Sulla sponda uruguaya
dell'omonimo fiume che separa, e contemporaneamente unisce, Argentina e
Uruguay, la costruzione delle due più grandi cartiere del Cono Sud
scatena enormi proteste.
Ma non si tratta ne di un "rifiuto di modernità", ne solo di una
protezione estrema dell'ambiente. In discussione è il modello di
sviluppo che privilegiando l'investimento a breve periodo, dimentica
l'importanza della qualità di vita futura.
Bella domanda. Peccato che a
porsela son sempre meno dirigenti politici e industriali, fiduciosi come
sembrano in ogni angolo del mondo, che la ricetta dell' homo faber
funzioni sempre e comunque. In realtà la concezione monolitica di
Sviluppo, è tutta occidentale, anzi prettamente euro-occidentale, un
derivato composto del lungo percorso filosofico dell' Illuminismo, che
ebbe come diretta conseguenza il parto di due “fratelli”inconciliabili:
il capitalismo e il comunismo. Entrambi facevano dell'
industrializzazione il motore del Progresso dell' Umanità, e della
Natura la vittima sacrificale da portare sull' altare della
realizzazione della propria Idea. La stessa sicumera e la stessa
conseguenza si protrae sino ai giorni nostri, come la diatriba fra
Uruguay e Argentina sulla costruzione di alcuni impianti industriali sta
a testimoniare.
Zitti zitti…
In Uruguay è noto come nelle recenti elezioni presidenziali abbia
vinto un cartello elettorale (Frente Amplio) con un baricentro politico
spostato, almeno così pare, a sinistra.
Nei giorni dell' investitura del nuovo presidente, Tabarè Vazquez, il
vecchio esecutivo di Battle, in una delle sue ultime riunioni, decideva
di dare il proprio beneplacito alla costruzione di due megaimpianti
industriali per la lavorazione di cellulosa presso Fray Bentos, a
ridosso del confine con lo Stato argentino, il più grande investimento
estero nel paese negli ultimi decenni.
Nello specifico si è
trattato di autorizzare la costruzione di due megaimpianti industriali
per la lavorazione e la produzione di cellulosa che, come ci ricorda
un'autorevole istituzione come il Politecnico di Torino (
http://www.polial.polito.it/cdc/macrog/early.html ), è uno dei tanti
polimeri presenti in natura, ma fondamentale nella produzione dei
polimeri sintetici come il nitrato di cellulosa, l' acetato di cellulosa
e il rayon.
I partner privati coinvolti nel progetto sono due colossi mondiali nel
settore come le multinazionali spagnola ENCE e quella finlandese BOTNIA.
Ma essendo da anni presenti sul mercato mondiale, hanno già collezionato
entrambe parecchi dubbi sulla propria trasparenza nelle operazioni
industriali e finanziarie, portate avanti tanto nei propri paesi quanto
all' estero.
Iniziamo dunque questo viaggio nel mondo del business latinoamericano
partendo dai primi protagonisti, due grandi attori economici. La ENCE è
ben nota in casa propria a causa della sua produzione di cellulosa nel
nord della penisola iberica, in Galizia.
Ricordo ancora i tanti racconti di molti amici di Pontevedra, città dove
ha sede l' impianto industriale, in cui mi parlavano delle proteste, ma
soprattutto dei tanti disagi che l' impianto aveva arrecato alla città
gallega, in primis sulla salute di tante persone. Io stesso, le volte
che mi son recato a Pontevedra, ho potuto constatare quanto nauseante
sia ritrovarsi a respirare quell' aria tanto impregnata di cattivi e
letali odori e quanto devastante sia l' impatto, anche solo visivo,
della presenza di un impianto industriale simile nelle vicinanze di un
centro abitato e per di più in un contesto ambientale di assoluta
bellezza.
