Il complotto dei complottisti.

È arte somma: il mondo è orribile. Una summa perfetta. È per questo che paghiamo compositori e pittori e grandi scrittori: perché ce lo dicano. Si guadagnano da vivere grazie al fatto di essere arrivati a questa consapevolezza. Quale comprensione geniale, incisiva. Quale penetrante intelligenza. Un topo di fogna potrebbe dirti la stessa cosa, se sapesse parlare.(Philip K. Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer).

Possiamo affermare con sufficiente certezza che tra le attività umane, troppo umane, c’è il tentativo di spiegare eventi tragici o semplicemente spiacevoli. Quando gli umani soffrono, provano un po’ di sollievo se riescono a darsi una ragione della loro sofferenza. Per esempio, possono affermare che è colpa di una qualche tiranno, che il demonio ci ha messo la coda, che è una questione di malocchio lanciato dal vicino o dal parente invidioso, che la sofferenza sarà presa in considerazione per scontare anni di Purgatorio, che la Natura è crudele e matrigna e quindi feconda di sofferenze per tutti i viventi (e, se fosse possibile, persino per i minerali).

L’essere umano è un soggetto che vuole spiegare le cose. Non si sa perché voglia darsi spiegazioni di ciò che avviene: forse solo una questione pratica, forse solo per riuscire a prevedere a spanne il futuro e per riuscire ad affrontarlo in modo più adeguato. Non si sa nemmeno (almeno, io non lo so) se gli animali, almeno i mammiferi, “ragionino” in modo simile.
Spiegare le cose: può essere una benedizione, se la spiegazione funziona e migliora la vita seguente alla spiegazione stessa. Però può essere anche una maledizione e una disdetta, se la spiegazione è fasulla, non aderisce al reale, si pone solo come illusoria consolazione del sofferente, che si dà o riceve da altri la spiegazione medesima.

Siccome gli esseri umani sono numerosi, e numerosi e diversi sono i loro interessi ed i loro valori, come anche i principi filosofici sui quali fondano la loro conoscenza del reale, molteplici possono essere le spiegazioni di un medesimo fenomeno. Molteplici nel senso che un fenomeno può essere spiegato in base all’approccio di diverse discipline scientifiche o non scientifiche, ma anche perché si danno diverse spiegazioni anche all’interno di un medesimo quadro valoriale o epistemologico di riferimento.

Una procedura abbastanza comune tra gli esseri umani, per qualunque loro attività, è quella che mira al risparmio delle energie da impiegare. Risparmiare fatica è cosa che probabilmente risale alla necessità di sopravvivere con poco, di mettere da parte risorse per il futuro incerto, di sbrigare velocemente ogni questione, prima che arrivi una bella tigre dai denti a sciabola e ci piombi addosso, dilaniandoci, mentre ci poniamo il problema di quale sia il modo migliore per sfuggire alla morte inflitta dalla fiera.

Però, alcune volte, la rapidità nel darsi una spiegazione e nel decidere di intraprendere un’azione reattiva potrebbe essere dannosa per l’obiettivo stesso che ci si pone: immaginiamo un naufrago in mezzo alle onde del mare che, preso dal panico, inizia a nuotare veloce e in affanno verso la striscia di terra che vede all’orizzonte. Se va troppo veloce, se non si ferma a riposare, se non riflette sul risparmio della forza muscolare e della sua capacità cardiorespiratoria, il naufrago è bello che spacciato: in men che non si dica calerà a fondo a costituire nuovo cibo per pesci e microrganismi vari.

Le cosiddette teorie del complotto sono appunto scorciatoie affannose, intraprese nel tentativo di spiegare un qualche fenomeno complesso. Fare in fretta, fare veloce, non problematizzare eccessivamente, semplificare la realtà il più possibile, arrivare ad una spiegazione semplice che poi possa mettere in grado i volenterosi ed i capaci di reagire al problema che si è posto, in modo da superare la disgrazia, in modo da sconfiggere il Kattivo all’origine del male che il Buon Popolo sta soffrendo.

