|
Ok alla Bolkestein «dimezzata» di Alberto D'Argenzio |
|
|
|
|
|
|
|
Sforbiciata, rivista, semisvuotata, ridimensionata, edulcorata,
riveduta, usate la parola che preferite un dato è certo: la direttiva
Bolkestein esce diversa dal Parlamento europeo, ma non ne esce benissimo
e con lei escono un po' monchi i diritti sociali e la protezione dei
consumatori. Durante le due ore di votazione sui 404 emendamenti il
patto tra popolari e socialisti regge, solo all'inizio il Pse si sente
tradito su un voto e allora la relatrice del rapporto, la
socialdemocratica tedesca Evelyne Gebhardt di rosso vestita, si alza e
richiama l'altra parte ai patti. Messaggio recepito e così fila tutto
secondo i piani dei due maggiori gruppi. I verdi provano con Monica
Frassoni a far esplodere le divergenze che animano i socialisti, si
inseriscono anche i liberali e gli euroscettici, ma niente, l'operazione
non riesce, l'alleanza che puzza tanto di Grosse Koalition tedesca va
avanti come una panzer division che pur perdendo qualche pezzo a destra
e sinistra macina comunque tutti gli emendamenti: vota i suoi (per
esempio quelli che escludono dalla direttiva le professioni liberali, i
servizi bancari e finanziari) e boccia quelli di sinistra (per
proteggere i servizi economici di interesse generale). Alla fine la
risoluzione viene acclamata con 394 sì, 215 no e 33 astenuti, meglio
ancora va agli emendamenti sull'articolo 16, quello che conteneva il
discusso principio del paese d'origine e che viene invece depurato da
questo peso con maggioranze che vanno dai 430 ai 500 voti. Dall'articolo
spariscono però pure i riferimenti alle «politiche sociali» e alla
«protezione dei consumatori», il tributo imposto dai popolari ai
socialisti per appoggiare il compromesso. La Gebhardt dice che i due
principi sono protetti in altre parti del testo e che si tratta di una
battaglia solo simbolica, sarà così ma il passo non viene digerito dai
socialisti francesi e belgi che votano contro la risoluzione. Fanno lo
stesso dall'altro lato i popolari dei paesi dell'est perché vogliono un
mercato più libero (e anche perché non li hanno esclusi dai negoziati).
Si lamenta pure l'Unice, la Confindustria europea, mentre i liberali,
che sono su questa stessa posizione di base, alla fine votano quasi
tutti a favore del compromesso Ppe-Pse. Fa così festa la Margherita che
si mette a braccetto dei Ds verso il partito democratico. L'Europa
riesce a unire nel voto Ds e Margherita con Udc e Forza Italia, mentre
fuori rimangono gli altri pezzi delle due coalizioni. A destra la Lega è contro per proteggere le piccole e medie imprese del nord, mentre An si astiene criticando una direttiva confusa e poco attenta ai servizi per la collettività. E a sinistra votano «no» i verdi, i comunisti e la Bonino, quest'ultima per questioni di liberalismo. «Una Grosse Koalition per un cattivo compromesso - accusa Roberto Musacchio del Prc - la direttiva mantiene la centralità del mercato a danno dei cittadini, il compromesso divide la sinistra ed i sindacati e non va incontro alla mobilitazione di questi mesi». Il verde Pier Jonkheer sottolinea due critiche: «Nel campo di applicazione della direttiva rimangono dentro l'educazione e la cultura e poi l'accordo è stato fatto pagando in sicurezza legale, non si parla di paese d'origine e nemmeno di quello di destinazione, resta un testo debole che da alla Commissione ed alla Corte di giustizia un gran potere di legiferare. Il compromesso è su base tedesca per cui anche il ruolo del parlamento europeo si riduce un po' a quello di parlamento nazionale». L'Eurocamera che con la vicenda Buttiglione aveva guadagnato moltissimo potere istituzionale, corre adesso il rischio di ridursi a fare la delegazione del Bundestag. A questo punto il testo torna in Commissione Ue, fino ad ora assente e che si è impegnata a tener conto dei cambiamenti frutto di una forte maggioranza (quasi tutti). Il titolare al mercato interno Charlie McCreevy spera di riuscire a presentare la nuova proposta entro maggio, in modo da dare tempo ai 25 di trovare un'intesa per la fine della presidenza austriaca. Se così fosse la Bolkestein 2, rivista e in parte corretta, arriverebbe di nuovo al Parlamento europeo in ottobre. «Il voto è molto negativo e la mobilitazione deve aumentare negli stati membri e in Europa - invita Marco Bersani di Attac Italia - perché l'Europa può nascere solo dalla rottura delle politiche liberiste. Sorprende che la Ces, i sindacati europei, si sia schierata con l'accordo e non contro». La Ces brinda infatti all'intesa, ma rimane maretta nel settore della funzione pubblica e in importanti sigle come i Ver-di tedeschi, l'Unison britannica e la Fiom. La partita non si preannuncia facile. |
|
|
| Fonte: Il Manifesto 17/02/06 |