Ma quanto costa l'Alta velocità? E come sarà finanziata? In Europa già
ci siamo, con ben 7 tunnel. Ma non ci accetteranno mai se non
modificheremo il sistema delle scatole cinesi.
Le recenti prese di
posizione a favore del progetto d'alta velocità (Av) Torino-Lione
espresse da opinion maker, politici e soggetti istituzionali appaiono a
volte come slogan, a volte come interventi interessati, comunque avulsi
dalla vasta documentazione ufficiale esistente e relativa all'alta
velocità ferroviaria. (...) L'aspetto poco pubblicizzato del progetto Av
è quello dei costi e delle modalità di finanziamento. I soli costi
industriali, compresa la tratta Torino Venaus, escludendo quindi
soltanto il tunnel (il cui costo è per ora incalcolabile), ammontano
complessivamente a circa 90 miliardi di euro tra linee, nodi, costi di
struttura e contingencies (compresivi dei nuovi segmenti
introdotti dalla legge obiettivo): a tale cifra vanno aggiunti i costi
finanziari, l'infrastrutturazione aerea a causa della tensione diversa
da quella delle linee convenzionali (costo complessivo di circa 3mld di
euro), l'elettrodotto dedicato al servizio della linea Av, i costi
d'acquisto di nuovo materiale rotabile (elettrotreni, carrozze e
l'intera dotazione di carri merci) stimati in circa 7 miliardi e quelli
di riconversione dei locomotori attuali e delle carrozze con
convertitori. L'ultimo aggiornamento (2004) presentato dalle FS
attraverso il Piano di Priorità degli Investimenti, quantifica in 170
miliardi le necessità della Società per interventi sulla rete
convenzionale che concernono sicurezza, manutenzione ordinaria e
straordinaria, superamento dei colli di bottiglia; insomma il minimo per
rendere efficiente la rete storica. Le disponibilità finanziarie
pubbliche ammontano a 46,7 miliardi; a tutto il 2003 i consuntivi
realizzati ammontano a 30,3 miliardi e i fabbisogni del Piano ammontano
a 121,7 miliardi non considerando gli interessi intercalari e i
finanziamenti d'Infrastruttura SpA (Ispa) per l'asse Av
Torino-Milano-Napoli.
Le modalità di finanziamento dell'Av sono cambiate dal 2003. Si è preso
atto pubblicamente che il project finance non è, di fatto, mai
esistito (40% pubblico e 60 % privato) e si è incaricata la Ispa della
Cassa Depositi e Prestiti di finanziare attraverso lo strumento del
«patrimonio segregato» l'Av. I sottoscrittori dei bond emessi da Ispa,
saranno pagati con i ricavi dell'alta velocità e lo stato si farà carico
dell'equilibrio economico e finanziario d'Ispa (art. 75 L 289/2002),
della manutenzione ordinaria e straordinaria (per 50 anni) e del
pagamento degli interessi intercalari (fino all'entrata in esercizio
delle nuove linee). Il meccanismo è il seguente: Ispa finanzia Tav
attraverso bond e rientra del debito attraverso il canone di
pedaggio pagato per l'uso della rete che ne farà Tav / Rfi. Lo stato si
farà carico dello sbilancio tra ricavi e servizio del debito.
La valutazione dell'intervento dello stato dal 2009, anno di
disponibilità della Torino-Milano-Napoli sulla base dei documenti
ufficiali, è la seguente: i passeggeri quantificati ammontano a
12 miliardi di passeggeri per chilometro all'anno. Ipotizzando un treno
viaggiatori ogni quarto d'ora e uno merci ogni mezzora e per 365 giorni,
per i chilometri della Torino-Napoli, si ottiene una offerta di 35
milioni di treni passeggeri x km/anno e 12 di treni merci. Il totale dei
treni/km offerti, per passeggeri e merci corrisponde alle previsioni
della Società Steer Davis al 2025 (marzo 2003). Il totale passeggeri
corrisponde esattamente allo «scenario alto» ossia di massimo sviluppo
previsto da Rete Ferroviaria Italiana e dalla Steer Davis. Considerando
con grande ottimismo che il numero di treni offerti, costituiti da Etr
con 584 posti, siano occupati mediamente per tutto il percorso al 60% si
ottengono i 12 miliardi di pa x km: si noti che tale valore corrisponde
al 41 % di tutta la domanda di trasporto ferroviario stimata al 2010
(scenario alto) dal Piano Generale dei Trasporti. L'ipotesi di
finanziamento d'Ispa (15 gennaio 2003) prevede ricavi per 47 miliardi in
52 anni (periodo di concessione Tav) ossia 900 milioni di euro all'anno.
