«Caro Barroso, date via libera ai nostri ogm»

di Giorgio Salvetti

Una lettera riservata della multinazionale americana Dupont al presidente della Commissione europea svela le pressioni per spingere la Ue ad aprire le porte agli organismi geneticamente modificati e ad autorizzare un proprio prodotto biotech. Ambientalisti in allarme.

A casa Barroso il postino suona sempre più volte. «In diverse occasioni avete affermato di voler governare il gap tecnologico fra l'Unione europea e i suoi competitori e di voler far seguire alle parole i fatti. L'economia e l'innovazione biotech già adottate da 9 milioni di agricoltori nel mondo permette di ottenere un'industria competitiva e un ambiente più pulito. Sfortunatamente l'Europa deve ancora provvedere a creare un atmosfera stimolante per questo tipo di investimenti». Parole chiarissime scritte nero su bianco in una lettera indirizzata al presidente della commissione europea e agli altri commissari da Mathieu Vrijsen, presidente per l'Europa il Medio Oriente e l'Africa del colosso statunitense Dupont (26,6 miliardi di dollari di utili nel 2005, 60 mila dipendenti e attività in 70 paesi).
Pressioni di ordinaria amministrazione, di letterine simili a Bruxelles ne devono arrivare a pacchi, e certo non finiscono nel cestino. In questo caso la missiva è stata scritta il 7 aprile, immediatamente dopo il summit di tre giorni di Vienna durante il quale, per la prima volta, il fronte anti-ogm è riuscito a spuntare qualche ripensamento sulla costante politica di apertura al biotech dell'esecutivo Ue. In quell'occasione il commissario all'ambiente, Stavros Dimas, aveva promesso di discutere in Commissione l'esigenza di maggiori controlli sui nuovi ogm senza affidarsi ciecamente all'agenzia scientifica comunitaria (Efsa) che approva con facilità ogni nuova proposta commerciale delle multinazionali. La Commissione ha discusso la questione mercoledì scorso e suoi tavoli dei commissari c'era la lettera appositamente scritta dalla Dupont. «Sappiamo - si legge - che il 12 aprile discuterete...Nonostante la normativa rigida e vasta dell'Ue constatiamo ritardi costanti e ingiustificati nell'approvazione dei prodotti biotech per la coltivazione come il nostro 1507 che ha già ricevuto un primo parare favorevole da Efsa. Speriamo che i commissari usino quest'opportunità per riaprire la politica di valutazione dei prodotti ogm e per porre termine alla moratoria di fatto sulle coltivazioni ogm in Europa». A buon intenditor poche parole.
Nonostante le pressioni, questa volta Bruxelles ha approvato la proposta dei commissari all'ambiente Dimas e del commissario alla salute e alla protezione dei consumatori Markos Kyprianou. Efsa è stata invitata a collaborare con gli enti scientifici dei paesi membri che potranno in ogni momento fornire elementi in grado di interrompere i procedimenti per l'approvazione finale, e inoltre dovranno essere considerati con attenzione i rischi a lungo termine per la salute e per l'ambiente e la tutela della biodiversità.
Sembra molto, ma è poco. Efsa proprio martedì ha concesso per la seconda volta il via libera a cinque ogm già bocciati dal consiglio dei ministri europei, e non è neppure all'ordine del giorno dell'esecutivo Ue una possibile modifica delle leggi comunitarie che impongono a tutti i paesi membri di vietare qualsiasi regione ogm-free e garantire la possibilità di coesistenza tra colture transgeniche e tradizionali in nome del libero mercato delle sementi. Una coesistenza impossibile, dato che una volta concessa la coltivazione di un campo ogm è inevitabile la contaminazione dei campi vicini. «La Commissione ha dovuto dare ragione a chi diceva che Efsa finora si è limitata a mettere il timbro sui prodotti delle multinazionali - commenta cautamente Mauro Albrizio, responsabile europeo di Legambiente - ma c'è il rischio che sia solo un modo per ammorbidire i paesi che votano contro gli ogm». Come dire faremo controlli più rigidi, ma poi bisogna dire sì. «Efsa a questo punto deve scegliere tra rigore scientifico, garanzia per tutti i cittadini o la perdita totale di credibilità», ribadisce Simona Capogna di Verdi ambiente e società (Vas). Dalla fine della moratoria nel 2001 la Ue ha già autorizzato cinque nuovi ogm per prodotti alimentari ma nessun nuovo seme, sette sementi gm però sono in attesa del via libera, compreso il 1507 di Dupont. Ne basterebbe uno solo per inquinare il territorio e mettere cittadini, contadini e governi di fronte al fatto compiuto.

Fonte: Il Manifesto 14/04/06