Il nucleare vent'anni
dopo Chernobyl-3
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| Le fonti giornalistiche
danno per certo l'accordo definitivo fra l'ENEL e la francese EDF (Electricitè
de France) sulla partecipazione italiana al progetto EPR (European
Pressurized Reactor). Nei mesi passati questo accordo è stato definito
dalla stampa come la premessa al ritorno in grande stile dell'Italia nel
nucleare. Ma cos'è l'EPR? L'EPR è un progetto franco-tedesco (Framatone/Siemens), concepito nel 1992 e definito nel 1997-1998, per costruire un prototipo di reattore nucleare, detto di terza generazione, che a partire dal 2025 dovrebbe sostituire in Francia e, almeno così sperano i costruttori, anche nel resto del mondo i reattori attualmente funzionanti. Presentato come "competitivo, ottimizzato e sicuro" questo reattore nucleare è stato lanciato in grande stile nel 2004 in Francia che ha deciso di installare il prototipo nel sito di Flamanville, sulla Manica. L'EPR ha trovato un primo acquirente, la Finlandia, che infatti è oggi l'unico paese europeo dove è in costruzione una nuova centrale atomica. La realtà però è molto diversa da come la dipingono i sostenitori del progetto. L'EPR non è altro che la più recente evoluzione di una tecnologia vecchia di cinquanta anni, appartenente alla prima generazione della filiera nucleare. La filiera dei reattori ad acqua pressurizzata (PWR) è infatti una delle prime sviluppate dagli ingegneri nucleari, originariamente per la propulsione dei sottomarini e poi per la produzione di energia elettrica. Nessuna novità, dunque, ma solo l'evoluzione di un modello ben noto che però non comporta miglioramenti significativi rispetto agli attuali reattori. Al contrario, per stessa ammissione dell'Autorità francese sulla sicurezza nucleare, l'EPR presenta gli stessi difetti da tempo individuati nei 58 reattori funzionanti in Francia. I pochi progressi tecnici annunciati si limitano al tempo di vita (previsto in 60 anni contro i 30/40 delle centrali attualmente funzionanti), alla produzione di un 10-20% in meno di scorie e ad un originale sistema di sicurezza in caso di fusione del nocciolo. A questo proposito la sezione tedesca dei Medici per la prevenzione della guerra nucleare ha già denunciato che il sistema di sicurezza previsto rischia di portare a catastrofiche esplosioni interne alla vasca di contenimento del nocciolo (il cuore del reattore). Infatti la vasca destinata, in caso di incidente grave, a ricevere e raffreddare il cuore in fusione dovrebbe essere, da una parte, assolutamente secca, onde evitare i rischi di esplosione del vapore e, dall'altra, dovrebbe essere in grado di coprire d'acqua il cuore provocando però quelle esplosioni di vapore che si dovrebbero evitare… Fra l'altro questo sistema di sicurezza è in grado di controllare solo fusioni a bassa pressione e non tutte le fusioni possibili. Insomma, la decantata sicurezza dell'EPR è una bufala. Contrariamente a quanto annunciato non c'è nessun miglioramento significativo neppure riguardo al ciclo del combustibile mentre l'accresciuta utilizzazione del MOX, combustibile derivato dal ritrattamento del plutonio già utilizzato nelle centrali, comporterebbe una serie di rischi aggiuntivi legati appunto al ritrattamento e ai trasporti. Anche dal punto di vista della proliferazione non esiste alcun miglioramento perché l'EPR continuerebbe a produrre plutonio, indispensabile per costruire la "bomba". L'EPR è dunque un reattore come gli altri: pericoloso, potenzialmente proliferante, produttore di scorie ingestibili. A questo punto è lecito domandarsi: cosa c'entra l'ENEL in questo guazzabuglio? Semplice: l'ENEL dovrebbe entrare nel progetto con una quota rilevante, il 12,5%, e in cambio otterrebbe energia a basso costo. L'ENEL dovrebbe investire circa 250/300 milioni di euro per avere in cambio energia prodotta dalle centrali atomiche: si partirà con 200 Mw nel 2006 per arrivare a 1200 Mw nel 2012. Attenzione, questa energia l'ENEL la venderà nel mercato francese, esattamente come l'EDF, che oggi controlla Edison, vende l'energia in Italia. Insomma l'ENEL usa l'EPR per entrare nel mercato francese ma spera anche di poter utilizzare questa rinnovata competenza nucleare nel futuro… magari in Italia. A noi impedirglielo. FRANCIA, ESPORTAZIONI
A BASSO COSTO |
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| Fonte: Umanità Nova, numero 13 del 9 aprile 2006, Anno 86 |