Gli scogli dell’anarchismo

Il pensiero anarchico classico e post-classico deriva da due presupposti filosofici tra loro contraddittori: ciò nel senso che i pensatori (e gli uomini d’azione) anarchici propendono per l’uno o per l’altro dei presupposti filosofici che ora verranno brevemente descritti.

Alcuni derivano i loro valori anarchici dalle correnti razionaliste, illuministe e persino positiviste della filosofia occidentale, considerata nel flusso principale della sua evoluzione, dal secolo diciassettesimo fino alla seconda metà del secolo diciannovesimo. In questo caso la filosofia anarchica sarebbe il logico sviluppo di un pensiero occidentale fiducioso nel buon funzionamento del cervello umano e riguardo alle conoscenze che si possono acquisire razionalmente: un modo di ragionare che possiamo far risalire addirittura ad Aristotele, fino ad arrivare alle epistemologie post-positiviste, certo problematiche, ma comunque sostenitrici della possibilità e dell’utilità di una riflessione scientifica sulla realtà fisica e sociale. Si tratta dunque di un modo di ragionare apollineo: se vogliamo usare la metafora nietzschiana.

Altri anarchici invece si fondano su filosofie (e resta il dubbio che tali si possano definire) irrazionaliste, misteriche, addirittura millenariste. Per questi anarchici la ragione umana è debole: il fondamento dell’azione non sta nella riflessione sui dati di fatto (dalla quale deriverebbero indicazioni utili per il conseguimento del bene di una comunità), bensì dalla spinta volontaristica di individui e gruppi. Spesso alcuni individui, i capi rivoluzionari, vengono considerati esseri umani eccezionali, santi laicissimi ed atei, quasi superuomini destinati a compiere atti singoli ed imprese complesse che porteranno, traumaticamente ma necessariamente, alla liberazione assoluta del genere umano inteso nella singolarità individuale e nella complessità dei gruppi organizzati. Quindi il millenarismo: la rottura definitiva del fluire incerto e senza scopo apparente dei fatti storici, poiché si afferma che la liberazione perfetta è possibile e prima o poi verrà sperimentata, su questa Terra, in questi tempi umani, da tutti. Una perfezione finale: un ragionamento escatologico che non ha bisogno di un dio qualunque. Possiamo connettere questo modo di ragionare a spunti diversi e diversificati della tradizione filosofica occidentale: dai cinici ellenistici alle sette pauperiste medioevali, dai panteisti rinascimentali agli irrazionalisti ottocenteschi e novecenteschi. Se vogliamo usare la solita metafora nietzschiana, qui ci troviamo faccia a faccia con la maschera dionisiaca dell’anarchismo.

Tali correnti filosofiche (ed ideologiche) che danno origine al pensiero anarchico a volte, in modo contraddittorio, ma spesso fecondo, si mescolano nel pensiero e nell’azione di singoli personaggi eminenti, protagonisti di tale dottrina politico-sociale; meglio non scrivere anche “economica” poiché, nel campo della riflessione economica, pochissimi anarchici hanno prodotto una riflessione originale: la maggior parte di essi si è subordinata al comunismo utopico marxista o al mercatismo parimenti utopico dei libertarian anglosassoni; ciò non solo nel senso dell’obiettivo finale, ma anche nell’uso degli strumenti adeguati da adoperare per la comprensione della realtà effettiva dei fenomeni economici.

Date queste premesse, possiamo provare ad elencare e descrivere brevemente alcune correnti del pensiero e dell’azione che danno forma al pluralismo, spesso caotico, della dottrina anarchica corrente. La tassonomia non è esaustiva: qui si intende fare riferimento unicamente a quelle correnti che pongono problemi, cioè che ci fanno correre il rischio di far sfracellare lo splendido ed eroico Galeone dell’Anarchismo addosso agli scogli crudeli del mare tempestoso in cui ci tocca navigare (vedete che anche il vostro freddo analista riesce ad usare il linguaggio immaginifico e pseudo-poetico di alcuni anarco-eroi dei primi del Novecento?).

Le correnti che si intendono esaminare brevemente sono le seguenti: l’anarco-capitalismo dei libertarian (specie di tradizione anglosassone), l’anarco-primitivismo manifestato da soggetti al di là del bene e del male, l’anarco-leninismo di molti anarchici europei, l’anarco-liberalismo (spesso benpensante) che a volte sfocia nel post-anarchismo (cioè nella dissoluzione, quasi un’eutanasia, dei presupposti del pensiero anarchico classico e post-classico).

Di tali ideologie si citeranno le caratteristiche principali, gli elementi “positivi” e generatori di vantaggi per gli obiettivi degli anarchici nel loro complesso (un’astrazione eccessiva, lo so), gli elementi “negativi”, cioè quelli che generano eventi pericolosi, che potrebbero far sfracellare il Galeone addosso agli scogli e far annegare i compagni tutti (quelli belli e quelli brutti).

In modo molto meno immaginifico, consideriamo “positività” quelle cose che favoriscono l’inverarsi degli ideali anarchici (liberazione degli esseri umani dal dominio, uguaglianza economica e politica, distruzione di ogni gerarchia e di ogni sfruttamento), mentre consideriamo “negatività” ciò che danneggia la realizzazione pratica di questi ideali medesimi succitati.

