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Il prezzo delle banane più economiche
di Gary Younge
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uragani che quest'anno si sono alternati lungo la catena dell'alfabeto
hanno spazzato via i suoi due acri di campi di banane a St Thomas, in
Jamaica, il salutare rispetto di Anthony Barnett nei confronti delle
forza della natura si è consolidato sempre più. Piuttosto, ciò che
Barnett oggi teme di più è che dal vertice dell'Organizzazione Mondiale
del Commercio previsto per questa settimana a Hong Kong esca la
legittimazione, deliberata dal genere umano, alla demolizione della
natura stessa.
"Mi sembra che la globalizzazione sia un sistema in cui l'uomo che detiene il potere usi una grande bacchetta con cui posizionare l'uomo senza potere", dice Barnett. "Se si spreme a sangue ogni lavoratore giamaicano fino al punto di ridurlo incapace di mandare i suoi bambini a scuola e di mettere sulla tavola qualcosa da mangiare, chi è che ne beneficia?" Questa sarebbe una delle prime domande da porre in cima all'agenda di Hong Kong. Tra Unione Europea, Stati Uniti e imprese multinazionali nascerà la volontà comune di abbandonare i paesi poveri al destino del mercato e di trincerarli nella povertà, continuando a negare loro concrete possibilità di accesso ai settori più vulnerabili dei mercati occidentali. Quale che sia la decisione sull'approvvigionamento dell'acqua in Bolivia o sull'assicurazione sanitaria in Kenya, il round negoziale del WTO servirà ad addomesticare il commercio internazionale secondo le regole dell'oro – chi ne ha comanda. Nessun problema se, come ha evidenziato Christian Aid, i due terzi delle delegazioni africane per il commercio vogliono sapere con chiarezza se accettando le condizioni poste le proprie economie non ne soffriranno, mentre più di una metà di loro afferma di poter interrompere i negoziati se le proposte elaborate nel corso del vertice non saranno di loro gradimento. Dovrebbero seguire i loro istinti, e sia gli altri paesi in via di sviluppo che le Organizzazioni Non Governative dovrebbero seguire i loro rappresentanti. Quando la sola cosa presente in lista è quella che ti renderà moribondo, è tempo di abbandonare il tavolo. Da nessuna altra parte questo vale di più che nei Caraibi. Attualmente l'Unione Europea compra zucchero a un prezzo gonfiato dalle sue ex colonie, meglio conosciute come paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico). Il governo brasiliano ha dichiarato la pratica non corretta. L'UE ha accettato di ridurre il prezzo che paga per lo zucchero caraibico del 36% in quattro anni. Nel frattempo, il fatto che la stessa UE riservi un trattamento preferenziale ai paesi ACP in merito al commercio di banane è stato contestato dai paesi sudamericani, dove operano i giganti multinazionali come Dole e Chiquita. In passato l'Unione Europea ha sempre comprato banane ACP esenti da dazi, mentre ne ha imposto una tassa ovunque altrove. Ora questi dazi verranno via via diminuite, rendendo le banane ACP relativamente più care. "I paesi in via di sviluppo si sono sacrificati per trovare un accordo con l'Europa", afferma Jo Leadbeater, il presidente dell'associazione Oxfam. "La commissione ha donato finanziamenti ai propri membri per convincerli a sottoscrivere ma ha abbandonato alcuni dei paesi più poveri al mondo nella loro povertà". L'accordo raggiunto si
rivelerà un doppio smacco per i paesi caraibici, dove il commercio dello
zucchero e delle banane sono attività primarie delle loro modeste
economie. Consideriamo St Vincent, un paese la cui popolazione è
leggermente inferiore a quella di Huddersfield, dove più del 50% della
forza lavoro è in un qualche modo coinvolta con il commercio di banane.
L’effetto delle regole imposte dal WTO su un paese di queste dimensioni
equivarrebbe ad una rovina, conseguentemente agli alti tassi
d’immigrazione per la gente di quei paesi non ci sarà nessun’altro posto
in cui andare. La Guyana è stato uno di quei paesi del continente
americano a beneficiare maggiormente delle iniziative di riduzione del
debito uscite dal G8, ma la sue future mancate entrate di reddito
renderanno nulli tutti i benefici. La stagione degli uragani è finita,
ora i capitali globali possono finire il lavoro. |
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| Fonte: Nuovi Mondi Media - documento originale: http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,3604,1664991,00.html |