Il ministro delle
Attività Produttive Claudio Scajola, durante la propria visita al centro
ricerche dell'Enea a Frascati ha affermato come sia intenzione del
governo investire sul nucleare, al fine di colmare il gap fortissimo che
abbiamo sciaguratamente accumulato. In virtù di questo proposito ha
annunciato l'assunzione di ingegneri nucleari da parte dell'Enea ed ha
rivelato che fra poche settimane Ansaldo Energia darà vita ad Ansaldo
Nucleare.
Queste affermazioni, oltre a lasciare basiti, poiché rilasciate dal
ministro di un paese che tramite referendum ha già espresso il proprio
rifiuto nei confronti delle centrali nucleari, vengono portate avanti
con l'occhio miope di chi finge d'ignorare il problema dell'inquinamento
nucleare ed i gravissimi danni da esso indotti sulla nostra salute e su
quella dell'intero ecosistema.
Nel mondo sono attive circa 440 centrali nucleari. La Francia da sola ne
possiede 80, la Spagna 9, la Svizzera 5 e la Germania una ventina, solo
per citare i paesi a noi più vicini.
Ognuna di esse oltre a rappresentare una grave fonte di radiazioni per
il territorio circostante, potrebbe essere causa di una catastrofe di
proporzioni inenarrabili, nel caso si verificasse un incidente, un
attentato o un intenso movimento tellurico
Ognuna di esse produce tonnellate di scorie radioattive che resteranno
attive per un periodo che va dai 20 ai 150 mila anni. Scorie
completamente ingestibili, poiché risulta materialmente impossibile
determinare la sicurezza dei siti di stoccaggio delle stesse, dovendo
ragionare su grandezze temporali nell'ordine delle decine di migliaia di
anni.
Una pesante eredità fatta di veleni e di morte, che lasceremo in dono
alle generazioni future, simile ad una spada di Damocle, sospesa nei
secoli a venire sopra le loro teste.
Se a tutto ciò aggiungiamo da parte dei governi, la sempre più spiccata
propensione ad affidare sia la costruzione che la gestione delle
centrali nucleari ad imprese private, le quali sono interessate solo ed
unicamente al proprio tornaconto, quello che traspare è un quadro a
tinte fosche, potenzialmente pericolosissimo ed i cui contorni si
perdono nell'imponderabile.
Dal 1945 ad oggi
sono state oltre 2000 le esplosioni atomiche messe in atto per
sperimentare nuovi ordigni nucleari. Se ne annoverano 1039 da parte dei
soli Stati Uniti.
Impossibile determinare la gravità della ricaduta radioattiva
conseguente a tali esperimenti, anche a causa dell'omertà di buona parte
del mondo scientifico, asservito ai grandi poteri.
I dati riguardanti i casi di tumori e leucemie, aumentati negli ultimi
50 anni in maniera esponenziale, dovrebbero essere da soli bastevoli a
far comprendere la grandezza del problema dell'inquinamento nucleare.
Nonostante ciò in campo medico i pericoli per la salute dell'uomo,
indotti dalle ricadute radioattive, continuano ad essere colpevolmente
sottaciuti, mentre si cerca di mistificare le reali cause di tumori e
leucemie, imputando il loro ingenerarsi a colpevoli di ogni genere, la
maggior parte dei quali assolutamente improbabili.
Dal dopoguerra ad oggi
sono stati 32 gli incidenti, ufficialmente dichiarati dalle autorità,
provocati da armi nucleari.
I mari del mondo sono assurti al ruolo di vere e proprie pattumiere
nucleari. Basti l'esempio del Mediterraneo, già teatro nel 1956
dell'inabissamento di un bombardiere statunitense B- 47, con due capsule
nucleari a bordo e divenuto discarica, in tempi più recenti, per
centinaia di bombe all'uranio impoverito, sganciate nell'Adriatico da
aerei americani durante la guerra in Kosovo.
Naturalmente, come sempre accade quando si tratta d'inquinamento
nucleare, nessuno si è preoccupato di approfondire le conseguenze di
tali situazioni sulla salute di tutti noi, che consumiamo i prodotti
ittici e pratichiamo la balneazione.
Un caso su tutti, che
ritengo esaustivo per meglio comprendere la ferale pericolosità
dell'inquinamento radioattivo, è quello della città di Mayach, negli
Urali del sud, in Russia.