Ma c’è anche qualcosa di più, qualcosa che possiamo definire il complotto dei complottisti. Vi sono infatti soggetti, centri d’azione politica e di informazione, che adoperano sapientemente alcune teorie del complotto, anche quelle più sconclusionate ed estemporanee, nella lotta eterna per il potere.

“Come nella teoria dell’informazione: i rumori di fondo scacciano i segnali. Ma sono rumori di fondo che si spacciano per segnali, per cui non ti accorgi nemmeno che sono rumori. Le agenzie di controspionaggio definiscono il processo “controinformazione”; il blocco sovietico se ne serve abbondantemente. Se riesci a mettere in circolazione una quantità sufficiente di disinformazione, annulli i contatti di tutti con la realtà, probabilmente anche i tuoi.” (Philip K. Dick, La trasmigrazione di Timothy Archer). Sperando che qualcuno non rigetti queste poche righe affermando che Dick fosse un agente della CIA dedito al discredito della Sacra Madre URSS, questo breve brano di un romanzo importante, anche se non molto letto, ci aiuta a capire come da sempre, nella lotta per la conquista del potere a livello planetario (ma anche a livelli territoriali inferiori), la disinformazione, cioè la diffusione di notizie false, sia stata adoperata da diversi soggetti, spesso in modo utile e proficuo. Questo può essere ammesso anche dai lodatori dell’URSS, penso: Dick magari ha scritto queste cose per screditare la Patria del Vero Socialismo. Quindi Dick ha operato nel senso della diffusione di notizie false, ha costruito una teoria del complotto, ha affermato che c’era un complotto inesistente, da parte dell’URSS, per danneggiare politicamente questa compagine statale ed i suoi satelliti imperiali; con ciò si conferma la validità di quanto appena enunciato: diversi centri di potere usano costruire teorie del complotto per favorire la propria parte e danneggiare quella avversa. E non è il caso, in questa sede, di fare una rassegna storica di tutte le volte in cui queste cose sono accadute nel passato, fino ai tempi più recenti.

Non c’è dunque da stupirsi se disinformazione e costruzione di teorie del complotto più o meno solide siano state adoperate frequentemente per combattere il nemico esterno.

Qui si vuole però far notare, in modo quasi inedito, un’altra cosa, anche più pericolosa. La diffusione delle teorie del complotto serve oggi soprattutto per combattere il nemico interno, cioè le classi subalterne e impoverite, le classi pericolose costituite da potenziali ribelli, gli intellettuali insoddisfatti e “spostati” che potrebbero porsi alla testa di rivolgimenti politici non graditi ai gruppi politici ed economici dominanti.

Infatti una teoria del complotto ben costruita, che indichi i nemici in modo preciso, facendo nomi e cognomi di personaggi potenti e possibilmente molto lontani, personaggi che possono tutto e tutto fanno per impoverire il Buon Popolo, serve egregiamente a distogliere l’attenzione dai rapporti di potere reali e facilmente osservabili nella quotidianità. Rapporti tanto evidenti che, per non suscitare reazioni da parte dei subordinati, devono essere avvolti dalla nebbia del complottismo: è meglio che i proletari italiani se la prendano con Soros o con Bill Gates, Demiurghi Kattivi che dominano il Mondo e impoveriscono le brave persone, piuttosto che con il padrone della fabbrica dove lavorano, piuttosto che con il sindaco del loro paese, piuttosto che con il deputato che hanno contribuito (con il loro voto) a inviare a Roma, piuttosto che con il caposquadra che sui campi tormenta il bracciante, e così di seguito.

Si indicano nemici lontani che, pur essendo individuati con nomi e cognomi precisi, sono tuttavia entità astratte, imprecisate, irraggiungibili: contro queste entità quasi soprannaturali non si può fare nulla, perché sono troppo potenti, anche se si afferma il contrario, anche se si afferma che ogni energia conflittuale dovrebbe essere rivolta contro questi demoni che hanno messo in catene gli esseri umani.

