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Scaramucce nelle guerre d'informazione di Mike Whitney |
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l'amministrazione ha nella gestione delle informazioni è ben più estesa
di quanto si immaginasse in origine. [...] una strategia completa avente
il fine di controllare ogni singolo pezzo di informazione che i
cittadini ascoltano, guardano o leggono, [...] I media servono da
partner di minoranza nel rendere l'informazione un'arma; trasformano gli
accadimenti quotidiani in una litania ripetitiva che esalta gli
obiettivi dei padroni della società. [...] "l'omissione" delle vere
notizie è usata più di frequente della sua gemella, la propaganda. [...]
Le recenti rivelazioni che il Pentagono sta piazzando storie di "buone
notizie" nei giornali stranieri mostrano quanto l'amministrazione sia
tenace nella sua difesa della disinformazione. Ci sono solo due armi nella cassetta dei ferri del mestiere dell'imperialismo; la forza e l'inganno. La brutale occupazione coloniale dell'Iraq ci ha mostrato un notevole esempio della prima, ma l'ascia a doppio taglio dell'inganno è più astrusa e difficile da definire. Certo, c'è la flagrante propaganda che riempie le radio e i talk show politici di destra, ma essa ci dice ben poco dei programmi di disinformazione sponsorizzati dallo stato che permeano ogni ambito della vita americana. Sappiamo che l'amministrazione Bush ha autorizzato massicce operazioni illegali di spionaggio e che è impegnata attivamente nell'inserire storie pro America nella stampa straniera. Ciò suggerisce che la strategia globale che l'amministrazione ha nella gestione delle informazioni è ben più estesa di quanto si immaginasse in origine. Infatti, la manipolazione delle notizie e delle informazioni è in prima linea nella guerra di Bush contro il terrore, una strategia completa avente il fine di controllare ogni singolo pezzo di informazione che i cittadini ascoltano, guardano o leggono, dalla culla alla tomba. È una guerra dell'informazione a una scala tale che stupirebbe George Orwell. È solo in questo contesto che possiamo renderci conto di come le minacce di Bush di bombardare Al Jazeera sono del tutto in linea con l'approccio generale dell'amministrazione. Controllare l'informazione è visto come una necessità militare e coloro i quali propongono una versione alternativa dei fatti sono nemici giurati di Washington. In questo senso possiamo capire come Al Jazeera dovrebbe essere distrutta per preparare la strada a una più grande democrazia. Quando osserviamo gli eventi isolati della strategia di Bush sull'informazione essa ci sembra sconnessa e incoerente. Come collegare l'uccisione di giornalisti in Iraq con il siluramento di Dan Rather o Richard Clarke nella stampa americana? Come mettere in relazione il nuovo Programma Edward R. Murrow per il Giornalismo, destinato ad aspiranti propagandisti americani, con le esplosioni degli impianti di Al Jazeera a Kabul e Baghdad? Come collegare lo spargimento di notizie false nella stampa straniera alla massicce operazioni di sorveglianza portate avanti in patria e all'estero? Fino a quando non saremo in grado di porre in relazione le molte diverse parti che compongono la strategia di Bush nell'uso dell'informazione rischiamo di vedere queste attività illegali come singole aberrazioni invece che ingranaggi vitali nella macchina dello stato di polizia. Non c'è nulla di arbitrario nella densa nuvola di segretezza che avvolge l'amministrazione Bush. Il governo ha costruito attorno a sé mura impervie che nascondono la corruttibilità dei principali protagonisti e che limitano la trasparenza necessaria per una democrazia sana. In modo opposto l'amministrazione ha difeso il proprio uso delle varie agenzie investigative; inclusa CIA, Dipartimento della Difesa, NSA, e FBI per sondare ogni aspetto della vita americana. Infatti le nuove possibilità del Patriot Act (lettere di sicurezza nazionale e clausola del "lupo solitario") eliminano del tutto il diritto alla privacy previsto dal quarto emendamento (o la "causa probabile") permettendo al governo di spiare chiunque esso ritenga opportuno. Le rivelazioni recenti che le organizzazioni governative hanno spiato attivisti contro la guerra, quaccheri e ambientalisti, suggeriscono con forza che Bush sta cercando di raccogliere ogni singolo pezzo delle informazioni disponibili sui suoi nemici politici veri o presunti. Qualcuno se ne sorprende? Lo stato di sorveglianza è stato di polizia. Si manifesta nelle forme prevedibili: nelle carte d'identità nazionali (che saranno obbligatorie in meno di due anni), nell'aumento della repressione (Patriot Act, Legge per la sicurezza nazionale), nello schieramento dei militari all'interno degli Stati Uniti (Northern Command e minacce di attivare l'esercito in caso di attacco terroristico, epidemia di influenza o disastri naturali) e nella creazione di una polizia segreta (nel corso dell'anno Bush ha fondato la NSS, Servizio di Sicurezza Nazionale, la sua forza di polizia privata che opera al di fuori del controllo del parlamento). I meccanismi dello stato fascista sono stati assemblati dietro alla cortina di fumo della demagogia approntata dai compagni di viaggio delle aziende che gestiscono i mezzi di comunicazione di massa. Sebbene il consenso per la guerra in Iraq sia improvvisamente diminuito, non si può sottovalutare l'estensione del successo dei media nel confondere il pubblico. Un grande numero di americani crede ancora che Saddam lavorasse per Al-Qaida, avesse armi di distruzione di massa o che avesse contribuito agli attacchi dell'undici settembre. Questo è, forse, l'esempio più impressionante di manipolazione mediatica. Il