| Helen Steel e David
Morris parlano della loro battaglia legale di quindici anni con
McDonalds Il
caso McLibel è cominciato nel 1990 quando la McDonald Corporation ha
fatto denuncia per diffamazione contro gente coinvolta nel London
Greenpeace (un gruppo ambientalista anarchico che precedette il più noto
Greenpeace). McDonald ha preteso le scuse ed il ritiro degli opuscoli
anti-McDonald del gruppo. L'opuscolo riuniva le critiche fatte da
differenti movimenti alle pratiche di McDonald verso l'ambiente, i
diritti degli operai, i raccolti di contanti, la nutrizione, la
pubblicità verso i bambini e lo sfruttamento degli animali. Ha usato
McDonald come azienda di alto profilo per dare un'occhiata generale
all'effetto delle multinazionali sulla società.
Il processo McLibel è durato dal 1994 al 1997, con un appello nel 1999.
Malgrado la grande disparità verso il Duo McLibel (un carico di accuse
su di loro, nessuna giuria, nessuna assistenza giuridica, spesa di 10
milioni di sterline di McDonald sul caso, ecc.) hanno avuto la meglio su
molti punti. Le corti hanno dichiarato che la vendita dei prodotti
McDonald "ha finto un beneficio nutrizionale positivo che i suoi
alimenti (ricchi di grasso, sale, ecc.) non hanno"; che McDonald
“inganna i bambini con la sua strategia pubblicitaria”; sono “colpevoli
di crudeltà sugli animali”; e “paga bassi salari, contribuendo a far
diminuire le paghe nel commercio dell’ approvvigionamento”; che era un
giusto commento dire che gli impiegati del McDonald in ogni parte del
mondo “sono messi male in termini di salario e di condizioni di lavoro”;
e che era vero che “se qualcuno fa un uso spropositato dei cibi di
McDonalds la sua dieta aumenterà in termini di grassi ecc., con un
aumentato rischio di malattie al cuore.”
Incredibilmente, malgrado queste decisioni prese contro la compagnia al
Duo McLibel fu ordinato di pagare 40.000 sterline a McDonalds. Il Duo
McLibel si è rifiutato di pagare anche un solo centesimo.
Il 15 febbraio 2005 la corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato
che il caso era in violazione della legge per un giusto processo e per
il diritto della libertà d’espressione.
Quali implicazione riguardanti la libertà di parola e il diritto alla
protesta pensate possa avere questo caso?
Anche se abbiamo vinto il caso in Europa la sentenza realmente non
considera la maggior parte dei problemi che avevamo discusso, e di
conseguenza non possiamo avere molto effetto sulla libertà di parola. La
cosa che ha avuto e avrà un impatto maggiore è la sconfitta di questa
grande campagna, che mostra come leggi oppressive possono essere rese
inefficaci se le persone le combattono.
Nella fase iniziale delle azioni giudiziarie il McLibel Support Campaign
(MSC) è stato supportato e fatto funzionare da alcuni volontari, dalla
camera da letto di uno di loro e con una somma misera di denaro, e
attraverso riunioni collettive aperte. Il MSC ha convocato molte
giornate internazionali di azione contro McDonald durante il processo e
subito dopo il verdetto. Migliaia di persone hanno firmato un impegno
per dire che qualunque cosa fosse accaduta negli atti della corte si
sarebbero opposti agli sforzi di censura dell’azienda.
Due giorni dopo che il giudice ebbe pronunciato la sua confusa sentenza
nel 1997, e ci ordinò di pagare i danni a McDonald, ci furono proteste
in più di 500 negozi nel Regno Unito e altrove in tutto il mondo. Circa
tre milioni di opuscoli sono stati distribuiti nel Regno Unito solo da
quando furono portate le accuse di diffamazione. Questo mostrò a
McDonald che era sciocco provare a usare un sistema legale per zittire
le persone, e questi poi abbandonò il suo originale reclamo per danni e
l’ingiunzione a impedire la diffusione degli opuscoli. Inoltre non tentò
mai di rivalersi dei danni.
