|
Il gatto, la volpe e i valsusini di Guido Ceronetti |
|
|
|
|
|
|
|
Per quanto ricordo e so e ho appreso circa la Valsusa, questa TAV, legalmente (ahimè: legalmente) portata avanti dai burosauri tecnocratici di Roma, Bruxelles e altri centri di potere che decidono per tutti, sarà per la gente del luogo una grande e irreparabile mazzata: la peggiore, avendone già collezionate tante. Chi nasconde l'arma contundente si presenta compuntamente da salvambiente, protettore, naturofilo: nessuno salva l'ambiente meglio dei suoi devastatori. Opera gridata necessaria, vitale, guai se l'Italia resta fuori: il repertorio degli sdegni e delle commiserazioni per chi si oppone è corale, non mancano neppure i corsivisti e gli opinionisti più saporiti: sei un tapino, un antistorico, un candelaio, uno gnocco, un gozzuto, un fuorilegge... -Ehi vieni qua, brav'uomo, mettiamoci a un tavolo, dialoghiamo!- Valga, per i valsusini anti-TAV, un pensiero con molta paprika di Kafka: «Uno degli strumenti del male è il dialogo». Il male è già al lavoro perché mentre l'Informazione chiudeva le imposte per sciopero uno di questi famosi Tavoli era apparecchiato in fretta, col confortevole risultato che tolti i blocchi, sospesi i lavori per gli accertamenti d'ambiente e di salute, la linea si farà. Ma certo! Perché dall'altra parte del Tavolo i seduti sanno già ora che gli accertamenti accerteranno un'idoneità ospitale, una compatibilità dell'ottantanove per cento, addirittura salvaguardando le condizioni fisiche della manodopera - tutta straniera e ignara - gettata a inalare amianto e uranio nelle gallerie. Un Premio Nobel per rassicurare lo si trova sempre. Avvertire il buon
Pinocchio valligiano che non va a trattare con Biancaneve, ma con gli
eterni Gatto e Volpe e una loro fitta prole, schierati con l'irrisione e
l'inganno nel cuore tenebrosino, invitandoli ad armarsi (non occorre
porto d'armi) di ferrata diffidenza, mi sembra soccorso umanitario. La
furberia italiana di vertice, quando stabilisca di minchionarti, è
irraggiungibile di bravura: potrebbe dare scacco perfino al principe
Shang, far vacillare la testa a Machiavelli in persona. Lo sapeva bene
Vilfredo Pareto che, essendo troppo onesto, aveva paura di rimettere
piede in Italia, e il filosofo Berkeley che lasciò Roma esclamando:
«Fuggiamo dalle continue truffe di questi italiani!». All'imbocco della valle c'è il Musinè, la montagna incantata delle Alpi dell'Ovest, diversa da tutte, arida come un Ghilboa, con la stessa caratteristica di fare impazzire gli strumenti di volo, di alterare i campi magnetici, del Triangolo (pericolosissimo) delle Bahamas.Gli avvistamenti ufologici sul Musinè precedono l'origine moderna della parola UFO: sono uno dei suoi segreti. La superficie è disseminata di strane disposizioni di coppelle di pietra interpretate come resti di culto lunare o solare, calendari e osservazioni astrofisiche di popoli addirittura preceltici, forse atlantici o lemuriani. Intoccabile e temuto, il Musinè, e anche bene imbottito di uranio... E oggi già installazioni militari lo profanano... Ma la TAV farebbe di peggio: lo bucherebbe da parte a parte, mostruosamente, ottusamente, per farci passare il suo trenino... Il Musinè consegnato al tritolo, alle ruspe, alla follia tecnologica! Dire di no al progetto è intelligenza razionale, è illuminato buonsenso. La gente che si oppone, che resiste, quella pacifica e disperata, non è là per sottoporsi alle ragioni di un'economia sradicata dall'uomo: ha qualcosa di più importante da difendere, e se è contro la politica è perché è dalla parte della vita. Si può anche andare a discutere coi burosauri: ma attenzione alle loro mine nascoste nelle parole. |
|
|
| Fonte: Peacelink - articolo tratto da La Stampa Web 21/12/05 |