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Il pianeta Terra è
uno, ma il destino dei suoi abitanti non è uno solo.
Da diverso tempo ormai sentiamo strombazzare la parola “crisi”
da molte fonti mediatiche. Ma molte aree del pianeta sono in
crisi da molto tempo, e non si tratta di fallimento di banche ma
di guerra, morte, torture, fame e violenza. Paesi come la
Somalia, la Nigeria, il Ciad, il Darfur, lo Sri Lanka, il Nepal,
la Birmania, l’Indonesia, Haiti, le Filippine e la Colombia
vivono ormai da tempo in una realtà da incubo.
La guerra nello Sri Lanka ha ucciso oltre 70.000 persone.
Dall’inizio degli anni Ottanta i singalesi lottano per
quell’indipendenza che gli italiani, che vivono in un paese
occupato militarmente e controllato capillarmente dal gruppo
dominante, non sanno più nemmeno cosa sia.
Le nostre autorità sono sempre pronte a farci commuovere con le
commemorazioni dell’Olocausto ebraico ma cercano in tutti i modi
di insabbiare i genocidi che stanno avvenendo oggi, e i tanti
pogrom contro tutti coloro che lottano per i loro diritti.
Addirittura, quando questi dissidenti giungono nel nostro paese,
spesso vengono bollati come “terroristi” e perseguitati. Ad
esempio, nel giugno dello scorso anno la Digos ha arrestato
diverse persone tamil, che pur essendo in lotta per i loro
diritti, sono considerate in Europa e negli Usa come
“terroristi”.
Si sa quanto i nostri governanti siano ossequiosi verso i loro
padroni stranieri, infatti, essi non si risparmiano nel
perseguitare dissidenti che hanno l’unica colpa di credere nel
rispetto dei diritti umani. La criminalizzazione mediatica degli
immigrati, attivata in grande stile negli ultimi decenni ha, fra
le altre cose, anche l’obiettivo di ostacolare la comunicazione
fra dissidenti che fuggono per salvare la loro vita da sistemi
dittatoriali sostenuti dalle autorità occidentali, e cittadini
dei paesi in cui si rifugiano.
Spiega il coordinatore dell’organizzazione dei giovani tamil in
Italia, Kugathasan Thanushan: “Se veramente l'Italia è dalla
parte della democrazia, invece di arrestare i tamil dovrebbe
indagare sulla reale situazione in Sri Lanka, dove l'unica
organizzazione terroristica è il governo che sta continuando il
massacro di civili da ormai venticinque anni, con operazioni di
pulizia etnica e di distruzione della cultura tamil. Gli
arrestati sono tutti membri delle varie associazioni locali dei
tamil, che hanno sempre svolto le loro attività con il permesso
delle forze dell'ordine e organizzato eventi con l'appoggio
delle autorità locali. Il mandato di arresto arriva non a caso
dalla città di Napoli, dove c'è una forte presenza di singalesi
sostenitori del governo. Non ci stupiamo di questo fatto: in Sri
Lanka la libertà di stampa non esiste, e gli oppositori del
governo hanno vita breve”.(1)
In Italia vivono alcune migliaia di tamil, riusciti a sfuggire
all’inferno della guerra. Una guerra che ha le stesse
caratteristiche di altre guerre: bombardamenti indiscriminati,
persecuzioni spietate di tutti coloro che lottano per avere i
minimi diritti umani, omicidi mirati e violenze contro i
giornalisti che vorrebbero raccontare la verità su queste
guerre.
In alcuni periodi i morti civili raggiungono livelli altissimi,
avvengono veri e propri massacri, ma i mass media li ignorano e
tutti noi crediamo che i bambini vengano massacrati soltanto in
Medio Oriente. I genocidi o i massacri avvengono in moltissimi
luoghi, in cui si chiede libertà e la possibilità di vivere una
vita dignitosa.
I nostri soldati in Afghanistan si trovano a fianco degli
occupanti e a sostegno degli oppressori portano diversi velivoli
da combattimento pagati da tutti noi, che saranno utilizzati
contro la resistenza afghana. Le autorità ci raccontano che
questi mezzi servirebbero per "fotografare i papaveri da oppio",
calpestando così la nostra intelligenza. Nel settembre del 2006
gli italiani parteciparono all'offensiva chiamata operazione 'Wyconda
Pincer', che per sbaglio venne resa nota, facendo capire a tutti
che le truppe Isaf non sono "truppe di pace" come ci raccontano.
Il "terrorismo" è un modo per giustificare la militarizzazione e
la guerra da parte delle truppe occidentali. Come spiega lo
storico Frank Furedi: "terroristi diventano tutte le persone
straniere che non piacciono. Inoltre il terrorismo viene
ridefinito come metafora multiuso ogni qualvolta il Terzo Mondo
richieda un'azione concorde dell'Occidente".(2)
Le autorità anglo-americane ritengono di dover tenere ancora a
lungo l’Afghanistan in “crisi” perché si tratta di un'area
geostrategicamente importante, e perché occorre controllare la
produzione di oppio.
La popolazione somala, attraverso le Corti islamiche, ha cercato
di svincolarsi dal controllo statunitense, e di creare un
sistema diverso. Per questo ha subito feroci bombardamenti e
l’occupazione militare.
