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Le elezioni sono
passate, il governo ancora deve nascere, ma già da qualche
giorno Giulio Tremonti si sta lasciando andare a fantasie
nucleari abbastanza pericolose, in quanto coinvolgerebbero altri
Paesi nel modo peggiore possibile: scaricando sulle loro
popolazioni i costi ambientali e sanitari, oltre ai rischi
nucleari, della produzione elettrica destinata all’Italia. Nei
giorni scorsi, la società energetica milanese Edison ha
presentato uno studio di previsione sul fabbisogno di energia
elettrica che tiene conto del rapporto tra "consumi attesi" e
"produzione disponibile": secondo le previsioni, nel 2030
l'Italia avrà necessità di un fabbisogno di 545 Twh di
elettricità. Pertanto, la produzione attuale non basta. Da un
lato Enel punta molto - anche se non tutto - sul carbone, in
quanto via più rapida e meno costosa; dall'altro - ma è una via
che ha un difetto - c'è da rispettare il vincolo posto dalla UE
all'Italia, che prevede di ridurre del 20 per cento le emissioni
rispetto al 1990: pertanto le centrali elettriche italiane non
potranno produrre più di 88 milioni di tonnellate di anidride
carbonica. Edison, che al 50% è di proprietà della francese EDF,
conclude il proprio studio dichiarando di vedere il nucleare
come la soluzione all'approvvigionamento energetico.
A fare immadiatamente eco a Edison è Giuliano Zuccoli,
presidente del Consiglio di Gestione di A2A, nata dalla fusione
di AEM Milano e ASM Brescia, ma anche membro del Cda di Edison.
Zuccoli è convinto che l'ora del nucleare debba scoccare
nuovamente in Italia in tempi brevi. In un'intervista al
Corriere Economia, ha dichiarato che "oggi in Italia
servono 24 autorizzazioni, che impegnano almeno 5-6 anni prima
di aprire il cantiere. Dovremmo concentrarle in 2 o 3 passaggi
sui modelli americano o francese, così da dimezzare i tempi. Poi
in 4-5 anni si costruisce".
Zuccoli considera il nucleare "una tecnologia di transizione per
i prossimi 30 anni" e ritiene che serva per soddisfare "un
quarto del fabbisogno nazionale: 80 miliardi di kwh, fatti da
3-4 centrali di 10.000 mw in totale". Questa operazione avrebbe
un costo di "20 miliardi di euro", spiega Zuccoli, secondo il
quale l'investimento potrebbe essere attuato da un consorzio di
produttori, come Enel, A2A, Edison, E.On Italia o altri. Poi le
centrali verrebbero gestite da Enel, perchè è "il soggetto dove
è rimasta la maggior competenza, e dunque meglio in grado di
rapportarsi con le agenzie internazionali".
In realtà la competenza di Enel, fermatasi nel 1987 con il
referendum che bocciava il nucleare in Italia, si è sviluppata
solo parzialmente e solo all'estero, essenzialmente basata su
vecchie tecnologie sovietiche come in Slovacchia ed in Bulgaria,
dove sta realizzando degli impianti bastati sul VVER sovietico.
Oltre questo, resterebbe il problema di sempre: il dove
localizzare le centrali nucleari, in un Paese che ha un
territorio pieno di zone densamente abitate, di regioni sismiche
e vulcaniche, e che non è neanche dotato di un sito nazionale
ove collocare le scorie.
Su questo piano si muove Giulio Tremonti, che ha già ideato un
progetto che lui stesso chiama "del nucleare delocalizzato". Il
progetto era stato presentato pochi giorni prima delle elezioni,
ma ora con il terzo Governo Berlusconi che si andrà a formare,
sembra che gli italiani abbiano automaticamente accettato,
votando PDL, che il nucleare sia una delle fonti di energia da
usare per il nostro Paese. Contemporaneamente, si sa che in caso
di costruzione reale di una centrale, sarebbero ben pochi i
cittadini disposti a tenerla vicino casa.
L'idea di Tremonti è di realizzare le centrali che daranno
energia all'Italia in altri territori, da sfruttare, ai quali
relegare scorie e costi ambientali, magari in quell’Albania che
regala immigrati clandestini.
