| Fare affidamento sul
puro meccanismo economico non può risolvere il problema dell'emergenza
sanitaria mondiale... (WHO - OMS, rapporto sulla Salute pubblica 2006)
Tre iniziali considerazioni
consequenziali.
La natura cambia indipendentemente dall'economia, ma non dalla società.
I cambiamenti sociali, climatici, l'uso ormai secolare di alcuni farmaci
ed il relativo adattamento e sviluppo di resistenze da parte di virus e
batteri ha trasformato completamente il quadro epidemiologico e le
emergenze sanitarie su scala planetaria. Mentre fino a qualche anno fa
epidemiologicamente si poteva semplicemente dividere in due il pianeta:
dove le popolazioni che vivevano nel nord dell'emisfero godevano di una
aspettativa di vita più lunga e le cause di morte erano legate a
malattie croniche (infarto, tumori, diabete) mentre il sud povero aveva
una aspettativa di vita più bassa e le cause di morte erano legate ad
infezioni, oggi la situazione appare a macchia di leopardo.
Se proviamo a considerare la vita media scopriamo che alcuni paesi sud
americani e caraibici hanno una aspettativa di vita di 78 anni e la
Grecia di 79 mentre gli USA di 76. Se ora confrontiamo le attese di vita
media della popolazione con il prodotto interno lordo (VM vs PIL)
abbiamo che il PIL medio annuo per persona per il centro America meno di
10.000 USD, Grecia 17.000 e USA più di 34.000. Quindi è evidente che
oggi il PIL nazionale non è direttamente correlato con le aspettative di
vita delle persone. Attenzione, con questo non si deve pensare che la
patologia sia completamente svincolata dalla storia sociale di una parte
del mondo. Prendiamo quello che sta succedendo nelle regioni
sub-Sahariane. Le aspettative di vita per Zimbawe, Kenia, Botswana
avevano una aspettativa di vita di 65 anni fino al 1993, a seguito degli
sconvolgimenti politici sociali la mancanza di lotta contro le epidemie
di malaria e HIV oggi l' aspettativa di vita in quei paesi e di 40 anni.
Perché? Le malattie si sviluppano nel disagio sociale e nella povertà:
entrambe sono presenti anche nei paesi "ricchi".
Il disagio sociale si manifesta sempre di più anche in quelle aree del
pianeta che una volta erano protette. La perdita di qualità e la
privatizzazione dei servizi sanitari ha portato all'esclusione
dall'assistenza sanitaria di parti significative di popolazione in
Europa e Nord America. La medicina preventiva è stata sacrificata a
beneficio della medicina interventistica e allo sviluppo di "nuovi"(vedi
più avanti) farmaci. Potremmo dire che la parola d'ordine in occidente
negli ultimi venti anni è stata "Meglio curare che prevenire". Tuttavia
anche i presidi terapeutici hanno risentito del loro invecchiamento un
esempio per tutti: la resistenza agli antibiotici di numerosi tipi
batterici.
Dall'altro lato le recenti epidemie di HIV/AIDS e Tubercolosi hanno
colpito sia paesi ricchi che poveri e hanno trovato delle condizioni
sociali favorevoli come l'aumento della popolazione carceraria. Si è
dimostrato come le prigioni funzionino come importanti "pabulum" dove i
patogeni accrescono la loro carica infettiva per poi contaminare le
popolazioni non prigioniere circostanti (vedi Umanità Nova, numero 24
del 3 luglio 2005, Anno 85 Morire di galera La salute dietro le sbarre:
dalla pena detentiva a quella biologica).
Le leggi sull'immigrazione che hanno come risultato aumentare il numero
di lavoratori senza diritti sanitari che provengono da regioni del
pianeta dove alcune malattie infettive sono endemiche.
La previsione è che nel 2015 in Europa si morirà di nuovo per
tubercolosi, infezioni intestinali e delle vie respiratorie.
