| Il governo
britannico lo scorso mese ha sponsorizzato la pubblicazione di uno
studio sull'emergenza dei cambiamenti climatici in cui si sostiene che
le emissioni di gas serra devono essere tagliate drasticamente, “qui e
ora”. In gennaio, l'ecologista Lester R. Brown ha pubblicato la seconda
edizione del suo “Piano B per Salvare il Mondo”. Il Piano originale
proponeva azioni concrete per “salvare un pianeta sotto stress e una
civiltà in crisi”.
Di seguito,
alcuni brani dell'intervista pubblicata da Wired News.
Lester R. Brown: Oystein Dahle, dopo il collasso dell'Unione Sovietica,
dichiarò: “Il socialismo è collassato perché non ha permesso al mercato
di esprimere la verità economica. Il capitalismo collasserà perché non
consente al mercato di esprimere la verità ecologica”.
WN: Il mondo ha dunque bisogno di più economisti che pensino come
ecologisti ?
Brown: “Sappiamo oggi, senza più alcun dubbio, che il contributo
umano ai disastri ambientali è stato ed è determinante. Non possiamo
continuare a ragionare solo in termini economici, se questo significa
distruggere il pianeta e tutti i suoi abitanti”.
WN: Il Piano B 2.0 mette in discussione il ruolo della Cina.
Brown: “Da tempo andiamo dicendo che gli Stati Uniti
rappresentano il 5% della popolazione mondiale e consumano un terzo (40%
circa) delle risorse planetarie. La Cina si è spinta perfino oltre. Se
prendiamo agricoltura - grano e carne - energia - carburante e carbone -
industria - acciaio - il consumo cinese è oggi superiore a quello
statunitense, eccetto che per il carburante. Il consumo di carne è il
doppio di quello americano: 67 milioni di tonnellate contro 38 milioni
di tonnellate. Il consumo di acciaio è più che raddoppiato: 258 milioni
di tonnellate contro 104 milioni. Di questo passo, entro il 2031 i circa
1,5 miliardi di cinesi consumeranno delle quote di risorse esagerate
intaccando gravemente le riserve mondiali.
Lo sviluppo economico cinese insegna che il modello economico
occidentale - basato su carburanti fossili, automobili, economia usa e
getta - non può funzionare per la Cina. E se non funziona per la Cina
non funziona neanche per l'India, che entro il 2031 avrà una popolazione
molto maggiore. E non può funzionare neanche per gli altri 3 miliardi di
persone che popolano i paesi in via di sviluppo e sognano lo stile di
vita americano. E, soprattutto, in una sempre più integrata economia
globale, dove tutti dipendiamo dallo stesso carburante, dalo stesso
grano e dallo stesso acciaio, non può funzionare neanche per noi”.
Occorre, pertanto, secondo Brown, costruire un sistema non più basato
sulla logica meramente affaristica e produttivistica in senso
quantitativo ma, bensì, costituire uno sviluppo di impostazione
qualitativa. Si deve pensare ad attivare una forma di controllo
dell'avanzamento incessante dell'alto tasso di natalità e una cultura
educativa in campo demografico, mentre è compito rimuovere ogni forma di
sottosviluppo economico e sociale, che ha depauperato l'80% della
popolazione mondiale della propria possibilità e del proprio diritto di
disporre liberamente delle risorse naturali presenti nel proprio ambito
territoriale, con senso razionale e responsabile. Infine occorre
garantire il passaggio a forme di erogazione dell'energia di natura
naturale e rinnovabili e non esauribili, cercando di promuovere una
cultura del riciclaggio delle risorse utilizzate e una conservazione
delle medesime.
WN: Che cosa dici invece dei cambiamenti climatici ?
Brown: “C'è un movimento 'grass-roots' (ecologista) in grande
crescita che spinge massicciamente verso il protocollo di Kyoto. E sta
diventando un movimento politico nazionale, in risposta alla totale e
sprezzante indifferenza mostrata da Washington. Soprattutto dopo il
disastro provocato da Katrina, c'è ora una maggiore sensibilità verso
l'emergenza climatica, anche da parte di politici. Tutti quanti hanno
visto che cosa significa dover governare un flusso su larga scala di
rifugiati climatici. Oggi sappiamo che una tempesta con la capacità
distruttiva di Katrina è possibile; sappiamo che la superficie delle
acque nel Golfo del Messico è calda come mai prima. E sappiamo anche che
i livelli dei mari si stanno innalzando sempre più velocemente. Abbiamo
capito che eventi catastrofici come Katrina non possono essere
considerati come isolati, ma sono frutto dei cambiamenti climatici
globali, in gran parte dovuti all'azione dell'uomo. Tutto è collegato.
E, purtroppo, indietro non si torna. Almeno, però, questi eventi stanno
provocando un cambiamento nelle coscienze”.
Il Piano B propone i seguenti 3 punti chiave:
(1) una ristrutturazione dell'economia globale in modo tale da
poter sostenere la civiltà;
(2) uno sforzo comune per sradicare la povertà, stabilizzare la
popolazione, restituire la speranza in modo da suscitare partecipazione
nei paesi in via di sviluppo;
(3) un lavoro sistematico di ripristino dei sistemi naturali.
Brown propone la promozione di uno sviluppo della ricerca scientifica
che sappia valorizzare le nuove tecnologie per produrre sistemi di
trasporto ecosostenibile, come automobili all'idrogeno, oppure automezzi
elettrici a energia solare. Questi presupposti sono gli unici che
potranno salvare il mondo da un cataclisma non solo di tipo ambientale,
dove aumentano fenomeni naturali eccezionali e devastanti in risposta a
un aumento del clima dovuto all'effetto serra, ma anche di tipo sociale,
economico e, soprattutto, civile.
“Ciò
significa comporre un bilancio di risanamento della terra: la
riforestazione, il ripristino delle specie ittiche, l'eliminazione
dell'eccesso di pascolo, la protezione della diversità biologica,
l'aumento di produttività dell'acqua sino al punto in cui sia possibile
stabilizzare il livello delle falde e ripristinare il flusso dei fiumi.
Adottate a scala mondiale, tutte queste misure richiedono spese
aggiuntive per 93 miliardi di dollari l'anno”.
“Il mondo ora spende 975 miliardi di dollari annualmente per scopi
militari. Il bilancio militare USA del 2006 è stato di 492 miliardi,
ovvero metà del totale mondiale. Questa armi sono di scarsa utilità
nell'arginare il terrorismo, né sono in grado di invertire la
deforestazione del pianeta o di stabilizzare il clima. Le minacce di
tipo militare alla sicurezza nazionale oggi impallidiscono di fronte
alle prospettive di distruzione e squilibrio ambientale che minacciano
l'economia e di conseguenza la stessa civiltà del ventunesimo secolo.
Nuove minacce chiamano nuove strategie. Queste minacce sono il degrado
ambientale, il mutamento climatico, il permanere della povertà, la
perdita di speranza”.
“È difficile trovare le parole adatte ad esprimere la gravità della
nostra situazione e la gravità delle decisioni che dobbiamo prendere.
Come possiamo riuscire a trasmettere l'urgenza di agire in fretta ?
Domani sarà troppo tardi ? In un modo o nell'altro, deciderà la nostra
generazione. Su questo non c'è alcun dubbio. Ma sarà una decisione tale
da condizionare la vita sulla terra per tutte le generazioni a venire”. |