Mapuche: i terroristi del Cile

Di Stefania Presutto per Selvas.org

Nel suo programma di governo l'attuale presidentessa del Cile Michelle Bachelet sostenne più volte che la società cilena ha un debito nei confronti dei popoli originari.. “Se il Cile siamo tutti, dobbiamo preoccuparci prevalentemente delle nostre radici.. Vogliamo sviluppo per i nostri popoli originari, e che lo sviluppo cammini di pari passo al riconoscimento dell'identità. Ci sentiamo orgogliosi del nostro passato, della nostra gente, della nostra terra. Lavoreremo con forza e convinzione perché i popoli originari ottengano il riconoscimento dovuto”.
Ma ancora una volta il conflitto interetnico in Cile torna a fare notizia, con lo sciopero della fame che vede protagonisti tre prigionieri mapuche e una simpatizzante della causa.

Dall'inizio degli anni '90 si sta assistendo a un incremento delle rivendicazioni da parte del movimento mapuche: una lotta contro lo Stato cileno per la riconquista della terra che gli venne sottratta e il riconoscimento dei diritti non ancora avvenuto legalmente. Il Cile infatti è uno dei pochi paesi del sud america a non aver ratificato il Convenio 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro per il riconoscimento dei popoli originari.
Al contrario lo Stato cileno ha utilizzato tutta la forza della legge per criminalizzare le rivendicazioni indigene. Ha ricorso alla applicazione della Legge Antiterrorista per reprimere i mapuche e ha tentato in ogni modo di disarticolarne le organizzazioni, nonostante molte istituzioni nazionali e internazionali abbiano espresso il loro rammarico e denunciato tali abusi.

I mapuche Juan Carlos Huenulao, Florencio Jaime Marileo, Juan Patricio Marileo e la simpatizzante della causa Patricia Roxana Troncoso, detenuti dal 2002 nel carcere di Angol, praticano lo sciopero della fame dal 13 marzo come forma di protesta contro la pena che devono scontare :10 anni e un giorno di reclusione e la multa di 425 milioni di pesos cileni (821 mila dollari): pena imputata per essere stati riconosciuti responsabili dell'incendio di 100 ettari di bosco di proprietà della Forestale Mininco, reato commesso presumibilmente nel 2001.

Con il loro sciopero chiedono la riapertura del processo, la revisione della Legge Antiterrorista, e la libertà immediata per i nove prigionieri politici mapuche ancora nelle carceri cilene, oltre all'applicazione di un giusto processo per più di 400 cileni di etnia mapuche che sono in attesa di giudizio. Inoltre chiedono che vengano riconosciuti i reati commessi contro di loro, come l'uccisione di Alex Lemùn, di 17 anni nel 2002, fino ad ora rimasto impunito.

Una anomalia giuridica
La situazione dei mapuche si inserisce nel quadro dell'uso ingiusto, infondato e aberrante che fa lo stato cileno della Legge Antiterrorista (1). Un delitto contro la proprietà, se commesso da un mapuche, viene considerato dai tribunali cileni come se fosse un delitto contro la persona, di carattere terroristico, e la pena viene raddoppiata. Sistematicamente vengono violate le garanzie del giusto processo (2), e anche le obbligazioni giuridiche dello Stato di garantire il rispetto al legittimo diritto di tutti e tutte . (3)

Bengoa, filosofo e antropologo, studioso della questione mapuche, sostiene: “la maniera in cui si sono comportati i tribunali rivela la gran quantità di stereotipi, prepotenza e discriminazione esistenti. L'esecutivo dice che il problema mapuche è giuridico, ma quando smetterà d'esserlo? Quando succederà qualche disgrazia? Tutto questo è il risultato della mancanza di capacità di stabilire dialoghi sociali, politici, di negare l'esistenza del fenomeno. In 15 anni non si sono riconosciuti legalmente i popoli indigeni, né si è ratificato il convenio 169 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro. Questo deve essere trattato come un tema politico” (4)

Il relatore speciale delle Nazioni Unite Rodolfo Stravenhagen ha chiesto ultimamente che il Governo cileno consideri la possibilità di concedere un'amnistia generale per i difensori indigeni dei diritti umani processati per aver realizzato attività sociali e/o politiche nel quadro della difesa dei territori indigeni.