La crescita demografica asimmetrica e l'epidemiologia
Non è compito di quest'articolo analizzare qui le cause del perché nei
paesi più poveri ci sia una crescita demografica impetuosa mentre in
quelli ricchi si ha il fenomeno inverso. Quello che qui occorre notare è
che la popolazione che cresce (Estremo e Medio Oriente, Africa) soffre
di malattie come Malaria, Bilharzosi (Malattia del Sonno), Dengue, West
Nile febbre, Ebola, etc verso le quali non esistono farmaci e non esiste
nessuna volontà delle multinazionali farmacologiche di sviluppare la
ricerca per curarle.
L'emergere di nuove malattie, l'aumento della popolazione colpita e la
tremenda rapidità nella loro diffusione su scala planetaria, la povertà
del repertorio di farmaci a disposizione per curare vecchie e nuove
malattie, hanno portato l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS -
WHO) a redigere il documento: "Salute pubblica, innovazione e diritti di
proprietà intellettuale".
Si tratta di un poderoso documento di 228 pagine redatto da una task
force del OMS che ha come compito quello di analizzare l'emergenza
sanitaria verso la quale ci stiamo avviando e di proporre dei rimedi.
Quello che colpisce e l'associazione stretta tra salute e i diritti
sulla proprietà intellettuale.
Il documento cerca di sviluppare concretamente alcune analisi ed azioni
che hanno come obiettivo quello di conseguire i Millennium Development
Goals (Obiettivi di Sviluppo per il Millennio) stability dale Nazioni
Unite da raggiungere entro il 2015.
Le nazioni unite hanno convenuto che per garantire la sopravvivenza
della specie umana nel nuovo millennio vanno conseguiti I seguenti
obiettivi:
1) Riduzione della mortalità infantile dei 2/3
2) Riduzione mortalità materna dei 3/4
3) Ridurre ed invertire l'incidenza dell'HIV/AIDS
4) Ridurre ed invertire l'incidenza della malaria e tubercolosi
5) Dimezzare il numero di persone che vive al di sotto della soglia di
povertà
6) Raggiungere l'istruzione elementare a livello universale/globale
7) Eliminare le differenze di genere nell'educazione
Quello che sorprende nell'analisi condotta dagli autori del documento è
che per la prima volta un organismo istituzionale dichiara che le leggi
del mercato non sono adeguate per affrontare l'emergenza sanitaria che
il pianeta sta vivendo. In particolare il fallimento dell'industria
farmaceutica e quindi delle leggi del mercato nel promuovere la difesa
della salute su scala mondiale. In particolare, il limite maggiore per
conseguire le finalità del Millennium goals delle nazioni unite sono
semplici, il mercato dell' industria farmaceutica non è in grado di
coprire le patologie di paesi poveri, perché le malattie li presenti
sono "orfane" non studiate perché non economicamente vantaggiose. In
altre parole si produce quello che si può vendere, e se si producono
farmaci per malattie che affliggono i poveri non si rientra nel
profitto.
Il mercato non riconosce malati ma clienti/consumatori, e questo si
scontra con gli obiettivi delle Nazioni Unite, da qui la richiesta di un
superamento della logica di mercato almeno nel campo della salute.
I diritti di proprietà intellettuale
Un ruolo importante nella creazione del mercato della salute è dato da
quelli che vengono definiti come diritti di proprietà intellettuale, che
servono a creare un monopolio sul farmaco ed assicurare alla corporation
che lo produce di poter decidere lei il prezzo. Spesso questo sistema
non permette campagne sanitarie efficaci nei paesi a basso reddito.
Questo sistema è stato recentemente messo in discussione dalla rottura
dei trattati che tutelano i diritti intellettuali (TRIPs) vedi i casi
del Sud Africa, Brasile di qualche anno fa (vedi Da "Umanità Nova" n.38
del 4 novembre 2001 Globalizzazione e salute Potreste mai brevettare il
sole?).
