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Bollicine speculative di Sandro Medici |
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a qualche tempo eravamo tutti no global. Difensori intransigenti dei
diritti umani e sociali delle minoranze sparse nel mondo, sfruttate e
maltrattate dai grandi colossi dell'economia internazionale, con la
complicità di governi subalterni e corrotti. Indignati per la fame che
uccideva a milioni, andavamo tutti alle manifestazioni per protestare
contro i potenti che si spartivano le risorse del pianeta. Finalmente
consapevoli di come il capitalismo globalizzato non solo stesse
devastando oceani e territori, ma anche uccidendo interi popoli.
L'impressione è che dovremmo ricrederci. Come spesso succede a sinistra, una cosa è far proclami contro le ingiustizie, commuoversi per i destini infelici dei più sfortunati, un'altra è agire di conseguenza, far qualcosa, battersi per cambiare. Appena due piccole amministrazioni romane si sono dichiarate indisponibili ad accogliere nel proprio territorio le insegne pubblicitarie della Coca-Cola, al seguito della fiaccola olimpica che inaugurerà i giochi invernali di Torino, è subito scattato un moto di intolleranza e insofferenza. Che la ragione di quella scelta sia derivata dalle gravi denunce di violazione dei diritti umani e sindacali negli stabilimenti di imbottigliamento della Coca-Cola in Colombia, non è stata minimamente presa in considerazione. Cosa c'entra la Colombia con le Alpi piemontesi? L'America latina è lontana e noi vogliamo divertirci.
Quindi, facciamola finita
con questa storia del boicottaggio, qualcuno convinca quei Municipi a
ritrattare e che la festa cominci. Nel suo piccolo, questa storia è
esemplare. La Coca-Cola è ormai un tutt'uno con le olimpiadi, sponsor
permanente e dominante. Un aggancio edificante: i giochi trasmettono
valori positivi, fratellanza, solidarietà, universalismo. Dunque,
un'indiscutibile accettazione del marchio (e del prodotto), con
l'annessa potenza di comunicazione a scala planetaria. |
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| Fonte: Il Manifesto - 08 Novembre |