PER UN PIATTO DI MINESTRA, RESTIAMO DISUMANI

PER UN PIATTO DI MINESTRA, RESTIAMO DISUMANI

“Io quest’anno mangio giù, dove si mangiano i panini. Volevo mangiare con i miei amici. È un po’ triste e mi sembra strano perché ci dividono dai bambini italiani…” “La maestra ci ha detto che alcuni genitori pagano una cifra più alta e mangiano in mensa. Gli altri no… Mi sono vergognata.”

Queste sono due frasi di un bambino e di una bambina di Lodi, vittime dell’apartheid voluto dall’amministrazione comunale di quella città: dal 2018, per i cittadini nati al di fuori dell’UE, c’è l’obbligo di presentare anche dei certificati rilasciati dal Paese d’origine che attestino che essi sono nullatenenti. Ma in quei Paesi spesso non esiste un catasto informatizzato e spesso rientrare in quei paesi da cui si è scappati non è una buona idea. Un signore anziano di Lodi, intervistato dalla TV, dice che “sono come le zecche dei cani.” Noi purtroppo pensiamo che “le zecche dei cani” si siano installate, da un po’ di tempo, nei cervelli di tanti cittadini e che riuscire a guarire da questa situazione non sia impresa facile. Ci auguriamo anche che l’intervistato di cui sopra non abbia nipoti da accompagnare a scuola: ciò per non instillare ai bambini logiche razziste. Al momento in cui scriviamo questo comunicato, forse i 200 bambini figli di stranieri, ma nati in Italia, troveranno una “sistemazione” grazie alla solidarietà di molti abitanti della bella città della Pianura Padana che stanno raccogliendo i soldi necessari per far mangiare questi bambini nelle mense.

Ad ottant’anni dalle leggi razziali volute dal regime fascista c’è chi commemora così. L’Italia rimane un Paese strano: chi ruba milioni e sequestra persone inermi è lì al suo posto e buca tutti i giorni gli schermi televisivi, chi ripopola una paese in agonia con uno splendido arcobaleno etnico vien messo agli arresti. Per concludere: a questi bambini colpevoli di essere figli di migranti non abbienti l’esclusione dal consumare il pranzo a scuola può causare gravi traumi psichici.

Siamo stanchi di sciorinare cifre su sfruttamento e morte di migranti, ma esterniamo comunque, per l’ennesima volta, il nostro schifo per queste logiche vergognose. Prima i proletari, certo, ma, soprattutto, prima gli esseri umani, cominciando da quelli più indifesi e colpevoli di nulla.

 Contro ogni razzismo, perché, oggi come ieri, nostra Patria è il Mondo intero.

4 NOVEMBRE 1918 – 4 NOVEMBRE 2018

4 NOVEMBRE 1918

4 NOVEMBRE 2018

Nell’anniversario della “vittoria” nella Prima Guerra Mondiale, contro ogni militarismo, contro le fabbriche di morte.

Oggi l’intervento militare italiano non è solo in Libia, ma si estende a vari Paesi africani, all’Iraq, all’Afghanistan, all’Oceano Indiano, e in altre missioni ancora. Un impegno in continuità con i governi precedenti e coerente con le alleanze internazionali. Come sempre, il peso economico di queste politiche guerrafondaie si scarica sulla collettività: una parte della manovra economica prevista sarà destinata alle spese militari. Il governo infatti, nei prossimi anni, intende rispettare gli impegni assunti con la NATO dai governi precedenti: impegni che prevedevano di portare la spesa militare al 2% del PIL.

Crescono quindi le possibilità di profitto per il settore militare: l’Italia è tra i principali esportatori di armi ed è nei primi posti europei tra i produttori di armamenti. Il delirio militarista si manifesta anche con le recenti proposte di legge sul ripristino della leva obbligatoria, come quella già votata dalla regione Veneto e quella che si voterà anche nel Friuli Venezia Giulia.

Al di là di qualsiasi propaganda, ribadiamo che le forze armate non hanno mai avuto, né mai avranno, un ruolo educativo.

A Novara, tanto per cambiare, una mozione presentata dalla Lega chiede di armare gli agenti della polizia locale con i taser, le pistole elettriche. Come tutte le armi, anche i taser non sono innocui: hanno già provocato decine di vittime, specie in Nord America.

Noi pensiamo che la cultura delle armi sia deleteria ed alimenti una cultura di violenza che noi contrastiamo. Un piccolo suggerimento per l’amministrazione novarese: perché, invece di spendere in taser, non si sistemano i marciapiedi malridotti della nostra città?

IL 3 NOVEMBRE 2018 ore 15.00
MANIFESTAZIONE ANTIMILITARISTA A GORIZIA:

PER ELIMINARE LE SPESE MILITARI
PER CHIUDERE LE FABBRICHE DI MORTE
PER UN MONDO SENZA PATRIE E SENZA FRONTIERE

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Presidio NOMUOS, NO F-35, contro tutte le guerre.

