La storia che voglio
raccontarvi parla di grandi capitali e di piccoli uomini, di treni che
correranno vuoti a 300 km/h dentro a gallerie scavate nell'uranio, di
società private costituite con il denaro pubblico, piramidi di Cheope
fatte di smarino e grattacieli di fibre d'amianto, di cittadini che
difendono i propri diritti additati come canaglie e di canaglie senza
scrupoli che si fingevano persone attente all'ambiente e ai diritti dei
propri cittadini, di sindaci bastonati dalla polizia in una Valle decisa
a resistere all'ennesimo stupro del proprio territorio, di come un
grande investimento non produrrà altro che impoverimento, di quando le
parole degli esperti vengono trasformate in sussurri ed il biascicare
incompetente dei politici assurge a realtà incontrovertibile.
La storia inizia il
7 agosto 1991 con la nascita di Tav spa, la società a capitale misto
pubblico e privato deputata a costruire in Italia quasi 900 km di linee
ferroviarie per i treni ad alta velocità.
In realtà dopo il disastroso risultato economico del tunnel sotto la
Manica non si riscontrava assolutamente traccia di privati disposti a
rischiare il proprio capitale nella costruzione di grandi infrastrutture
e quello di presentare Tav spa come una società a capitale misto era un
mero artificio volto a far si che l'Italia potesse rispettare i
parametri di Maastricht che imponevano il rapporto deficit-pil al 3%. Lo
Stato garantì il finanziamento del 40% in conto capitale, mentre
finanziò il restante 60% (quello di appannaggio dei privati) attraverso
prestiti bancari, accollandosi gli interessi degli stessi fino al
completamento dell'opera.
Il 10 marzo 1998 le Ferrovie di Stato che detenevano la maggioranza del
capitale pubblico acquisirono il 100% di Tav spa e dal primo gennaio del
2003, ormai nell'ambito della "legge obiettivo" Tav spa è entrata
nell'orbita di Infrastrutture spa, il cui azionista unico è la Cassa
Depositi e Prestiti.
Tutto questo gioco di scatole cinesi, nato una quindicina di anni fa
dalla fervida fantasia dell'allora ministro del Bilancio Cirino Pomicino
e perfezionato poi dal governo Berlusconi sotto il nome di "project
financing" ha come unico scopo quello di permettere allo Stato di
contrarre enormi debiti, senza però doverli iscrivere nel proprio
Bilancio, evitando così che essi incidano nei parametri del Patto
Europeo di stabilità.
I privati esistono veramente ma rivestono il ruolo di General Contractor
grazie al perfezionamento di un'altra "intuizione" del buon Cirino
Pomicino.
Fiat IRI ed ENI (i General Contractor) sono concessionari con
l'esclusione della gestione, hanno cioè tutti i poteri del committente
pubblico nella gestione dei subappalti, nella direzione dei lavori,
negli espropri, ma non hanno poi la gestione diretta dell'opera, (caso
unico in Europa) per cui il loro solo interesse, essendo disancorati
dalla successiva gestione, sarà quello di fare durare i lavori il più a
lungo possibile al fine di fare levitare al massimo la spesa. Inoltre il
General Contractor a differenza del concessionario tradizionale di
lavori o servizi pubblici potrà affidare i lavori a chi vuole anche con
trattativa privata ed essendo un privato non sarà mai perseguibile per
corruzione, in quanto eventuali tangenti potranno essere giustificate
sotto forma di "provvigioni".
Un'architettura senza dubbio ingegnosa attraverso la quale si
trasferisce tutto il rischio d'impresa dal privato allo Stato che alla
fine dei lavori sarà però costretto a restituire i prestiti delle
banche, aprendo così una voragine senza fondo nella quale precipiterà
giocoforza la nostra già fragile economia.
La conseguenza di tutto ciò è che il progetto dell'Alta Velocità,
presentato nel 1991 con un costo previsto di 26.180 miliardi di lire,
rischierà invece di costare, una volta terminato in un lontano futuro,
circa 80 miliardi di euro e gli italiani ne pagheranno i debiti fino al
2040 ad un ritmo di 2 miliardi e 300 milioni di euro l'anno.
