Gli americani hanno da
sempre creduto che il duro lavoro porti una ricompensa, ma molti di loro
oggi non riescono a pagare le bollette neanche facendo due o tre lavori.
Più di un cittadino su dieci vive al di sotto della soglia di povertà, e
il divario tra i benestanti e i poveri si sta ampliando sempre di più.
La televisione nella
roulotte di Candy Lumpkins trasmette a volume alto“The Bold and the
Beautiful” (“Beautiful” in Italia). Si tratta di una fiction quotidiana
che propone uno spaccato di vita americana molto lontana dalla realtà di
questo povero angolo del Kentucky.
La famiglia dei Lumpkins vive oltre il limite immaginabile di povertà,
in un fosso di una valle, alla fine di una lunga strada sporca e fangosa
e cosparsa di rifiuti. Un branco di cani randagi si aggira abbaiando ai
forestieri. Non c’è telefono e visto che la pompa dell’acqua si è rotta
due giorni fa, Candy è andata a prendere dell’acqua in alcune fonti
vicine. Incurante di tutto questo, sua figlia Amy, di 5 anni, corre a
piedi nudi su un porticato di legno ghiacciato dal freddo invernale.
Uno scorcio di profonda e persistente povertà. Eppure i Lumpinks non
sono i soli a vivere in quella situazione difficoltosa; rappresentano
solo la parte negativa dell’equazione americana. In America esistono
grandi quartieri benestanti, grandi centri commerciali e un’efficiente
classe media, ma esiste anche un gran numero di poveri, che vivono di
stenti in un sistema economico basato su stipendi bassi e aiuti minimi
da parte del governo.
37 milioni di americani vivono in povertà. Dato scioccante che
rappresenta il 12,7% della popolazione - la percentuale più alta nel
mondo industrializzato. I poveri si possono incontrare dalle colline del
Kentucky e alle strade di Detroit, dal Profondo Sud della Louisiana al
cuore dell’Oklahoma. Ogni anno sin dal 2001 il loro numero è cresciuto
via via.
Sotto l’amministrazione del Presidente W. Bush ulteriori 5.400.000
persone sono scivolate al di sotto della soglia di povertà. Eppure non
si tratta di storie di disoccupati o di indigenti. Molti di loro
lavorano. Molti hanno due lavori. Amos Lumpkins lavora e i suoi figli
vanno a scuola. Ma il sistema economico, privato di benefici per i
lavoratori come l’assistenza sanitaria, non riesce ad assicurare buoni
stipendi.
Perfino nelle famiglie con due genitori lavoratori, capita spesso di
avvicinarsi al disastro – è sufficiente una fattura del medico o la
chiusura di una fabbrica. Il salario minimo di $5,15 (£2,95) all’ora,
non aumenta dal 1997 e, ritoccato per l’inflazione, è oggi al suo
livello più basso dal 1956. Il divario tra i benestanti e i poveri
s’ingrandisce ora più che mai. Di fronte ad una crescente povertà, il
bilancio federale di Bush di un trilione di dollari ha recentemente
aumentato l’ammontare della spesa della difesa per la guerra in Iraq e
ha tagliato drasticamente miliardi dai programmi d’assistenza.
L’anno scorso a New Orleans, l’uragano Katrina ha portato i poveri
d’America sotto i riflettori per un breve momento. La povertà sembrava
far parte del programma del governo. Quei riflettori sono ora stati
spenti. “Speravo che Katrina avrebbe cambiato le cose un pò di più. Ma
non l’ha fatto” dice Cynthia Duncan, una professoressa di sociologia
dell’Università del New Hampshire.
L’ Oklahoma è nel cuore dell’America. Tulsa sembra l’America Centrale di
un libro illustrato. Eppure c’è molta gente che patisce la fame. Quando
si parla dei poveri più malnutriti d’America, l’Oklahoma è in cima alla
lista. Dovrebbe essere impossibile morire di fame qui. Eppure non lo è.
Chiedetelo a quelli che si trovavano ad una mensa per i poveri la scorsa
settimana. Sono uno spaccato della società: neri, bianchi, coppie
giovani, pensionati e gente di mezza età. Pochi di loro non lavorano
oppure sono in pensione, il resto lavora.
