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Non esiste una soluzione per
il sostentamento dei viaggi ad alta velocità e di lunga percorrenza. Ciò
significa che se vogliamo impedire al pianeta di andare a fuoco, dovremo
semplicemente smettere di viaggiare alle velocità che gli aerei
consentono. Le
linee di combattimento sono state finalmente tracciate e sta per avere
inizio la prima fondamentale battaglia contro il cambiamento climatico.
In tutto il paese [la Gran Bretagna, NdT], si sta radunando una
coalizione formata da proprietari di case e anarchici, gruppi “Nimby”1 e
internazionalisti, con lo scopo di combattere la principale causa futura
del riscaldamento globale: l’espansione dell’aviazione.
Non è detto che tutta questa gente abbiano a cuore le sorti della
biosfera. Alcuni temono semplicemente che le proprie abitazioni stiano
per essere demolite, o che, vivendo sotto le nuove rotte aeree, non
potranno più dormire sonni tranquilli. Tuttavia, qualsiasi individuo che
sia entrato a far parte di una coalizione di tali proporzioni globali è
in grado di comprendere il potere di questa commistione di idealismo e
ostinato interesse personale.
L’industria dell’aviazione ha notato tale potere, e sta preparando la
propria vendetta. La scorsa settimana il quotidiano The Guardian
ha ottenuto una copia di una bozza di trattato tra l’Unione Europea
e gli Stati Uniti, attraverso il quale si impedirebbe di adottare
qualsiasi misura preventiva per ridurre l’impatto ambientale generato
dalle compagnie aeree senza l’approvazione del governo statunitense. In
realtà, non è il primo accordo del genere ad essere stipulato, sebbene
possa essere il più vasto; la Convenzione di Chicago del 1944, ora
supportata da 4.000 trattati bilaterali, prevede che nessun governo
possa tassare il combustibile degli aerei. Le compagnie aeree sono state
imboccate amorevolmente durante l’intero corso della propria esistenza.
Il governo britannico ammette che l’unico ambito in cui è possibile
“fare politica liberamente senza dover rendere conto agli altri paesi” è
lo sviluppo aeroportuale; potrebbe ridurre o invertire l’aumento dei
voli diminuendo la capacità dell’aeroporto. Invece, sta cercando di
portarci dalla sua parte per costruire una terza pista a Heathrow, e
ampliamenti simili negli aeroporti di Stansted, Birmingham, Edinburgo e
Glasgow. Altri dodici aeroporti hanno già annunciato piani di
ampliamento. Secondo la Commissione di controllo ambientale della Camera
dei Comuni, la crescita prevista dal governo richiederà "l’equivalente
di un altro Heathrow ogni cinque anni". L’accurata previsione di Orwell
nel suo 1984 era di trasformare l’Inghilterra in Airstrip One2.
Già ora, un quinto di tutti i passeggeri internazionali vola verso e da
un aeroporto della Gran Bretagna. Le cifre sono quintuplicate negli
ultimi 30 anni e il governo prevede che entro il 2030 raddoppieranno, se
non di più, fino a raggiungere i 476 milioni l’anno. Il termine
“prevedere” in questo caso è inesatto: fornendo la capacità, infatti, il
governo assicura che tale crescita avverrà.
Per quel che riguarda il cambiamento climatico, tutto ciò costituisce un
disastro assoluto e senza precedenti. Non si tratta solo del fatto che
l’aviazione rappresenta la fonte di emissioni di biossido di carbonio
che aumenta più rapidamente al mondo. La fusione del combustibile degli
aerei, infatti, ha un "rapporto di forcing radiativo" che si aggira
attorno a 2.7; questo significa che l’effetto totale di riscaldamento
delle emissioni aeree è 2.7 volte superiore dell’effetto del solo
biossido di carbonio. Il vapore acqueo che le emissioni stesse producono
forma cristalli di ghiaccio nella troposfera superiore (scie di vapore e
cirri) che imprigionano il calore terrestre. Secondo i calcoli
effettuati dal Tyndall Centre for Climate Change Research, se si
sommassero i due effetti (è necessario essere cauti poiché non sono
direttamente paragonabili), le sole emissioni aeree supererebbero di
circa il 134% la soglia posta dal governo per le emissioni totali di gas
serra del paese nel 2050. Il governo adotta soluzioni efficaci per
affrontare il problema: esclude da questo calcolo le emissioni aeree
internazionali.
Non si impegnerà in un dibattito onesto perché non ci sono mezzi che
permettono di conciliare i suoi piani con le sue dichiarazioni in merito
allo sviluppo sostenibile. Durante le ricerche per il mio libro riguardo
al modo in cui potremmo ridurre del 90% le emissioni di carbonio entro
il 2030, ho scoperto, con mia grande sorpresa, che ogni altra fonte di
riscaldamento globale può essere ridotta o sostituita a quel livello
senza compromettere drasticamente le nostre libertà. Tuttavia, non
esiste una soluzione per il sostentamento dei viaggi ad alta velocità e
di lunga percorrenza.
L’industria dell’aviazione sostiene di essere in grado di ridurre le
proprie emissioni attraverso sviluppi tecnologici. Ma, come sottolinea
la Regia Commissione per l’Inquinamento Ambientale (Royal Commission on
Environmental Pollution), i suoi obiettivi "sono chiaramente di tipo
ambizioso piuttosto che progettuali". Ci sono alcuni fondamentali
vincoli tecnologici che rendono impossibile prevedere notevoli
miglioramenti.