Già, proprio così: costruire su territorio albanese le nuove
centrali nucleari. La proposta, che è nel programma della
coalizione che sta per governare l'Italia, rischia tra qualche
tempo di diventare realtà. D'accordo con lui anche Casini, che
si è sempre professato pro-nucleare e anche disposto a rinnegare
il referendum che abrogava l'installazione di centrali nucleari
nel nostro territorio. Quindi, il referendum potrebbe essere
aggirato costruendo le centrali in Albania e portando l'energia
prodotta verso l'Italia tramite un elettrodotto sotto
l'Adriatico.
In disaccordo con tutta la linea è Gianni Silvestrini, direttore
scientifico del Kyoto Club, che in un editoriale della
newsletter mensile “KyotoClubNews” dichiara: "Entro il 2012 la
produzione addizionale di elettricità solare ed eolica mondiale
dovrebbe essere almeno quattro volte superiore rispetto al
contributo aggiuntivo netto del nucleare". "Considerando le
tendenze dei prossimi anni", prosegue Silvestrini, "si evidenzia
come, in valori assoluti, vento e sole supereranno la nuova
potenza nucleare installata. Ma c'è un altro elemento che viene
preso in considerazione e cioè la chiusura di 11 centrali
nucleari che potrebbe portare il fotovoltaico a sfiorare una
quota pari al 40 per cento del contributo netto nucleare".
Sul piano scientifico e tecnologico, intanto, l'industria
nucleare torna a far discutere. Questa volta perché Peter
Henderson, ricercatore dell'Università di Oxford, ha pubblicato
uno studio sull'impatto dei sistemi di raffreddamento delle
centrali costiere britanniche sulla popolazione marina. La
ricerca
non porta buone notizie. Secondo Henderson l'industria nucleare
uccide ogni anno miliardi di pesci in Gran Bretagna, andando
così a minare la sopravvivenza delle specie. Secondo quanto si
legge sul Times, che riporta la notizia, l'impatto può essere
così grave che, nelle zone più colpite dal fenomeno, le
percentuali di mortalità sono equivalenti alla metà di quelle
prodotte dalla pesca
a fini commerciali.
Gli impianti di raffreddamento pompano dal mare grandissime
quantità di acqua: un impianto nucleare estrae anche 60 metri
cubi di acqua al secondo, fino ad un record di 120 per la
centrale di Gravelines sulla costa settentrionale francese.
L'acqua che è stata utilizzata per raffreddare i reattori viene
poi pompata nuovamente nel mare. Essendo stata scaldata, essa
attrae numerose specie marine che vengono di conseguenza
catturate dal sistema di immissione e uccise. Il pericolo è
maggiore per i pesci di taglia piccola o giovani che superano il
vaglio di un cm ed entrano nei tubi di raffreddamento. Qui
vengono scaldati, clorurati e ricevono anche piccole dosi di
radiazioni. Secondo Henderson, il canale della Manica è la
regione più colpita dal fenomeno. Fenomeno che tra alcuni anni
potrebbe anche presentarsi nel già martoriato Adriatico, visto
che si tratta di un mare chiuso, se andrà in porto il progetto
di Tremonti.
Infine, proprio il 15 aprile, il Consiglio per la sicurezza
nucleare (Csn) spagnolo ha avviato controlli su circa 700
persone, dopo la comunicazione da parte del gruppo elettrico
Endesa di una fuga radioattiva nella centrale nucleare di Ascò,
nella provincia di Tarragona. La fuga si è prodotta in novembre
durante un'operazione di manutenzione ed è stata resa nota solo
il 4 aprile. Secondo il Csn l'entità della fuga sarebbe stata
minimizzata nella comunicazione di Endesa. In una dichiarazione
rilasciata a El Pais, il vicedirettore della protezione
radiologica al Csn, Manuel Rodriguez, ha affermato che la fuga
"è stata 100 volte superiore a quanto la centrale ha
dichiarato". Delle sanzioni potrebbero essere prese contro il
gruppo Endesa per avere fornito, secondo il Csn, "informazioni
incomplete". Probabilmente questo è un problema che non toccherà
mai l’Italia, visto che eventuali fughe radioattive
interesseranno un giorno l’Albania. |
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Fonte: Altrenotizie |
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