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«Cernobyl, tragedia
nascosta dall'Onu» di Stefania Maurizi |
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| Una cospirazione per
nascondere dati cruciali su Cernobyl, un terribile scandalo. Se a usare
parole così pesanti fosse Greenpeace, non farebbe notizia, ma se a
usarle è un fan sfegatato dell'energia nucleare come Richard Garwin -
un'autorità assoluta, consigliere di praticamente tutte le
amministrazioni da Kennedy a Clinton - allora le cose cambiano. E
stupisce che i media internazionali non abbiano raccolto la sua
denuncia. Vent'anni fa, il mondo assistette al più grave disastro nucleare della storia, e dal 1986 esperti, ambientalisti e organizzazioni internazionali litigano sulla conta dei morti e dei danni e usano i dati di Cernobyl per riabilitare il nucleare, ridimensionando la portata dell'incidente, o per condannare senza appello i reattori di tutto il mondo, dimenticando, per esempio, che quello di Chernobyl non era il tipico reattore civile, ma, come ci dice il fisico Carlo Bernardini dell'università La Sapienza, «era un reattore senza "coperchio"», ovvero senza protezione, per permettere l'estrazione del plutonio 239 per le armi nucleari. Al diluvio di cifre
e dossier, nel settembre del 2005 si è aggiunto il rapporto del «Cernobyl
Forum», un team internazionale che includeva i governi delle aree più
colpite, tipo la Bielorussia, e ben 8 agenzie Onu, tra cui l'Oms,
l'Organizzazione Mondiale per la Sanità, ma soprattutto l'Aiea,
l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Elaborato nella speranza
di poter mettere fine alle polemiche, il rapporto conclude che sì,
l'incidente di Cernobyl è stato serio, ma non una catastrofe: nelle aree
più colpite dalle radiazioni si prevedono «soltanto» 4.000 casi di
cancro. «Un messaggio rassicurante», secondo il funzionario Oms Michael
Repacholi, «uno scandalo», insiste invece Garwin, ricostruendoci i
fatti. Nel 1993, l'Unscear, il
Comitato Onu che stabilisce i livelli globali e gli effetti delle
radiazioni, documentò che la dose totale di radioattività dovuta
all'incidente di Chernobyl era di 600.000 sievert-persona. Dopo però,
questo dato sparì completamente: non ce n'è traccia né nel successivo
rapporto Unscear del 2000, né in quello del Cernobyl Forum, di cui l'Unscear
è parte. Se non fosse stato «nascosto», come insiste Garwin, la conta
dei morti salirebbe decisamente e dovremmo aspettarci 34.200 casi di
cancro, di cui oltre 12.000, anziché 4.000, nelle aree più colpite.
Ovviamente, ci spiega Garwin, «questi morti non saranno mai identificati
come vittime di Cernobyl, rimarranno nel calderone delle decine di
migliaia di persone che nello stesso periodo di tempo moriranno di
cancro per altre cause, ma rimane il fatto che sono dovute a Cernobyl».
Si potrebbe obiettare che
la parola «cospirazione» forse è un po' forte: i comitati scientifici di
tutto il mondo introducono e scartano dati a discrezione, appellandosi a
metodologie opportune. «Il punto è proprio questo», spiega Garwin, «il
dato dei 600.000 sievert non è stato contestato, ridimensionato o
comunque discusso con rigore scientifico: è caduto nel dimenticatoio di
ben 8 agenzie Onu, perciò parlo di cospirazione». Ma perché l'Aiea e il
Forum l'avrebbero fatto? «Probabilmente i paesi più colpiti, come la
Bielorussia, vogliono ridurre le spese per Cernobyl e l'industria
nucleare vuole ridimensionare la paura che la circonda». Garwin è una testa d'uovo al di sopra di ogni sospetto: è un fan della prima ora dell'energia nucleare, proprio per questo è tanto rigoroso. «Il comportamento dell'industria nucleare ricorda quello delle multinazionali del tabacco, che negavano la dipendenza da nicotina. Semplicemente inaccettabile. L'industria nucleare dovrebbe ammettere onestamente le conseguenze di Cernobyl, perché ha una storia che depone a favore della sicurezza e i vantaggi dell'energia nucleare superano di gran lunga gli svantaggi». |
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| Fonte: La Stampa 26/04/06 |