G8 GENOVA 2001 – 17 ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

G8 GENOVA LUGLIO 2001
17 ANNI DOPO: PER NON DIMENTICARE

Il seguente è il testo di una lettera scritta per ricordare i giorni terribili del G8 di Genova (una lettera mai inviata alla stampa cittadina) e per riflettere sulla situazione cupa di oggi.

Le manifestazioni di piazza contro il G8 di Genova iniziano giovedì 19 luglio 2001 con il corteo dei migranti, che si è svolto senza incidenti, per la libertà di movimento e per i diritti civili universali. Nei giorni successivi, il 20 ed il 21 luglio, accadono diverse cose: un ragazzo di 23 anni viene ucciso da un carabiniere, 93 persone vengono pestate ed arrestate dalle forze di polizia alla scuola Diaz, decine di persone vengono fermate e torturate nella caserma di Bolzaneto. Un vero e proprio azzeramento degli elementari diritti democratici, che di fatto vengono sospesi. Ricordo di aver partecipato alla manifestazione del 20 luglio di Sampierdarena, luogo in cui non erano presenti i potenti della terra, aderendo allo sciopero del sindacalismo di base (subendo quindi la relativa trattenuta sulla busta paga), con un’afa insopportabile ed i tombini sigillati dalle “autorità competenti” per la paura che qualche “anarco-sommozzatore”, provenendo dalle fogne o dall’acquedotto, tirasse qualche bomba. Non successe niente e nessuno parlò di quell’evento. Ricordo le manifestazioni di protesta che si sono svolte il martedì successivo: centinaia di migliaia di persone in varie piazze d’Italia. Oggi siamo tra i pochi a ricordare quei fatti. Ricordo l’11 settembre 2001: l’attentato alle Torri Gemelle di New York, con migliaia di vittime innocenti; un’azione di guerra non dissimile da quelle compiute dagli USA in molte parti del Mondo. Qualcuno ricorda ancora l’11 settembre del 1973 quando ci fu il golpe cileno?
Dal 2001 le condizioni di vita degli sfruttati sono peggiorate tra precarietà, licenziamenti, furti sulle pensioni, aumenti di tariffe e di morti sul lavoro, indigenza diffusa (visto che 12 milioni di italiani rinunciano a farsi curare non certo per colpa dei migranti e dei rom). Mi vengono in mente tante cose da allora ad oggi, ma non posso citarle tutte: ci vorrebbe una mezz’ora di lettura. Ma non posso non ricordare i giovani uccisi senza motivo dalla violenza istituzionale, come Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, massacrati di botte dalle “forze dell’ordine”: omicidi politici anch’essi, come quello di Franco Serantini, a Pisa, molti anni prima. Oggi il tema dei migranti e delle guerre unifica buona parte del popolo italiano. Mentre ci si commuove per i ragazzi intrappolati in Thailandia, c’è assuefazione riguardo a chi sfugge da guerre e povertà e i neonati morti in mare non meritano i primi titoli dei giornali. Il popolo italiano non vuole ricordare i suoi trascorsi migratori. Basti pensare che in giro per il Mondo ci sono più abitanti discendenti da italiani di quanti ce ne siano nell’intero “Belpaese”. Italiani, popolo di migranti, mafiosi e razzisti, non solo di poeti e di navigatori, ma anche di guerrafondai: attualmente l’Italia spende per attività militari 68 milioni di euro al giorno, ossia 2,8 milioni di euro all’ora, attualmente l’Italia è impegnata in 31 missioni militari in varie parti del Mondo da sottomettere e da controllare. Un esempio tra i tanti dello spreco criminale per attività belliche: si calcola che con il denaro speso per un solo giorno di guerra in Afghanistan (circa un milione di euro) si potrebbe ristrutturare un edificio adeguandolo a sopportare il rischio sismico, costruire 15 aule scolastiche, fornire 63 posti letto in ospedale, mettere in piedi 10 metri quadrati di cantieri stradali, riparare la rete idrica che serve 2.000 abitanti .
Nel 2001 un grande movimento è stato criminalizzato, ma le sue idee erano giuste: si parlava di finanza globale, di collasso climatico del pianeta, delle guerre come frutto naturale del sistema capitalista.
Un giorno, assieme ad altri, tornerò a Genova, dopo l’ultima galleria, troveremo ancora un po’ di sereno e torneremo in piazza Alimonda, pardon, piazza Carlo Giuliani.
Firmato: Kalle Frank, presidente dell’Associazione culturale Zabriskie Point.