La rata costante di debito che Tav/Rfi dovrà corrispondere ad Ispa, per
la sola To-Mi-Na sarà pari a 2,124 miliardi con tempo trentennale di
rimborso e tasso del 5,65% (tasso assunto nelle simulazioni di Tav/Rfi):
si aggiungono poi costi di manutenzione ordinaria e di circolazione pari
a 29,4 milioni e si consideri che per la Milano-Genova il costo della
linea pari a 4.251 milioni , tasso d'interesse 5,65% sarà coperto dai
ricavi per il 15%. Il conto per la finanza pubblica è salato.
Questi escamotage utilizzati per portare fuori dal bilancio
pubblico le poste di finanziamento Tav sono serviti a poco, perché il 23
marzo del corrente anno Eurostat non ha certificato i conti pubblici del
nostro paese, chiedendo la riclassificazione settoriale dei
finanziamenti di Ispa a Tav. Relativamente ai corridoi europei non si
capisce perché risulta inesistente l'impegno (e le risorse) per il
corridoio 1 Berlino-Palermo, che registra un solo tratto a singolo
binario ed è quel Verona-Bologna. La gran quantità di interscambio del
nostro paese avviene attraverso questo corridoio che ci collega con i
grandi porti del nord Europa.
Ancor più importanti sarebbero le autostrade del mare che consentono di
utilizzare la penisola come piattaforma logistica multimodale e
attraverso i porti di Trieste e Venezia e l'utilizzo della modernissima
linea ferroviaria Pontebbana si potrebbero risparmiare 2.000 miglia
nautiche (10 gg) e 500 km di ferrovia ai traffici provenienti dall'est
asiatico. La situazione economica-finanziaria del progetto Tav e i suoi
riflessi sulle finanze pubbliche è a tutti nota; esame economico svolto
dagli advisor di Fs (Mediobanca, Deutsche Bank, Crediop), delibera
5/2004 della Corte dei Conti «..a partire dal 2009 lo stato interverrà
con somme considerevoli per integrare l'onere per il sevizio del debito
a Ispa» e in Senato il Presidente di Ispa «..l'assunzione del rischio
avviene avendo un progetto finanziario che garantisce il flusso. Qualora
questo non fosse garantito, vedi il caso Tav, chiederemmo la garanzia
dello stato.»
Le risultanze dei controlli della Corte dei Conti, il report di
Fs e l'audizione del Presidente di Ispa dimostrano chiaramente
l'insostenibilità del progetto Tav come oggi articolato: tutti sanno che
l'onere sarà rilevantissimo per la finanza pubblica in un paese che da
almeno 20 anni non cresce più, che ha azzerato l'avanzo primario e
invertito il sentiero virtuoso della decrescita del debito in rapporto
al Pil. La politica smetta di assumere su questo argomento posizioni
degne di uno struzzo e si attivi con coraggio affinché prevalga la
ragionevolezza e l'interesse pubblico generale.
La vicenda dell'Eurotunnel è emblematica in proposito: 750.000
risparmiatori e 222 banche si sono ritrovati in mano titoli spazzatura,
ma con grande lungimiranza e senso dello stato né François Mitterrand né
Margaret Tactcher avevano messo un solo quattrino di soldi pubblici. La
vicenda Eurotunnel dimostra che non si può ritenere che un progetto sia
accettabile solo perché tecnicamente ben fatto ma deve risultare
sostenibile economicamente e finanziariamente, soprattutto in un
contesto di scarsità di risorse e di usi alternativi delle stesse in
opzioni con redditività sociale più elevata.
In Italia la madre di tutte le privatizzazioni ha partorito una piramide
con al vertice una società in accomandita semplice che controlla
attraverso vari gradini societari una azienda che ha una
capitalizzazione di 90 miliardi. Il comandante controlla con soli 28
centesimi, 100 euro della società. Il ritorno sul capitale investito è
stato, unico sul pianeta, del 557% annuo, rispetto al capitale
dell'accomandita.
In Europa noi italiani ci siamo già, con sette valichi (Ventimiglia,
Frejus, Sempione, Gottardo, Brennero, Tarvisio e Villa Opicina) ma ci
accetteranno davvero quando modificheremo ciò che consente patti di
sindacato, scatole cinesi, piramidi societarie e crediti d'imposta
abnormi. Questi sono i limiti allo sviluppo; e non saranno le linee
ferroviarie finanziate con debito pubblico futuro e chiamate
impropriamente reti a farci stare con pari dignità in Europa e
convincere gli investitori esteri a venire nel nostro paese.
*Assessore
all'alta velocità e membro del comitato scientifico della Conferenza
permanente dei Sindaci del nord-est |