Una città invisibile, epurata dalle cartine geografiche, insieme ai suoi
abitanti, tristi fantasmi, simili a morti che camminano.
Mayach fu costruita nel 1945 e dal 1948 in poi divenne operativa nella
produzione di plutonio.
Fino al 1951 scorie liquide radioattive di medio ed alto livello vennero
rilasciate direttamente nel fiume Techa, contribuendo a contaminare
oltre 100.000 abitanti che vivevano sulle sponde dello stesso.
Dopo il 1951, dal momento che il fiume Techa sfociava nell'oceano artico
e la contaminazione rischiava di diffondersi in maniera incontrollabile,
gli scarichi dell'impianto vennero indirizzati verso il lago Karachai,
privo di contatti diretti con l'oceano.
Nel 1957 un'esplosione all'interno degli impianti contaminò una regione
grande quanto la toscana. Si trattò di un disastro di enormi
proporzioni, ma la cosa venne tenuta segreta.
Dieci anni dopo, nel 1967, allorquando a causa di una secca il lago
Karachai fu oggetto di un ritiro delle acque, il vento sollevò grandi
quantità di polvere radioattiva, contaminando gravemente un'area di 2000
Kmq.
Oggigiorno il lago Karachai è un mostro radioattivo in grado di uccidere
un uomo che sostasse per una sola ora sulle sue sponde, e tale rimarrà
nei secoli a venire.
E' indicativo rilevare, a beneficio di coloro che ancora si ponessero
domande riguardo ai reali effetti della radioattività sulla salute
dell'uomo, come fra i cittadini di Mayak e delle aree contaminate
circostanti, negli ultimi 50 anni ci sia stato un aumento del 78% degli
ammalati di cancro e leucemia. Inoltre come il 30% dei bambini dei
bambini nasca con difetti e malformazioni genetiche ed il 50% degli
uomini e delle donne risultino sterili.
L'uso in campo militare
dell'uranio impoverito (DU) nella costruzione dei proiettili, nonché
nella blindatura dei mezzi corazzati è stato avallato dalle forze armate
di Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Turchia, Israele e Francia,
Arabia Saudita, Pakistan e Tailandia.
Grazie a questa pratica sciagurata, tutti i paesi teatro di guerra negli
ultimi 15 anni, dalla ex Yugoslavia, all'Afghanistan, all'Iraq, sono
stati contaminati in maniera significativa.
Non esistono studi che possano determinare la reale pericolosità di
questa contaminazione, né gli effetti che essa avrà sulla salute degli
abitanti a medio e lungo termine.
Le uniche ricerche, oltretutto manipolate dai grandi poteri, si
riferiscono al breve periodo e riguardano quasi esclusivamente il
rischio per i militari impegnati nei combattimenti, la cui esposizione
al DU è relativa al breve lasso di tempo nel quale essi sono rimasti
nell'area del conflitto, a differenza della popolazione civile che in
quella stessa area dovrà continuare a vivere, coltivare e allevare
bestiame, subendo anno dopo anno le conseguenze di un territorio
altamente contaminato.
L'inquinamento nucleare,
si può annoverare senza dubbio come uno fra i problemi più gravi, in
grado di minacciare sia il nostro presente, sia il nostro futuro, nonché
quello delle generazioni a venire.
Un problema che si muove su vari livelli, spaziando dalla gestione del
nucleare civile a quello militare, fino ad arrivare all'ingerenza dei
privati che in molti casi stanno soppiantando le amministrazioni
pubbliche.
Un problema scientemente sottaciuto dai media, nascosto all'opinione
pubblica, sia mistificando la gravità degli incidenti già avvenuti, sia
ignorando colpevolmente la situazione pericolosissima che molteplici
elementi stanno ingenerando in propensione futura.
I pochi studi seri, riguardanti l'inquinamento radioattivo sono, per
forza di cose limitati al breve e medio periodo e la maggior parte di
essi è stata secretata.
Un abbraccio, quello
nucleare, al quale il ministro Claudio Scajola intende contribuire nei
suoi propositi futuri, sempre più stretto e sempre più invisibile, un
abbraccio che si può continuare a far finta non esista, in quanto non
menzionato da giornali e TV, ma le corsie degli ospedali non hanno
bisogno di telecamere e taccuini, per essere annoverate come parti della
realtà. |