Una settimana fa la
polizia thailandese arresta a Bangkok Viktor Bout di
nazionalita’ russa. Le autorita’ orgogliosamente affermano di
aver agito sotto il mandato internazionale di arresto emesso
qualche anno fa dalle Nazioni Unite e di aver sventato un
tentativo di vendere un importante stock di armi al movimento
guerrigliero FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia).
L’arresto e’ stato possibile grazie agli sforzi congiunti della
DEA Americana e dell’Interpool di quattro paesi: Thailandia,
Olanda, Romania e Danimarca.
Nato a Dushanbe Tajikistan nel 1967 inizia la sua particolare
attività economica nel 1992. Ex agente del KGB, Viktor Bout
riesce ad accedere agli arsenali dell’ex Unione Sovietica e di
altri paesi dell’est europeo, grazie ai suoi ottimi contatti con
le alte sfere del esercito russo.
In brevissimo tempo organizza una complicata rete internazionale
per la vendita illegale di armi, costruendosi un impero
economico. Nei primi tre anni di attività (dal 1992 al 1995)
fornisce armi a diverse milizie afgane compresi i Talebani per
un valore di 50 milioni di dollari americani. Dopo di che si
orienta sul classico mercato africano ottenendo ottimi
risultati. Nel primo biennio di attività (1997 – 1998), riesce a
piazzare armi per un valore di 14 milioni di dollari americani.
Viktor Bout concentrerà le sue attività nel continente africano
fino al 2003 per poi rivolgersi al florido mercato offerto dalla
guerra in Irak. Il suo catalogo e’ completo. E’ in grado di
offrire una vasta gamma di armi e munizioni, dal AK 47 di
fabbricazione sovietica o cinese a sofisticati sistemi
missilistici terra aria ed elicotteri da combattimento russi
MI-24.
Parallelamente costruisce un impero economico legale nel settore
dell’aviazione civile arrivando ad avere una flotta di 60
aeroplani per il trasporto di persone e merci registrati sotto
una dozzina di compagnie internazionali ed impiegando piu’ di
300 persone.
La sua fama internazionale arriva fino ad Hollywod che gli
dedica un film: “Lord of War” interpretato da Nicholas Cage nel
ruolo di un trafficante di armi russo Yuri Orlov. Il giornalista
Douglas Farah scrive un bestseller sulla vita di Viktor Bout
intitolato: “Merchant of Deaht: money, guns, planes and the man
who make war possibile” (Il Mercante della morte: soldi, armi,
aerei e l’uomo che rende possibile la guerra).
Pensare che il macabro successo di Viktor Bout sia stato
possibile solo grazie alla complicità di degenerati e corrotti
generali russi e’ estremamente riduttivo.
Se si analizzano attentamente le sue attività nel continente
africano si scopre un filo indissolubile tra il mercante della
morte e le mire espansionistiche degli Stati Uniti per il
controllo delle materie prime nel continente, causa di orrendi
conflitti come quelli del Congo, Liberia, Sierra Leone.
Nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) Viktor Bout
diventa il fornitore ufficiale del MLC (Movimento di Liberazione
del Congo) guidato dal war lord Jean Pierre Bemba e sostenuto
dall’Uganda. E visto che si trova nella zona diventa anche il
fornitore principale del RCD (Rassemblamento Congolese per la
Democrazia) guidato da Wamba Dia Wamba e sostenuto dal Rwanda.
Questi due movimenti imperverseranno nel Nord Kivu e Sud Kivu
dal 1997 al 2004 in supporto all’occupazione militare ugandese e
rwandese di tutto l’est del Congo. Durante questo periodo,
ricordato tra i più tragici della storia del Congo, i due
movimenti furono responsabili di atrocità inaudite contro la
popolazione civile, causando decine di miglia di morti. Il MLC
di Bemba arriverà addirittura a praticare il cannibalismo e lo
stupro di massa come strumenti per terrorizzare la popolazione.
Viktor Bout, associatosi ad un cittadino kenyota di origine
asiatica: Sanjivan Ruprah, accede al mercato delle armi in
Sierra Leone e Liberia alimentando militarmente in Sierra Leone
la sanguinaria guerriglia del RUF (Fronte Rivoluzionario Unito)
e l’ex presidente liberiano Charles Taylor attualmente sotto
processo presso il Tribunale Internazionale per i Crimini contro
l’Umanita’.
Tra i clienti africani di Viktor Bout vi sono soprattutto i
stati satelliti americani: Uganda, Rwanda, Kenya ed Etiopia,
utilizzati direttamente o indirettamente dall’amministrazione
Clinton e successivamente da quella di Bush, come war dog
(mastini di guerra) per consolidare l’espansione americana in
Africa basata sulla tattica di destabilizzazione e guerre
civili.