La Galizia infatti è nota per le sue rias, insenature simili ai fiordi
scandinavi, dove col passare dei secoli si son creati microambienti di
eccezionale bellezza e delicatezza, che un modello di sviluppo più
attento avrebbe potuto preservare in modo sicuramente più efficiente e
che invece, come nel caso di Pontevedra, si è lasciato spesso in mano a
scelte autoritarie (e che per tanti anni il presidente della Galizia sia
stato Manuel Fraga non è un caso), in cui il consenso popolare era solo
un freno ai desideri di pochi potenti.
Per queste e tante altre ragioni, sin dal 1987 opera in quell' area l'
APDR (Asociacion Pola Defensa da Ria), che ha voluto immediatamente
porre in evidenza i rischi legati alla costruzione di impianti simili.
La stessa organizzazione il 3 febbraio scorso ha formalmente denunciato
l' impresa ENCE per non aver rispettato le leggi regionali, nazionali e
comunitarie in materia di rispetto ambientale presentando dei propri
dossier in cui emergeva una continuata violazione delle norme presenti
in materia. In particolare come si nota dalle tabelle sottostanti, il
pericolo è rappresentato dalla continua immissione di materiale chimico
nelle acque della ria di Pontevedra:

Tabella da http://www.apdr.info/vertilegales.htm
In un
interessante intervista riportata dal portale argentino Argenpress, la
professoressa gallega Leonor Gonzalez, riprendeva proprio l' esempio
della resistenza di Pontevedra all' ENCE durante una conferenza tenuta
in Uruguay in occasione di un confronto sui problemi reali posti dalla
costruzione di impianti di produzione di cellulosa, che oltre alla
questioni ambientali, includono quelle economiche, in cui risulta
difficile far crescere altri settori, come quello agricolo o peschiero,
in aree in cui la presenza industriale è tanto ingombrante. Per poter
leggere integralmente l' intervento si può visitare il link:
http://www.argenpress.info/nota.asp?num=028051.
Da parte sua la ENCE costituisce sicuramente un partner privato d'
eccezione, grazie alla solidità del gruppo dal punto vista
economico-finanziario. Avendo al suo interno grandi gruppi bancari
privati, al dicembre 2005 contava su un capitale sociale di 152.820.000
euro.

Grafico da
www.ence.es
La ENCE
infatti è un impresa ibero-americana di trasformazione integrale di
legname, divenendo la prima proprietaria europea di boschi di eucalipto
destinato alla lavorazione e leader europeo e secondo fornitore mondiale
di cellulosa derivante da eucalipto, con un attivo di bilancio
complessivo di quasi 500.000.000 di euro (http://www.ence.es/pdfs/BalanceENCE_2004.pdf
).
Nelle sue comunicazioni ufficiali ripetutamente sottolinea che il suo
operato avviene in assoluta conformità con le leggi ambientali e fa
dell' etica ecologica il suo modo di operare nel mondo. Tanto che nel
2002 elabora un report in cui descrive le proprie attività come all'
avanguardia in tale materia (vedere il report in pdf tra i contributi in
fondo all' articolo).

vignetta
di Khalil Bendib, da
www.corpwatch.org
Se dunque la
ENCE abbia ancora molte questioni aperte da dover chiarire, altrettanto
si può dire dell' altro partner del megaprogetto in Uruguay, cioè la
multinazionale finlandese BOTNIA. Quest' ultima fu la prima a
manifestare il proprio interesse attivo nell' affare comunicando in data
7 marzo 2005 l' avvio delle procedure per il finanziamento di ben 1,1
miliardi di dollari utili per la realizzazione di un impianto in Uruguay
per la lavorazione e produzione di oltre un milione di tonnellate di
cellulosa.
La multinazionale finlandese presenta il progetto in questo modo:
le operazioni di costruzione dell'impianto iniziano immediatamente,
avendo come data di consegna lavori la fine del 2007. Operando a pieno
ritmo l' impianto utilizzerà ben 3 milioni e mezzo di metri cubi di
legname all' anno. Ben il 60% di questa materia prima sarà recuperata
dalla sussidiaria della BOTNIA in Uruguay, cioè la FOSA (Compagnia
Forestale Orientale), attraverso coltivazioni di eucalipto già
impiantate nel paese o da impiantare; il restante 40% verrà recuperato
attraverso contratti a lunga scadenza con privati, fondazioni e
cooperative. Le previsioni di impiego avanzate parlano addirittura di
4.500 persone nel 2006, salvo rettificare che poi gli impieghi stabili
saranno 300, mentre l' indotto porterebbe 8.000 posti di lavoro, su che
base però vengono effettuate queste previsioni non viene specificato.