Tutti dovrebbero coalizzarsi contro i Soros ed i Bill Gates: l’operaio dovrebbe abbracciare il suo padrone di fabbrica, il bracciante il suo latifondista ed il suo caporale, l’impiegatuccio fantozziano il suo capo ufficio tirannico, e così via. Nessun conflitto deve esistere tra le persone che vivono faccia a faccia nella quotidianità: il tuo padrone non ti sta sfruttando, caro operaio, poiché egli stesso è un poveraccio che viene oppresso dai Kattivi che stanno lassù. E quindi nessuno si deve ribellare contro i padroni vicini, poiché i padroni vicini, in fondo, sono amici e stanno sulla stessa barca dei loro servi. Tutti invece devono guardare Lassù e combattere i Kattivi Supremi.

E però Lassù non si arriva mai a realizzare un bel niente, anche perché non ci sarebbe da realizzare granché in un Mondo Immaginario, che ricopre con un velo illusorio e semplificante la complessità delle relazioni economiche e politiche, molto conflittuali, che si generano e si trasformano in continuazione nel nostro sistema neocapitalista mondializzato (pur con sussulti nazionalisti continui e spesso vincenti).

La costruzione di teorie del complotto, negli ultimi decenni, è opera soprattutto della destra fascista e parafascista.  Ciò accade per diverse ragioni, alcune delle quali cercheremo qui di individuare.

La destra reazionaria e fascista tende a personalizzare l’esercizio del potere: il DVCE, il Führer, il Caudillo. Se con noi ci sono dei grandi capi decisivi, grandi capi che ci porteranno alla vittoria e al dominio imperiale del Mondo, anche dall’altra parte lo schema di comando e di trasmissione degli ordini deve essere simile. Il fascista e il parafascista non percepiscono la complessità delle relazioni tra le persone: ogni rapporto è rapporto gerarchico, ogni ordine scende dall’alto verso il basso, verso un Popolo mitico che prende le decisioni in prima persona, in modo magico, attraverso il cervello del Capo Carismatico che è unito in modo mistico alla sua Nazione.

In secondo luogo, la destra reazionaria e fascista deve individuare nemici precisi, con nomi e cognomi, allo scopo di polarizzare l’ostilità dei suoi seguaci, che non devono porsi problemi riguardo alla direzione del loro partito o movimento: si deve essere compatti come un sol uomo, poiché il Nemico è potente e ha una forza sovrumana, che richiede ogni nostro impegno e che ci vieta assolutamente di discutere gli ordini del nostro Capo. Non possiamo indebolirci di fronte alla forza preponderante del Nemico, che viene reso forte e mostruoso appunto grazie alla costruzione di miti terribili, tramandati da teorie del complotto plastiche, che possono adattarsi ai tempi, anche se sono state create diversi decenni or sono.

Infine, la destra reazionaria e fascista ha una concezione falsamente benevola del Popolo. In realtà gli intellettuali della destra estrema (i costruttori di miti, di ideologie mai chiamate in questo modo, di teorie del complotto) considerano i popolani come fossero degli animaletti semplici: alle persone comuni non si devono proporre ragionamenti complessi, poiché ne risulterebbero disorientati. Bisogna semplificare, bisogna indicare bene lo scopo, bisogna individuare con precisione il Nemico, che è il solo responsabile del malfunzionamento delle cose del Mondo, della povertà, dei disagi, delle disgrazie di ogni genere. Il Capo, con i suoi assistenti politici ed i suoi intellettuali di servizio, sa caricarsi addosso il fardello del comando, sa anche fare ragionamenti sofisticati e sa operare in modo opportuno secondo i dettami di una Realpolitik a volte eccessivamente furbetta. Il Popolo deve solo obbedire: e, per facilitarlo nel suo atto di obbedienza, deve essere formato da miti e semplici teorie polarizzanti.

