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Discorso corso per Frigi |
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In un file nascosto, ma non troppo, ho trovato questo discorso. Penso sia solo una prova. Non penso che sarà veramente pronunciato nell'occasione dichiarata. Il discorso è stato scritto (non si sa da chi, né per chi) per essere pronunciato in occasione dell'inizio del corso postdiploma per assemblatori di cacciabombardieri F-35 della Lockheed Martin. Un corso che viene definito una splendida occasione: una inedita sinergia tra sistema scolastico pubblico ed apparato industriale. Questo corso partirà in autunno. Nella città più vicina alla fabbrica di Lockheed e del suo partner italico Alenia.
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E allora si comincia, cari giovani e cari docenti e carissimi uomini d'impresa. Domani parte il nostro corso ITS postdiploma per il settore aerospazio-meccatronica. Sono stati selezionati venticinque studenti. I più bravi, i più meritevoli, i più capaci di dar risultati adeguati alle necessità dell'industria. Sarà uno studio impegnativo. Duro, ma entusiasmante. Cari giovani, diventerete dei provetti tecnici della nostra industria aeronautica. Si sente il bisogno di figure professionali di questo genere. Ora scarseggiano. Quindi non c'è rischio di restare disoccupati dopo aver frequentato questo corso che vi accingete a cominciare proprio domani. Studiate, cari giovani, e impegnatevi negli stage aziendali. Avrete la fortuna di vivere da subito dentro le fabbriche della nostra zona. Per esempio a Torino o magari anche nel varesotto. Dove si fanno aerei ed elicotteri. È inutile che vi precisi di quale genere e tipo: voi lo sapete già, visto che siete appassionati della materia. E proprio questa passione vi ha portato a scegliere di frequentare queste lezioni. Pure io, alla vostra età, mi attardavo per i prati in direzione della valle del Ticino. Allora Cameri era un aeroporto pienamente operativo. Era quindi possibile veder partire ed atterrare, per esempio, i caccia intercettori allora in servizio. Luccicava la carlinga nel sole radente. Lo spettacolo della potenza di un motore governato in modo sapiente. E poi il rombo e l'impennata nell'accelerazione in partenza. Era cosa davvero spettacolare e non ero certo il solo a contemplare queste meraviglie della tecnologia: molti ragazzi, più o meno della mia età, lasciavano le biciclette sul limitare dei prati ed attendevano pazienti arrivi e decolli. Io sognavo allora di pilotare una macchina di quel genere. Sognavo di alzarmi veloce e di sentire l'accelerazione in testa e nello stomaco. E poi in alto a sorvegliare la mia terra, la nostra terra. Seduto su una macchina tremenda, in grado di esplodere colpi micidiali. Poi l'ho fatto davvero: il pilota, intendo. E poi ancora altre cose, ancora più esaltanti: progettare e costruire un aereo, per esempio. Ora tocca a voi, cari giovani, tocca a voi raccogliere il nostro testimone e impegnarvi ad acquisire tutte le abilità necessarie a rendervi utili per la vostra comunità. Un bravo tecnico è una risorsa preziosa per la sua gente. Un bravo tecnico non perde tempo, non straparla di cose indicibili, non si attarda in mille dubbi; un bravo tecnico costruisce e si impegna in cose concrete. C'è chi ha criticato l'istituzione di questo corso di studi, collegandolo in modo improprio alla guerra e alla morte che la guerra produce. Certo a voi potrà capitare (c'è un'elevata probabilità che ciò accada) di andare a lavorare nella fabbrica per gli F-35 (questi stupendi gioielli della più avanzata tecnologia aerospaziale), oppure in qualche altro luogo dove si costruiscono aerei militari. E allora? Dove starebbe il problema? Non costruiscono tutti e dappertutto ordigni militari di vario genere? Che cosa c'è di male nella costruzione di oggetti di questo tipo? Non si tratta di oggetti come altri (anzi, molto più belli di quasi tutti gli altri manufatti esistenti)? Un ingegnere o un tecnico aeronautico sarebbero dunque responsabili delle morti provocate in guerra dai bombardamenti di tali aviogetti? Ma non scherziamo... Sarebbe come dire che un progettista di automobili è responsabile della morte di coloro che si schiantano in incidenti stradali tremendi. O che il cuoco di pietanze sopraffini è corresponsabile dell'eccesso di colesterolo provocato dalla sua opera, che potrebbe portare alla morte, per guai cardiocircolatori, più di un ghiottone. E allora anche Cristo è responsabile della morte di milioni di individui che si sono battuti in guerre provocate da conflitti religiosi. Certo anche Lui sarebbe responsabile e quindi da deprecare. Quindi anche noi saremmo da biasimare. Certo: pure noi, pure noi come Cristo, accusati di chissà quali nefandezze e della morte di migliaia di esseri umani. Come se, senza aviogetti splendenti, gli uomini non potessero trovare il modo di scannarsi reciprocamente. Con armi rudimentali l'hanno fatto per migliaia e migliaia d'anni e per secoli oscuri. Ed ancor prima, persino a mani nude. Amputiamoci dunque le mani, visto che possono essere strumenti di morte. Anzi, perché fermarci alle mani? Con i moncherini delle braccia potremmo ancora far molto male a qualcuno. Via tutti gli arti, dunque: pure i piedi e le gambe sono pericolosi. Ma, allora, per non essere pericolosi per nessuno, dovremmo semplicemente cessare di vivere: la nostra vita stessa è pericolosa per gli altri. Vedete dove vanno a parare questi cuori puri di pacifisti o di antimilitaristi? Dicono di rigettare la violenza e la guerra, mentre in realtà rifiutano la vita e lavorano nascostamente per Sorella Morte. Perché odiano la vita e tutto ciò che è vitale. Diceva il grande Michelstaedter, che forse neanche conoscono, tanto è grande ed irraggiungibile per animi meschini come i loro: “morte, vita/ la morte nella vita;/ vita, morte,/ la vita nella morte”. È proprio questo rovesciamento che essi praticano in caricatura, facendoci credere di essere sostenitori dei principi vitali, mentre invece odiano ed intendono distruggere tutto ciò che conserva la vita. Come, per esempio, un ben lucido ed efficiente cacciabombardiere di ultima generazione, che davvero sostiene e promuove la vita: la vita mia e dei miei familiari e dei miei compatrioti. E dunque a cuor leggero e con pieno orgoglio, cari giovani, ci accingiamo a cominciare questo anno di studi e di pratica industriale, speranzosi di essere all'altezza dei nostri predecessori e degni di acquisire conoscenze ed abilità preziose per noi stessi e per la nostra intera comunità. Permettetemi infine di lasciarvi citandovi un passo di una delle opere più elevate che mai mente umana abbia concepito. Che queste poche, antiche, profonde parole possano esserci sempre di guida: "Figlio di Pritha, beati e fortunati sono gli kshatriya (guerrieri) chiamati a combattere in una giusta battaglia che viene senza averla provocata, e che apre loro la porta del cielo./ Ma nel caso rifiutassi d'impegnarti in questa giusta battaglia, abbandonando il tuo dharma (dovere) e il tuo onore specifico, faresti peccato./ Gli uomini parlerebbero sempre della tua disonorevole azione. E per l'uomo d'onore, il disonore è davvero peggiore della morte.” |
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Dom Argiropulo di Zab - 4 giugno 2011 |