Riguardo al finanziamento si dice che nel 2003 è stata fondata in
Uruguay la BOTNIA S.A., di cui i proprietari sono la stessa BOTNIA con
il 82,1%, la UPM con il 12,4% e la Metsaliitto con il 5,5%. Curioso
sapere che queste due ultime sono poi le stesse società multinazionali
proprietarie della stessa BOTNIA finlandese. Ma dall' affare non sono
esclusi neanche investitori locali come il Gruppo Otegui, con il quale
si è sottoscritto un accordo secondo cui potranno detenere il 9% dell'
azionariato, a lavori conclusi. Gli stessi finiscono col sottolineare
come l' investimento rappresenti nella storia economica uruguayana il
più grande mai realizzato, facendo crescere il PIL del paese dell' 1,6%,
così come per la Finlandia esso rappresenti il maggiore investimento
industriale mai fatto all' estero.
A ciò si aggiunge anche la preoccupazione del gruppo BOTNIA, per
iniziare a portare al di fuori dell' Europa i propri impianti, come
conseguenza dell' entrata in vigore a partire proprio da quest' anno
(2006) di una direttiva europea che limita considerevolmente l' uso di
agenti chimici nel trattamento dei processi industriali, tra cui anche
quello delle cartiere (o come dicono in Sudamerica las papeleras). Già
negli anni passati gli impianti finlandesi furono oggetto, e continuano
ad esserlo, di feroci critiche per il totale disprezzo verso le acque
del Lago Saimaa, dove sorge uno degli impianti più importanti e il
maggiore per produzione, quello di Joutseno (vedere foto), che
annualmente arriva a 600.000 tonnellate di cellulosa.
Le preoccupazioni e le proteste venivano soprattutto in relazione al
vicino villaggio di Lappeenranta, dove l' elevato consumo di pesce del
lago, ha procurato qualcosa di più che isolati allarmi. Tanto che
persino la Helsinki Commission (HelCom), cioè la commissione baltica di
protezione dell' ambiente marino ha già nel 2004 lanciato l' allarme per
l' elevato tasso di diossina presente lungo le coste finlandesi, spesso
imputabile alla produzione industriale.
Ma la BOTNIA, come abbiamo visto per la sua “collega” spagnola, ha i
suoi bei report, in cui si afferma l' assoluto rispetto per l' ambiente
e per le leggi presenti in materia. Così anche nel caso del Progetto
Uruguay, come l' impresa ha battezzato il proprio investimento a Fray
Bentos, l' impresa ha elaborato il proprio studio di impatto
socio-economico e addirittura pubblicato i risultati del foro pubblico
in cui ha cercato di rispondere alle inquietudini della gente (vedere in
fondo tra i contributi)

Ritornando
alla proprietà della stessa impresa, vediamo come ad esempio la UPM, sia
una delle multinazionali più potenti al mondo in tale settore, con ben
33.400 impiegati in ben 16 paesi, con un volume di vendite che nel 2004
ha raggiunto i 10 miliardi di euro. Nel 2003 il Dipartimento di
Giustizia statunitense ha avviato un procedimento nei confronti della
UPM per violazione delle leggi anti-trust e sulla concorrenza, cosa che
solo qualche settimana fa si è risolta con una dichiarazione da parte
delle autorità americane, di non dare luogo a procedere. L' altra grande
“sorella” indirettamente coinvolta è la finlandese Metsaliitto, anch'
essa con solidi bilanci annuali (sul 2005 si parla di circa 9 miliardi
di euro) e ricchi dividendi per i soci. Infine la M-real, altro colosso
finlandese, con una presenza su ben 30 paesi, tra cui un ufficio vendite
in Italia, nel milanese, e anche qui ricchi profitti e dividendi, anzi
come recita il loro slogan: “Profit from ideas”. E a distruggere interi
ecosistemi per arricchire i propri bilanci e quotazioni sui mercati
internazionali ci vogliono proprio delle gran belle idee…
Per chiudere però l' affare occorreva anche il benestare internazionale,
prontamente certificato da un partner dell' investimento, cioè la Banca
Mondiale. Attraverso due suoi organismi, cioè l' International Financial
Corporation (IFC) e la Multilateral Investment Guarantees Agency (MIGA)
ha avviato due interessanti studi di impatto cumulativo, cioè sia
economico che ambientale, che riportiamo in fondo tra i contributi. Le
conclusioni sono che i lavori possono essere inaugurati e che se vi sono
rischi politici derivanti da rinunce o mancati adempimenti delle parti
contrattuali gli investitori finlandesi saranno garantiti dalle
competenti agenzie della Banca Mondiale.
