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Capisco che l’idea
non sia molto solleticante ma se riuscite a superare il mal di
mare dato da commi e codicilli, riferimenti e ter-bis-quater, la
lettura del decreto sicurezza su cui il governo ha posto
quest’oggi (ieri, ndr) la fiducia definitiva può
diventare un utile strumento di interpretazione dello spirito
della maggioranza.
Il primo pensiero è
che è una legge di prepotenti. Il secondo è che è una legge che
vibra un’altra martellata, come se ce ne fosse bisogno, alla
libertà di espressione e alle ultime speranze di controllo dal
basso dei governanti, il terzo pensiero è che è una legge per i
ricchi che respinge più lontano i poveri, quelli sporchi e
laceri che disturbano la quiete dei signori.
Partiamo dal
fondo ovvero dall’articolo 60. L’articolo dice che se qualcuno,
sulla rete internet, insomma da un sito qualunque, istiga alla
delinquenza o alla disobbedienza alle leggi, il Ministero
dell’Interno gli può tagliare il collegamento. Non solo. A dover
intervenire all’istante (entro 24 ore) sarà il service provider,
pena una multa da 50 mila a 250 mila euro.
Uno pensa. Be’,
se il sito della Lega Nord, per esempio, incita al tiro al
marocchino, o se gli Skinheads scrivono “dagli all’ebreo”, è
giusto che il ministero dell’Interno intervenga e li faccia
tacere cosa che certamente il ministro Maroni farà senza
esitazioni.
Nella legge sono
espressi però due concetti: “l’istigazione a delinquere” e “la
disobbedienza alle leggi”. In fondo, a voler essere pignoli, non
c’è nessuna differenza, ma allora perché specificare?
Perché una cosa è
dire: ammazzate la nonna. Un’altra è: smettiamo per protesta di
pagare il canone della Rai, oppure “partecipiamo a quella
manifestazione anche se non ce la vogliono far fare”. Se il
sito di Forza Italia sostiene con il suo capintesta che le tasse
sono troppe e che evaderle è un diritto, che farà Maroni? Stacca
l’interruttore?
Inoltre, è
semplicemente mostruosa la multa per i provider che, per qualche
motivo, non riesce in 24 ore a intervenire. Minimo 50 mila euro,
massimo 250 mila, ovvero mezzo miliardo delle vecchie buone
lirette. Un piccolo provider rischierà mai di prendere in
gestione un sito, diciamo così, sbarazzino che magari predica la
legalizzazione della marijuana?
Fossi il
provider del Barbiere della Sera, dove chi scrive ha la
possibilità di commentare liberamente ogni cosa, mi chiederei se
il gioco vale la candela. La pericolosità di questo
provvedimento è dunque evidente. Se rompi le palle ti taglio i
fili, a te e a chi ti ospita. Così impari a disturbare il
governo.
Questo punto è
passato piuttosto inosservato, ma rientra nella categoria
davvero importante della guerra a ogni tipo di contrappeso.
Nessuno approva l’istigazione a delinquere, beninteso. Ma se
viene bandita dalle comunicazioni anche quella storica e
gandiana forma di protesta che è la disobbedienza civile, un
passo in più verso l’autoritarismo è stato compiuto.
Le ronde, poi. Al
sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli va il merito di
aver coniato l’espressione geniale “sicurezza partecipata”.
Cioè, è l’idea, i cittadini partecipano in apposite formazioni,
alla gestione della sicurezza. Da Alberto Custodero, sulla
Repubblica di ieri l’altro, abbiamo appreso che Roberto Maroni,
oggi ministro di Polizia, reclutava elementi per la ronde
padane, quei figuri in tuta verde che sognavano (sognano) la
secessione armata della Padania e quindi si capisce già meglio
la spinta decisiva di Bossi e Maroni verso l’istituzione delle
ronde per ottenere la legittimazione dei soldatini bergamaschi.
Bisogna leggersela bene
la legge. I sindaci, dice il testo, possono avvalersi della
collaborazione di cittadini non armati al fine di segnalare alle
autorità “eventi che possano arrecare danno alla sicurezza
urbana ovvero situazioni di disagio sociale”.