Ci sarebbero molte altre
cose da raccontare concernenti questi 14 anni nei quali il progetto Alta
Velocità ha preso forma e mosso i suoi primi passi, anni nei quali la
zona del Mugello è stata devastata dalle gallerie con conseguenze
idrogeologiche irreversibili, anni nei quali personaggi legati a doppio
filo alla politica e all'imprenditoria come Necci Lorenzo, Pacini
Battaglia, Icalza Ercole e molti altri si sono spartiti tangenti
miliardarie, sono stati indagati, hanno corrotto giudici, vinto e perso
processi, il tutto continuando a mantenere sempre posizioni preminenti
all'interno delle istituzioni. Anni di grossi guadagni per chi come
l'attuale ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi, attraverso la
Roksoil azienda di famiglia si è aggiudicato un numero infinito di opere
e consulenze o chi come Romano Prodi fondò la Nomisma, società bolognese
indagata nel 1992 nell'ambito di una consulenza miliardaria sull'Alta
Velocità, le cui conclusioni a fronte di un'analisi quanto mai
approfondita e retribuita si manifestavano nell'enunciato che "la
velocità fa risparmiare tempo".
Anni nei quali 13.779 lavoratori impegnati nel progetto Tav hanno
lavorato a ciclo continuo con turni che potevano impegnarli anche per 48
ore di seguito, in gallerie dove l'aria era inquinata, la luce poca ed i
rischi molti, come molti sono stati fra loro gli operai deceduti in
incidenti sul lavoro. Basti pensare che nei soli primi 6 mesi di lavori
sulla tratta Torino - Novara si sono annoverati 350 infortuni dei quali
2 mortali.
Ma la storia che voglio
raccontarvi è una storia ad Alta Velocità, dove non esiste tempo per
soffermarsi a riflettere, valutare i giudizi degli esperti, confrontarsi
con le istituzioni locali. Esiste solamente una montagna di denaro senza
fine sulla quale gettarsi con voracità assassina ed una montagna di
roccia da sventrare al più presto per garantire la sopravvivenza del
bengodi.
Il progetto per la costruzione della Linea ferroviaria Alta Velocità -
Alta Capacità Torino - Lione si è evidenziato fin da subito come il più
scellerato ed economicamente dispendioso dell'intero programma Tav e la
nostra storia vuole entrare nel merito delle motivazioni che hanno
spinto decine di migliaia di persone ad osteggiarlo con veemenza fin
dalla sua nascita.
L'intenzione dei
progettisti è quella di costruire un tracciato che partendo da Settimo
Torinese (periferia nord est di Torino) attraversi buona parte della
Valle di Susa per poi sbucare in Francia attraverso un tunnel di 52 km
sotto il massiccio dell'Ambin.
Tale tracciato accreditato come parte integrante di un fantomatico
"Corridoio 5 Lisbona - Kiev" viene definito indispensabile ed
irrinunciabile dalla maggior parte degli uomini politici di ogni razza e
colore, nonché dalla Confindustria e da tutti i poteri forti che
attendono di spartirsi le enormi somme di denaro garantite dall'opera
per almeno i prossimi 15 anni.
Le ragioni addotte per suffragare la necessità assoluta del progetto si
sono sempre limitate a demagogiche affermazioni secondo le quali la
Torino - Lione sarebbe indispensabile al rilancio del Piemonte che senza
di essa resterebbe isolato dall'Europa, oppure a proclami privi di
fondamento secondo i quali l'opera risulta indispensabile per
l'innovazione del sistema dei trasporti italiano e garantirà un enorme
ritorno sia dal punto di vista economico che da quello occupazionale. E'
stata anche ventilata, in realtà senza troppa convinzione, la necessità
di garantire attraverso l'opera la gestione del supposto futuro
incremento dei flussi passeggeri e commerciali, nonché ipotizzato un
futuro trasferimento alla rotaia del traffico su gomma tramite le
navette in grado di trasportare i Tir, con conseguenze positive in
termini d'inquinamento ambientale.
Quando le commissioni
tecniche, scientifiche e gli esperti hanno iniziato nel corso degli anni
ad analizzare il progetto nelle sue varie sfaccettature è però emersa
una realtà in profonda distonia con le roboanti dichiarazioni della
folta schiera di politici, pennivendoli e mestieranti vari che si sono
prodigati e si prodigano nel tentativo di dare alla Torino - Lione una
patente di "opera necessaria" che non ha assolutamente ragione di
esistere.