Il primo problema risiede nel fatto che i nostri aerei hanno una durata
di vita di progetto notevolmente lunga. Il Boeing 747 viene ancora
utilizzato dopo 36 anni dalla sua progettazione. Il Tyndall Centre
prevede che nel 2070 il nuovo Airbus A380 sarà ancora utilizzato, seppur
"in una forma gradualmente modificata". Passare a modelli più efficaci
significherebbe scartare la flotta esistente.
Alcuni progettisti stanno giocando con l’idea dei cosiddetti "blended
wing bodies": velivoli con ali cave nelle quali i passeggeri possono
sedersi. In linea di principio, questi modelli potrebbero ridurre fino
al 30% l’utilizzo di carburante, ma l’idea, e assieme la sua sicurezza e
stabilità, è lungi dall’essere dimostrata. Eppure, il progetto è valido
tanto quanto le proprie capacità. Come dichiara l’Advisory Council for
Aeronautics Research in Europe (ACARE - Consiglio consultivo per la
ricerca aeronautica in Europa – NdT): "Il punto di vista unanime è che
il tasso di progresso dei motori convenzionali diminuirà in misura
considerevole nei prossimi 10 anni". E se il rendimento dei motori
migliora, il problema non è necessariamente risolto. Motori a più
elevato rendimento tendono ad essere più rumorosi (quindi, persino meno
graditi dalla gente del posto) e a produrre più vapore acqueo (il che
significa che il loro impatto climatico totale potrebbe in effetti
essere maggiore). Anche qualora venisse mantenuta la promessa più remota
di una riduzione del 30% dell’utilizzo di carburante, compenserebbe solo
una minima parte dell’utilizzo extra di combustibile causato da una
crescente domanda.
Le compagnie aeree continuano a parlare di velivoli a idrogeno, ma anche
laddove i problemi tecnologici venissero superati, provocherebbero un
disastro ancora maggiore rispetto ai modelli attuali. "Passare dal
cherosene all’idrogeno", afferma la Commissione Regia, "sostituirebbe il
biossido di carbonio dagli aerei, con un incremento triplicato nelle
emissioni di vapore acqueo". I biocombustibili necessiterebbero di più
terreno arabile rispetto a quello che il pianeta possiede. Il governo
inglese ammette che "attualmente sembra non esserci un’attuabile
alternativa al cherosene come combustibile aereo".
Le nuove cifre indicanti il consumo di carburante sia per le navi veloci
che per i treni ad alta velocità suggeriscono che le loro emissioni di
carbonio sono paragonabili a quelle rilasciate dagli aerei. Tutto ciò
significa che se vogliamo impedire al pianeta di andare a fuoco, dovremo
semplicemente smettere di viaggiare alle velocità che gli aerei
consentono.
Questo ragionamento è ora ampiamente compreso da quasi tutte le persone
che incontro. Tuttavia, non ha avuto alcun impatto sulle loro abitudini.
Quando contesto ai miei amici i loro fine settimana a Roma o le loro
vacanze in Florida, mi rispondono con un sorriso strano e distante e
distolgono lo sguardo. Vogliono solo divertirsi. Chi sono io per
rovinare il loro piacere? Il contrasto morale è assordante.
Nonostante le dichiarazioni avanzate per gli effetti democratizzanti del
viaggiare economico, il 75% di coloro che usufruiscono di compagnie
vantaggiose si trovano nelle classi sociali A, B e C. Le persone con
seconde case all’estero raggiungono una media di sei viaggi andata e
ritorno all’anno, mentre le persone delle classi D ed E volano
raramente; non possono permettersi le vacanze, per cui sono responsabili
di appena il 6% dei voli. Il governo prevede che la maggior parte della
crescita avverrà tra il 10% delle persone più abbienti. Ma le persone
che sono colpite per prime e verranno colpite più duramente dal
cambiamento climatico sono coloro che appartengono alle fasce più povere
della terra. Le condizioni di siccità in Etiopia, per esempio, che
mettono a rischio milioni di persone di soffrire di fame, sono collegate
al riscaldamento dell’Oceano Indiano. Circa 92 milioni di abitanti del
Bangladesh potrebbero essere cacciati fuori casa questo secolo per
permettere a noi di continuare a fare shopping a New York.
Volare uccide. Lo sappiamo tutti ma nonostante questo continuiamo a
farlo. E non smetteremo fino a quando il governo non capovolgerà la
propria politica e comincerà a chiudere le piste aeroportuali.
Note
1. Acronimo di "Not In My
Back Yard" (lett. ‘Non nel mio cortile’). Termine che viene spesso
utilizzato per indicare in maniera dispregiativa o critica
l'atteggiamento di opposizione dei residenti di un'area in cui sono
pianificati sviluppi insediativi, strade, termovalorizzatori, depositi
di sostanze pericolose, discariche, impianti industriali, centrali
nucleari, e simili per via delle fastidiose controindicazioni degli
stessi sull'ambiente locale [NdT].
2. Termine con il quale George Orwell definisce l’odierna Gran Bretagna
– facente parte della superpotenza chiamata Oceania – nel suo celebre
romanzo 1984 [NdT]. È probabile che lo scrittore si riferisse
alla condizione dell’isola di “portaerei naturale” pronta a colpire
l’Europa. |