Nano catastrofi

di Alessio Mannucci

Una nanoparticella comunemente usata nell'industria potrebbe avere effetti disastrosi sulla vita vegetale, secondo il rapporto di uno scienziato ambientale del New Jersey Institute of Technology (NJIT). Pubblicato recentemente su “Toxicology Letters”, lo studio mostra come le nanoparticelle di ossido di alluminio rallentano la crescita delle radici in 5 specie di piante: mais, cetriolo, cavolo, carota, soia.

“Le nanoparticelle di ossido di alluminio sono comunemente usate per strati resistenti alle abrasioni, per lozioni solari che forniscono protezione dai raggi ultravioletti e catalizzatori ambientali che riducono l'inquinamento”, dice Daniel J. Watts, direttore esecutivo del York Center for Environmental Engineering and Science and Panasonic Chair in Sustainability del NJIT, autore dello studio. “Prima di questo studio si consideravano le piante totalmente immuni dalle nanoparticelle, invece abbiamo dimostrato che i semi possono interagire con nanoparticelle come quelle dell'ossido di alluminio, che rallentano e danneggiano il processo di crescita”.

Altre nanoparticelle incluse nello studio, come quelle dell'ossido di silicio, non hanno questo effetto. Lo studio è stato condotto in laboratorio facendo germinare dei semi in acqua con l'aggiunta delle nanoparticelle. Misurando la crescita delle radici, Watts e il suo assistente si sono accorti della significativa differenza rispetto a semi senza nanoparticelle. Quello che ancora non hanno capito è quale sia il meccanismo che fà interagire le nanoparticelle con i semi.

Nel mondo reale, le nanoparticelle possono trovarsi nell'aria, provenienti dai tubi di scappamento, da ciminiere, o da canne fumarie, possono mixarsi con la pioggia e con la neve, e quindi giungere al terreno. È molto difficile ricreare in laboratorio tutte le possibili variazioni che occorrono nel mondo reale. Lo studio per il momento suggerisce che le nanoparticelle vengano in contatto con i semi trasportate dall'aria o dall'acqua e interferiscano poi con la vita delle piante.

Si profila dunque quello scenario nanocatastrofico che il futurologo e studioso di nanotecnologie Eric Drexler, in “Engines Of Creation”, descriveva come “green goo”, ovvero dei nanoorganismi creati artificialmente per rallentare la replicazione dei “pink goo”, cioè degli umani, provocando la crescita zero della popolazione. I “green goo” sono fratelli dei “grey goo”, nanoorganismi nati da una mutazione accidentale che potrebbero invadere la Terra, come uno sciame di locuste intelligenti, consumando tutta la vita presente sulla Terra per auto-replicarsi all'infinito.

Per poi diffondersi nel cosmo divorando tutto ciò che incontrano (uno scenario nanoapocalittico a cui è stato dato il nome di “ecofagia”). Dietro la sensazionalità di questi fantascenari, vi è un pericolo reale: Drexler avvertiva che i nanoorganismi arriveranno a a competere e a con/fondersi con le forme di vita naturali. Bèh, ci siamo.

Fonte: ECplanet - citata nell'articolo: New Jersey Institute of Technology (NJIT)