Quella di un Piemonte isolato dal resto d'Europa è un'affermazione
talmente assurda da meritare di albergare solo nella fantasia di una
mente malata. Lungo la sola la Valle di Susa passano infatti attualmente
circa il 35% delle merci che valicano le Alpi, troppe veramente per una
regione in stato d'isolamento.
La Valle di Susa è una valle alpina larga in media solamente 1,5 km con
abbondanza d'insediamenti abitativi ed industriali. Attraverso di essa
già oggi passano un'autostrada, due strade statali, una linea
ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario, un fiume, molteplici
strade provinciali, acquedotti, condutture del gas, linee elettriche
aeree ed interrate.
Dovrebbe essere evidente per chiunque come una realtà naturale già così
fortemente violentata non sia assolutamente in grado di sostenere il
peso di nuove pesanti infrastrutture, se non al prezzo di conseguenze
disastrose sia per il territorio che per la qualità di vita di coloro
che lo abitano.
La costruzione della Torino - Lione comporterà nella sola parte italiana
l'estrazione dalle gallerie di 16.000 metri cubi di smarino (almeno 6
volte il volume della piramide di Cheope) per i quali occorreranno
2.500.000 passaggi di camion solo per stoccare nelle varie discariche i
materiali di risulta. I recenti studi d'ingegneria dei trasporti
affermano che quando tra una quindicina di anni l'opera sarà terminata
solo l'1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia.
La contropartita di questo deludente risultato sarà pagata in maniera
salatissima dai cittadini della Valle e della cintura di Torino, in
quanto si calcola che durante questi 15 anni almeno 500 camion
circoleranno giorno e notte per il trasporto dei materiali di scavo dai
tunnel ai luoghi di stoccaggio, con il conseguente aumento d'inquinanti,
polveri e rumore.
Oltre ai grossi rischi di natura idrogeologica focalizzati nella bassa
valle, ad elevato rischio alluvionale, le cui conseguenze potrebbero
ripercuotersi in maniera drammatica anche sulla città di Torino, gli
studi hanno messo in evidenza due punti di estrema criticità del
progetto Alta Velocità - Alta Capacità Torino - Lione.
Il primo riguarda la
galleria di 23 km Musinè/Gravio che dovrebbe attraversare un terreno
caratterizzato da rocce ricche di amianto. Secondo le analisi
commissionate dalla Rete Ferroviaria Italiana ai geologi dell'Università
di Siena il volume previsto di materiale estratto contenente amianto
dovrebbe essere di almeno 1.150.000 metri cubi.
Non risulta sia stato previsto alcun piano di sicurezza volto ad
impedire la dispersione delle fibre d'amianto durante le fasi di
lavorazione e di stoccaggio. La metà del materiale estratto contenente
amianto (paragonabile per volume ad un grattacielo alto 400 metri) è
previsto sia stoccata in un sito a cielo aperto nei pressi del comune di
Almese, senza nessuna protezione e giocoforza esposto ai forti venti di
fhon che spesso soffiano nella valle (mediamente per 40 giorni all'anno)
in direzione Torino.
In un dossier curato dal dottor Edoardo Gays, oncologo dell'ospedale San
Luigi di Orbassano viene sottolineato come l'amianto, riguardo al quale
non esiste per l'uomo una soglia minima di tollerabilità, causa oltre ad
altre affezioni il mesotelioma pleurico, un tumore maligno che si
manifesta anche dopo 15, 20 anni dall'inalazione delle particelle, esso
porta al decesso in media entro 9 mesi dal momento della diagnosi ed ha
un tasso di mortalità nell'ordine del 100%.
Sempre il dottor Gays nel suo studio esprime grossa preoccupazione per
le conseguenze degli scavi e dello stoccaggio dei materiali contenenti
amianto sulla salute dei cittadini ed afferma che alla luce di queste
condizioni le morti per mesotelioma rischieranno di aumentare di oltre
100 volte su scala regionale.
Il secondo punto critico
è costituito dal tunnel di 52 km che dovrà correre sotto il massiccio
dell'Ambin, preceduto da una galleria di prospezione lunga oltre 7 km e
del diametro di 6 metri.