L' umanità si ribella
Dopo il gioco delle scatole cinesi, tipico del sistema delle
corporations transnazionali, e l' avvio dei lavori dato alle “papeleras”,
un crescente movimento civico si è costituito nella città di Fray Bentos
per poi estendersi in pochi mesi all' intera regione di Rio Negro e al
di là del Rio Uruguay alla città argentina di Entre Rios e alla relativa
provincia argentina.
Uno dei momenti sicuramente più partecipati si è svolto già nell' aprile
scorso quando 40.000 persone manifestarono tra le città frontaliere di
Gualeguaychù (lato argentino) e Fray Bentos, attraversando e
paralizzando il ponte internazionale Generale San Martìn (vedere foto).
Da quel momento tutte o quasi le organizzazioni ambientaliste uruguayane
e argentine hanno dato vita a campagne di sensibilizzazione e cortei in
modo continuativo, raccogliendo informazioni e presentando report
alternativi a quelli presentati a livello istituzionale, ma che con
uguale efficacia rappresentavano i seri rischi che potevano derivare per
la salute di tutta la popolazione, ma anche per i problemi di lungo
periodo che si sarebbero andati a vivere dal punto di vista
socioeconomico (si vedano tra i contributi i dossier realizzati da
alcune associazioni ambientaliste).
Il cuore dello scontro stava proprio intorno al modello di sviluppo
sotteso dalle due parti. Se da un lato si è imposto, nel silenzio degli
uffici, un megaprogetto industriale, sullo stile diciamo da prima
rivoluzione industriale (la fabbrica, i miliardi, la quantità, i grandi
numeri, le alleanze internazionali), nel secondo caso si è trattato
sicuramente di qualcosa di differente.
E' sicuramente il frutto di quella grande coscienza che si sta
sviluppando in Sudamerica intorno all' importanza delle proprie risorse
naturali, prime fra tutte quelle idriche. Ma anche un nuova cultura di
maggior rispetto e sostenibilità, di creare futuro, senza venderlo e
ipotecarlo a tutte le prossime generazioni. E soprattutto un approccio
locale, un voler far comunità e difendere con il confronto la propria
visione della vita. Perchè in fondo quando si parla di Sviluppo, spesso
ci si dimentica di questo, che al di là che dei soldi, della
redditività, delle tecniche progettuali, si parla soprattutto della vita
di molte persone. Lo stesso movimento nato per arrestare la costruzione
delle due “papeleras” è quello che probabilmente solo un anno fa
festeggiava la vittoria elettorale di Tabarè Vazquez e di quel cartello
elettorale che aspirava ad aprire una nuova fase nel paese, e non solo
per il cambio di poltrone operato. Un cambio nella partecipazione alle
grandi scelte politiche ed economiche, al lancio di politiche di
sviluppo condivise e sostenibili.
Purtroppo da parte governativa non vi è stata la stessa sintonia di
vedute, anzi alcuni attivisti uruguayani affermavano che si sia imposto
un vero e proprio silenzio dei mass media sull' argomento.