In un recente convegno della Farmindustria confederazione degli
industriali farmaceutici dal titolo: 1° giornata di studio sulla
proprietà intellettuale si sosteneva la tesi che i diritti di proprietà
intellettuale ed il relativo monopolio sulle specialità farmaceutiche
servisse: 1) a coprire i costi per la messa a punto di nuovi farmaci
(circa 500 mil USD) ed al potenziamento della ricerca scientifica 2) ad
incoraggiare i ricercatori ad assumersi il rischio della messa a punto
di nuovi farmaci, 3) a sostenere la ricerca industriale che copre il 90%
della produzione di farmaci e vaccini., 4) a saldare industria con
università.
Niente di più falso vediamo il perché.
Il brevetto non serve a coprire i costi ma serve per produrre profitto.
Dei 12-15 anni che occorrono all'immissione nella pratica clinica di un
nuovo farmaco attraverso le fasi di sperimentazione (I-IV) solo le
ultime fasi vengono gestite dalle imprese farmaceutiche spesso tramite
accordi con partner universitari e cinici pubblici tramite contratti di
studio extramurali (l'industria finanzia ricerche applicative in
strutture pubbliche), con enorme vantaggio economico per loro ed a costo
della ricerca di base e indipendente. Patentare un nuovo composto con
attività terapeutica varia a secondo del paese e delle sue leggi che
regolano la proprietà intellettuale, così patentare un nuovo farmaco in
India e cosa completamente differente se il brevetto e emesso negli USA.
Ovviamente anche i costi sono enormemente diversi. Il diritto di
proprietà non serve a portare al letto del paziente la medicina giusta,
perché spesso le industrie sono così potenti da poter manipolare il
personale sanitario inducendolo ad utilizzare il farmaco più in voga o
meglio sponsorizzato, inoltre se il malato ha contratto una delle
malattie orfane o è delle parti del pianeta più povere non ha nessun
farmaco a disposizione. I brevetti non promuovono l'innovazione
scientifica. No perché la competizione e la produzione farmaceutica in
larga misura e di tipo incrementale e non innovativo. La regola è che la
ricerca farmaceutica lavora su vecchie molecole cercando mi
modificarle/migliorarle o su vecchi principi terapeutici cercando
farmaci più avanzati con meno effetti collaterali: sono ormai più di 50
anni che il diuretico è il farmaco principale contro l'ipertensione,
anche se sul mercato se ne trovano di varie generazioni con maggiori o
minori effetti collaterali.
Un nuovo scenario si sta creando.
Il monopolio dell'industria farmaceutica Europea e USA sta entrando in
crisi e potrebbe scontrarsi con nuovi protagonisti come India, Cina,
Cuba, Brasile che stanno sviluppando rapidamente competitive attività di
produzione farmaceutica, fornendo degli analoghi (generici) ma con gli
stessi principi attivi dei farmaci commercializzati a caro costo dalle
multinazionali della chimica. Questo sviluppo si accompagna ad una
crescita significativa dei settori che si occupano di ricerca e sviluppo
in questi paesi.
Paradossalmente il documento dell'WHO dopo aver svolto una buona analisi
delle cause che impediscono il conseguimento di un buon livello di
salute pubblica su scala mondiale (la proprietà intellettuale, il
monopolio dei farmaci etc.) nelle sue conclusioni commette un errore
fatale dichiarando che solo un utilizzo umanitario della proprietà
intellettuale può risolvere il problema; cioè fornire ai paesi poveri
medicine basso costo.
È assurda questa soluzione perché non rimuove le cause che sono alla
base delle diverse aspettative di vita del pianeta, non porta ad una
innovazione della medicina ed ad un aumento delle possibilità
terapeutiche, non genera ricerca per combattere le malattie orfane.
La negazione del principio che la salute possa essere gestita come una
qualsiasi risorsa finanziaria, la distruzione dell'assioma
paziente=consumatore, l'innesco di iniziative che portino alla creazione
di strutture di ricerca e sviluppo medico diffuse nelle varie parti del
pianeta tutte impegnate allo studio e cura delle malattie proprie di
quelle aree potrebbe rappresentare una valida alternativa cosi come l'
eliminazione di qualsiasi privilegio monopolistico imposto sulla salute
dell' umanità. |