Nel suo programma di
governo l'attuale presidentessa del Cile Michelle Bachelet sostenne più
volte che la società cilena ha un debito nei confronti dei popoli
originari.. “Se il Cile siamo tutti, dobbiamo preoccuparci
prevalentemente delle nostre radici.. Vogliamo sviluppo per i nostri
popoli originari, e che lo sviluppo cammini di pari passo al
riconoscimento dell'identità. Ci sentiamo orgogliosi del nostro passato,
della nostra gente, della nostra terra. Lavoreremo con forza e
convinzione perché i popoli originari ottengano il riconoscimento
dovuto”.
Ma ancora una volta il conflitto interetnico in Cile torna a fare
notizia, con lo sciopero della fame che vede protagonisti tre
prigionieri mapuche e una simpatizzante della causa.
Dall'inizio degli anni '90
si sta assistendo a un incremento delle rivendicazioni da parte del
movimento mapuche: una lotta contro lo Stato cileno per la riconquista
della terra che gli venne sottratta e il riconoscimento dei diritti non
ancora avvenuto legalmente. Il Cile infatti è uno dei pochi paesi del
sud america a non aver ratificato il Convenio 169 dell'Organizzazione
Internazionale del Lavoro per il riconoscimento dei popoli originari.
Al contrario lo Stato cileno ha utilizzato tutta la forza della legge
per criminalizzare le rivendicazioni indigene. Ha ricorso alla
applicazione della Legge Antiterrorista per reprimere i mapuche e ha
tentato in ogni modo di disarticolarne le organizzazioni, nonostante
molte istituzioni nazionali e internazionali abbiano espresso il loro
rammarico e denunciato tali abusi.
I mapuche Juan Carlos Huenulao, Florencio Jaime Marileo, Juan
Patricio Marileo e la simpatizzante della causa Patricia Roxana
Troncoso, detenuti dal 2002 nel carcere di Angol, praticano lo
sciopero della fame dal 13 marzo come forma di protesta contro la
pena che devono scontare :10 anni e un giorno di reclusione e la multa
di 425 milioni di pesos cileni (821 mila dollari): pena imputata per
essere stati riconosciuti responsabili dell'incendio di 100 ettari di
bosco di proprietà della Forestale Mininco, reato commesso
presumibilmente nel 2001.
Con il loro sciopero
chiedono la riapertura del processo, la revisione della Legge
Antiterrorista, e la libertà immediata per i nove prigionieri politici
mapuche ancora nelle carceri cilene, oltre all'applicazione di un giusto
processo per più di 400 cileni di etnia mapuche che sono in attesa di
giudizio. Inoltre chiedono che vengano riconosciuti i reati commessi
contro di loro, come l'uccisione di Alex Lemùn, di 17 anni nel 2002,
fino ad ora rimasto impunito.
Una anomalia giuridica
La situazione dei mapuche si inserisce nel quadro dell'uso ingiusto,
infondato e aberrante che fa lo stato cileno della Legge Antiterrorista
(1). Un delitto contro la proprietà, se commesso da un mapuche, viene
considerato dai tribunali cileni come se fosse un delitto contro la
persona, di carattere terroristico, e la pena viene raddoppiata.
Sistematicamente vengono violate le garanzie del giusto processo (2), e
anche le obbligazioni giuridiche dello Stato di garantire il rispetto al
legittimo diritto di tutti e tutte . (3)
Bengoa, filosofo e antropologo, studioso della questione mapuche,
sostiene: “la maniera in cui si sono comportati i tribunali rivela la
gran quantità di stereotipi, prepotenza e discriminazione esistenti.
L'esecutivo dice che il problema mapuche è giuridico, ma quando smetterà
d'esserlo? Quando succederà qualche disgrazia? Tutto questo è il
risultato della mancanza di capacità di stabilire dialoghi sociali,
politici, di negare l'esistenza del fenomeno. In 15 anni non si sono
riconosciuti legalmente i popoli indigeni, né si è ratificato il
convenio 169 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro. Questo deve essere
trattato come un tema politico” (4)
Il relatore speciale
delle Nazioni Unite Rodolfo Stravenhagen ha chiesto ultimamente che il
Governo cileno consideri la possibilità di concedere un'amnistia
generale per i difensori indigeni dei diritti umani processati per aver
realizzato attività sociali e/o politiche nel quadro della difesa dei
territori indigeni.
La richiesta sembrò essere stata presa in considerazione dal Governo
cileno che cercò un accordo con i mapuche. Il 14 maggio finalmente viene
raggiunto un accordo tra i senatori Alejandro Navarro e Jaime Naranjo,
grazie alla mediazione del vescovo di Temuco, Manuel Camino Vial , e il
lonko Josè Cariqueo, loro portavoce. (5)
I quattro accettano di sospendere lo sciopero della fame a patto che il
Governo consideri con urgenza il Progetto di Legge presentato da Navarro
sulla revisione della Legge 321 riguardante la Libertà Condizionale.