Il MSC inoltre ha acconsentito che le dettagliate informazioni
riguardanti McDonald che erano emerse dai documenti interni della
compagnia e dall’ analisi trasversale durante il processo fossero
pubblicati in tutto il mondo. Quest’atto è servito come ulteriore strato
di protezione per la libertà di parola. Il pionieristico
mcspotlight website è stato
aperto nel 1996 come raccolta di informazioni sul caso e sull’ azienda –
e ha avuto oltre 100 milioni di visite.
Il MSC era anche responsabile per la maggior parte della pubblicità nei
media, e della rete per i movimenti di più larga portata. Esso offriva
aiuto agli oppositori dei McDonald locali, ai lavoratori insorti contro
la compagnia, ai genitori che sfidano la sponsorizzazione di McDonald
nelle scuole, ecc. Un gruppo affiliato a Nottingham, il collettivo
Veggies, ha aiutato a coordinare la crescente quantità di distribuzioni
di opuscoli e proteste, così come a mandare persone in giro per Londra
durante il processo per fornire un aiuto pratico.
In generale il processo fu un chiaro fallimento per McDonald. Loro
avevano fatto le denunce come parte di una lunga e vincente strategia
fatta da minacce legali contro i loro oppositori. Invece, questa volta
la campagna aveva ribaltato la situazione ed aveva messo l’azienda sotto
processo – tutte le loro attività hanno ricevuto un accurato esame
durante il processo, e la pubblicazione di opuscoli d’opposizione al
McDonald crebbe rapidamente. Da allora non hanno più fatto denunce per
diffamazione nel Regno Unito, e le altre aziende sono state messe in
guardia dal non fare “un McLibel”
Cos’altro vi fu
d’aiuto nella battaglia legale?
Il nostro passato come attivisti impegnati in altre battaglie (sostegno
agli scioperi dei minatori, il movimento contro la tassa fissa sulle
persone, proteste per l’ambiente, campagne locali, ecc.)ci fu utile, ha
incrementato la nostra esperienza e ci ha dato l’ispirazione per andare
avanti. C’è la menzogna creata dai media che abbiamo combattuto questo
caso da soli. In realtà, ci fu uno sforzo collettivo – non avremmo
potuto combattere questa lunga battaglia senza una rete di aiuto
personale fatta da amici, babysitters (Dave è un padre single), e un’
intera gamma di volontari che ci ha aiutati in svariati modi. Questo, e
l’ulteriore supporto e incoraggiamento che abbiamo ricevuto da tutte le
direzioni. Per quanto riguarda il processo, molte persone hanno donato
il loro tempo e si sono impegnati come testimoni, esperti, ricercatori,
assistenti e consiglieri legali, ecc.
Dove ci siamo ritrovati ‘soli’ è stato nel parlare alla corte e nel
raccapezzarci nelle 40.000 pagine di documenti. Comunque, sebbene questo
fosse spossante, era molto incoraggiante avere la possibilità di sfidare
i membri dell’ azienda faccia a faccia, senza che essi avessero la
possibilità di scappare via.
Ci sono stati dei dilemmi che avete affrontato in quanto anarchici
impegnati in una campagna di alto profilo e visibilità?
I dilemmi comprendevano: come partecipare nelle procedure di tribunale
senza riconoscere la loro possibilità di dettare cosa il pubblico
potesse dire; e dovendo porre l’attenzione sul caso McDonald tuttavia
desideravamo evitare l’essere inseriti nella schiera del ‘boicottaggio
McDonald’. Inoltre ci siamo impegnati per evitare ogni tipo di ‘anti-americanismo’.
La campagna, nel tentativo di mantenere l’attenzione dei media, tenne a
concentrare l’attenzione sulle pratiche più estreme del capitalismo e
sul sistema legale, piuttosto che sulla loro stessa esistenza. I media
istituzionali sono stati superficiali, imprecisi, e largamente non
curanti della campagna nell’insieme, tuttavia abbiamo contato su di essi
per divulgare il caso. Per vari motivi siamo stati fortunati per esempio
per il fatto che è stato McDonald che ci ha citati, garantendoci un’alta
visibilità. Non eravamo a nostro agio nella sciocca attenzione posta su
di noi con l’espressione ‘l’eroico duo’ , ma parlare con i media era
l’unica maniera che ci assicurava di ottenere l’attenzione della stampa
circa alcune questioni e circa l’attività di protesta.