All'interno del massiccio dell'Ambin sono infatti presenti numerosi
giacimenti di uranio, come documentato dal CNR fin dal 1965. Per maggior
precisione il materiale presente è pechblenda, una forma particolarmente
radioattiva.
Una parte dello smarino estratto sarà perciò con tutta probabilità
carica di radioattività ed estremamente pericolosa sia in fase di scavo
che di stoccaggio.
L'uranio si disperde nell'aria e può essere inalato, inoltre contamina
le falde acquifere e va ad inquinare i corsi d'acqua che possono essere
utilizzati per l'irrigazione. L'uranio se inalato o ingerito provoca
contaminazione interna e può essere causa di linfomi e leucemie.
Occorre anche sottolineare che la distribuzione delle falde acquifere
all'interno del massiccio dell'Ambin è estremamente complessa e le
conseguenze degli scavi rischiano di compromettere gravemente il sistema
idrografico dell'area, come già avvenuto nel corso degli scavi delle
gallerie per la linea Alta Velocità Firenze - Bologna nella zona del
Mugello.
Se alla luce delle
analisi fin qui esposte il progetto della linea ferroviaria Alta
Velocità - Alta Capacità Torino - Lione si dimostra in maniera
incontrovertibile un'opera altamente pericolosa per la salute e
l'incolumità dei cittadini, non solo della Valle di Susa ma anche della
cintura torinese e del capoluogo stesso, anche gli studi inerenti
all'utilità ed al ritorno economico del tracciato mostrano imbarazzanti
incongruenze nel merito delle quali non si può evitare di entrare.
I traffici di lunga distanza sull'asse Lisbona - Kiev, che motiverebbero
il concetto di "Corridoio 5" sono ad oggi irrilevanti. Il traffico
passeggeri di lunga distanza si muove e si muoverà in aereo, poiché
risulta ampiamente dimostrato come le ferrovie ad Alta Velocità non
siano assolutamente competitive nelle distanze superiori ai 500 km.
I traffici merci di lunga distanza sono estremamente esigui, la velocità
non è un requisito fondamentale (basta osservare il successo delle
ferrovie statunitensi con velocità commerciali nell'ordine dei 30 km/h.)
anzi contribuisce ad aumentare i costi a dismisura, favorendo sull'asse
in oggetto l'alternativa marittima.
L'attuale linea
ferroviaria Torino - Modane è oggi utilizzata solamente al 38% della sua
capacità. Le navette predisposte per il caricamento dei Tir sono state
usate solo durante il breve periodo di chiusura del Frejus, altrimenti
partono ogni giorno vuote.
Gli unici due treni giornalieri del collegamento ferroviario diretto
Torino - Lione sono stati soppressi per mancanza di passeggeri.
Una scarsità di traffico davvero disarmante per una direttrice così
importante da giustificare l'investimento di 21 miliardi di euro (la
metà dei quali di competenza italiana) al fine di dotarla di una linea
ad Alta Velocità.
Negli anni passati, quando ancora la pesante crisi economica europea non
si era manifestata in tutta la sua interezza, il governo aveva affidato
ad una società molto quotata, la Setec Economie il compito di valutare i
benefici dell'opera.
Tale società aveva analizzato i volumi tendenziali di traffico per gli
anni a venire, stimando con un ottimismo che alla luce della contrazione
odierna del mercato non può che far sorridere, un volume di traffico che
avrebbe dovuto attestarsi nel 2015 intorno ai 174 treni/giorno. La linea
esistente, una volta effettuati gli interventi di potenziamento
previsti, molti dei quali già in corso dovrebbe consentire già nel 2008
una capacità di circa 220 treni/giorno, un valore ampiamente compatibile
con qualsiasi ottimistica previsione.
Alla luce di questi dati si stenta veramente a comprendere, se non
nell'ottica della spartizione mafiosa dei finanziamenti pubblici, per
quale arcana ragione anziché perseguire lo sfruttamento della linea
attuale ottimizzandone le potenzialità, s'intenda invece portare a
termine un progetto totalmente inutile come quello della linea
ferroviaria Alta Velocità - Alta Capacità Torino - Lione, finalizzata ad
una capacità di trasporto superiore di oltre 5 volte agli attuali
livelli di traffico, oltretutto alla luce del fatto che detti livelli
anziché in crescita esponenziale come si prevedeva nel passato sono
scesi del 9% solamente nell'ultimo anno.
