“Merci in transito”

È la definizione doganale che possono ricevere le merci estere quando entrano nel territorio nazionale con il solo scopo di attraversarlo per giungere ad altra destinazione.

Il transito diretto è quello che prevede che la merce non si fermi sul territorio nazionale ma prosegua immediatamente il suo percorso; in quello indiretto la merce viene immessa in punti franchi di extraterritorialità in attesa di destinazione definitiva. Ovviamente le merci deperibili devono essere immagazzinate a temperatura controllata, in depositi specifici, e spedite via il prima possibile. Al momento dell’ingresso il transitario deve presentare tutta la documentazione e rilasciare una cauzione.

Ciò forse spiega il clamore suscitato in tutta Europa da quanto sta avvenendo al confine fra Italia e Francia, nei pressi di Ventimiglia. Centinaia e centinaia di merci viventi, che allo stato grezzo si chiamano «immigrati», sono bloccati da giorni. La documentazione è del tutto assente e di cauzione nemmeno l’ombra. Non essendo nemmeno previsto il loro arrivo, va da sé che i magazzini manchino. La merce si sta spargendo tutto intorno, incontrollabile, dalla stazione ferroviaria del paese ligure fino alla scogliera di Ponte San Ludovico. Ed essendo ormai giorni che si trova lì, esposta alle intemperie, inizia a dare i primi segni di deterioramento.

Cosa questa che aggrava ancor più la situazione perché è risaputo che – come specificava la Commissione europea Imprese e industria – «la tutela della salute e della vita delle persone e degli animali nonché la preservazione dei vegetali è la motivazione più diffusa attraverso la quale gli Stati membri tentano di giustificare gli ostacoli frapposti alla libera circolazione delle merci».

Controsensi della burocrazia che rischiano però di mandare in rovina un forte capitale. Ma come, prima si sostiene la fine di dazi e controlli doganali e poi si condannano le merci a marcire per qualche carta mancante? Il dibattito si fa acceso e sta dividendo in due l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi concorda con la nobile preoccupazione espressa da Stati membri a proposito dei pericoli che graverebbero sulla nostra salute se queste merci attraversassero il paese. Dalle scorie nucleari non c’è nulla da temere, ma dagli «immigrati»! La cosa del resto è risaputa. Lo sa qui in Italia il leader carismatico pentastellato che ha appena tuonato contro la loro presenza fra ratti e spazzatura, lo sa la patria di Marianna che sta chiudendo le frontiere, e lo sanno Ungheria e Serbia che stanno pensando di erigere un bel muro invalicabile (in fondo quella materia prima ce l’hanno già a basso costo anche in casa).

Dall’altra parte c’è invece chi è più vicino allo spirito giuridico della Commissione europea secondo cui non si può negare alle merci il diritto di circolare liberamente. Un giornalista inglese ex consulente economico di Barroso ha ricordato i vantaggi economici che ne deriverebbero; laddove ci sono merci così economiche c’è più lavoro, e quindi più tasse. Ci sono poi quelli che vorrebbero regolare il transito fin dalla partenza, creando un filtro in grado di selezionare le merci e incassare subito il dazio. Buona idea. Così, male che vada, le merci si guasterebbero altrove.

Come andrà a finire non si sa. Speriamo solo che tutte quelle merci non si squaglino sotto il sole di Ventimiglia. Sarebbe davvero un peccato, uno spreco, per non parlare del brutto spettacolo. Speriamo davvero. L’estate sta arrivando e il turismo ne risentirebbe.

Tratto da: http://www.finimondo.org/node/1656

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