vecchia Cina dei maestri del Tao. E poi in molti altri luoghi e in molti altri tempi. Sempre convinti che una visione del mondo e dei rapporti sociali di tipo antiautoritario ed antigerarchico sia stata una costante nel pensiero umano. A che cosa potrà servire tutto ciò? Dal punto di vista pratico, a ben poco. Dal punto di vista intellettuale e, se si può osare dirlo, spirituale, davvero a molto: a capire come l’anarchismo non sia figlio di una determinata temperie culturale successiva all’Illuminismo ed ai suoi epigoni, ma sia una forma permanente di visione dei rapporti sociali, politici ed economici. Susciteremo l’orrore degli storicisti, ma poco ce ne cureremo, convinti, come siamo, che la natura umana ha un che di permanente in tutti i tempi, in tutte le latitudini e in tutte le longitudini di questo pianeta desolato. E, a pensarci bene, è solo sulle permanenze che conviene riflettere, lasciando da parte tutte le lievi increspature della storia, che possono solo fuorviare da una chiara comprensione (per quanto è concesso a mortali deboli e bruti quali siamo) della realtà in cui siamo condannati a vivere. By Dom |
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