Sabato 4 agosto 2018, dalle ore 16.30 alle ore 19.30
in piazza Cesare Battisti (detta anche piazza delle Erbe) a Novara

In concomitanza con la manifestazione nazionale NOMUOS di Niscemi, manifestiamo a Novara in solidarietà con le lotte dei siciliani che si oppongono al MUOS e ricordiamo la nostra opposizione agli F-35 ed a tutte le guerre.

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G8 GENOVA 2001 – 17 ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

G8 GENOVA LUGLIO 2001
17 ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

Il seguente è il testo di una lettera scritta per ricordare i giorni terribili del G8 di Genova (una lettera mai inviata alla stampa cittadina) e per riflettere sulla situazione cupa di oggi.

Le manifestazioni di piazza contro il G8 di Genova iniziano giovedì 19 luglio 2001 con il corteo dei migranti, che si è svolto senza incidenti, per la libertà di movimento e per i diritti civili universali. Nei giorni successivi, il 20 ed il 21 luglio, accadono diverse cose: un ragazzo di 23 anni viene ucciso da un carabiniere, 93 persone vengono pestate ed arrestate dalle forze di polizia alla scuola Diaz, decine di persone vengono fermate e torturate nella caserma di Bolzaneto. Un vero e proprio azzeramento degli elementari diritti democratici, che di fatto vengono sospesi. Ricordo di aver partecipato alla manifestazione del 20 luglio di Sampierdarena, luogo in cui non erano presenti i potenti della terra, aderendo allo sciopero del sindacalismo di base (subendo quindi la relativa trattenuta sulla busta paga), con un’afa insopportabile ed i tombini sigillati dalle “autorità competenti” per la paura che qualche “anarco-sommozzatore”, provenendo dalle fogne o dall’acquedotto, tirasse qualche bomba. Non successe niente e nessuno parlò di quell’evento. Ricordo le manifestazioni di protesta che si sono svolte il martedì successivo: centinaia di migliaia di persone in varie piazze d’Italia. Oggi siamo tra i pochi a ricordare quei fatti. Ricordo l’11 settembre 2001: l’attentato alle Torri Gemelle di New York, con migliaia di vittime innocenti; un’azione di guerra non dissimile da quelle compiute dagli USA in molte parti del Mondo. Qualcuno ricorda ancora l’11 settembre del 1973 quando ci fu il golpe cileno?
Dal 2001 le condizioni di vita degli sfruttati sono peggiorate tra precarietà, licenziamenti, furti sulle pensioni, aumenti di tariffe e di morti sul lavoro, indigenza diffusa (visto che 12 milioni di italiani rinunciano a farsi curare non certo per colpa dei migranti e dei rom). Mi vengono in mente tante cose da allora ad oggi, ma non posso citarle tutte: ci vorrebbe una mezz’ora di lettura. Ma non posso non ricordare i giovani uccisi senza motivo dalla violenza istituzionale, come Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, massacrati di botte dalle “forze dell’ordine”: omicidi politici anch’essi, come quello di Franco Serantini, a Pisa, molti anni prima. Oggi il tema dei migranti e delle guerre unifica buona parte del popolo italiano. Mentre ci si commuove per i ragazzi intrappolati in Thailandia, c’è assuefazione riguardo a chi sfugge da guerre e povertà e i neonati morti in mare non meritano i primi titoli dei giornali. Il popolo italiano non vuole ricordare i suoi trascorsi migratori. Basti pensare che in giro per il Mondo ci sono più abitanti discendenti da italiani di quanti ce ne siano nell’intero “Belpaese”. Italiani, popolo di migranti, mafiosi e razzisti, non solo di poeti e di navigatori, ma anche di guerrafondai: attualmente l’Italia spende per attività militari 68 milioni di euro al giorno, ossia 2,8 milioni di euro all’ora, attualmente l’Italia è impegnata in 31 missioni militari in varie parti del Mondo da sottomettere e da controllare. Un esempio tra i tanti dello spreco criminale per attività belliche: si calcola che con il denaro speso per un solo giorno di guerra in Afghanistan (circa un milione di euro) si potrebbe ristrutturare un edificio adeguandolo a sopportare il rischio sismico, costruire 15 aule scolastiche, fornire 63 posti letto in ospedale, mettere in piedi 10 metri quadrati di cantieri stradali, riparare la rete idrica che serve 2.000 abitanti .
Nel 2001 un grande movimento è stato criminalizzato, ma le sue idee erano giuste: si parlava di finanza globale, di collasso climatico del pianeta, delle guerre come frutto naturale del sistema capitalista.
Un giorno, assieme ad altri, tornerò a Genova, dopo l’ultima galleria, troveremo ancora un po’ di sereno e torneremo in piazza Alimonda, pardon, piazza Carlo Giuliani.
Firmato: Kalle Frank, presidente dell’Associazione culturale Zabriskie Point.