Tanto che è soprattutto sul lato argentino che le proteste si son fatte
vive, anche da parte istituzionale. Il mancato ricevimento della visita
del Governatore di Entre Rios, da parte del presidente Tabarè Vazquez ,
proprio per parlare del problema creatosi, non ha fatto altro che
alimentare quella visione scettica nei confronti della politica di
Palazzo.

foto da
uruguay.indymedia.org
Così è stata
proprio una associazione argentina, la Fundaciòn Centro de Derechos
Humanos y Ambiente (CEDHA) che, insieme al governatore e al
vicegovernatore di Entre Rios, per la prima volta in Argentina hanno
presentato il 19 gennaio 2006 una formale denuncia per crimine
ambientale contro i vertici dei due gruppi industriali (ENCE e BOTNIA),
richiamandosi all' articolo 55 del Codice Penale (Ley 24051), secondo
cui:
“sarà represso….colui che utilizzando i residui a cui si riferisce la
presente legge, avveleni, adulteri o contamini in un modo che sia
pericoloso per la salute, per il suolo, per l' acqua, per l' atmosfera e
per l' ambiente in generale”.
Così raccogliendo una notevole quantità di prove è stata presentata
denuncia nei confronti dei top manager delle due società, cioè i signori
Fernando Garcìa Rivero, direttore generale de Celulosa de M'Bopicua,
filiale di ENCE, e già condannato per delitto ecologico a Pontevedra, in
Galizia; Josè Luis Mendez , presidente del gruppo ENCE; Juan Ignacio
Villana Ruiz-Clavijo, vicepresidente ENCE; Pedro BlanquerGelabert,
direttore ENCE, entrambi imputati per delitto ecologico a Pontevedra.
Per la BOTNIA, sono stati denunciati Ronald Beare, amministratore
generale di BOTNIA S.A., Kaisu Annala, amministratore di progetto,
Carlos Faropa, di BOTNIA Fray Bentos S.A. e infine Erkki Varis,
presidente e amministratore generale di MetsaBotnia. Non solo, ma la
stessa Fiscalìa Federal di Cordoba, nel rimettere la causa sotto la
giurisprudenza della Corte Suprema di Giustizia della Nazione, il
massimo organo giudiziario argentino, ha sottolineato come possono
risultare coinvolti anche alti dirigenti ministeriali uruguayani. Tutto
ciò non ha fatto altro che complicare le relazioni tra le due
repubbliche.

Il nodo
diplomatico
Si è infatti arrivati ad un vero e proprio confronto diplomatico tra
Buenos Aires e Montevideo riguardo alla questione delle papeleras.
Sebbene già sotto la presidenza Battle (la autentica promotrice di tutta
l'operazione), la attuale maggioranza di governo aveva espresso il
proprio disappunto su una scelta tanta forte e tanto poco rispettosa del
vicino argentino, ma con il cambio di governo sembrano essersi dissolte
le proteste in seno ai partiti del Frente Amplio, e prevalere le
posizioni più di real politik , tanto care ai teorici del realismo
strutturale, come lo statunitense Kenneth Waltz.
In tal senso infatti non sembra esserci propriamente uno scontro sul
modello di sviluppo, come invece auspicherebbe, e non solo sul caso in
questione, ma sul modello di sviluppo in generale, l' opera di un grande
pensatore contemporaneo come Edgar Morin.
Il sociologo francese, in un recente articolo apparso sul settimanale
uruguayano “Brecha”, infatti ci informa di come l' attuale modello di
sviluppo sia sin cualidades “Lo sviluppo ignora ciò che non è
calcolabile ne mediabile. Concepito unicamente in termini quantitativi,
ignora le qualità: le qualità dell' esistenza, della solidarietà, dell'
ambiente, della qualità della vità, delle ricchezza umane non
calcolabili né monetizzabili; ignora il dono, la magnanimità, l' onore e
la coscienza. Lo sviluppo ignora che la crescita tecno-economica produce
anche sottosviluppo fisico e morale…”.
