| George Bush dovrebbe
scaricarsi e prendere visione della ‘European Union Green Paper on
Energy Efficiency’, un “manuale di sopravvivenza” appena pubblicato, una
vera e propria roadmap per ogni individuo, famiglia, comunità e paese
deciso ad ammortizzare lo shock dei rialzi petroliferi.
Il panico è ormai all’ordine
del giorno.
Il prezzo del petrolio nei mercati internazionali ha superato i sessanta
dollari al barile. Le previsioni ci dicono che presto, a seguito della
contrazione delle riserve mondiali, si giungerà alla fatidica cifra dei
cento dollari: i politici e i businessman – quelli degni di tali nomi –
non stanno passando notti tranquille.
L’economia mondiale comincia a rallentare, lo scenario è quello di una
nuova recessione internazionale di lungo termine – diversi economisti
parlano addirittura di depressione globale – che potrebbe protrarsi per
decenni.
Ci stiamo bruscamente destando dalla convinzione che il mondo intero
possa fondarsi ancora a lungo sul petrolio. Siamo la civiltà dell’oro
nero. Produciamo cibo grazie ai fertilizzanti e ai pesticidi
petrolchimici. La nostra plastica, i nostri prodotti farmaceutici e i
nostri vestiti sono costituiti per la maggior parte da derivati del
petrolio. I trasporti, l’energia, i riscaldamenti, la luce elettrica di
cui quotidianamente facciamo uso dipendono completamente dal petrolio.
George Bush ha recentemente sollecitato i cittadini americani a
utilizzare meno spesso le proprie vetture – il 52% dei veicoli
circolanti negli Stati Uniti sono vetture SUV [Sport Utility Vehicles,
NdT], che vomitano nell’atmosfera quantità record di CO2 – per
risparmiare carburante prezioso. La Casa Bianca ha chiesto anche ai
dipendenti federali di limitarsi agli spostamenti essenziali, di
viaggiare in vetture dove sono presenti più viaggiatori, di fare uso dei
trasporti pubblici. In più, il presidente ha ordinato di regolare i
termostati della Casa Bianca sui 72 gradi Fahrenheit [28,8 gradi Celsius,
NdT], non un grado di più.
Incredibilmente, allo stesso tempo Bush proclama la sua nuova portentosa
strategia di efficienza energetica, la Casa Bianca e i Repubblicani al
senato dietro le quinte stanno silenziosamente gettando sul lastrico i
rimanenti sei centri regionali del Dipartimento dell’Energia Usa –
istituiti per sostenere le famiglie a basso reddito, la comunità degli
affari e il governo federale e per implementare i provvedimenti
sull’efficienza energetica – tagliandone i fondi previsti.
Sembra proprio che George Bush e il suo team non abbiano realizzato per
nulla l’entità dell’enorme crisi energetica che gli Usa e il mondo
intero si trovano di fronte. La Casa Bianca ha chiaramente bisogno di
una guida.
Bush per primo farebbe una buona cosa se si scaricasse e prendesse
visione della ‘European Union Green Paper on Energy Efficiency’ (europa.eu.int/comm/energy/efficiency/index_en.htm),
appena pubblicata. Il documento si dimostra un “manuale di
sopravvivenza” ben dettagliato, una vera e propria roadmap per ogni
individuo, famiglia, comunità e paese – tra cui gli Stati Uniti
d’America – che sia deciso ad ammortizzare lo shock dei rialzi
petroliferi.
Secondo il report, se ogni Stato dell’Unione Europea attuasse il proprio
programma di conservazione energetica, l’area UE potrebbe da sola
potrebbe ridurre di almeno il 20% l’attuale consumo totale di energia –
nelle abitazioni, negli edifici commerciali, nelle fabbriche, nel
settore dei trasporti – per un risparmio netto di 60 miliardi di euro
all’anno. Nel documento si legge inoltre come gli Stati Uniti allo stato
attuale potrebbero risparmiare molta di più: infatti, è stato calcolato
che, per la produzione di una singola unità di prodotto interno lordo,
gli Usa sprecano circa il 50% di contributo energetico in più rispetto
all’Europa.
Uno studio della Commissione Europea rivela che ogni unità familiare di
Usa e Ue, tramite il ricorso a pratiche energetiche sostenibili,
potrebbe ridurre di almeno 1.200 dollari all’anno il proprio consumo
energetico, controbilanciando così i rincari petroliferi. La Carta Verde
Europea è ricca di indicazioni particolareggiate su come considerare
ogni momento della nostra giornata un’occasione utile per poter
contribuire al risparmio energetico complessivo.
Tra le proposte ci sono quelle relative all’acquisto di auto
efficientemente energetiche, la riduzione dei limiti di velocità a 55
miglia orarie, all’adozione di nuovi comportamenti sociali nelle case e
negli edifici commerciali – come l’installazione di speciali materiali
isolanti e “finestre efficienti”, l’utilizzo di lampadine elettriche
permanenti, l’introduzione di software per l’applicazione di tecniche di
risparmio energetico, consigli pratici per i proprietari immobiliari –
con l’obiettivo di fare della società attuale una società realmente
sensibile alla necessità del risparmio energetico.
L’investimento generale di governi, settori industriali e consumatori
per tradurre in realtà le migliaia di ‘migliori strategie di
conservazione energetica’ [come indicato nella Carta Verde, NdT]
rilancerebbe le economie interne dei singoli paesi, creando milioni di
nuovi posti di lavoro. Inoltre, i risparmi energetici consentirebbero di
investire in altre forme redditizie di sviluppo economico sostenibile.
Quale paese meglio degli Stati Uniti potrebbe spianare la strada e
dichiarare una volta per tutte lo stato di “emergenza nazionale”,
predisponendo un piano quinquennale per rendere esecutive le indicazioni
contenute nella Carta Verde dell’UE?
Dopo tutto, gli Usa da soli consumano più del 25% del totale dei
combustibili fossili mondiali, anche se rappresentano solo il 5%
dell’intera popolazione terrestre. Gli Usa portano giustamente
l’etichetta di “paese più sprecone del mondo”. Sarebbe ora che
cogliessero quest’opportunità per diventare invece il paese leader del
risparmio energetico.
E per diventare finalmente un esempio da seguire.
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Jeremy Rifkin è autore di 'The Hydrogen
Economy: The Creation of the World Wide Energy Web and the
Redistribution of Power on Earth' e consigliere del parlamento europeo
per le politiche di energia rinnovabile e per l'economia dell'idrogeno.
È presidente della Foundation on Economic Trends di Washington. |