Nucleare-1. Centrali coloniali
di A. Ruberti

Nucleare-2. Atomo, affari e militari
di max.var.

Centrali coloniali


Qualcuno dice che si è trattato di una campagna elettorale piuttosto "moscia". Per la verità abbiamo assistito a veri e propri fuochi di artificio: sono stati promessi salari ai precari, cospicui aumenti delle pensioni, lotta senza tregua alla mafia, soluzione rapida della emergenza rifiuti in Campania e altre amenità di questo genere. Peccato che a fare queste promesse siano stati gli stessi "destri e sinistri" che hanno governato negli ultimi 15 anni e c'è da domandarsi perché in tutto questo periodo hanno incentivato la precarietà, hanno felicemente convissuto con la "malavita organizzata", hanno tollerato il disastro campano lasciandolo gestire ai notabili locali. Meglio lasciar perdere…
Per qualche giorno, la campagna elettorale è stata centrata sulla questione del nucleare e più esattamente sulla proposta di costruire una centrale nucleare italiana in Albania. La proposta l'ha fatta l'ex-ministro di Forza Italia, Tremonti, in una lunga intervista a "Il Sole-24ore". Questa la sintesi della "trovata" del creativo Tremonti: "Le infrastrutture sono tutte utili e fondamentali anche se una è la priorità delle priorità: l'infrastruttura energetica. Il futuro sarà del solare o dell'idrogeno. Ma tra lo stato di necessità attuale e l'eventuale futuro radioso c'è un intervello di medio periodo, colmabile col nucleare. Circoli internazionali segnalano una disponibilità nell'altra sponda dell'Adriatico a fare joint venture nucleari con l'Italia. Albania, Montenegro? È ancora presto per dirlo però si tratta di ipotesi possibili, anzi consigliate". (1)
La proposta di Tremonti ha subito incontrato l'entusiastica accoglienza sia nel partito di Berlusconi che in quello di Veltroni. Letta, partito democratico, si è affrettato a dichiarare di non avere nulla in contrario a costruire una centrale nucleare fuori d'Italia dove è ipotesi realista; Messa, ex UDC e filonucleare doc, ricorda che l'ENEL in Albania sta già progettando la costruzione di una grande centrale a carbone a Valona e quindi una centrale nucleare sarebbe la naturale prosecuzione di questa penetrazione economica in campo energetico; Urso, popolo delle libertà ed ex viceministro alle attività produttive, sostiene l'idea a patto che le tecnologie e la normativa siano quelle europee. (2)
Come falchi i giornalisti di regime si sono buttati sulla notizia per fare un po' di propaganda al nucleare: Ansaldo energia, Camozzi, Techint, Edison ma soprattutto ENEL sono prontissimi a produrre centrali nucleari nell'Est europeo. (3)
In realtà si è trattato solo di una grande montatura mediatica finalizzata a sostenere la causa nucleare. Il progetto di costruire un impianto nucleare a Durazzo era stato ufficialmente presentato dal primo ministro albanese Berisha durante la sua "irruzione" al Congresso mondiale dell'energia, svoltosi lo scorso novembre a Roma. L'uscita di Berisha non aveva trovato grande risalto sulla stampa che l'aveva considerato l'ennesima sparata di un personaggio dalla dubbia credibilità. Evidentemente in altre sedi la proposta di Berisha ha trovato ben altro ascolto. Successivamente (dicembre 2007) lo stesso Berisha era tornato sull'argomento, riferendo di contatti con le società Camozzi e Westinghouse. La proposta di Berisha aveva provocato grandi proteste in Grecia dove si era parlato anche di un altro progetto nucleare presentato da una società francese. (4) Di costruire una centrale nucleare italiana in Albania avevano parlato anche gli ineffabili Letta e Urso, durante un confronto preelettorale organizzato da Il Sole-24 ore. In quell'occasione Letta aveva affermato di "non aver niente in contrario alla costruzione da parte di ENEL di una centrale in Albania o in altro paese dell'Est". Secondo Urso questa era "un'idea nata da colloqui fra il governo Berlusconi con Berisha" che però, notiamo noi, a quel tempo non era primo ministro! Questo scolorito politicante non manca di farsi interprete del popolo albanese, dichiarando che "In Albania la gente accetterebbe una centrale nucleare di buon grado". (5) Quel furbacchione di Tremonti si è quindi limitato a dare risalto ad un progetto già noto.
Non entriamo sulla questione della validità della produzione di energia nucleare su cui torneremo con più calma. Ci preme invece sottolineare la vergognosa logica colonialista che sta dietro alla squallida manovra del "nucleare italiano in Albania". Ci si deve domandare, innanzitutto, perché destra e sinistra sostengono l'idea di costruire centrali nucleari italiane in Albania. La risposta è evidente: perché farlo in Italia è troppo difficile a causa dell'opposizione della gente. In Italia questi mascalzoni parlano di nucleare ma "solo" se di IV generazione, quello a "sicurezza intrinseca" (6), ma in Albania invece basta e avanza il nucleare di II generazione, perché anche quello di III generazione è sprecato per una popolazione povera e fiaccata da una classe politica (il liberale Berisha o il socialista Nano, fa poca differenza) abituata agli intrallazzi con gli italiani.
Se, come sostengono i programmi elettorali di Berlusconi e Veltroni, l'attuale tecnologia nucleare non è sicura questo vale per l'Italia come per l'Albania o il Montenegro. Dimenticarsene, come fanno il "democratico" Letta, il post-fascista Urso e il liberale Tremonti, dimostra solo il cinico imperialismo della classe dirigente italiana.