modello aziendale dei mezzi di comunicazione è antitetico alla libertà personale. Quando la piazza destinata alle idee è ridotta ad avere il solo compito di offrire saponette e scarpe da tennis per conto di grandi aziende, la democrazia è destinata a soffrirne. In definitiva, i media commerciali non possono evitare di trovarsi legati all'establishment politico, sviluppando legami basati sulla collusione con quelle stesse persone che essi dovrebbero controllare. I media come "cane da guardia sul potere", una nozione romantica senza alcun reale riscontro. Piuttosto, nella loro manifestazione attuale, i media servono da partner di minoranza nel rendere l'informazione un'arma; trasformano gli accadimenti quotidiani in una litania ripetitiva che esalta gli obiettivi dei padroni della società. Tuttavia il ruolo dei mezzi di comunicazione nel modello fascista non è limitato solo alla manipolazione del consenso pubblico per cause poco popolari. È un'idra dalle molte teste creata per promuovere gli interessi dei settori industriali e finanziari, rendendo allo stesso tempo oscuri i fatti economici e politici che bisognerebbe conoscere in una democrazia forte. Questo spiega perché i principali eventi del giorno compaiano solo raramente nei notiziari dei canali americani sia tradizionali che via cavo. Il rapporto di Downing Street, il rispetto da parte dell'Iran delle regole IAEA, i risultati truffa delle elezioni presidenziali in Ohio e il bombardamento incendiario di Falluja sono solo alcune delle storie importanti che sono state ignorate oppure drasticamente sminuite dai canali principali. Il punto è che "l'omissione" delle vere notizie è usata più di frequente della sua gemella, la propaganda. Tralasciando gli avvenimenti che sarebbero essenziali per formare la consapevolezza pubblica i media rendono inevitabile la guerra e lo sfruttamento economico. Le recenti elezioni irachene sono un esempio lampante di tutto ciò. Ogni programma televisivo di informazione si è occupato delle elezioni in Iraq nello stesso identico modo; considerando che esse fossero una pietra miliare storica lungo la via per la democrazia. Nessuno dei principali media ha fornito punti di vista alternativi che potessero riflettere l'opinione di quel 62% di americani che credono, oggi, che la guerra sia stata un errore. Quei punti di vista sono stati evitati scrupolosamente nei servizi. Se i capobanda di quei media avessero voluto l'obiettività avrebbero potuto semplicemente riportare l'opinione diffusissima secondo cui si ritiene che il conflitto non abbia nulla a che vedere con la democrazia o la sovranità, ma che sia una selvaggia guerra coloniale, assecondata da fanatici con lo scopo di controllare le enormi riserve di petrolio dell'Iraq. Malgrado gli sforzi impressionanti compiuti dai media per modificare l'esito di tale riflessione, oggi la maggioranza delle persone accetta questo come un dato di fatto. Quella sui mezzi di comunicazione è solo una parte della cultura dell'inganno che permea ogni ambito dell'amministrazione Bush. Le recenti rivelazioni che il Pentagono sta piazzando storie di "buone notizie" nei giornali stranieri mostrano quanto l'amministrazione sia tenace nella sua difesa della disinformazione. Piuttosto che ammettere la loro colpa e scusarsi i sapientoni di destra hanno difeso l'azione come "giustificabile in tempo di guerra". Questo dimostra il livello di impegno ideologico nella menzogna tra i membri della classe politica. È il migliore esempio di quella mentalità del "fine che giustifica i mezzi" che anima l'attuale regime. Il filosofo francese Jean-Paul Sartre diceva che "l'essenza della menzogna implica, di fatto, che chi mente sia in realtà nella piena padronanza della verità che nasconde." La riflessione di Sartre sottolinea il narcisismo implicito che c'è nel mentire. Questo è particolarmente vero nel caso di un'amministrazione convinta che i fatti debbano essere riservati a quella speciale classe di persone destinate a guidare la società. I loro sforzi sono tesi a rendere "privata" la verità e a limitare la circolazione delle vere notizie a una sovra-classe di plutocrati globali; Bush e i suoi quadri. Ci si aspetta che tutti gli altri si bevano le torbide favole che riempiono l'etere o che appaiono nei titoli dei principali giornali americani. Il "Dipartimento per le Informazioni Strategiche" appena creato è un tentativo di istituzionalizzare la menzogna come funzione fondamentale del governo. Si addice perfettamente alle teorie dell'amministrazione sulla propaganda, sull'inganno e sulla gestione della percezione. Si ritiene che tale dipartimento sia impegnato a penetrare ogni zona in cui avvenga interazione pubblica, comprese pagine web, chat, talk show radiofonici, posta elettronica, stampa straniera, ecc. Ovunque avvenga una libera espressione di idee quello è un potenziale campo di battaglia per la guerra dell'informazione, una guerra che è combattuta contro il popolo americano così come contro ogni potenza straniera. Questa nuova divisione del Pentagono, che svolge molti dei compiti della precedente TIA (Total Information Awareness), è disegnata per insinuarsi in ogni ambito della vita americana, in cerca di modi migliori per controllare la cittadinanza. È un altro passo da gigante verso quella tirannia che si avvicina rapidamente. Mai dovremmo confondere gli oscuramenti, le omissioni e la propaganda del governo come atti non intenzionali. La menzogna è la norma e accettare questo fatto è una premessa necessaria per ogni comprensione significativa dell'amministrazione Bush. |
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| Fonte: ZNet - documento originale: Skirmishes in the Information Wars |