Viktor Bout ha fornito all’Uganda vari elicotteri russi MI-24.
Oltre a questi preziosi elicotteri che permettono all’esercito
ugandese di applicare la tattica tedesca della guerra lampo, ha
fornito un immenso arsenale di armi leggere e munizioni
impiegate dall’Uganda durante l’invasione dell’est del Congo.
Dalla metà degli anni ’90 Viktor Bout equipaggia la polizia del
Kenya di AK 47 di fabbricazione cinese sostituendo il precedente
equipaggiamento composto da fucili automatici belgi G3 e dai uzi
israeliani. La sua capacità di comprendere le perverse dinamiche
dei politici africani gli permetterà di estendere la vendita dei
AK 47 anche alle innumerevoli bande criminali che operano nel
paese utilizzate dai politici kenyoti sia del governo che
dell’opposizione per rafforzare i loro potere e privilegi. La
piu’ famosa di queste bande armate e’ nota sotto il nome di
Mungiki.
Grazie agli AK 47 del Mercante della Morte queste bande armate
hanno ucciso più di 1.000 civili nei recenti scontri post
elettorali, dove il Kenya ha vissuto la violenta
contrapposizione tra il presidente Kibaki (di etnia Kikuyo) e il
candidato Odinga (di etnia Luo). Accusandosi reciprocamente di
frode elettorale i due contendenti hanno utilizzato le bande
armate, prima tra tutte i Mungiki, nel tentativo di far scattare
la scintilla dello scontro tribale per assicurarsi il potere.
Solo grazie alla opposizione civile di entrambi queste due etnie
maggioritarie nel paese che hanno rifiutato la logica di odio
etnico, i due contendenti non sono riusciti a perpetuare
l’orrendo crimine che riporta alla memoria il genocidio del 1994
in Rwanda e sono stati costretti ad accettare un seppur fragile
e provvisorio compromesso di cogestione del paese.
Viktor Bout oltre alla vendita di armi si e’ impegnato anche nel
saccheggio delle risorse minerarie del Congo durante
l’occupazione ugandese e rwandese dell’est del paese dal 1997 al
2004.
Attraverso due compagnie aree: la Bukavu Aviation Tranport e la
Air Cess e una società mineraria: la Centrafrican and Great
Lakes Business Company, Viktor Bout assume durante il periodo di
occupazione un importante ruolo di intermediario nel saccheggio
delle ricchezze dell’est del Congo: coltan, diamanti e altri
minerali preziosi. I beneficiari diretti di questo saccheggio
sono l’Uganda, il Rwanda e soprattutto gli Stati Uniti e in
misura minore il Canada.
Le sue compagnie aeree nel Kivu sono state addirittura
utilizzate per il trasporto di persone e merci da varie Agenzie
Umanitarie dell’ONU anche dopo che le Nazioni Unite avevano
spiccato contro di lui il mandato d’arresto internazionale per
traffico illecito di armi.
Recentemente Viktor Bout ha fondato nel Medio Oriente un’altra
compagnia aerea, la Air Bus, diventando dal 2003 un contractor
ufficiale del Pentagono incaricato del trasporto di forniture
militari USA in Irak.
L’arresto di Viktor Bout rischia di creare forti imbarazzi a
molte persone che detengono il potere sia in Africa, nel
Congresso Americano e ai vertici delle Nazioni Unite. Il suo
processo rischia di rivelare intrigate complesse e sotterranee
reti tra questo mercante di morte e Presidenti Africani, la Casa
Bianca e il Pentagono.
Nonostante le prove e i pesanti capi di accusa che gravano su
Viktor Bout, il suo recente arresto non ispira fiducia tra gli
attivisti internazionali dei diritti umani, convinti che goda di
protezioni ad alti livelli nel Congresso Americano.
Questa convinzione e’ legata dal fatto che il suo traffico
illegale di armi ha stranamente coinciso con gli obiettivi
strategici degli Stati Uniti in Africa e in Irak.
Il rischio e’ che si trovi qualche scappatoia legale per una
uscita di scena indolore di questo scomodo personaggio al fine
di evitare la denuncia dei suoi complici internazionali.
Non meravigliamoci dunque se tra poco calerà il silenzio su
questo criminale contro l’umanità’. Si sa che cane non morde
cane. Inoltre qualcuno dovrà pure continuare il lavoro sporco
perché, come diceva il grande Alberto Sordi in un suo famoso
film: “Finche’ c’e’ guerra c’e’ speranza”...
Fulvio B.
Kampala Uganda
18 marzo 2008 |