La pandemia come lente di ingrandimento.

Le teorie complottiste e negazioniste riguardo alla pandemia in corso fanno emergere quanto di peggio possa produrre la mente umana in situazioni di incertezza e di difficoltà.

Possiamo distinguere tali teorie in due grandi categorie generiche, larghe, approssimative: quelle di sinistra pseudo-libertaria e quelle di destra.

Le prime affermano che il virus, ammesso che ci sia, non è pericoloso e che viene adoperato per disciplinare il popolo e frenare le sue ribellioni. Quindi si tratterebbe di un’astuzia del Capitale e dello Stato, i quali, messi alle strette, hanno escogitato questo trucco per salvarsi dal tracollo altrimenti imminente.

Le seconde affermano che il virus, del tutto inesistente o assolutamente irrilevante, viene adoperato dai socialisti autoritari mondialisti per comprimere le libertà dei forti e dei meritevoli, per distruggere la libera espressione vitale di chi può (potrebbe) e per costringere tutti ad una vita misera, inquadrata entro i recinti di uno Stato-Mostro che tutto appiattisce, che tutto immiserisce, allo scopo di affermare il suo potere su cittadini intimiditi ed impoveriti.

Entrambe la fazioni negazioniste adoperano il concetto di dittatura sanitaria: anche a destra si fa ricorso ad alcuni elementi della teoria della biopolitica (a suo tempo vista da alcuni come interpretazione del reale da porre alla base di una rivoluzione indefinita, comunque caratterizzata da un approccio neomarxista mal digerito), anche a sinistra si considera il servizio sanitario generalista come strumento usato dal potere per inquadrare le masse attraverso il terrore delle malattie e dei contagi.

Sia a destra che a sinistra si esalta la presunta naturalità di una vita senza freni inibitori derivanti dalle precauzioni necessarie ad evitare o ridurre i contagi. La Vita sarebbe una cosa dura e bella, che non sopporta limiti di sorta, se non quelli derivanti dalla manifestazione della propria volontà: a sinistra si intende la volontà dei ribelli anticapitalisti, a destra si intende la volontà dei forti e meritevoli (degli imprenditori che vogliono produrre, ma anche degli artisti che si vogliono esprimere in mezzo alle folle accatastate in piazze e teatri, tanto per fare due esempi).

Sia nella destra che nella sinistra negazioniste si diffida della cosiddetta “scienza ufficiale” e si cercano interpretazioni del reale fondate su paradigmi differenti da quelli generati dai “razionalismi” degli ultimi quattro secoli: la razionalità, seppure limitata (su cui si fondano, in modo problematico e non uniforme, gli scienziati contemporanei), è vista come base necessaria di un’oppressione posta in atto a favore dei poteri forti attualmente dominanti.

Sia a destra che a sinistra, nel porre a fondamento del proprio ragionamento il concetto di “dittatura sanitaria”, si cercano, nel supermarket delle idee e delle pratiche, soluzioni di medicina “alternativa” e visioni eccentriche riguardo alle definizione di che cosa sia la Verità.

La pratica della lenta, paziente e fallibile sperimentazione viene vista da un lato come risultato della prudenza imbelle di una scienza borghese asservita, e dall’altro come limitazione alla libera immaginazione creativa degli esseri umani: e in queste reazioni la destra e la sinistra negazioniste si scambiano facilmente i punti di vista fino a sovrapporsi su ciò che viene visto come essenziale per la critica dello stato attuale delle cose.

Ci troviamo quindi di fronte a individui e gruppi che rifiutano di prendere in considerazione dati di fatto sperimentali ed evidenti, affermando che la stessa raccolta dei dati è condizionata da chi avrebbe interesse a raffigurare in modo tetro i pericoli della pandemia in corso.

La sinistra alternativa complottista (che ovviamente non occupa l’intero campo delle diverse sinistre esistenti) in ciò risulta oggettivamente alleata di una destra apparentemente libertaria, ma in realtà espressione di una visione neo-darwinista (al seguito di un Darwin inteso male), per la quale esisterebbe una sorta di naturalità del decorso di ogni malattia infettiva: un decorso che non dovrebbe essere ostacolato dagli umani e che dovrebbe portare (anche se non lo si dice sempre in modo esplicito) alla selezione di chi merita di sopravvivere in quanto forte e adattabile a condizioni ambientali avverse. Quindi le affermazioni del tipo “muoiono i malati gravi ed i vecchi” (si potrebbe anche aggiungere: i poveri) sono conseguenza di questa interpretazione della Natura: una splendida Dea spietata che esige le sue vittime sacrificali affinché la Vita possa esplicarsi al massimo delle sue potenzialità.

In questo vitalismo virilista, sostenitore del diritto dei forti di dispiegare tutta la loro potenza e di non avere altri limiti se non provenienti dall’azione di altri soggetti più forti, convergono in modo paradossale individui che si definiscono libertari (magari addirittura anarchici) e i variopinti eredi dell’ideologia nazifascista. Questi sono i due nuclei ideologici alla base delle teorie negazioniste, complottiste, antivacciniste, contrarie alla scienza “ufficiale” (che essi considerano essere un Moloch compatto e non, come in realtà è, un assemblaggio problematico di modelli e di metodi spesso in contraddizione reciproca e accomunati solo da una sorta di spirito autocritico e favorevole a sperimentazioni ed osservazioni, che via via falsificano molti asserti un tempo ritenute indiscutibili).

A questi due nuclei ideologici fondanti si aggregano, in posizione subordinata dal punto di vista teorico ma non da quello pratico operativo, i sostenitori della struggle for life operante nel mercato, che si presume e si vuole, senza fondamento reale, libero: quel mare in cui i pescecani non vogliono essere disturbati mentre divorano a tonnellate i pesci piccoli, quell’oceano tempestoso che è l’habitat preferito da oligopolisti e monopolisti senza scrupoli e miranti solo ad accrescere il loro profitto. E per i capitalisti-squalo è evidente che le cautele e le limitazioni dei lockdown sanitari sono impedimenti insopportabili che ostacolano lo sfruttamento dei lavoratori subordinati e l’accrescimento degli utili delle imprese.

A molti (e anche a me) sembrerà strano che, in questo momento storico, gli sperimentatori incerti e fragili che assistono i governi liberal-democratici risultino meno distanti di altri da un atteggiamento compassionevole nei confronti dei più deboli: i vecchi, i malati, i poveri. Questo potrà significare qualcosa per la riflessione teorica e per l’azione pratica di chi (come noi) pensa che il Mondo così com’è non vada comunque bene e che si debba fare molto per cambiare le regole di convivenza attuali, comunque ingiuste, comunque rischiose, non solo per la libertà e l’uguaglianza, ma persino per la sopravvivenza del genere umano?

Nel grande rimescolamento valoriale in atto potrebbe persino capitare di ritrovarsi più vicini a coloro che si consideravano fino a ieri nemici e, al contrario, accorgersi di essere irrimediabilmente lontani da chi veniva annoverato tra i compagni per la vita e per la morte.