Foresta amazzonica, i danni dell'abbattimento selettivo

di Sara Capogrossi Colognesi

LE CONDIZIONI della foresta amazzonica sono peggiori di quanto non si pensasse. Lo rivelano su Science alcuni ricercatori affiliati con la Carnegie Institution e la Stanford Univesity, che grazie a una nuova tecnica di monitoraggio satellitare hanno constatato gli enormi danni prodotti dall'abbattimento selettivo di alberi dall'alto valore commerciale, come per esempio il mogano. "Chiunque sa del mogano, ma in Amazzonia ci sono almeno 35 specie di alberi commerciabili, e il danno che si provoca togliendo anche solo pochi eseplari alla volta è enorme. In media per ogni albero rimosso per rivenderne il legno se ne possono danneggiare gravemente una trentina. Questo perché quando si tagliano gli alberi le viti che li connettono determinano l'abbattimento degli alberi vicini", spiega Gregory Asner, prima firma dell'articolo e professore associato presso il dipartimento di scienze geologiche e ambientali.

Una storia già sentita: quando si cattura un piccolo di alcune specie di animali selvatici, come per esempio i gorilla o gli scimpanzé, quasi sempre si uccidono genitori e parenti che si muovono in sua difesa. Stragi dagli effetti devastanti per intere specie, sempre più a rischio di estinzione. E così in Amazzonia, dove una pratica che a prima vista potrebbe sembrare sostenibile - si rimuovono solo alcuni alberi, e si lascia tutto il resto intatto - distrugge ogni anno più di 15 mila chilometri quadrati di foresta.

Ma mentre gli abbattimenti e gli incendi vengono facilmente individuati dalle analisi satellitari di tipo convenzionale, l'abbattimento selettivo è mascherato dall'estrema densità della foresta amazzonica. "Abbiamo lavorato per otto anni per sviluppare tecnologie analitiche in grado di scoprire questa forma estremamente criptica di deforestazione", spiega Asner. "Usando i dati del satellite, abbiamo sviluppato un modello che individua i cambiamenti fisici della foresta. Abbiamo ottenuto i primi successi tre anni fa su una scala di circa 520 chilometri quadrati. Questa è stata la prima identificazione quantitativa accurata del danno collegato all'abbattimento selettivo della copertura forestale", continua Asner, che descrive come il team abbia perfezionato questa nuova tecnologia, che oggi si avvale di tre satelliti della Nasa e di un supercomputer che processa i dati in tempi brevissimi: "Possiamo monitorare l'intera Amazzonia in una notte. Le 600 immagini prodotte per questo studio sono state analizzate da soli tre tecnici nel mio laboratorio al Department of Global Energy".

Diverse ricerche hanno dimostrato che a causa degli abbattimenti (selettivi e non) la luce penetra nel (non più) folto degli alberi, seccando il terreno che è così maggiormente esposto al rischio di incendi. "Probabilmente questa è la preoccupazione maggiore", dice Asner. "Ma l'abbattimento selettivo include anche l'uso di ruspe e trattori che solcano il terreno e la foresta. I lavoratori poi costruiscono strade improvvisate per muoversi, e studio dopo studio è stato dimostrato che queste strade di frontiera diventano sempre più grandi via via che arriva più gente, e tutto ciò incrementa il processo di deforestazione. Si deve pensare al commercio di legname come primo passo verso il cambiamento dell'uso del paesaggio".

Tra l'altro, come fa notare Asner, l'abbattimento degli alberi ha grande impatto sulla catena alimentare e poiché nella foresta amazzonica vive circa un terzo delle specie terrestri esistenti sul nostro pianeta (dalle formiche ai giaguari), il pericolo è enorme. "Gli studi continuano a mostrare il declino nelle popolazioni di primati e altri mammiferi conseguente all'abbattimento selettivo, e i tassi di ricrescita della foresta indicano che un pieno ripristino degli habitat per i grandi predatori in genere è lento", scrivono gli autori.

Ma ce né anche per il clima: i tronchi e le altre parti degli alberi che vengono lasciate sul terreno a decomporsi rilasciano anidride carbonica. La deforestazione ogni anno produce 400 milioni di anidride carbonica, secondo Asner l'abbattimento selettivo è causa di un altro centinaio di tonnellate.

"Il governo brasiliano ha promulgato leggi contro queste operazioni di abbattimento, ma non possono sostenerle sull'enorme superficie geografica di cui stiamo parlando", spiega Asner. "Non possono permettersi un poliziotto a ogni angolo, perciò la nostra idea è di fornire loro i nostri risultati nella speranza di aiutarli a far valere le loro leggi".

Fonte: Boiler