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Privatizzazione e guerre dell'acqua di Vandana Shiva |
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1 - Muradnagar sarà la prossima Tonk? Il 13 giugno del 2005, cinque agricoltori furono uccisi a Tonk, durante una protesta per reclamare la loro quota d'acqua dalla diga di Bisalpur che sta sottraendo l'acqua ai villaggi per portarla alla città di Jaipur nell'ambito di un progetto dell'Asian Development Bank sulle "riforme" del settore dell'acqua nello stato di Rajasthan attualmente governato dal BJP. Sonia Gandhi, presidente del Partito del Congresso, si precipitò a Tonk, definì barbare le uccisioni e offrì aiuto alle famiglie dei contadini assassinati. Eppure il governo del Congresso a Dehli ha deciso di creare un'altra Tonk a Muradnagar, con la richiesta di deviare 635 milioni di litri di acqua al giorno al Sonia Vihar Plant, che è stata privatizzata a favore della Ondeo Degremont, una consociata della Suez. La vera politica dell'acqua non è tra Partito del Congresso o BJP. La vera politica è fatta dalla Banca mondiale/Asian Development Bank ed altre agenzie di aiuto che creano mercati dell'acqua per le multinazionali dell'acqua derubando il popolo indiano sia idrologicamente che finanziariamente. Dehli, la capitale dell'India si è mantenuta per secoli grazie al fiume Yamuna. Due decadi di industrializzazione l'hanno trasformato in una cloaca ed uno scarico di sostanze tossiche. Invece di mettere freno all'inquinamento, usando la scarsità creata dall'inquinamento, la Banca Mondiale ha cominciato a spingere sul governo di Dehli per la privatizzazione delle forniture d'acqua di Dehli e la concessione delle acque dalla diga Tehri sul Gange, lontana centinaia di miglia. La privatizzazione della distribuzione dell'acqua a Dehli ruota attorno al Sonia Vihar Plant, un impianto per il trattamento delle acque inaugurato il 21 giugno del 2002 dal ministro capo di Dehli che è stato progettato per una capacità di 635 milioni di litri al giorno al costo di 1,8 miliardi di rupie (approssimativamente 50 milioni di dollari). Il contratto tra il Dehli Jal Board (il dipartimento per la distribuzione dell'acqua del governo di Dehli) e la francese Ondeo Degremont (consociata della Suez Lyonnaise des Eaux, il gigante mondiale dell'acqua) dovrebbe fornire acqua potabile sicura alla città. L'acqua per l'impianto della Suez-Degremont di Dehli verrà dalla diga di Tehri attraverso il Canale del Gange Superiore fino a Muradnagar nell'Uttar Pradesh occidentale e poi attraverso il gigantesco acquedotto che arriva fino a Dehli. Il Canale del Gange Superiore, che comincia a Haridwar e trasporta le acque sacre del Gange fino a Kanpur via Muradnagar è la principale fonte per l'irrigazione in questa regione. La crescente domanda d'acqua da parte di Dehli ha già causato grandi deviazioni di acqua da altre regioni. Dehli riceve giornalmente 445 milioni di litri dal Gange. Con i 635 milioni degli impianti Sonia Vihar si arriva a 1090 milioni di litri al giorno che vengono deviati dal Gange. Ulteriori 3000 milioni di metri cubi al secondo vengono sottratti al Gange da due canali che conducono ai fiumi Sharda e Yamuna. Dehli chiede anche che altri 180 milioni di litri al giorno vengano prelevati alla diga di Dhakra nel Punjab, da quella di Renuka sul fiume Giri (1250 milioni di litri al giorno) e di Keshau sul fiume Tons (610 milioni di litri al giorno) dalla distante regione dell'Himachal nell'Himalaya. Il primo dicembre del 2004 le tariffe dell'acqua a Dehli furono aumentate. Se da un lato il governo ha affermato che l'aumento era necessario per far fronte ai costi di operazione e manutenzione, è pur vero che esso è dieci volte di più di quello che sarebbe necessario per gestire la distribuzione dell'acqua a Dehli. L'aumento serve ad aprire il terreno alla privatizzazione e garantire super-profitti agli operatori privati. L'aumento delle tariffe prima della privatizzazione fa parte dell'armamentario predisposto dalla Banca mondiale, passo di un approccio progressivo mirante ad "assicurare per lo meno un parziale coinvolgimento del settore privato in paesi a rischio". Prima di procedere alla privatizzazione completa, la "partnership pubblico-privata" deve aumentare le tariffe in maniera che queste possano rendere possibile l'attività commerciale (cioè "garantire margini di