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La Coca Cola mostra un
assoluto disinteresse per quelle comunità che devono fare i conti con la
scarsità d’acqua. Come può una simile società, che detiene uno
spaventoso record di abusi per quanto riguarda le risorse d’acqua
potabile, essere vessillifera di un forum internazionale il cui
obiettivo è proprio la promozione dell’uso sostenibile dell’acqua?
L’acqua è essenziale alla
vita, è la linfa del nostro pianeta. Senza l’acqua, non è possibile la
vita. La mancanza di accesso all’acqua potabile è una tragica realtà per
oltre 1 miliardo e 200 milioni di persone, circa il 20% della
popolazione mondiale, principalmente nei paesi in via di sviluppo. Oggi,
garantire l’accesso all’acqua potabile resta una delle più grandi sfide
per la comunità internazionale.
Dal 16 al 22 marzo, il Messico ospiterà il quarto World Water Forum,
un’importante conferenza internazionale che, nello spirito degli
organizzatori, mira a risolvere la crisi dell’acqua nel mondo e ad
“assicurare migliori standard di vita per la gente di tutto il mondo e
un comportamento sociale più responsabile nei confronti
dell’approvvigionamento dell’acqua, in linea con lo sviluppo
sostenibile”.
Ma allora, ci chiediamo, com’è possibile che la Coca Cola sia uno dei
principali sponsor del World Water Forum? In quanto campionessa mondiale
dello sfruttamento non-sostenibile dell’acqua, la sponsorizzazione della
Coca Cola mette in discussione la credibilità stessa del meeting.
La Coca Cola Company è la più grande produttrice mondiale di bibite: per
sua stessa ammissione, ha usato 283 miliardi di litri d’acqua nel solo
2004. In qualunque modo la si voglia vedere, 283 miliardi di litri
d’acqua significano parecchia acqua, specialmente in un mondo
in cui oltre un miliardo di persone non sono in grado di soddisfare il
proprio fabbisogno-base. Significa una quantità d’acqua sufficiente a
dissetare l’intero pianeta per 10 giorni consecutivi! Se usassimo
l’acqua che la Coca Cola ha usato nel 2004, potremmo soddisfare per 47
giorni il fabbisogno del miliardo di persone che non hanno regolare
accesso all’acqua potabile!
Oltre al danno, la beffa: la Coca Cola Company non ha la minima
intenzione di smettere di estrarre i suoi 283 litri d’acqua.
Orgogliosamente, la multinazionale si vanta di avere un tasso di
sfruttamento dell’acqua pari a 2,7 a 1. Il che significa che, per ogni
2,7 litri d’acqua che estrae dalla terra, ne ricava 1 litro di prodotto.
Che fine fanno i restanti 1,7 litri d’acqua (il 63% di quella che viene
estratta)? Vengono usati per pulire le bottiglie e i macchinari, e poi
affidati alle fogne. In un mondo in cui 1 persona su 5 non ha accesso
all’acqua potabile, è del tutto assurdo che una compagnia possa
appropriarsi di una quantità così enorme di acqua dolce, e convertire
gran parte di questa in scarichi fognari. Specialmente se consideriamo
il fatto che l’acqua dolce è una risorsa scarsa: solo il 2,5% delle
acque del pianeta sono dolci, il resto sono mari e oceani.
Le pratiche della Coca Cola, così come i suoi prodotti, stanno per
essere giudicati dai consumatori di tutto il mondo. Le sue bevande
contribuiscono significativamente a una miriade di malattie – obesità,
diabete e problemi dentali inclusi – e infatti è in corso un’importante
campagna col fine di rimuovere questi prodotti dalle nostre scuole. La
Coca Cola mostra un assoluto disinteresse per quelle comunità che devono
fare i conti con la scarsità d’acqua. E questo è più evidente in India
che da qualunque altra parte del mondo.
Diecimila persone in tutta l’India stanno sfidando la Coca Cola e il suo
sfruttamento delle risorse d’acqua. Gli impianti di imbottigliamento
della multinazionale americana hanno pesantemente inciso sulla quantità
e sulla qualità delle falde acquifere, rendendo l’accesso all’acqua
ancora più difficoltoso. In alcune aree dell’India, la compagnia estrae
regolarmente un milione di litri d’acqua al giorno. Come risultato, si è
avuto un drastico calo dei livelli delle falde acquifere, causando gravi
carenze d’acqua che hanno colpito decine di migliaia di persone. Il
tasso di sfruttamento dell’acqua in India è 4 a 1: ovvero, il 75% di
questa viene sprecato. La Coca Cola ha indiscriminatamente riversato i
suoi scarichi nei terreni circostanti, determinando un grave
innalzamento dell’inquinamento sia del suolo che dei corsi sotterranei.
L’impatto che questo ha sulle persone che vivono nei dintorni degli
impianti della Coca Cola non può essere sottovalutato. In un paese in
cui oltre il 70% della popolazione vive di agricoltura, la sottrazione
dell’acqua e l’avvelenamento di quello che resta ha avuto conseguenze
drammatiche. Migliaia di agricoltori indiani stanno lottando per la
sopravvivenza, a causa delle carestie provocate dalla scarsità d’acqua,
a sua volta causata dalla Coca Cola.
Gli abusi della compagnia sono ora contrastati apertamente in tutta
l’India. Uno degli impianti di imbottigliamento più grandi, in
Plachimada (nello stato del Kerala), è inattivo dal marzo del 2004,
poiché il consiglio cittadino ha rifiutato di garantirgli il permesso
per l’estrazione dell’acqua dalle falde acquifere del luogo. Cedendo
alle proteste popolari, il governo del Kerala ha deciso di trascinare la
Coca Cola fino alla Corte Suprema, sostenendo che “villaggi poveri sono
deprivati di acqua potabile a causa dell’abuso di questa da parte
dell’impianto di Plachimada, che la utilizza per produrre bevande in
grado di essere acquistate soltanto da altre città del paese (e non dai
cittadini della stessa Plachimada, NdT).” Analogamente, in altre parti
dell’India (come Mehdiganj, Kala Dera e Gangaikondan, le comunità di
cittadini si sono organizzate e si apprestano ora a sfidare la Coca Cola
sullo stesso campo. Peraltro, questi movimenti sono stati affiancati da
una formidabile campagna internazionale che mira a convincere la
multinazionale a rendere conto delle sue attività; questa campagna è
stata proprio generata dalle pressioni che si sono avute in India.
Per i motivi sopra elencati, la sponsorizzazione da parte della Coca
Cola del World Water Forum è stata guardata con incredulità dalle
comunità indiane. Come può una simile società, che detiene uno
spaventoso record di abusi per quanto riguarda le risorse d’acqua
potabile, essere vessillifera di un forum internazionale il cui
obiettivo è proprio la promozione dell’uso sostenibile dell’acqua?
È evidente che questa sponsorizzazione non sia altro che una palese
manovra pubblicitaria, per distogliere l’attenzione da quella che è la
vera filosofia della Coca Cola, a proposito dello sfruttamento
dell’acqua. Le comunità indiane e i loro alleati sono più che mai
convinti che la loro battaglia proseguirà più forte di prima, fino a
quando la multinazionale non farà degli autentici sforzi per porre
rimedio alla crisi che ha creato in India.
Fino a quel momento, però, la Coca Cola non può avere nulla a che fare
col World Water Forum |