|
Si sta
verificando una crisi alimentare. I carburanti biologici sono un
crimine contro l’umanità, ma – se guardiamo la cosa con gli
occhi dei carnivori – mangiare carne è anche peggio.
Non preoccupatevi della crisi monetaria mondiale. Concentratevi
per un momento su una questione più urgente: la grande crisi
alimentare che sta dilagando molto più velocemente di quella
finanziaria. Probabilmente avrete visto le stime attuali: il
prezzo del riso è cresciuto di tre quarti rispetto allo scorso
anno, quello del grano è aumentato del 130 per cento. Ben 37
Paesi vivono una grave crisi alimentare. Cento milioni di
persone, secondo la Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella
povertà a causa dei prezzi alti. Ma scommetto che vi siete persi
le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del
grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate –
battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre
parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo
fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già
dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora
calare?
C’è abbondanza di cibo. Ma il fatto è che non raggiunge gli
stomaci delle persone. Secondo la stima fatta dalla FAO
(Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura) dei circa
2,13 miliardi di tonnellate che dovrebbero essere consumate
quest’anno, soltanto 1,01 miliardi di tonnellate verranno
mangiate dalla gente.
Sono fortemente tentato di scrivere un altro articolo sui
carburanti biologici. Da stamattina tutti i distributori di
carburante del Regno Unito saranno obbligati a mischiare il
carburante con etanolo o con il biodiesel provenienti dai
raccolti. La Banca Mondiale ha reso noto che “il grano
necessario per riempire il serbatoio di un SUV (sports utility
vehicle) con etanolo…..potrebbe nutrire una persona per un
anno”. Quest’anno le riserve mondiali di cereali diminuiranno di
circa 53 milioni di tonnellate; questo vi dà un’idea
approssimativa della dimensione della crisi alimentare mondiale.
La produzione di carburanti biologici consumerà circa 100
milioni di tonnellate di cereali, ciò fa capire come tutto ciò
sia direttamente responsabile della crisi in atto. Ieri, su
queste pagine, Ruth Kelly, ministro dei trasporti, ha promesso:
“…..se sarà necessario fare degli emendamenti a questa legge
alla luce di nuovi segnali, lo faremo” Quali nuovi segnali
vorrebbe? Nel bel mezzo di una crisi mondiale umanitaria, siamo
obbligati per legge ad usare il cibo come carburante. Questo è
un crimine contro l’umanità cui ogni automobilista di questo
Paese è costretto a partecipare.
Ma questo l’ho detto e ridetto per quattro anni, fino alla
nausea. Certo, dobbiamo chiedere ai nostri governanti che
cancellino la legge che richiede di trasformare il grano in
carburante, il cibo più veloce in assoluto! Ma, alla base della
fame del mondo, c’è una ragione più importante che dà meno
nell’occhio solo perché esiste da molto tempo. Mentre quest’anno
100 milioni di tonnellate di cibo verranno utilizzate per
rifornire le auto, ben 760 milioni di tonnellate saranno tolte
alle bocche degli esseri umani per nutrire gli animali, una
quantità di cereali che potrebbe coprire 14 volte il deficit
mondiale. Se la fame nel mondo vi sta a cuore, mangiate meno
carne.
Mentre in Asia e in America Latina si sta verificando un boom
nei consumi di carne, in Inghilterra le cose sono cambiate di
poco, stando ai dati che il governo ha raccolto sin dal 1974. I
consumi di carne si attestano su 1 chilo a settimana per
persona, un indice che si aggira ancora attorno al 40% al di
sopra della media mondiale, benché sia meno della metà dei
consumi che si registrano negli Stati Uniti. Noi mangiamo meno
manzo e più pollo rispetto a 30 anni fa e ciò significa un
impatto globale inferiore. Un capo di bestiame consuma circa 8
chili di grano o di farine per ogni chilo di carne che produce;
un chilo di pollo richiede solo 2 chili di nutrimento.
Nonostante ciò, l’indice del nostro consumo è chiaramente
insostenibile.
Nella sua rivista “The Land”, Simon Fairlie ha aggiornato i dati
riportati 30 anni fa nel libro dal titolo “Can Britain feed
itself?” [Può l’Inghilterra sfamarsi da sé? Ndt] di Kenneth
Mellanby e ha scoperto che una dieta vegetariana, con i mezzi
usati dall’agricoltura tradizionale, richiederebbe solo 3
milioni di ettari di territorio arabile (circa la metà di quelli
attualmente coltivati in UK). Anche se riduciamo della metà il
nostro consumo di carne, un sistema agricolo misto richiederebbe
4,4 milioni di ettari di terreno coltivabile e 6,4 milioni di
ettari a pascolo. Un’Inghilterra vegetariana potrebbe incidere
con un notevole contributo sulle riserve mondiali di cibo.