profitto"). I contratti di gestione e servizio possono essere introdotti mentre il governo aumenta le tariffe. L'aumento non corrisponde ad una decisione democratica, né ad una basata sul bisogno. È stata imposta dalla Banca mondiale. La Dehli Jal Board cita a mo' di giustificazione dell'aumento uno studio della Price Waterhouse Cooper nell'ambito di uno studio della Banca mondiale sulla privatizzazione. E cita anche il rapporto tecnico n. 386 del 1997 della Banca mondiale relativo alla determinazione del prezzo dell'acqua. Il bilancio per la gestione e la manutenzione dei servizi idrici a Dehli ammonta a 3,44 miliardi di rupie. Il consorzio pubblico ha recuperato circa 2,7 miliardi a causa di un 40-50% di mancate entrate dovute a perdite e furti. Durante una conferenza sulla partecipazione pubblico-pubblico, abbiamo mostrato come la partecipazione dello stato e della comunità possano recuperare entrate fino a 5 miliardi di rupie evitando perdite e furti. Ciò consentirebbe di raggiungere i 7-8 miliardi di rupie, che è il doppio di quanto necessario per far funzionare e mantenere il sistema idrico. In realtà, l'aumento delle tariffe consentirà entrate di 30 miliardi di rupie, dieci volte quanto necessario, garantendo un super-profitto di 26,66 miliardi di rupie alle dieci multinazionali in attesa di mettere le mani sulla distribuzione dell'acqua di Dehli. Un aumento del 10% all'anno è già previsto e ciò consentirà di raddoppiare i profitti per i privatizzatori dell'acqua nel giro di 7 anni. Questo profitto non è creato da migliori servizi ma solo dal raddoppio del carico finanziario sui cittadini, soprattutto i poveri. La revisione delle tariffe nasconde aumenti significativi sotto variazione di categoria. Le scuole e l'agricoltura sono state ridefinite come "industria". I "piaos", parte fondamentale della cultura indiana del dono dell'acqua, devono pagare anch'essi, e come faranno a dare acqua agli assetati? I templi, le residenze per i disabili, gli orfanotrofi, che hanno pagato 30 rupie finora, dovranno pagarne migliaia, ma le istituzioni sociali sono sempre a corto di denaro e non potranno pagare. Le politiche indirizzate dalla Banca mondiale dicono esplicitamente che c'è bisogno del passaggio dalla percezione sociale all'orientazione commerciale. Il conflitto tra queste due visioni del mondo giace alla base dei conflitti tra la privatizzazione e la democrazia dell'acqua. L'acqua sarà vista e trattata come una merce, oppure come la reale base della vita? Molti miti relativi alle privatizzazioni sono stati usati per giustificare l'aumento delle tariffe. Il primo è il mito della "piena copertura dei costi", il mantra della privatizzazione. Però, da questo punto di vista, l'aumento implica una "copertura decuplicata", pari a dieci volte i "costi totali". Per quanto concerne gli investimenti, gli operatori privati non ne hanno fatti, ma raccoglieranno i frutti di investimenti pubblici pari a mille miliardi di rupie. L'applicazione piena della logica della "piena copertura dei costi" richiede che il sistema idrico resti nel dominio pubblico in quanto bene comune. All'incontro del Consiglio nazionale per lo sviluppo del 28 giugno 2005, Shiela Dixit, ministro nel governo di Dehli, ha invocato la federalizzazione e prioritizzazione dell'acqua potabile (Pioneer, 29 giugno 2005). Però lo schema 24x7 spinto dalla Banca mondiale non mira a portare l'acqua nelle baraccopoli di Dehli ma a fornire alle colonie di ricchi il lusso di acqua corrente per 24 ore al giorno e 7 giorni alla settimana in un periodo di grave crisi idrica. Questa impone una riduzione dell'uso, la privatizzazione ne incoraggia la crescita. E i maggiori consumi nell'area urbani saranno possibili a spese delle aree rurali. Anche questo fa parte del processo di privatizzazione. Quattro aziende globali hanno già fatto domanda per essere ammesse alla gara d'appalto per la distribuzione 24x7, tra queste Suez, Bechtel e Saur. L'argomentazione comune a favore della privatizzazione e dell'aumento del prezzo è che il maggior costo ridurrà il consumo d'acqua. In realtà, date l'estrema sperequazione del reddito, un aumento che può distruggere un abitante di una baraccopoli o un povero agricoltore è una spesa insignificante per un ricco. La privatizzazione, come la dettano la Asian Development Bank e la Banca mondiale, significa perciò che l'acqua sarà sottratta ai poveri e data ai ricchi, sottratta alle campagne a favore delle aree urbane/industrializzate. Questa è la ragione alla base del rifiuto di deviare le acque del Gange verso gli impianti Sonia Vihar. La privatizzazione farà aumentare l'uso non sostenibile ed iniquo dell'acqua perché i ricchi se ne possono permettere lo spreco. 