Gli anarco-capitalisti (o libertarian), in stile anglosassone, affermano la malvagità dello Stato e la possibilità di regolare ogni relazione sociale in base ai principi del mercato emersi in special modo alla nascita del sistema capitalista. Positività: la diffidenza contro lo Stato e le altre istituzioni pubbliche gerarchiche. Negatività: l’illusione che il capitalismo possa portare a qualche cosa di simile alla liberazione umana, mentre in realtà genera disuguaglianze e gerarchie, seppure estranee (apparentemente) alle istituzioni pubbliche sovrane.

Gli anarco-primitivisti affermano che la storia umana, a partire dal neolitico e dalla cosiddetta prima rivoluzione agricola, non è altro che una sequenza di errori e un progressivo accrescimento dell’oppressione e della servitù di individui che, fino a che si gestivano in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, erano più felici e “naturali”. Positività: la diffidenza contro il progresso tecnico può essere qualcosa di utile a non precipitare in forme di asservimento organizzate in modo razionale e spietato. Negatività: l’illusione che ci sia una Natura pura e perfetta alla quale gli esseri umani dovrebbero solo adeguarsi, il rifiuto di quanto la tecnica può portare a sollievo della condizione umana ed animale, il senso del tempo fermo che definisce una sorta di perenne necessaria staticità, come se il divenire non fosse cosa evidente e come se filosofi come Severino potessero essere presi ad esempio in qualità di ispiratori di comunità non gerarchiche  e libertarie.

Gli anarco-leninisti sono i comunisti anarchici rivoluzionari, cioè quelli che pensano che la rottura rivoluzionaria violenta sia necessaria per arrivare al comunismo che è la fine della storia dello sfruttamento di classe; ovviamente, a differenza dei marx-leninisti, ritengono non necessaria, anzi dannosa, la transizione della cosiddetta dittatura del proletariato: si dovrebbe giungere, dopo la rottura rivoluzionaria, immediatamente alla società comunista senza Stato, in una sorta di improvvisa Epifania risolutiva di tutte le contraddizioni della storia umana. Positività: lo spirito rivoluzionario rende (rendeva) gli anarco-leninisti molto attivi e pronti ad impegnarsi in lotte pratiche ed immediate volte a risollevare i miseri dalla loro condizione di totale subordinazione e di intollerabile privazione. Negatività: il problema della coerenza tra fini e mezzi (riguardo alla gestione della violenza rivoluzionaria ed alla repressione spietata di chi non si adeguerebbe, per le più varie ragioni, al nuovo paradiso anarco-comunista), le ripetute sconfitte di tutti (non numerosi, in verità) i tentativi di arrivare agli obiettivi desiderati, la scarsa considerazione della necessità di prevedere una qualche organizzazione sistematica della vita sociale post-rivoluzionaria (ammesso di vincere la rivoluzione definitiva), nella convinzione che la spontaneità dell’agire sociale possa portare ad un ordine desiderabile, pacifico, non gerarchico, per il semplice fatto di aver distrutto la gabbia dello Stato e quella del Capitale.

Gli anarco-liberali pongono l’accento sulla difesa e l’espansione dei diritti individuali inviolabili, visti come naturali, quasi da un punto di vista giusnaturalistico classico. Positività: si tratta di individui seriamente impegnati nella difesa dei diritti di tutti gli individui contro lo strapotere dello Stato (specie nella forma autoritaria o totalitaria), si tratta si individui molto pratici che badano alla realizzazione di imprese fattibili ed al conseguimento di obiettivi certo parziali ma raggiungibili e difendibili, senza immaginare palingenesi rivoluzionarie immediate; si tratta quindi dell’anarchico più concreto: può raggiungere qualche risultato evidente nel campo della regolazione della vita associata. Negatività: il gradualismo, anche nella forma dell’educazionismo, potrebbe essere visto e considerato malamente come attendismo colpevole e complice dello Stato e del Capitale, la pazienza nel gestire la rabbia popolare (ammesso che il popolo non sia anestetizzato e inquadrato) potrebbe apparire come complicità a favore delle classi dominanti illuminate, composte da borghesi liberali disposti a cedere su molte cose ma non sulla perdita dei loro privilegi e delle loro ricchezze. L’anarco-liberale viene inoltre considerato dai media e dagli uomini di potere come l’unico anarchico tollerabile e con il quale si può avere a che fare in una dialettica utile per ciascuno. L’anarco-liberale, insieme all’anarchico morto (magari ingiustamente ucciso), può far parte della scena culturale post-moderna senza eccessivo patema d’animo per coloro che dirigono (in modo certo plurale e mai tranquillo) le nostre società contemporanee.

Considerate tutte queste categorie (e altre ancora ce ne sarebbero: ma qui le abbiamo omesse per non annoiare nessuno), quale può essere considerata la più vicina agli ideali classici dell’anarchismo? Oppure, in altri termini: esiste l’anarco-anarchico senza ulteriori specificazioni?

Mah? La risposta è nel Vento… (però là fuori, sul mare piatto, è tempo di bonaccia: il che non è detto che sia male, specie se la propria imbarcazione, fosse anche uno splendido Galeone, è gravemente danneggiata e non potrebbe resistere alle tempeste).