In via privilegiata i sindaci dovranno scegliere associazioni
composte da ex appartenenti alle forze dell’ordine (carabinieri,
poliziotti, finanzieri, pompieri, vigili urbani eccetera) o ex
militari, tutte categorie con il porto d'armi pressochè
automatico e che, verosimilmente, si metteranno in tasca il
ferraccio.
Lasciamo pure da
parte le polemiche un po’ stucchevoli, benché fondatissime,
sull’appalto privato della sicurezza pubblica (e comunque la
vorrei proprio vedere una ronda padana farsi un giro a Casal di
Principe). Vorrei interrogarmi sull’espressione “disagio
sociale”. E’ evidente che l’animus leghista dell’istituzione
delle ronde ritiene disagio sociale i problemi della
marginalità. Immigrati clandestini, Rom, microcriminalità
cittadina, barboni che dormono sulle panchine e roba così. Le
ronde interverranno e sarà interessante vedere come.
Ma ci sono altri
punti di vista. Per esempio, quelli che parcheggiano l’auto
negli spazi riservati ai disabili o ai motorini, quelli che al
bar o dal fruttivendolo non ti fanno lo scontrino fiscale,
l’avvocato che evade miliardi di tasse, a me creano un disagio
sociale gravissimo e terribile. Se ci fosse in giro
un’opposizione vagamente decente, si darebbe da fare subito per
organizzare ronde nutrite e toste, magari di ex poliziotti e
militari, per contrastare questi fenomeni.
Portando il
ragionamento a conseguenze estreme, si può arrivare a immaginare
una società in cui diverse interpretazioni del concetto di
“disagio sociale” si combattono attraverso ronde dalle diverse
politiche. Chi dà la caccia ai clandestini, chi agli evasori.
Una bella prospettiva, non c’è che dire.
Una legge per
ricchi e contro i poveri. E’ la parte che riguarda
l’immigrazione. C’è da dire che personalmente non trovo
sbagliata in linea di principio l’introduzione del reato di
ingresso clandestino. E’ un principio su cui si può essere
d’accordo, benché assolutamente inutile.
Se io muoio di
fame in Centrafrica, attraverso il Sahara e dalla Libia parto
sul gommone per l’Italia, me ne sbatto se Maroni mi fa la multa.
Non mi pare sia un deterrente efficace. Tra morire di fame e
affrontare il giudice di pace voi cose scegliereste?
A stupire, nella
legge, sono gli intenti vessatori escogitati dal governo nei
confronti di questa povera gente. Se io decido di affittare una
casa, a un equo prezzo, a un educato bengalese senza avergli
prima controllato il permesso di soggiorno, rischio la prigione
fino a tre anni.
Viene quindi già
precluso il primo importante passo verso l’integrazione. La
conquista di una casa. Ancora, se io ospito in casa dei miei
nonni una badante non in regola con i documenti, rischio sempre
tre anni (favoreggiamento di immigrazione clandestina?) Ovvio
che la caccio seduta stante e la spingo in strada.
Se devo rinnovare
il permesso di soggiorno, devo pagare 200 euro, su un salario,
chi ha una domestica extracomunitaria lo sa, che non arriva ai
mille. E così via, tutti calci negli stinchi per renderti la
vita più difficile. Se vuoi cambiare la tua residenza, il
governo si riserva il diritto di venirti a controllare a casa la
qualità del cesso che usi (capo 19 del primo emendamento
approvato ).
Si potrebbe
continuare. Nella fame di legge e ordine che lo affligge, il
governo introduce perfino la procedibilità d’ufficio del reato
di oltraggio a pubblico ufficiale. Vuol dire che se protesto
troppo vivacemente con un vigile urbano, rischio una pena fino a
tre anni di carcere. E si procede d’ufficio. In automatico, non
su eventuale querela del vigile offeso.
Cosa tutto questo
abbia a che fare con la sicurezza è difficile dire. A parte
infatti alcune norme che irrigidiscono i controlli sulle aziende
sospettate di collusioni mafiose e in materia di appalti, la
legge è in realtà solo un mezzuccio per appagare le bramosie
della Lega Nord e le sue pulsioni anti immigrati.
Appunto, una
legge da prepotenti. |