Ma, come spesso è accaduto in passato, al contrario di quanto si vuol far credere, i teorici dell’estrema destra si rivelano funzionali al mantenimento dello status quo. A parole sembrano suscitare ribellioni focose, accendere incendi rivoluzionari indomabili, tuttavia nella pratica depotenziano ogni azione di massa. Infatti Soros e Bill Gates sono ancora lì: nessuno li ha abbattuti e nemmeno li abbatterà. Quindi nessuna trasformazione sociale decisiva (seguendo il ragionamento dei complottisti di destra) potrà mai verificarsi.

Certo tenere in tensione il Buon Popolo aizzandolo contro plutocrati ben definiti può però esser utile, una volta che si sappia fare il doppio gioco, per raccattare voti e conquistare il governo degli Stati neocapitalisti. È questo il vero scopo finale di politici e intellettuali di estrema destra: non certo fare la loro rivoluzione più o meno fascista (le SA socialiste, nella notte dei lunghi coltelli, sono state distrutte, come si ricorda bene). Lo scopo vero è infatti la conquista del potere politico, in modo da mettersi nelle condizioni di negoziare con gli oligarchi delle imprese e della finanza, così da porsi come garanti dei privilegi delle oligarchie attuali, ammaestrando e domando e pacificando il Buon Popolo, che si deve ritenere soddisfatto di un semplice ricambio alla testa del suo governo: ora ci sono i nostri, deve pensare il Buon Popolo pacificato (ammesso che recentemente si sia agitato fuori dai social e dalla rete in genere), ora i nostri ci proteggeranno contro i Kattivi, che diventeranno addirittura buoni, se tutto va bene, o che almeno verranno neutralizzati e verranno costretti a condividere un po’ della loro ricchezza con noi.

Espropriare i ricchi e i capitalisti tutti? Non è questo l’obiettivo del Buon Popolo fascistizzato. Il piccolo borghese (vero o presunto, spesso in realtà un proletario) seguace dell’estrema destra non vuole che i plutocrati vengano davvero espropriati perché ha il terrore di perdere quel poco di proprietà privata di cui è egli stesso titolare: la casa in città, la bella auto, magari addirittura l’appartamentino al mare. Infatti il piccolo borghese fascistizzato è un mitomane: si assimila ai grandi ricchi e ai capitalisti internazionali e teme che, qualora essi venissero espropriati, subito dopo toccherebbe a lui, che perderebbe la sua piccola e in fondo misera proprietà.

Se da destra ci si può aspettare la costruzione di teorie del complotto per le motivazioni sopra descritte (e per altre ancora che possiamo scoprire più o meno agevolmente), è difficile comprendere lo stesso fenomeno quando viene prodotto da frange di sinistra antagonista ed alternativa. Eppure accade anche questo.

Indichiamo come facenti parte della sinistra antagonista ed alternativa le varie fazioni comuniste marx-leniniste (anche se molti marx-leninisti rifiutano il posizionamento a sinistra nello spettro politico, affermando che tale collocazione spaziale riguarda solo gli schieramenti parlamentari borghesi) e le varie anime dell’anarchismo sociale e individualista.

Ovviamente non tutti i comunisti marx-leninisti e non tutti gli anarchici sono produttori di teorie del complotto. Anzi, possiamo affermare che si tratta di frange minoritarie, sia in campo marx-leninista, sia in campo anarchico. E però esistono produttori di teorie del complotto anche nella cosiddetta estrema sinistra: soggetti che sembrano guadagnare consenso nella loro platea di riferimento.