L'iniziativa avrebbe permesso ai mapuche di usufruire della libertà
condizionale, rimanendo però sotto vigilanza durante tutto il periodo
della condanna.
La Commissione di Diritti Umani del Senato il 17 maggio ha approvato
all'unanimità- tre voti contro zero- il progetto di legge che
concederebbe benefici alle nove persone condannate per reati terroristi
nel corso del conflitto mapuche e tuttora detenuti.
Rispetto al Progetto di Legge originale vengono apportate però alcune
modifiche:
- per accedere al beneficio di libertà condizionale si deve aver
compiuto almeno un anno in stato di detenzione per reati commessi tra il
1 gennaio 1997 e il 1 gennaio 2006 e condannati in base alla Legge
Antiterrorista.
- deve essere sottoscritta una dichiarazione in cui i condannati si
impegnano a non far più ricorso alla violenza.
- i benefici possono essere concessi sempre e comunque dalla Commissione
Speciale sulle Libertà Condizionali, che si riunisce però solo due volte
all'anno, in Aprile e Ottobre. Dopo l'approvazione della legge, in via
straordinaria, la Commissione lavorerà per trenta giorni per considerare
la situazione dei mapuche in sciopero della fame e dei dirigenti Víctor
Ancalaf Llaupe, Pascual Pichún Paillalao, Aniceto Norin Catriman y
Rafael Pichún Collonao. (6)
Non soddisfatti della risposta del Governo il 20 maggio 2006 i quattro
ricominciano lo sciopero della fame.
Il Vicepresidente del
Senato e garante del dialogo tra il gruppo e il Governo, Jaime Naranjo
(PS), dichiarò al el Pais del 22 maggio di essere deluso dal fatto che
sia stato ripreso lo sciopero della fame, visto che, “non ha
spiegazioni né giustificazione alcuna, perché tanto i garanti come il
governo hanno mantenuto gli accordi stabiliti”.
Intanto le comunità mapuche lanciano un appello alla società civile
affinché rimanga in stato d'allerta e continui le manifestazioni di
sostegno e appoggio alla causa fino al raggiungimento degli obiettivi
prefissati. (7)
Il conflitto rimane aperto
Contemporaneamente i quattro sono stati trasferiti al carcere di Temuco,
che dispone di un'infermeria, e vengono alimentati con la forza contro
la loro volontà.
Amnesty Internacional riconosce che le loro condizioni di salute sono
molto gravi.
Le manifestazioni in favore del popolo mapuche che hanno riempito le
piazze di Madrid e Vienna, le denunce di Amnesty International, le
dichiarazioni del Premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago sono
testimonianza di come il mondo stia guardando con interesse al Cile e
alla situazione mapuche.
In Cile nel frattempo si eclissa il problema e dalle testate
giornalistiche scompaiono i volti dei quattro detenuti nel carcere di
Angol. Ma qualcuno pare che inizi a comprendere la situazione e dice:
“Anche se i quattro mapuche in sciopero della fame smettessero con la
protesta, il conflitto mapuche rimarrebbe comunque aperto, perché le
ragioni di fondo, ovvero la discriminazione, l'usurpazione delle terre e
l'estrema povertà delle comunità rimangono. Finché non verranno risolti
questi problemi in modo definitivo, ci sarà sempre conflitto. Comprendo
che protestino, perché per decenni sono stati discriminati”, parole
di Eduardo Diaz, Deputato cileno.
NOTE
1- (LEY 18314 del 17/05/84 e poi
modificata LEY 19241 del 28/08/93) è stata
creata durante la dittattura di Augusto
Pinochet
2- Nell' Informe sull'Indebito Processo di
Human Right Watch in cui viene fatto
presente che durante i processi vengono
anche utilizzati “testimoni senza volto”
ovvero testimonianze di persone di cui né
l'imputato né la difesa conoscono
l'identità.
3 - Informe \"Derechos humanos y cuestiones
indígenas\" del Relator Especial de las
Naciones Unidas sobre la situación de los
derechos humanos y las libertades
fundamentales de los indígenas, Sr. Rodolfo
Stavenhagen, de 17 de noviembre de 2003
4 - La Naciòn, 11 maggio 2006
5 - La Nacion, 14 mayo 2006
6 - Pedro Cayuqueo, Azkintuwe, 6 giugno 2006
7 - Azkintuwe 6 giugno 2006-06-06 |