Malgrado queste difficoltà riteniamo che la campagna McLibel ha
contribuito allo sviluppo del movimento contemporaneo anti-capitalista
in molti modi: la lunghezza e la natura di alto-profilo ma pur sempre
radicale della campagna; l’attenzione sugli effetti generali di
un’industria globale (degli alimenti) invece che su un singolo aspetto;
il successo nella sfida alla censura; e gli appelli, anche se vaghi,
alla resistenza e ad alternative al sistema attuale.
McDonald ritiene che il mondo sia andato avanti dal periodo del
processo e che la compagnia sia cambiata – pensate che questo sia vero?
No. McDonald, insieme alle altre aziende multinazionali, esiste per
conseguire profitti per il beneficio dei loro azionisti e direttori – a
tale scopo continuano a sfruttare gli operai, i bambini e altri
consumatori, l’ambiente e gli animali.
Negli anni a seguire la fine del processo i guadagni di McDonald hanno
avuto un calo, almeno in parte grazie all’ aumentata consapevolezza del
pubblico sulla natura non sana del cibo spazzatura e degli aumentati
rischi di obesità, disfunzioni cardiache e cancro come conseguenza di
questo tipo di dieta. McDonald ha introdotto le cosiddette opzioni
‘sane’ nel suo menu, ma questo non a causa della loro preoccupazione per
la salute pubblica, esso è soltanto un tentativo di catturare i clienti
che non consumerebbero i suoi piatti consueti.
La realtà è che McDonald sfrutta ogni minimo cambiamento e lo usa come
opportunità per fare public relations e mettersi in buona luce:
fondamentalmente, l’intero sistema rimane lo stesso.
Quale consiglio dareste agli autori di opuscoli anti-capitalisti onde
evitare la denuncia per diffamazione?
Le persone dovrebbero essere libere di divulgare qualunque critica
ritengano giustificata – così come dovrebbero avere la libertà di
organizzarsi, di dimostrare e portare avanti campagne contro
l’oppressione e l’ingiustizia. In modo tale che le libertà siano
continuamente esercitate e continuamente si lotti per esse –
specialmente in questo clima di repressione. Quello che pubblichiamo
dovrebbe basarsi non sulle leggi per la diffamazione, ma su ogni cosa
riteniamo che abbia valore di verità. Le nostre preoccupazioni
dovrebbero riguardare il destinatario del nostro messaggio mentre
rendiamo le nostre pubblicazioni le più esatte e comprensibili
possibili. Guadagneremo soltanto il rispetto e la fiducia del nostro
pubblico quando vedranno che quello che scriviamo è affidabile e non
inventato per soddisfare i nostri scopi personali – come accade ormai
troppo spesso con i media , i politici, ecc.
Che tipo di consiglio dareste alla gente che sta avendo a che fare
con minacce legali?
Consiglieremo sempre alle persone di opporsi a chi li minaccia – sia
essa la società, i governi, la polizia o chicchessia – e a non farsi
intimidire da minacce legali o di altro genere. Ma è essenziale essere
organizzati, rifiutare di essere messi a margine o criminalizzati, e di
non perdere il contatto con i movimenti più vasti di opposizione ed il
pubblico in generale. Tutti i movimenti per il cambiamento devono
aspettarsi di dover resistere e superare una repressione. Dobbiamo
lavorare al meglio e trasformare i casi nelle aule di giustizia in arene
dove il dibattito pubblico e la lotta possano essere stimolati e
mobilitati. La ‘giustizia naturale’ e la ‘società civile’ sono più forti
se tutti ci impegniamo a realizzarle. Le decisioni di istituzioni
legali, statali e aziendali ritenute potenti possono essere combattute
con successo.
Cosa pensate di fare adesso?
La battaglia legale McLibel è conclusa ormai ma la lotta continua per il
buon funzionamento della società e per il beneficio di tutti. Siamo
entrambi attivi in svariate attività e campagne nella nostra comunità
locale e con il Gruppo di Solidarietà Haringey. Intendiamo continuare
come piccola parte di un più grande movimento per un mondo migliore. |