A. Ruberti
 


Note
1) "Denuclearizzare il nucleare per localizzare il lavoro", Il Sole-24 ore" del 1 aprile 2008.
2) "Tremonti e centrali nucleari. Da PD e PDL: si in Albania", Corriere della Sera del 2 aprile 2008
3) "L'Italia è già pronta all'atomo da export", La Stampa, 3 aprile 2008.
4) Non abbiamo trovato riscontro a questa notizia di fonte greca sulla stampa francese.
5) Energia. Letta e Urso a confronto", Il Sole-24 ore del 13 marzo 2008. Segnaliamo questo articolo che riferisce come i due "contendenti" sono d'accordo su tutto.
6) La "sicurezza intrinseca" è una stupidaggine per il semplice motivo che "non esiste un nucleare sicuro" (Carlo Rubbia, la Repubblica, 30 marzo 2008)

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Atomo, affari e militari

"Stiamo costruendo know how attorno al nucleare. Vogliamo essere protagonisti della ricerca della nuova generazione". Lo ha detto Pier Luigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico nel governo Prodi, commentando la notizia che Edison sta studiando con i soci francesi il rilancio del nucleare e la costruzione di alcune centrali in Italia. Prima di lui era stata la volta di Massimo D'Alema, nel suo discorso di chiusura del World energy council: "L'argomento è delicato, ma questo governo è impegnato a recuperare il tempo perduto e intende rilanciare la ricerca sul nucleare". Poi il governo è stato sfiduciato, ma il tema del rilancio del nucleare "italiano" è ormai in ogni dove, accompagnato da miti e leggende come si confà quando si tratta di dare l'avvio ad una poderosa impresa economica in sintonia con il pressing a livello mondiale sull'atomo. A tale proposito l'Agenzia Internazionale per l'Energia ci comunica che tra il 1992 ed il 2005 il nucleare da fissione - quello più costoso ed inquinante - ha usufruito del 46 per cento degli investimenti di ricerca e di sviluppo, quello da fusione del 12 per cento, mentre alle rinnovabili è andato solo l'11 per cento. Le centrali di quarta generazione "a sicurezza intrinseca" – tanto sbandierate dai politici – sono ancora alla fase di studio e progettazione e potrebbero essere pronte, in teoria, solo tra una ventina d'anni, e pur riducendo notevolmente i pericoli di impianti simili a quello di Chernobyl, non risolverebbero il problema delle scorie e del loro smaltimento, per lasciare un'eredità pesantissima sulle spalle delle generazioni future: quale opera umana può ragionevolmente pensare di sfidare l'usura del tempo per garantire il mantenimento delle condizioni di sicurezza richieste da rifiuti radioattivi che mantengono la loro capacità di contaminazione per migliaia di anni?
Nonostante questa banale constatazione, arricchita dall'esperienza acquisita in Campania con la vicenda dei rifiuti e delle discariche che dimostra la voracità di un sistema politico-affaristico che manovra le emergenze a proprio esclusivo vantaggio, la locomotiva nucleare si è rimessa in movimento. Approfittando dell'aumento del prezzo del petrolio, dei cambiamenti climatici indotti dall'uso forsennato dei combustibili fossili, il partito nucleare ha ripreso quota: negli Stati Uniti, dopo che per trent'anni non si è completata alcuna nuova centrale e gli investimenti si sono concentrati sul ripotenziamento di vecchi impianti, nel 2005 si è introdotto un incentivo economico - ben più alto rispetto alle fonti convenzionali - affinché gli investitori privati tornino a costruire centrali nucleari; i risultati al momento sono modesti (forse una o due nuove centrali entro il 2015) a causa dei costi effettivi di investimento, ancora troppo alti e poco competitivi. È bene rammentare che lo sviluppo passato del nucleare civile è dovuto al suo stretto legame con il nucleare militare e agli investimenti "pubblici" di cui ha potuto usufruire. Molte delle tecnologie indispensabili per il nucleare civile sono utilizzabili da quello militare: dall'arricchimento del combustibile per ricavare Uranio 235 (utilizzato nella bomba di Hiroshima) al riprocessamento del combustibile esaurito per ricavare Plutonio (presente nella bomba di Nagasaki). L'opposizione statunitense alla costruzione della centrale atomica iraniana la dice lunga a proposito.
Anche l'uranio impoverito è un sottoprodotto del ciclo del combustibile nucleare civile ed è disponibile in grandi quantità e a costi bassissimi: le sue proprietà lo rendono particolarmente adatto alle esigenze militari nonostante i rischi che comporta.
Il legame con il militare è poi evidente se si considera la questione "sicurezza". In Francia i treni speciali che trasportano scorie nucleari sono scortati da mezzi dell'esercito e l'itinerario del treno cambia in continuazione; ovunque il controllo e la militarizzazione del territorio accompagnano l'insediamento delle centrali per evitare sabotaggi che avrebbero effetti devastanti o furti di materiale radioattivo. Tra l'altro il passare ai reattori autofertilizzanti vuol dire passare al plutonio, ad una sostanza cioè particolarmente idonea ad un uso militar terroristico.
Nonostante tutto "business is business" (gli affari sono affari) ed ecco che l'ENEL sta investendo pesantemente nel settore; non in Italia è ovvio, ma in Slovacchia dove sta completando due unità nucleari di vecchia generazione adottando criteri di sicurezza assolutamente inadeguati: non c'è alcun sistema di protezione da eventi esterni tipo la caduta di un aereo.
Per concludere, dopo oltre 60 anni il nucleare civile è ancora di fronte ai problemi di sempre: lo smaltimento delle scorie, la proliferazione delle armi atomiche, la limitatezza della risorsa Uranio stimata attualmente in circa 60 anni, il mito della "sicurezza intrinseca". Che non sia il caso di cambiare strada?

Fonte: Umanità Nova, n.13 del 13 aprile 2008, anno 88