Ma non posso essere fautore di una dieta che sono incapace di
seguire. Ho cercato di farlo per circa 18 mesi, ho perso due
libbre, sono diventato bianco come un osso e ho sentito che
stavo per uscire di testa. Conosco parecchi vegetariani
dall’aspetto pieno di salute e li ammiro immensamente. Ma quasi
sempre, dopo avere parlato con loro, mi sono sentito infastidito
da questa moltitudine di vegetariani che cercava di indurmi ad
adottare il loro stile di vita. Non ho potuto fare a meno di
notare che, nella maggior parte dei casi, la loro pelle era
diventata di un affascinante color grigio perla.
Sino a che livello il consumo di carne potrebbe essere
sostenibile? Un’approssimazione potrebbe venire dallo studio
sulla crescita della popolazione mondiale e su quanto sarebbe
necessario ridurla. L'ONU prevede che la popolazione mondiale
raggiungerà i 9 miliardi nel 2050. Tutta questa gente in più
richiederà altri 325 milioni di tonnellate di grano. Presumiamo,
forse generosamente, che politici come Ruth Kelly siano in grado
di “adeguare le politiche alla luce delle nuove evidenze” e che
quindi blocchino l’uso del grano per produrre carburanti.
Facciamo conto che i progressi nel campo dell’agricoltura
possano bilanciare i deficit causati dai mutamenti climatici.
Avremmo comunque bisogno di trovare 225 milioni di tonnellate di
grano in più. In questo modo restano 531 milioni di tonnellate
per gli allevamenti di bestiame, cosa che permetterebbe un
livello sostenibile di consumo di carne e latte pari ad un 30%
in meno dell’attuale media mondiale. Ciò significa 420 grammi di
carne a settimana per persona, oppure circa il 40% dell’attuale
consumo medio in Inghilterra.
Fare una stima è difficile per svariati fattori. Se mangiamo
meno carne, dobbiamo assumere più proteine vegetali, il che
significa sottrarre altri terreni da pascolo agli animali.
D’altro canto, alcuni capi di bestiame crescono sui pascoli e in
questo modo non peggiorano il deficit del grano. Simon Fairlie
ritiene che non sarebbe possibile allevare gli animali solo a
pascolo, a causa dei terreni agricoli, ed inoltre porterebbe a
scarti e sprechi nelle lavorazioni cosicché la produzione
mondiale di carne e latte raggiungerebbe un terzo o due terzi
dell’attuale. Ma questo sistema presenta un altro problema. La
FAO stima che il 18% dei gas che provocano l’effetto serra
dipenda dagli allevamenti di bestiame. L’impatto ambientale
incide soprattutto là dove il bestiame pascola liberamente.
L’unica risposta possibile alla domanda su quanta carne dovremmo
consumare, è dunque la più semplice e ovvia. Riserviamola – come
gran parte delle persone ha fatto sino a poco tempo fa – per le
occasioni speciali.
Per due buone ragioni, una ambientale e l’altra umanitaria, non
dobbiamo mangiare manzo. Maiali e polli rendono di più ma, a
meno che non siano allevati in libertà, incontrerete un altro
scoglio etico: le condizioni mostruose nelle quali vengono
tenuti. Vorrei incoraggiare le persone a mangiare il tilapia
invece della carne. E’ un pesce d’acqua dolce che può essere
allevato con soli alimenti vegetali ed offre il miglior rapporto
costi/benefici rispetto a qualsiasi altro animale di fattoria:
circa un chilo e 600 grammi di cibo per 1 chilo di buon pesce.
Fino a che la carne non si potrà produrre nei fiaschi è questo
che dovremmo fare se vogliamo raggiungere un consumo di carne
sostenibile.
Rileggendo questo articolo mi accorgo che in esso c’è qualcosa
di surreale. Mentre metà del mondo si chiede se potrà mangiare o
no, io sto riflettendo su quale delle nostre infinite scelte
dovremmo fare. Qui l’andamento dei prezzi del cibo si segue
poco. I nostri negozi sono più ben riforniti che mai. Percepiamo
appena la crisi mondiale, se ce ne accorgiamo. E’ difficile
comprendere come due economie alimentari così diverse possano
convivere sullo stesso pianeta, finchè non vi accorgete che si
stanno mangiando l’un l’altra.
Titolo originale: "Credit crunch? The real
crisis is global hunger. And if you care, eat less meat" |