Finché la barca va

All’inizio di primavera, in piena emergenza coronavirus, molti si trovano sui balconi a cantare col tricolore, per darsi speranza a vicenda, la famosa canzone di Orietta Berti. Forse la barca andrebbe fermata. A seguire c’è l’inno nazionale, che contiene anche la frase “siam pronti alla morte”.
Noi siamo pronti a ricordare che da nove anni a questa parte la sanità italiana ha perso 37 miliardi di euro di investimenti, grazie ai vari governi che si sono succeduti; e così ci troviamo senza mascherine di protezione e senza ventilatori per dare ossigeno ai pazienti più gravi.
Ancora una volta il capitalismo e gli Stati cosiddetti democratici hanno gettato la maschera (senza averla), incapaci di garantire la salute pubblica ai lavoratori e ai pensionati che, da sempre, sostengono con i loro tributi la sanità pubblica.
Negli ultimi decenni del secolo scorso, un grande sindacalista novarese, Beppe Marola, era solito dire “prima ci fanno ammalare, poi ci fanno pagare il ticket”.
Qualcosa è cambiato? Incapacità di prevenire. A questo proposito ecco uno stralcio ad un’intervista allo psicanalista Luigi Zoja, apparsa su La Stampa del 5 marzo 2020; alla domanda sul perché ci ha colti impreparati il virus, risponde: “Ma è colpa nostra. Due anni fa l’OMS aveva dato l’allarme avvertendo che sarebbe arrivata una malattia X e che avrebbe portato una pandemia. Eccola, è arrivata. La domanda è: abbiamo mai sentito i nostri ministri parlarne? Prepararsi? Approntare macchinari per la respirazione, mascherine, disinfettanti? No, macché. Nessuno dice nulla e ne chiede conto? Non se ne parla proprio, tutti anestetizzati”.
Nello stesso quotidiano, il 5 marzo 2020, nelle pagine delle cronache del novarese si parla della fabbrica di morte di Cameri, dove si assemblano gli F-35, strumenti i guerra e di distruzione. Si dice dei 76 nuovi contratti a tempo indeterminato, si dice che anche l’Egitto è interessato all’acquisto degli F-35. L’Egitto, il Paese nordafricano dove gli oppositori vengono sistematicamente imprigionati, torturati, a volte uccisi, come Giulio Regeni. Un sindacalista del settore metalmeccanici della CISL valuta positivamente l’accordo per le 76 nuove assunzioni  tempo indeterminato: accordo che il sindacato ha sottoscritto con l’azienda.
Ma che cosa c’entrano gli F-35 con il coronavirus? Lo Stato ha proceduto allo smantellamento della sanità pubblica e per sua natura si preoccupa più di soddisfare le richieste degli industriali e dei grandi proprietari che di tutelare la salute dei cittadini, mentre le spese militari sono in continuo aumento. Nel 2013, le spese previste per gli F-35 ammontavano a 14 miliardi di euro, soldi rubati alla collettività, perché sottratti alla sanità, alla sicurezza nelle scuole e nei posti di lavoro.
In questa situazione, la rivolta dei detenuti contro il divieto di colloquio ha avuto il tragico epilogo di 16 vittime, la cui causa ancora non si conosce. I familiari infettano, i secondini, che vanno su e giù e poi tornano a casa, no. Molti detenuti costretti, come si sa, in spazi angusti, hanno pochi mesi da scontare e godono già di permessi. Quindi si potrebbe accelerare con gli arresti domiciliari, vista l’emergenza. Ogni giorno, anche oggi, il governo italiano spreca 70 milioni di euro in spese militari. Un respiratore costa 4.000 euro. Quindi si potrebbero comprare 17.500 respiratori al giorno.
Gli uomini e le donne di progresso si devono mobilitare a livello internazionale contro il consumo di suolo e la deforestazione che fa perdere agli animali il loro habitat, con i relativi rischi per la specie umana. Contro la criminale industria bellica che provoca solo morte e distruzione tra gli sfruttati.
Perché l’uomo finisce dove comincia il soldato.

BUON ANNO, NICOLETTA DOSIO

Nicoletta Dosio, storica militante notav di Bussoleno (in Val Susa), è stata arrestata il 30 dicembre 2019, alla giovane età di 73 anni, con l’accusa (alla quale è seguita una condanna definitiva) di violenza privata e interruzione di pubblico servizio, per aver partecipato nel 2012, insieme ad altri notav, ad una manifestazione pacifica di protesta al casello autostradale di Avigliana (in provincia di Torino), considerando anche il mancato introito per la società che gestisce l’autostrada (ben 700 euro…). Risultato: un anno di carcere da scontare. Dopo la condanna la Dosio rivendicò la sua scelta, dicendo tra l’altro: “…rivendico ciò che ho fatto. Chiedere misure alternative sarebbe stato come ammettere che avevo fatto qualcosa di sbagliato. Vale la pena di affrontare anche il carcere per una battaglia giusta.”

