Nuvole nere sul continente bianco
Gli ecosistemi antartici si trovano in uno stato incerto

di Juan José Valenzuela

Gli ecosistemi antartici sono in uno stato incerto, dovuto agli effetti antropici come la bio-prospezione, il turismo, il riscaldamento globale e la pesca illegale. Queste preoccupazioni sono state affrontate da diverse organizzazioni e convenzioni a livello internazionale, come la Commissione per la Conservazione delle risorse Vive Antartiche (CCRVM), l'istituto Cileno Antartico (INACH), il Centro di Conservazione Cetaceo (CCC), l'Istituto di Conservazione delle Balene (ICB), e il Comotato Scientifico sulla Investigazione Antartica (SCAR), tra molti altri. Attraverso queste istanze si è potuto riconoscere quali sono gli aspetti più sensibili e prioritari in Antartide, uno dei pochi ecosistemi con scarso intervento umano, almeno finora.

Così come la Coalizione Antartica e dell'Oceano Australe (ASOC) ha denunciato in molte occasioni le attività estrattive che si sviluppano nelle acque antartiche, molte volte al margine della legge, come è il caso della pesca illegale di merluzzo in profondità, che va avanti a dispetto della riprovazione internazionale. In base a quanto afferma ASOC, le norme che regolano la pesca in queste acque sono di difficile implementazione perché è difficile pattugliare aree tanto estese dell'Oceano Australe. Inoltre esistono problemi giurisdizionali giacché la CCRVMA conta solo sull'adesione di 24 paesi membri, obbligati perciò a rispettare la sua normativa. In questo contesto, molte delle imbarcazioni che operano su questa risorsa si nascondono sotto bandiere di convenienza, cioè, di quei paesi che non sono membri della convenzione e non esercitano un adeguato controllo sulle attività delle proprie navi. Questa situazione favorisce la pesca illegale e non regolamentata.

Una delle proposte dell'ASOC, orientata a sradicare la pesca illegale di merluzzo, è stato l'avvio di un sistema centralizzato di monitoraggio delle navi (ogni imbarcazione emette un segnale sul proprio posizionamento che è ricevuto dalla segreteria del CCRVMA). Questo sistema è stato stabilito nel 2005, sebbene ancora in maniere parziale. ASOC ha anche sostenuto la possibilità di applicare barriere e sanzioni economiche e commerciali contro i paesi che proteggono la pesca illegale, migliorare la dogana nei punti di sbarco e perfezionare i sistemi di certificazione dei prodotti di pesca. Altra misura importante è la creazione di un "libro nero" di navi illegali. Alcune di queste misure vengono attuate, ma i progressi sono molto lenti.

La creazione di questi libri neri è già stata adottata da alcune organizzazioni, soprattutto nell'ambito dei controlli portuali e di sicurezza marittima. E' per questo che il Memorandum di Accordo di Parigi (Parigi, MOU) ingloba 22 amministrazioni marittime e impone la pratica di ispezionare le navi in acque nordamericane ed europee, per valutare le condizioni minime di sicurezza e prevenzione dell'inquinamento marino, oltre che delle condizioni di vita e di lavoro dell'equipaggio a bordo. Quelle imbarcazioni che non rispettano gli standard minimi per operare entrano nel libro nero delle navi che non possono entrare nei porti dei paesi firmatari del MOU. Queste ispezioni permettono anche di catalogare i livelli di sicurezza delle navi in funzione delle loro bandiere, in base ai libri nero, grigio e bianco, da minore a maggiore qualità. Attualmente esistono iniziative in germe per applicare il modello di cooperazione del MOU di Parigi nell'ambito della pesca.

Da parte sua, la CCRVMA fu sottoscritta nel contesto del Trattato Antartico in Australia, 1980. Il Cile sviluppa una impartante attività di pesca del merluzzo in profondità nell'area di competenza della CCRVMA. Questa convenzione stabilisce ogni anno quote di cattura per questa specie, ma per via dell'alto profitto di questa pesca e dell'incidenza di pesca illegale, queste quote risultano di scarsa operatività. La CCRVMA ha stimato che le catture illegali si aggirano attorno al 50% delle catture totali. Nell'anno 2003, la CCRVMA ha scritto il suo libro nero, il cui obiettivo è includere le imbarcazioni che operano in forma illegale nell'area di applicazione della convenzione. Attualmente questo libro contiene navi con bandiere di comodo, ma anche alcune navi registrate in paesi membri del CCRVMA, tra cui Russia e Uruguay. Inoltre, la CCRVMA ha instaurato un "Sistema di Documentazione delle Catture (Catch Documentation Scheme- CDS), il cui obiettivo è eseguire un monitoraggio delle catture del merluzzo di profondità, i suoi sbarchi, le esportazioni ed importazioni, in modo tale che tutti i paesi sottoscrittori certifichino che tutta la cattura entrata nei propri territori rispetta le quote di cattura ed altre norme stabilite dal CCRVMA.

La cattura del merluzzo in profondità, ha inoltre effetti dannosi su varie specie di uccelli marini, come gli albatri e i petrelli , che muoiono a seguito di catture accidentali nelle operazioni di questo tipo di pesca. Secondo stime dell'ASOC, negli ultimi anni sono morti circa 500.000 uccelli per effetto della pesca del merluzzo in profondità, comprese varie specie di albatri che attualmente si trovano in pericolo di estinzione. Piuttosto la CCRVMA ha sviluppato misure più miti per evitare la cattura accidentale degli uccelli marini, che sono applicate solo per gli operatori legali. I pescatori illegali continuano a minacciare la sopravvivenza di questi magnifici uccelli operando al margine della legge.

Fonte: ZNet - Documento originale Nubes negras en el continente blanco