Sono persone come Freda Lee, 33 anni, che fa due lavori, lavora al
mercato e come cassiera. Anche lei è venuta al Loaves and Fishes (Pani e
Pesci) - affiancato ironicamente da un Burger King e un McDonald’s – per
prendere del cibo per se stessa e per i suoi tre figli. “L’America
dovrebbe essere un paese libero. Ma cos’è la libertà, se siamo obbligati
a pagare tutto?” ride. “Tutto quello che riusciamo a fare è pagare i
beni di prima necessità”
Oppure, sono persone come Tammy Reinbold, 37 anni, che lavora part-time,
con un marito che lavora a tempo pieno e due figli che ancora devono
contare sulla mensa dei poveri.”La Chiesa è il nostro unico appiglio”.
Ed ha ragione. Quando l’assistenza governativa viene revocata e gli
stipendi sono insufficienti, entrano in gioco spesso le chiese. I
bisognosi si radunano per ricevere i cestini di cibo. Ascoltano un
predicatore per una mezz’oretta che parla della Bibbia e poi chiede loro
se vogliono rinascere, mentre tre donne alzano al cielo le mani.
Ma perchè alcuni
cittadini di Tulsa sono affamati ?
Molti ritengono che Tulsa rappresenti l’altro volto dell’economia
americana. Tulsa è stata devastata dalle perdite di lavoro. Imprese
famose come la Worldcom, Williams Energy and Citgo hanno chiuso i
battenti o si sono spostate, costando alla città la perdita di circa
24.000 posti di lavoro. Ora Wal-Mart rappresenta il nuovo mercato del
lavoro americano: caratterizzato da stipendi bassi e pochi sussidi.
I lavori ben pagati sono destinati solamente ai laureati. Ai molti altri
che hanno proseguito gli studi solo fino alla scuola superiore spetta un
tetro futuro. Oggi in Texas più di un terzo degli studenti che s’iscrive
alla scuola pubblica si ritira. Questa gente sta entrando nel fragile
mondo dei lavoratori poveri, in cui ogni giorno rappresenta un passo
verso la tragedia. Alcune di queste tragedie arrivano da Steve Whitaker,
un pastore che dirige una missione all’ombra di un cavalcavia
autostradale.
Ogni giorno, senzatetto e tossicodipendenti si recano da lui alla
ricerca di un letto per la notte. Altri cercano un’altra possibilità
nella vita. Sono persone come Mark Schloss la cui catastrofe è stata
causata della sua prima moglie. L’ex direttore di Wal-Mart è entrato nel
tunnel della droga e dell’alcolismo sino a finire da Whitaker. Adesso è
di nuovo in sesto, e sfoggia con orgoglio un anello d’argento su cui c’è
scritto ‘Fede, Speranza, Amore’. “Senza questo posto, a quest’ora sarei
in prigione o morto” dice. Ma per Whitaker salvare vite vuol dire
salvare delle anime. Coloro che iniziano il programma di riabilitazione
della missione vengono istruiti sui principi della Bibbia e della
Cristianità. […] Cintura nera di karatè, la cristianità di Whitaker è
forte sia letteralmente che metaforicamente. “La gente ha bisogno di dio
nella vita” dice.
Queste sono strade povere. Tulsa è una città divisa come il paese.
All’interno di un edificio di Tulsa nord, in cui lavora lo staff di
Whitaker, alcuni gruppi di bambini (figli di genitori che sono costretti
a lasciarli soli perché lavorano), ascoltano l’insegnamento della Bibbia
dopo scuola, mentre aspettano che i loro genitori passino a prenderli.
Una di loro è Taylor Finley, di nove anni. Indossa una t-shirt con una
bandiera americana stampata sul davanti e sogna di viaggiare. “Voglio
andare divertirmi in un posto nuovo, in un paese nuovo” dice. Taylor
vuole vedere il mondo che esiste al di fuori dell’Oklahoma. Ma per ora
non può neanche vedere il suo stesso vicinato. Il centro in cui aspetta
sua madre è stato costruito senza finestre al piano terra. Era l’unico
modo per tenere lontani i bulli delle gang che si aggirano nell’area.