Ad Haiti, dopo lo sterminio degli indigeni Arawak e Taino ad
opera dei conquistadores francesi e spagnoli, gli abitanti, che
sono soprattutto i discendenti degli ex schiavi, per la loro
volontà di autodeterminazione sono stati perseguitati e la loro
economia ha subito gravissime devastazioni. Haiti è fra i paesi
più poveri del mondo. A lungo i Caschi blu dell’Onu, insieme
alla polizia haitiana, hanno commesso ogni sorta di crimine:
stupri, uccisioni mirate e massacri di civili. Oggi i cittadini
haitiani sono ancora in crisi e si sollevano gridando “abbiamo
fame”, “fuori gli stranieri, via i Caschi blu”.
In Colombia le persone sono strette in un sistema oppressivo che
uccide tutti quelli che non accettano di sottomettersi a chi
imbraccia un’arma. I programmi di “aiuto” pagati dalle autorità
statunitensi, come il “Plan Colombia” sono modi mascherati di
alimentare la guerra e l’oppressione. Come spiega il Parroco
della Parroquia de San Isidro Labrador, Padre Ángelo Casadei:
“Qualunque guerra crea solo ingiustizie, da ogni parte, e chi ne
porta il peso maggiore sono coloro che stanno nel mezzo: in
questo caso i contadini. Sono pochi quelli rimasti da quando è
iniziata la repressione nel Caguán, inaugurata dall'attuale
Presidente. Una repressione che ha cambiato molto il nostro
territorio. Molta gente se ne è andata e dà dolore vedere questo
paese quasi vuoto. Qui abbiamo subito una vera "purga": è una
repressione che vuole farla finita con la gente. Si stanno
attaccando i piccoli commercianti del luogo, i loro lideres
comunitari. È una guerra che sta lasciando solo morti. Le
persone che restano sono disanimate… La cosa più triste di tutta
questa storia è che molti dei desplazados fuggiti da Remolino si
stanno vendendo all'Esercito e stanno denunciando persone
innocenti che ancoro vivono qui cercando di rifarsi una vita
onestamente. È una guerra tra poveri alimentata dalle stesse
forze militari. E a pagare sono sempre gli stessi".(3)
Questi sono soltanto alcuni dei tanti esempi di gravissime crisi
che esistono nel mondo.
Addirittura Medici senza Frontiere (Msf) parla di “adottare una
crisi dimenticata”, in riferimento ai sessanta paesi
attanagliati da gravissime crisi di vario genere (disastri
naturali, guerre, epidemie, violenze, povertà, dittature, ecc.),
completamente ignorate dai mass media. Msf, da cinque anni,
pubblica il “Rapporto sulle crisi dimenticate”, per far emergere
notizie che mai verranno date nei nostri telegiornali (per
ulteriori informazioni www.crisidimenticate.it)
La “crisi” non è altro che il tentativo di abbattere un sistema
ormai vissuto come tremendamente oppressivo persino nelle aree
del Primo mondo.
Nel Terzo mondo queste crisi significano guerra, persecuzioni,
mancanza di cibo e acqua e violenze di ogni genere.
Nel Primo mondo “crisi” significa che i paesi, sotto la stretta
del debito e incalzati dai paradossi dell’attuale assetto
economico-finanziario, diventano sempre più poveri e privi di
risorse per la crescita sociale, culturale, civile ed economica.
Le “crisi” sono dunque dovute alle stesse caratteristiche del
sistema, e vengono sfruttate per sottrarre ancora più risorse
pubbliche, attraverso le richieste di denaro per sostenere
quelle banche e quelle grandi imprese controllate dalle stesse
persone che sono responsabili della crescente povertà del paese
e della stessa crisi.
Oggi ci chiediamo cosa accadrà e lo chiediamo ai politici, ossia
agli stessi complici di chi ha ridotto il paese in miseria. Ma
non possiamo certo credere che quelle stesse autorità che
perseguitano coloro che nel Terzo mondo ancora credono
nell’autodeterminazione abbiano a cuore le nostre sorti.
Le autorità occidentali non si riuniscono per avanzare la
proposta di sopprimere il debito pubblico, per riformare il
sistema finanziario o per sottrarre l’assetto economico al
controllo dei pochi. No. Si riuniscono per cercare di elaborare
nuovi modi per ingannare i popoli, nuovi modi per proteggere il
gruppo egemone, nuovi modi per sottrarre altro denaro pubblico o
nuovi modi per far accettare un sistema talmente iniquo che nel
tempo non potrà che continuare a degenerare.
Qual è la soluzione?
Allo stato attuale delle cose l’unica via d’uscita è quella di
non riconoscere più le istituzioni che reggono l’attuale
sistema. Chiediamoci: cosa farebbero gli attuali personaggi al
potere se nessuno andasse a votare, se nessuno riconoscesse più
il valore dei loro pezzi di carta o se nessuno più li stesse ad
ascoltare o si aspettasse da loro le soluzioni ai problemi?
Il potere di queste persone esiste soltanto se viene
riconosciuto dai popoli, in caso contrario non esiste. Il potere
è sempre stato dei popoli e sempre lo sarà, e la libertà non è
altro che l’essere coscienti di questo. La forza dei popoli oggi
sta nel riconoscere che esiste in realtà una sola, unica crisi,
e non è quella economica o bellica, ma quella che richiede
l’abbattimento di un’oppressione secolare ormai inaccettabile.
Note:
1) http://www.peacereporter.it/dettaglio_articolo.php?idart=11385
2) Furedi Frank, "New ideology of Imperialism", Pluto, Londra,
2004, p.116.
3)
http://it.peacereporter.net/articolo/14694/Colombia%2C+una+scomoda+guerra+civile
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