Mentre i responsabili di crolli di ponti che hanno causato molti morti, o i responsabili di crolli di banche che hanno ridotto sul lastrico le persone, prendono buonuscite gigantesche, mentre continua la piaga del caporalato per la raccolta della frutta, tanto al sud come al nord, effettuata da migliaia di stranieri costretti a “vivere” in lager in condizioni disumane e con paghe bassissime e in nero, lo Stato si conferma ancora una volta forte con i deboli e debole con i forti, dimostrando ottusità e totale mancanza di buon senso. La lotta notav è una delle più importanti lotte contro le nocività degli ultimi decenni. Rivendicare il proprio impegno, non solo a parole, per la difesa e l’amore del proprio territorio è cosa che anche noi facciamo nostra.

“NEGRO DOVEVI AFFOGARE”

Il 5 agosto 2019 è stato convertito in legge il decreto sicurezza bis che prevede, tra l’altro, un milione di euro di multa per chi soccorre e salva naufraghi violando il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane e anche l’arresto del comandante dell’imbarcazione soccorritrice se resiste o commette violenza contro una nave militare. Salvare vite umane, nel Belpaese, è diventato un reato.

Qui di seguito riportiamo alcuni stralci di una lettera di Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle”, apparsa il 6 agosto 2019 sul quotidiano La Repubblica:

Proprio la settimana scorsa a Recco, in Liguria, mio figlio Fabien, tredicenne, è stato vittima di due episodi di forte razzismo. In vacanza con la nonna, giocava spensieratamente a calcio con gli amici nella piazzetta sul lungomare. Una signora passa in mezzo ai ragazzi e una pallonata la colpisce al viso. La sorte ha voluto che il piede che calciava fosse quello di mio figlio, unico nero del gruppo. Il marito, ancora prima di chiedere come stesse la moglie, si è scagliato contro il ragazzo urlando: “Dammi i documenti. Fammi vedere il permesso di soggiorno”. La situazione è degenerata e sono state addirittura chiamate la polizia e l’ambulanza. Vi lascio immaginare il terrore e la vergogna negli occhi di Fabien e l’incredulità della nonna nel doverlo difendere mostrando alle forze dell’ordine i documenti comprovanti la sua nazionalità italiana. Il secondo episodio è avvenuto due giorni dopo in spiaggia. Un ragazzo sui trent’anni l’ha improvvisamente spintonato dicendogli: “Negro di merda, torna a casa tua, questo paese è nostro! Peccato che non sei annegato con gli altri”.[……..] Quando un Ministro della Repubblica, su un palco di un comizio, davanti a centinaia di persone si permette di affermare “Non voglio più bambini confezionati dall’Africa, non accetteremo sostituzione di popoli con popoli!”, dà uno schiaffo alla nostra genitorialità adottiva. Con la conseguente legittimazione di attitudini manifeste non ponderate. In una parola “intolleranti”. C’è una vera e propria caccia al nero, ormai nero è uno straniero, nero è un immigrato, nero è un delinquente. Come riconoscere un malfattore da uno studente quando hanno la stessa sfumatura di pelle? Potremmo pensare di tatuare sulla fronte dei nostri ragazzi “sono italiano” ma qualcosa mi rimanda indietro di anni e anni alla stella di David cucita sui vestiti. Come possiamo far crescere dei giovani che saranno il futuro di questo Paese in una società che li rifiuta o li guarda con sospetto perché di colore diverso?

Genova luglio 2001- Avevamo ragione noi!

Un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri, 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz, decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto in una vera e propria eclissi dei diritti costituzionali democratici, di fatto sospesi. Nel 2001 un grande movimento nella sua fase nascente è stato criminalizzato, ma le sue idee erano giuste; a Genova si parlava di un prossimo crack della finanza globale, del collasso climatico del pianeta, delle guerre come frutto naturale del sistema capitalistico. Scenari che si sono puntualmente avverati. Giovedì 19 luglio 2001 si muove il primo corteo, quello dei migranti, un’autentica esplosione di colori, migliaia di persone venute da decine di paesi cantano l’uguaglianza e indicano la via dei diritti universali. Quel giorno non ci furono incidenti; altra storia il 20 e 21 luglio. L’inchiesta di Amnesty International, la più nota organizzazione di tutela dei diritti umani, sintetizza un anno dopo: ”Le giornate del 20 e 21 luglio sono state contrassegnate da attacchi indiscriminati e gratuiti ai manifestanti pacifici. Si tratta della più vasta e cruenta repressione di massa della storia europea recente”.

Oggi il governo fa guerra ai migranti, militarizza le periferie, sperpera soldi pubblici finanziando opere da cui traggono profitto in pochi a discapito dei bisogni reali dei cittadini, truffa su pensioni e reddito e tortura nelle carceri compagni e compagne che si oppongono ad una vita fatta di miseria. In Italia è previsto un aumento delle spese militari fino ad arrivare ad almeno il 2% annuo del PIL. Questo aumento significa un’ulteriore rapina della ricchezza sociale prodotta dagli sfruttati a beneficio della casta militare e dell’industria bellica.

