NIENTE DI NUOVO

Negli ultimi giorni, lungo le coste orientali del Mediterraneo, si riprende a guerreggiare in grande stile.

Volano razzi e si scatenano terribili rappresaglie. Le città di Haifa e di Nazareth vedono arrivare dai cieli i razzi di Hezbollah. Le città del Libano subiscono la furia di Tsahal, il perfetto meccanismo da guerra di Israele.

I morti, come al solito, sono per lo più civili inconsapevoli di ciò che sta accadendo. Ormai è così da molto tempo: in guerra c’è più probabilità di sopravvivere se si fa il soldato. Poco conta se il soldato è un combattente regolare e in divisa per conto di uno Stato oppure se si tratta di un “irregolare” che fa parte di qualche formazione guerrigliera (magari pure classificata come terrorista da accordi internazionali).
Il fatto resta ed è osservabile nella sua tragica crudezza: i soldati muoiono, ma muoiono ancora più numerosi i civili, e tra i civili muoiono anche i bambini.

Le guerre guerreggiate con la benedizione delle convenzioni di Ginevra o gli attentati delle formazioni guerrigliere e resistenti provocano dolori e orrori. Il sangue degli uomini, delle donne e dei bambini scorre copioso sotto i colpi del terrorismo globale: il terrorismo delle grandi potenze imperiali, il terrorismo delle medie potenze regionali, il terrorismo dei piccoli Stati aggressivi, il terrorismo dei sedicenti movimenti di liberazione nazionale, il terrorismo della polizia globale al servizio delle grandi multinazionali.

I governi degli Stati e le diverse formazioni combattenti continuano a svolgere il loro sporco lavoro: minacce e violenze per tenere saldamente il dominio di territori e di popoli. Tutti conoscono l’eterno insegnamento del dominio: chi vuole mantenere il controllo di un territorio e di un popolo deve individuare un nemico e dirigere ogni ostilità nella sua direzione.

La storia si ripete con regolarità nauseante. Cambiano i governi e si ripetono sempre le stesse azioni. Basta un piccolo esempio? Stare in Afghanistan sotto il governo del perfido Berluska era cosa obbrobriosa e da servi degli Amerikani; stare in Afghanistan e partecipare ai bombardamenti nelle sue regioni meridionali diventa invece cosa buona e giusta sotto il governo dei “sinistrati” dell’Unione. E chi non ci sta è solo un povero demente che non ha capito come gira il mondo. O, peggio ancora, è addirittura una quinta colonna della destra.

Noi, tuttavia, con buona pace degli pseudopacifisti filogovernativi, continuiamo a pensare che una bomba, lanciata da cinquemila metri d’altezza addosso ad un villaggio di montanari, uccide comunque, qualunque sia il governo che abbia deciso di inviare l’eroico aviere

bombardiere, qualunque sia la qualifica che si voglia dare all’omicidio perpetrato (guerra contro il terrorismo, guerra per la democrazia, guerra umanitaria, guerra di liberazione nazionale, guerra santa, ultima guerra, guerra preventiva, operazione di interposizione o addirittura, visto che il pudore scarseggia, missione di pace).

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