La richiesta sembrò essere stata presa in considerazione dal Governo cileno che cercò un accordo con i mapuche. Il 14 maggio finalmente viene raggiunto un accordo tra i senatori Alejandro Navarro e Jaime Naranjo, grazie alla mediazione del vescovo di Temuco, Manuel Camino Vial , e il lonko Josè Cariqueo, loro portavoce. (5)

I quattro accettano di sospendere lo sciopero della fame a patto che il Governo consideri con urgenza il Progetto di Legge presentato da Navarro sulla revisione della Legge 321 riguardante la Libertà Condizionale.
L'iniziativa avrebbe permesso ai mapuche di usufruire della libertà condizionale, rimanendo però sotto vigilanza durante tutto il periodo della condanna.

La Commissione di Diritti Umani del Senato il 17 maggio ha approvato all'unanimità- tre voti contro zero- il progetto di legge che concederebbe benefici alle nove persone condannate per reati terroristi nel corso del conflitto mapuche e tuttora detenuti.
Rispetto al Progetto di Legge originale vengono apportate però alcune modifiche:
- per accedere al beneficio di libertà condizionale si deve aver compiuto almeno un anno in stato di detenzione per reati commessi tra il 1 gennaio 1997 e il 1 gennaio 2006 e condannati in base alla Legge Antiterrorista.
- deve essere sottoscritta una dichiarazione in cui i condannati si impegnano a non far più ricorso alla violenza.
- i benefici possono essere concessi sempre e comunque dalla Commissione Speciale sulle Libertà Condizionali, che si riunisce però solo due volte all'anno, in Aprile e Ottobre. Dopo l'approvazione della legge, in via straordinaria, la Commissione lavorerà per trenta giorni per considerare la situazione dei mapuche in sciopero della fame e dei dirigenti Víctor Ancalaf Llaupe, Pascual Pichún Paillalao, Aniceto Norin Catriman y Rafael Pichún Collonao. (6)

Non soddisfatti della risposta del Governo il 20 maggio 2006 i quattro ricominciano lo sciopero della fame.

Il Vicepresidente del Senato e garante del dialogo tra il gruppo e il Governo, Jaime Naranjo (PS), dichiarò al el Pais del 22 maggio di essere deluso dal fatto che sia stato ripreso lo sciopero della fame, visto che, “non ha spiegazioni né giustificazione alcuna, perché tanto i garanti come il governo hanno mantenuto gli accordi stabiliti”.

Intanto le comunità mapuche lanciano un appello alla società civile affinché rimanga in stato d'allerta e continui le manifestazioni di sostegno e appoggio alla causa fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati. (7)

Il conflitto rimane aperto

Contemporaneamente i quattro sono stati trasferiti al carcere di Temuco, che dispone di un'infermeria, e vengono alimentati con la forza contro la loro volontà.
Amnesty Internacional riconosce che le loro condizioni di salute sono molto gravi.

Le manifestazioni in favore del popolo mapuche che hanno riempito le piazze di Madrid e Vienna, le denunce di Amnesty International, le dichiarazioni del Premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago sono testimonianza di come il mondo stia guardando con interesse al Cile e alla situazione mapuche.
In Cile nel frattempo si eclissa il problema e dalle testate giornalistiche scompaiono i volti dei quattro detenuti nel carcere di Angol. Ma qualcuno pare che inizi a comprendere la situazione e dice: “Anche se i quattro mapuche in sciopero della fame smettessero con la protesta, il conflitto mapuche rimarrebbe comunque aperto, perché le ragioni di fondo, ovvero la discriminazione, l'usurpazione delle terre e l'estrema povertà delle comunità rimangono. Finché non verranno risolti questi problemi in modo definitivo, ci sarà sempre conflitto. Comprendo che protestino, perché per decenni sono stati discriminati”, parole di Eduardo Diaz, Deputato cileno.

 


 

NOTE
1- (LEY 18314 del 17/05/84 e poi modificata LEY 19241 del 28/08/93) è stata creata durante la dittattura di Augusto Pinochet
2- Nell' Informe sull'Indebito Processo di Human Right Watch in cui viene fatto presente che durante i processi vengono anche utilizzati “testimoni senza volto” ovvero testimonianze di persone di cui né l'imputato né la difesa conoscono l'identità.
3 - Informe \"Derechos humanos y cuestiones indígenas\" del Relator Especial de las Naciones Unidas sobre la situación de los derechos humanos y las libertades fundamentales de los indígenas, Sr. Rodolfo Stavenhagen, de 17 de noviembre de 2003
4 - La Naciòn, 11 maggio 2006
5 - La Nacion, 14 mayo 2006
6 - Pedro Cayuqueo, Azkintuwe, 6 giugno 2006
7 - Azkintuwe 6 giugno 2006-06-06

Fonte: Selvas.org