Biodiversità
Il grande affare delle case farmaceutiche

di Norelys Morales Aguilera

Le multinazionali si giustificano con l'argomento che i profitti devono ricadere su chi li ha sviluppati biotecnologicamente, e non sui paesi di origine della materia prima. Si parla di una nuova forma di saccheggio coloniale.


Il cactus hoodia, pianta che i Boscimani mangiavano per non soffrire la fame e la sete nelle traversate del deserto del Kalahari, ora si è trasformato in un farmaco per curare l'obesità. La maca, una pianta andina di uso indigeno in Perù, chiamata "viagra naturale", è uno dei prodotti brevettati per elevare i livelli di testosterone. Decine di multinazionali biotecnologiche e farmaceutiche occidentali si stanno appropriando illegalmente delle risorse biologiche dell'Africa per sviluppare nei propri laboratori prodotti assai lucrativi i cui benefici non tornano sui paesi di origine, violante con ciò la Convenzione sulla Biodiversità dell'ONU. Nel "leggere ancora" potranno ampliare l'informazione su questo enorme fallimento.

Quelle sviluppano prodotti che possono essere piante per i giardini d'Europa o prodotti per decolorare i blue jeans. Le multinazionali si giustificano con l'argomento che i profitti devono ricadere su chi li ha sviluppati biotecnologicamente, e non sui paesi di origine della materia prima. Si parla di una nuova forma di saccheggio coloniale.

È terminata la ottava conferenza dei membri della Convenzione sulla Biodiversità (COP() a Curitiba, Brasile, e se si realizzano le aspettative degli organizzatori, sarà solo nel 2008 che entrerà in vigore un regime di regole per evitare questi furti nel Terzo Mondo. Paesi come l'Australia, il Canada, e la Nuova Zelanda hanno cercato di bloccare l'accordo, e sono stati accusati dagli ecologisti di essere "marionette" degli Stati Uniti. La cosa più grave è che gli Stati Uniti non hanno ratificato l'accordo sulla diversità, il che gli permette di continuare a tenere le mani libere. Il 75% dei farmaci che si vendono negli USA sono versioni di sostanze naturali provenienti da paesi sottosviluppati. Al contrario, paesi come India e Malesia ed altri, esigono che il nuovo regime inizi il prima possibile per evitare che le proprie piante medicinali ed altre risorse genetiche diventino un affare senza guadagno per i loro cittadini.

Secondo un comunicato stampa dell'organizzazione ecologista Greenpeace, la Conferenza è stato un "enorme fallimento" ed una "occasione persa" per fermare la distruzione di specie e habitat. Sono falliti i negoziati per fermare la biopirateria, per dotare di finanziamenti addizionali le aree protette, per stabilire riserve marine in acque internazionali e proibire i disboscamenti illegali e il commercio ad essi legato. Allo stesso modo, assicura che "l'unico risultato ottenuto è che le imprese farmaceutiche e biotecnologiche guadagnino tempo per assicurare i propri brevetti sulla vita in base al regime della Organizzazione Mondiale del Commercio". Inoltre, si aggiunge, il vertice è rimasto "eclissato" dall'annuncio che gli Stati Uniti, il maggior contributore del Fondo per la Biodiversità ridurrà della metà i suoi contributi.

Nella riunione tenuta a Granada, Spagna, dal 30 gennaio al 3 febbraio venne diffuso il rapporto "Out of Africa: Mysteries of Access and Benefit Sharing", elaborato dall Edmonds Institute e dal Centro Africano per la biosicurezza, entrambe i gruppi di interesse pubblico e senza fini di lucro con sede rispettivamente negli USA e il Sudafrica. Il documento ha avuto un forte impatto, secondo Chee Yoke Heong, ricercatrice della Rete del Terzo Mondo. Molte delegazioni di paesi in via di sviluppo provenienti da America Latina, Africa e Asia hanno discusso di biopirateria durante i duri negoziati di Granada, nelle quali fecero pressioni per ottenere norme internazionali, ma scontrandosi con le forti resistenze dei paesi industrializzati.

Fonte: ZNet- documento originale: Biodiversidad: el gran negocio de las farmacéuticas