Se sono valide le spiegazioni che si sono date per le teorie prodotte nel campo dell’estrema destra, allora non si capisce come anche nel campo dell’estrema sinistra ci troviamo ad assistere a cose simili. A volte osserviamo addirittura che la stessa teoria (proprio la medesima teoria del complotto) venga assunta sia a destra che a sinistra come valida spiegazione di un fenomeno complesso. Pensiamo ad alcune dichiarazioni riguardo alla “dittatura sanitaria” in epoca di Covid; oppure, in modo più tradizionale e meno noto ai più, pensiamo al cosiddetto complotto che starebbe dietro al signoraggio delle banche centrali.

Come può accadere che soggetti abituati all’analisi spietata delle condizioni materiali reali che si possono osservare nelle società contemporanee possano cadere preda delle semplificazioni proprie delle teorie del complotto? È molto difficile spiegarlo e qui non si vuole dare una spiegazione completa ed esauriente: è troppo difficile ed al di là delle capacità intellettuali del misero estensore di questa nota.

Ci sembra possibile un solo accenno alla motivazione di fondo, che, più che politica, appare essere psicologica: di psicologia sociale, di psicologia delle masse (le piccole masse dell’estrema sinistra occidentale).

Le sconfitte reali patite nel duro conflitto di classe degli ultimi trent’anni hanno fatto rifugiare alcuni Rivoluzionari Potenziali in uno schema di ragionamento consolatorio e che serve ad assolversi pienamente. Abbiamo perso, non siamo riusciti a fare la Rivoluzione, perché i capitalisti sono fortissimi, invincibili, quasi dei Supereroi del Male. Se avessimo combattuto ad armi pari, a quest’ora ci sarebbe già stato il Governo Popolare Socialista o addirittura il Comunismo Paradisiaco dopo il dissolvimento dello Stato. Ma non abbiamo combattuto ad armi pari: i nostri nemici si sono rivelati invincibili poiché forniti in abbondanza di misteriose risorse occulte.

È brutto accettare la sconfitta e cercare magari le proprie colpe (parlo soprattutto per lo spirito volontarista degli anarchici, non per i materialisti storici e dialettici): è meglio considerare ineluttabile ciò che accade di negativo e scaricarsi da dosso ogni responsabilità, sia riguardo alla capacità di gestire l’azione politica, sia, in senso più propriamente marxista, riguardo alla capacità di comprendere la reale dialettica delle classi nella dura materialità dei rapporti di produzione.

In ogni caso, sia da destra che da sinistra, nella costruzione di teorie del complotto, si procede inesorabilmente verso una deriva idealistica estrema: quasi che personalità gigantesche possano ergersi sul Pianeta e, con la testa tra le Nuvole, nell’Empireo dei Potenti, possano condizionare la vita di quasi otto miliardi di uomini e di donne.

E l’idealismo, in politica, quando giunge a questi estremi, è molto pericoloso: genera un senso di libertà criminale. Libertà per pochi, ovviamente: altrimenti non sarebbe libertà vera e totale. La libertà assoluta per una classe eletta, un’oligarchia di consapevoli e di giustamente privilegiati, che ha la pretesa di informare di sé il Mondo, negando al Mondo qualsiasi oggettività e rendendolo dipendente dalla volontà di potenza di Pochi. E da ciò appunto deriva la proiezione sugli altri della propria Volontà di Potenza: chi vuole sovvertire in modo prometeico lo stato di cose esistente pensa che sia necessario avere un potere supremo ed incontrastato, necessario per incidere in modo significativo sulla realtà. Un piccolo gruppo di Illuminati dovrebbe porsi alla guida della Rivoluzione Decisiva. Ecco allora la proiezione che deriva dal proprio senso di impotenza e dalle sconfitte subite: se noi, che siamo i Rivoluzionari Veri, che siamo gli Illuminati, non siamo ancora riusciti a vincere e a costruire un Mondo a nostra misura, ovviamente per il bene di tutti, significa che, dall’altra parte, i nostri nemici sono davvero potentissimi ed agiscono ogni giorno ordendo complotti di ogni tipo e stringendo in tal modo ai nostri polsi le catene che vorremmo spezzare.