Durante le elezioni del 2004, l’unico politico che ha parlato di povertà
in maniera diretta è stato John Edwards, il cui motto della campagna
elettorale era “Due Americhe”. Edwards è stato deriso dai Repubblicani
per il suo screditare il paese e – dopo che John Kerry lo scelse come
compagno Democratico per correre alle elezioni – la retorica si
ammorbidì durante lo scontro della campagna elettora Ma, di fatto,
Edwards aveva ragione. Mentre 45,8 milioni di americani non usufruiscono
di un’assicurazione sanitaria, il 20% in cima alla scala di coloro che
percepiscono uno stipendio, guadagna più della metà del reddito
nazionale. Allo stesso tempo il 20% in fondo alla scala, porta a casa
solo il 3,4%. Whitaker espone i dati con un inglese semplice. “I poveri
sono diventati più poveri e i ricchi più ricchi” ha detto.
Affrontare la povertà in America, non è una questione facile. Si rischia
di scontrarsi con una consuetudine secondo la quale i poveri attirino il
loro destino e che ogni americano nasce con le stesse possibilità di
riuscire nella vita. E si rischia anche di andare contro la forte
corrente anti-governo dei moderni politici americani. Eppure il problema
non scomparirà. “C’è un vero senso di crisi incombente, ma i capi
politici hanno pochi motivi per fare riferimento a questa crescente
divisione” ha detto Cynthia Duncan.
Ci sono pochi dubbi su quale sia la parte dell’America che caratterizza
le colline dell’est Kentucky. Guidare attraverso le valli boscose dell’Appalachian
impartisce una lezione sulla povertà. Le montagne non sono mai state
ricche. I tempi ora sono più duri che mai. Le case-roulotte sono la
norma. Di tanto in tanto s’intravede una residenza imponente, un segno
di prosperità legato alle miniere di carbone o alle imprese per il
taglio degli alberi, le uniche industrie nella regione. Tutti gli altri
vivono ai margini, e cercano di procurarsi un lavoro come possono. La
coltura più redditizia è quella della marijuana illecitamente coltivata.
Save The Children lavora qui e anche se spesso gli atti di beneficenza
vengono ricollegati ai terremoti in Pakistan o alle carestie in Africa,
quest’organizzazione conduce un esteso programma nell’est Kentucky.
Programma che propone squadre di “genitori adottivi” per combattere lo
scioccante tasso di analfabetismo e quindi per colpire la povertà
stessa.
Il problema è grave. Alla Jone's Fork School, squadre di indomite
nonnine arrivano ogni giorno per leggere con i bambini. Il piano produce
due benefici: aiuta i bambini a combattere la povertà e permette ai
pensionati di avere un piccolo stipendio. “Per me è stato un salvavita e
io sento che senza di noi i bambini scivolerebbero nel precipizio” dice
Erma Owens. Questo servizio ha offerto un aiuto grandissimo ad alcuni
bambini. Un gruppo di bambini si sta comportando così bene all’interno
del programma che la loro insegnante, Loretta Shepherd, ha posticipato
il suo pensionamento per rimanere con loro. “Stare con questi bambini mi
ha ringiovanito” ha detto.
Certo è che Renae Sturgill vede dei cambiamenti nei suoi bambini. Anche
lei vive in profonda povertà. Nonostante lei lavori al college e anche
suo marito lavori, la roulotte degli Sturgill si trova in mezzo ad un
mucchio di macchine abbandonate. I soldi scarseggiano. Ma ora i suoi
figli sono nel programma di lettura e lei ha potuto constatare come
siano cambiati. Specialmente suo figlio Zach, di 8 anni. A volte è
difficile tenerlo a bada, ma ora ha iniziato ad amare andare a scuola.
“Zach ama leggere ora. Io so che è molto importante per lui,” dice Renae.
Zach è timido è non parla molto dei suoi progressi. Ma Jenny Waddel, che
coordina i sussidi per le famiglie alla Jone’s Fork, è profondamente
orgogliosa. “Ora Zach legge perché lo vuole fare. Ha lottato veramente
per arrivare dove è arrivato” dice.
In America essere povero è un marchio sociale. In un paese che celebra
l’individualità e si propone l’obiettivo di dare a tutti le stesse
opportunità di riuscire, i poveri sono spesso criticati per la loro
stessa situazione. Eppure l’esperienza basata sui fatti non sembra
confermarlo. Quando la gente fa due lavori alla volta e nonostante ciò
non guadagna sufficientemente per dare da mangiare alle proprie
famiglie, sembra impossibile riuscire a chiamare questa gente pigra o
egoista. Sembra che qualcosa non funzioni nel sistema, non tra i poveri
stessi.