Anche quest’anno a Niscemi, in Sicilia Sudorientale, dal 2 al 5 agosto, si terrà un campeggio di lotta contro il MUOS, un sistema di comunicazioni satellitari militari, uno strumento di guerra americano creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo. Prosegue inoltre la campagna internazionale contro la fabbrica d’armi RWM di Domusnovas, Sud Sardegna, che produce bombe che vengono sganciate dall’Arabia Saudita su obiettivi civili nello Yemen.

Ricordare il G8 di Genova è un modo per rilanciare il nostro impegno antimilitarista per un mondo senza guerre e senza frontiere!!!!

PER UN PIATTO DI MINESTRA, RESTIAMO DISUMANI

PER UN PIATTO DI MINESTRA, RESTIAMO DISUMANI

“Io quest’anno mangio giù, dove si mangiano i panini. Volevo mangiare con i miei amici. È un po’ triste e mi sembra strano perché ci dividono dai bambini italiani…” “La maestra ci ha detto che alcuni genitori pagano una cifra più alta e mangiano in mensa. Gli altri no… Mi sono vergognata.”

Queste sono due frasi di un bambino e di una bambina di Lodi, vittime dell’apartheid voluto dall’amministrazione comunale di quella città: dal 2018, per i cittadini nati al di fuori dell’UE, c’è l’obbligo di presentare anche dei certificati rilasciati dal Paese d’origine che attestino che essi sono nullatenenti. Ma in quei Paesi spesso non esiste un catasto informatizzato e spesso rientrare in quei paesi da cui si è scappati non è una buona idea. Un signore anziano di Lodi, intervistato dalla TV, dice che “sono come le zecche dei cani.” Noi purtroppo pensiamo che “le zecche dei cani” si siano installate, da un po’ di tempo, nei cervelli di tanti cittadini e che riuscire a guarire da questa situazione non sia impresa facile. Ci auguriamo anche che l’intervistato di cui sopra non abbia nipoti da accompagnare a scuola: ciò per non instillare ai bambini logiche razziste. Al momento in cui scriviamo questo comunicato, forse i 200 bambini figli di stranieri, ma nati in Italia, troveranno una “sistemazione” grazie alla solidarietà di molti abitanti della bella città della Pianura Padana che stanno raccogliendo i soldi necessari per far mangiare questi bambini nelle mense.

Ad ottant’anni dalle leggi razziali volute dal regime fascista c’è chi commemora così. L’Italia rimane un Paese strano: chi ruba milioni e sequestra persone inermi è lì al suo posto e buca tutti i giorni gli schermi televisivi, chi ripopola una paese in agonia con uno splendido arcobaleno etnico vien messo agli arresti. Per concludere: a questi bambini colpevoli di essere figli di migranti non abbienti l’esclusione dal consumare il pranzo a scuola può causare gravi traumi psichici.

Siamo stanchi di sciorinare cifre su sfruttamento e morte di migranti, ma esterniamo comunque, per l’ennesima volta, il nostro schifo per queste logiche vergognose. Prima i proletari, certo, ma, soprattutto, prima gli esseri umani, cominciando da quelli più indifesi e colpevoli di nulla.

 Contro ogni razzismo, perché, oggi come ieri, nostra Patria è il Mondo intero.

NON E’ SFRUTTAMENTO, E’ SCHIAVITU’

Tra Sabato 4 e Lunedi 6 Agosto 2018, nelle campagne vicino a Foggia, 16 lavoratori migranti dell’Africa sub sahariana sono morti in due incidenti stradali, mentre tornavano dai campi per la raccolta dei pomodori, dopo aver passato ore a spaccarsi la schiena, a 40 gradi, per una paga che quasi mai supera i 3 euro all’ora. La strage degli schiavi.

Il caporalato e’ una pratica quasi secolare che, sino a venti anni fa riguardava soltanto i braccianti agricoli italiani, mentre oggi vede, tra le maggiori vittime “stagionali”, migranti che si spostano in tutta Italia per lavorare nei campi, sotto il sole cocente, sotto forma di una moderna schiavitù destinati a vivere, si fa per dire, nascosti in baracche, tendopoli, campi di fortuna, veri e propri ghetti che ci riportano il dramma delle leggi razziali e delle deportazioni di massa.

Come consumatori dobbiamo anche chiederci perché’, nel supermercato vicino a casa, puoi trovare 500 gr. di pasta fresca a 49 centesimi o un passato di pomodoro in bottiglia di vetro, 420 gr., a 99 centesimi; ma dobbiamo anche chiederci perché’ pensioni e stipendi sono così bassi e perché i contratti di lavoro non vengono più rinnovati.

Solidarietà con i lavoratori migranti e con tutti quei braccianti che sono resi schiavi dal padronato mafioso. Questo significa impegnarci veramente contro il precariato, ad esempio, sbloccando il turn-over nel Pubblico Impiego, per maggiori fondi alla Sanità Pubblica; No! ai cacciabombardieri che uccidono per investire, invece, nel Trasporto pubblico locale, per mettere in sicurezza l’Edilizia scolastica, per impegnare risorse umane contro il dissesto idrogeologico del cosiddetto “Bel Paese”

Il resto e’ barbarie.