Convegno antimilitarista

GUERRA INFINITA E MILITARIZZAZIONE SOCIALE PER UN FUTURO SENZA ESERCITI

 

PROGRAMMA

ore 10 – 12 Presentazione delle relazioni:

– Analisi del Documento Programmatico Pluriennale 2017-2019 e Libro Bianco

– Importanza e conseguenza della spesa per gli armamenti

– La NATO e la politica di potenza

– Nuova corsa al nucleare e nuova guerra fredda

– Armi nucleari e armi convenzionali

– Le stragi dell’uranio impoverito

ore 12 – 13 Dibattito

ore 13 – 14 Pausa pranzo

ore 14 – 15,40 Presentazione delle relazioni:

– La Sicilia, una piattaforma militare nel centro del Mediterraneo

– La lotta contro i poligoni militari in Sardegna

– Poligoni militari e aree militarizzate

– La fabbrica per l’assemblaggio degli F.35 a Cameri (NO). Studio di un caso

– Guerra infinita e militarizzazione sociale

ore 15,40 -16,30 Dibattito

ore 16,30 – 18 Presentazione delle relazioni:

– Università e guerra

– Propaganda militarista nelle scuole

– Sessismo, nazionalismo e militarismo

– ‘Cultura’ militarista e immaginario collettivo

– L’impegno antimilitarista libertario dal 1945 ai giorni nostri

ore 18 Dibattito

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“La cooperazione in Italia”

Venerdì 8 giugno 2018 alle ore 21.00

nella sede sindacale di corso Milano 48 a Novara

S.I. COBAS e Circolo Zabriskie Point 

presentano:

Giovanni Marilli e Daniele Ratti che parleranno del loro recente libro:
“La cooperazione in Italia”, edito da zeroincondotta

In un’epoca in cui è ormai chiaro che i margini degli utili vanno via via riducendosi a causa della tendenziale caduta del saggio di profitto, già preconizzata da K. Marx, il calo dei salari e l’illusione di non essere dei puri e semplici “dipendenti” sono semplici trucchi per continuare a rendere proficue attività che altrimenti non lo sarebbero affatto: basti pensare alla concorrenza spietata che si gioca nel settore della logistica. Conoscere il glorioso tentativo passato di liberare il lavoro, tentativo già presto inficiato da furberie ed opportunismo di chi si era autonominato capo del proletariato, essere coscienti della triste situazione attuale: ecco da dove ripartire per forgiare i nuovi attrezzi di una lotta di classe efficace nei posti di lavoro, rimodulando inoltre un vero mutualismo.

 

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Oggi un altro morto sul lavoro, domani si vedrà…

Oggi un altro morto sul lavoro, domani si vedrà…

 

In questo Primo Maggio 2018 siamo costretti a ricordare i numerosi morti sul lavoro, che, nel momento in cui scriviamo, sono 169 dall’inizio dell’anno. Si tratta di un tema che le forze politiche nell’ultima campagna elettorale hanno sistematicamente ignorato e rimosso, forse anche perché Lorsignori non hanno mai provato ad alzarsi alle sei del mattino per andare a fare un lavoro di merda e pagato con un salario insufficiente a vivere dignitosamente. Per non parlare della piaga del precariato che accomuna più generazioni. Non hanno speso nemmeno una parola sul cosiddetto “decreto Brunetta” che fa aspettare per almeno due anni la liquidazione ai lavoratori pubblici che vanno in pensione. Alcune forze politiche hanno fatto propaganda becera contro i migranti, “dimenticandosi” del regime di schiavitù in cui vivono, si fa per dire, molti lavoratori stranieri. Agro Pontino, una storia emblematica: Zulfqar Ahmed, indiano sikh, lavorava 7 giorni su 7 e il padrone lo pagava 164 euro al mese. Zulfqar, durante un giorno di lavoro, si è impiccato alla trave di una serra. Negli ultimi due anni, nell’Agro Pontino, tra cocomeri, meloni, stelle di Natale, mozzarelle di bufala, si sono suicidati 10 braccianti. 150 lavoratori, negli ultimi tempi, hanno denunciato questo sfruttamento fatto anche di violenze fisiche: chi protesta viene preso a bastonate e scaricato davanti al pronto soccorso. A questi lavoratori va la nostra solidarietà umana e sociale. La nostra solidarietà non può andare invece agli operai che assemblano i cacciabombardieri F-35 a Cameri: operai che in questi giorni hanno minacciato di scioperare chiedendo di essere stabilizzati nel loro posto di lavoro. Il vostro precariato non ci interessa: chi produce strumenti di guerra, e quindi di morte, è complice dello sfruttamento e dell’oppressione verso altri lavoratori.

Le origini del Primo Maggio sono legate allo sciopero generale di Chicago del 1886 e alla conseguente condanna a morte di cinque anarco-sindacalisti. In loro onore il Primo Maggio è stato dichiarato “giorno di sciopero internazionale”.

Oggi imperano caporalato e precariato, ma la tensione etica per un nuovo modo di produrre e di vivere deve riprendere, fino a farsi prassi quotidiana.