Una lettera riservata della multinazionale americana Dupont al
presidente della Commissione europea svela le pressioni per spingere la
Ue ad aprire le porte agli organismi geneticamente modificati e ad
autorizzare un proprio prodotto biotech. Ambientalisti in allarme.
A
casa Barroso il postino suona sempre più volte. «In diverse occasioni
avete affermato di voler governare il gap tecnologico fra l'Unione
europea e i suoi competitori e di voler far seguire alle parole i fatti.
L'economia e l'innovazione biotech già adottate da 9 milioni di
agricoltori nel mondo permette di ottenere un'industria competitiva e un
ambiente più pulito. Sfortunatamente l'Europa deve ancora provvedere a
creare un atmosfera stimolante per questo tipo di investimenti». Parole
chiarissime scritte nero su bianco in una lettera indirizzata al
presidente della commissione europea e agli altri commissari da Mathieu
Vrijsen, presidente per l'Europa il Medio Oriente e l'Africa del colosso
statunitense Dupont (26,6 miliardi di dollari di utili nel 2005, 60 mila
dipendenti e attività in 70 paesi).
Pressioni di ordinaria amministrazione, di letterine simili a Bruxelles
ne devono arrivare a pacchi, e certo non finiscono nel cestino. In
questo caso la missiva è stata scritta il 7 aprile, immediatamente dopo
il summit di tre giorni di Vienna durante il quale, per la prima volta,
il fronte anti-ogm è riuscito a spuntare qualche ripensamento sulla
costante politica di apertura al biotech dell'esecutivo Ue. In quell'occasione
il commissario all'ambiente, Stavros Dimas, aveva promesso di discutere
in Commissione l'esigenza di maggiori controlli sui nuovi ogm senza
affidarsi ciecamente all'agenzia scientifica comunitaria (Efsa) che
approva con facilità ogni nuova proposta commerciale delle
multinazionali. La Commissione ha discusso la questione mercoledì scorso
e suoi tavoli dei commissari c'era la lettera appositamente scritta
dalla Dupont. «Sappiamo - si legge - che il 12 aprile discuterete...Nonostante
la normativa rigida e vasta dell'Ue constatiamo ritardi costanti e
ingiustificati nell'approvazione dei prodotti biotech per la
coltivazione come il nostro 1507 che ha già ricevuto un primo parare
favorevole da Efsa. Speriamo che i commissari usino quest'opportunità
per riaprire la politica di valutazione dei prodotti ogm e per porre
termine alla moratoria di fatto sulle coltivazioni ogm in Europa». A
buon intenditor poche parole.
Nonostante le pressioni, questa volta Bruxelles ha approvato la proposta
dei commissari all'ambiente Dimas e del commissario alla salute e alla
protezione dei consumatori Markos Kyprianou. Efsa è stata invitata a
collaborare con gli enti scientifici dei paesi membri che potranno in
ogni momento fornire elementi in grado di interrompere i procedimenti
per l'approvazione finale, e inoltre dovranno essere considerati con
attenzione i rischi a lungo termine per la salute e per l'ambiente e la
tutela della biodiversità.
Sembra molto, ma è poco. Efsa proprio martedì ha concesso per la seconda
volta il via libera a cinque ogm già bocciati dal consiglio dei ministri
europei, e non è neppure all'ordine del giorno dell'esecutivo Ue una
possibile modifica delle leggi comunitarie che impongono a tutti i paesi
membri di vietare qualsiasi regione ogm-free e garantire la possibilità
di coesistenza tra colture transgeniche e tradizionali in nome del
libero mercato delle sementi. Una coesistenza impossibile, dato che una
volta concessa la coltivazione di un campo ogm è inevitabile la
contaminazione dei campi vicini. «La Commissione ha dovuto dare ragione
a chi diceva che Efsa finora si è limitata a mettere il timbro sui
prodotti delle multinazionali - commenta cautamente Mauro Albrizio,
responsabile europeo di Legambiente - ma c'è il rischio che sia solo un
modo per ammorbidire i paesi che votano contro gli ogm». Come dire
faremo controlli più rigidi, ma poi bisogna dire sì. «Efsa a questo
punto deve scegliere tra rigore scientifico, garanzia per tutti i
cittadini o la perdita totale di credibilità», ribadisce Simona Capogna
di Verdi ambiente e società (Vas). Dalla fine della moratoria nel 2001
la Ue ha già autorizzato cinque nuovi ogm per prodotti alimentari ma
nessun nuovo seme, sette sementi gm però sono in attesa del via libera,
compreso il 1507 di Dupont. Ne basterebbe uno solo per inquinare il
territorio e mettere cittadini, contadini e governi di fronte al fatto
compiuto. |