Ma agli attuali esecutivi di governo, come ai top manager delle
corporations transnazionali coinvolte, queste riflessioni poco importano,
visto che la questione sta assumendo sempre di più una piega giudiziaria
e diplomatica. Sin da quando sono iniziati i blocchi stradali sul
versante argentino (cortes de ruta), sul lato uruguyano si è accusata
Buenos Aires di star consapevolmente favorendo quelle azioni per
aumentare la pressione sull' esecutivo di Tabarè Vazquez, evitando di
far intervenire le forze di polizia per permettere il regolare passaggio
di mezzi attraverso i ponti sul rio Uruguay. Il blocco degli accessi
stradali per la Repubblica Oriental, ha infatti prodotto già seri danni
economici, con notevoli perdite nei rifornimenti di prodotti di
importazione sia argentina che cilena. Non solo. Ma negli ultimi mesi il
governo Kirchner ha informato il suo omologo che nel caso si dovesse dar
esecuzione alle opere immediatamente aprirebbero una causa giudiziaria
presso tutte le sedi competenti (MERCOSUR, O.A.S., Corte Internazionale
di Giustizia) per la palese violazione del Trattato sul rio Uruguay,
sottoscritto decenni fa da entrambe le repubbliche.
Kirchner è stato ancora più esplicito nel discorso sulla Nazione tenuto
giorno 1 marzo, in cui ha chiaramente invitato il “fraterno e amico”
governo uruguayano a bloccare i lavori di costruzione dei due impianti
per un periodo di 90 giorni, così da permettere a una commissione
indipendente internazionale di valutare l' effettivo rischio ambientale
ed economico della presenza di due strutture industriali di tali
dimensioni. Ma prontamente un Ministro dell' esecutivo uruguayano ha
subito respinto l' invito, dicendo che non è nelle competenze del
governo poter bloccare o sospendere i lavori di costruzione. Sempre in
questi giorni alcuni servizi giornalistici hanno portato alla luce come
il contratto sottoscritto già nel 2003 tra il governo uruguayo di Battle
e quello finlandese, implichi in ben quattro distinti punti l' impegno
da parte dello Stato uruguyanop a risacire qualsiasi danno derivante ad
investimenti finlandesi nel paese, una pratica questa già ben nota
sempre nel settore idrico, alla Bechtel durante le violenti proteste di
Cochambamba, in Bolivia. Infatti allora lo stato boliviano in nome di un
trattato commerciale con l' Olanda rischiò di dover risarcire la
multinazionale per non aver fatto realizzare i suoi profitti nel paese.
Ancora una volta dunque, si assiste nel settore delle risorse idriche ad
una totale riconfigurazione delle strutture del potere reale, fuori da
ogni vincolo democratico con le istituzioni e con le popolazioni locali.
I contrasti sono ancora molto forti e la recente notizia che uno dei
manager della Botnia sia stato ripreso con una videocamera nascosta
mentre cercava di corrompere alcuni ambientalisti nel tentativo di non
far svolgere manifestazioni di protesta nella città di Fray Bentos, non
serviranno di certo a trovare soluzioni di equilibrio. Allo stesso modo
per il governo di Tabarè Vazquezsi pone un nodo da sciogliere molto
complicato. Interrompere o modificare in alcun modo l' accordo
commerciale ormai avviato significherà non essere in grado di garantire
investimenti privati esteri nel paese,in una congiuntura economica in
cui l' economia uruguayana non beneficia certo del caro-petrolio,
fenomeno questo che permette a ben altri governi di operare scelte molto
più radicali.
Documenti correlati (download)
•
Relazione BOTNIA (.pdf)
•
ENCE Pontevedra (.pdf)
•
Report Banca Mondiale (.pdf)
•
Effetti contaminazione (.pps)
•
Libro su Cellulosa -
Movimento mondiale per i Boschi
Tropicali
(.pdf)
•
Denuncia penale CEDHA
|