2 - La Commissione per la pianificazione agisce come Privatizzatore dell'acqua Le priorità del governo per la mercificazione e privatizzazione dell'acqua furono stabilite con chiarezza dal capo della Commissione per la pianificazione, Montek Singh Ahluwalia, nella sua dichiarazione d'apertura all'incontro del Consiglio nazionale per lo sviluppo, affermando che gli agricoltori devono pagare l'acqua. Se è vero, come affermò il sig. Ahluwalia, che sono gli agricoltori ricchi i veri beneficiari dell'acqua gratis, la realtà è che quando l'acqua è mercificata sono i ricchi che possono pagarla. I contadini poveri, già in lotta contro il debito, spinti al suicidio, saranno spazzati via dalla negazione dell'accesso all'acqua e dovranno pagare per una risorsa che è già loro proprietà comune. Se i contadini poveri sono messi in competizione contro il ricco agribusiness per l'acqua attraverso la creazione di un mercato dell'acqua, l'agribusiness monopolizzerà l'irrigazione. Se i poveri dei villaggi sono messi in contrapposizione con gli abitanti ricchi delle città in una guerra dell'acqua, i ricchi vinceranno. La causa dello spreco d'acqua non è l'agricoltura in sé ma l'agricoltura chimico-industriale che viene erroneamente chiamata Rivoluzione verde. È possibile produrre più alimenti per ettaro coltivando miglio che richiede solo 200 mm d'acqua, accrescendo la disponibilità di cibo per un fattore 200 e proteggendo allo stesso tempo la nostra biodiversità e le scarse risorse idriche. È possibile diminuire il consumo d'acqua e aumentare la produzione di cibo passando dall'agricoltura chimica a quella biologica. Però, queste strategie di conservazione dell'acqua non sono quelle che propone il sig. Ahluwalia, che preferisce le coltivazioni di frutta, verdura e gamberetti per l'esportazione, che richiedono molta acqua. In altre parole, mentre l'India si trova nella stretta di una grave crisi d'acqua, e di conflitti legati all'acqua ancora più gravi, il capo della Commissione per la pianificazione raccomanda di esportare acqua ai consumatori ricchi del nord attraverso un sussidio chiamato "acqua virtuale" e invece di sostenere la preservazione dell'acqua attraverso il passaggio all'agricoltura biologica, vuole che i contadini impoveriti finanzino progetti malati, come il River Linking Scheme [un progetto per collegare i maggiori fiumi indiani per trasferire il surplus d'acqua alle regioni secche, NDT] che costa 200 miliardi di rupie. Il capo della Commissione ha affermato che "inseguire profitti a breve termini che derivano dalla politica elettorale, invece di ricercare guadagni sul lungo termine attraverso politiche economiche prudenti, è la malattia del nostro processo decisionale" (Editoriale del Pioneer, 29 giugno). Ciò che il sig. Ahluwalia chiama "profitti a breve termine che derivano dalla politica elettorale" è chiamata da altri democrazia. Ciò che egli chiama "prudenti politiche economiche" sono il paradigma della Banca mondiale, Fmi e Asian Development Bank per la privatizzazione dell'acqua che ha già causato l'uccisione di agricoltori a Tonk e potrebbe produrre molte altre guerre dell'acqua. L'unica politica idrica prudente e di lungo termine è riconoscere i limiti della natura, vivere all'interno del ciclo dell'acqua e garantire ad ogni indiano il suo diritto fondamentale all'acqua. La privatizzazione non è una soluzione alla nostra crisi idrica. La conservazione e i diritti delle comunità possono contribuire a superare la scarsità cui ci troviamo a far fronte sia nelle aree rurali che in quelle urbane. L'acqua è un bene comune, un bene pubblico. La privatizzazione è la chiusura di questo bene comune. La privatizzazione dell'acqua aggrava la crisi idrica e premia lo spreco dei benestanti, non la conservazione da parte delle comunità parsimoniose con le loro risorse. L'uso sostenibile ed equo richiede la democrazia dell'acqua, non la privatizzazione. |
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| Fonte: ZNet - documento originale: Water Privatisation And Water Wars |