Appare inoltre lapalissiano come il costo esorbitante di un'opera di
queste dimensioni, stimato in circa 11 miliardi di euro per la sola
competenza italiana e passibile (come l'esperienza ci insegna) di
ulteriori notevoli incrementi durante i 15 anni di lavori, non potrà
assolutamente essere ammortizzato attraverso i ricavi derivanti da un
traffico composto da elementi di sola fantasia. Tale costo ricadrà per
forza di cose sulle spalle di tutta la collettività con effetti a dir
poco disastrosi.
La storia che ho voluto
raccontarvi si è ormai trasformata in pura cronaca di attualità, una
cronaca che vede riproporsi la biblica lotta di Davide contro Golia.
Da un lato i cittadini della Valle di Susa e tutti gli abitanti
dell'area torinese che hanno avuto la sensibilità e la capacità di
riuscire a comprendere i termini del problema pur attraverso la
disinformazione messa in atto dai grandi media asserviti alle ragioni
della politica. Insieme a loro i sindaci dei comuni della Valle, alcuni
studiosi, medici ed esperti che si manifestano quali spiriti liberi non
aggiogati al carro dei potenti, nonché esigue frange della politica
appartenenti ai Verdi ed a Rifondazione Comunista.
Dall'altro le arroganti
falangi del potere, i ministri del governo insieme agli onorevoli
dell'opposizione, fino ad arrivare al Presidente della Regione Piemonte
Mercedes Bresso (donna che per l'occasione è giunta al punto di abiurare
ogni parola esperita in tanti anni di militanza ambientalista) ed al
sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Tutti uniti, coesi, forti di quella protervia che deriva loro dalla
consapevolezza di poter gestire l'opinione pubblica attraverso le
televisioni, i giornali e gli esperti compiacenti, convinti di potere
reprimere ogni forma di protesta con la furia belluina della polizia e
la militarizzazione del territorio.
Il primo scontro si è già
svolto il 31 ottobre, quando il potere ha usato i manganelli della
polizia per bastonare i tanti, tantissimi cittadini, nonché alcuni
sindaci che si erano inerpicati sulla montagna sopra Monpantero nel
tentativo d'impedire la conquista del primo lembo della loro terra, sul
quale sarebbe stata installata la prima trivella a sancire di fatto
l'inizio dell'opera.
Il lembo di terra è stato conquistato solo con l'ausilio dell'inganno,
in maniera probabilmente illegale ed è ora presidiato dalla polizia. Le
trivelle non hanno ancora potuto mettersi in moto ma la Presidente della
regione Piemonte Mercedes Bresso ed il sindaco di Torino Sergio
Chiamparino si sono già espressi con durezza, affermando che la ferrovia
Alta Velocità - Alta Capacità Torino - Lione si farà in ogni caso,
poiché si tratta di un progetto irrinunciabile e nessun tipo di protesta
riuscirà ad impedirne la realizzazione.
In risposta al rifiuto di ogni dialogo che non passi attraverso l'uso
dei manganelli da parte delle istituzioni, il 16 novembre tutta la Valle
di Susa si fermerà unita in uno sciopero generale contro l'ennesima
violenza perpetrata nei confronti del territorio e dei suoi abitanti.
La storia ovviamente non
finisce qui e come tutte le storie potrà riservare infinite sorprese
anche a coloro che si sentono onnipotenti quando tengono in mano il
bastone del potere. I contestatori NO TAV della Valle di Susa potrebbero
un giorno di questi apparire al resto d'Italia nella loro veste reale,
non uno sparuto gruppo di estremisti ecologisti, no global, luddisti,
nemici del progresso, bensì semplicemente tanti cittadini coraggiosi
disposti a mettersi in gioco e lottare per difendere i loro diritti, la
propria salute e la propria terra.
Quel giorno potrebbero diventare tantissimi e poi ancora di più, così
tanti da uscire dall'invisibilità nella quale si è cercato per lungo
tempo di nasconderli, troppi perché i poliziotti possano bastonarli
tutti, ed allora forse inizierà una storia diversa che parlerà di treni
costruiti per essere utili alla qualità di vita dell'uomo e non di
uomini sacrificati nel nome dei treni e della velocità. |