Questa è l’impressione di molta gente impantanata nella povertà
dell’Oklahoma e del Kentucky. Pochi chiedono l’elemosina. Molti chiedono
paghe decenti. “Non è giusto. Io lavoro in continuazione quindi cosa ho
fatto di sbagliato?” dice Freda Lee. Ma questo sistema economico non
sembra permettere alla gente di condurre un esistenza decente. Condanna
i poveri a rimanere poveri, a lottare contro probabilità impossibili
oppure a racimolare le proprie cose e tentare la fortuna da qualche
altra parte.
A Tulsa, Tammy Reinbold si trasferirà con la sua famiglia nel Texas
appena riusciranno a risparmiare i soldi per la benzina. Ci potrebbero
volere diversi mesi. “Sono stata a Tulsa 12 anni e voglio provare in un
altro posto” dice. Savethechildren.org
Da Tom Joad a Roseanne
In un paese che è orgoglioso della sua cultura di solido individualismo,
duro lavoro e autosufficienza, non sorprende che la povertà e i poveri
non abbiano un posto di rilievo nella psiche americana.
Ma nell’arte, nei film e nei libri la povertà americana è stava a volte
ritratta con scottante onestà. Il romanzo di John Steinbeck “The Grapes
of Wrath” (“Furore” in Italia) che ha ispirato un film di John Ford, è
l’esempio più famoso. È un racconto risoluto degli sforzi di una povera
famiglia dell’Oklahoma che fu costretta ad abbandonare la Dust Bowl (La
conca della polvere) durante la Depressione degli anni ’30. La
descrizione della vita di Tom Joad e della sua famiglia lungo la strada,
mentre cercano lavoro, aprì la strada al dibattito di più ampi problemi
di giustizia sociale in America.
Un altro importante lavoro dell’epoca fu “Let Us Now Praise Famous Men”
(letteralmente: adesso fateci lodare gli uomini famosi) un libro
realistico che raccontava un periodo trascorso tra i poveri agricoltori
bianchi nel Profondo Sud. Il romanzo scomparve subito dopo la sua
pubblicazione nel 1940, ma negli anni ’60 fu accolto come un capolavoro.
Nella cultura americana in voga, la povertà spesso è celata dietro le
quinte. Oppure è ritratta – come nell’epico film sul crimine di Sergio
Leone “Once Upon A Time In America” (C’era una volta l’America)- come la
base per un racconto dei poveri diretto ai ricchi.
Una notevole eccezione, eppure spesso sottovalutata, è rappresentata dal
grande successo ottenuto dalla serie televisiva Roseanne, che descrive
la realtà quotidiana della classe lavoratrice americana con un coraggio
e un senso dell’umorismo veramente lontano dalle serie televisive
abituali ambientate in un quartiere soleggiato, molto spesso a New York
o in California. Le serie televisive più famose dell’ultimo decennio
–come Friends, Frasier o Will e Grace- trattano le manie della classe
media americana, che poco importano a milioni di lavoratori americani
poveri.
Un America divisa
Ci sono 37 milioni di americani che vivono al di sotto della soglia di
povertà. Questo dato è aumentato di 5 milioni da quanto il presidente W.
Bush è andato al potere.
Gli Stati Uniti hanno il più alto numero di miliardari nel mondo: 269.
Circa un quarto dei neri americani vive al di sotto della soglia di
povertà; anche il 22% degli ispanici vive in povertà. Ma per i bianchi
la percentuale è solo dell’8.6%.
Ci sono 46 milioni di americani senza un’assicurazione medica.
Ci sono 82.000 senza tetto solo nella città di Los Angeles.
Nel 2004 la comunità più povera in America era la riserva indiana di
Pine Ridge. La disoccupazione raggiunge l’80%, il 69% della gente vive
in povertà e la durata di vita media per gli uomini è di 57 anni.
Nell’emisfero occidentale solo Haiti ha una speranza di vita media più
bassa.
La città più ricca in America è Rancho Santa Fè in California. I redditi
medi superano i 100.000 $ all’anno; e il prezzo medio di una casa è di
1.700.000 dollari.
Pual Harris
Link:
http://observer.guardian.co.uk/world/story/0,,1712965,00.html 19.02.06 |