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Programmare il caos |
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L'occasione di una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dato torto al Ministero dell'Istruzione ecc. a proposito delle modalità di composizione delle graduatorie cosiddette ad esaurimento ci permette di fare alcune riflessioni. Addirittura il TAR del Lazio ha minacciato di affidare a commissari ad acta la revisione di tali graduatorie se il Ministero non provvederà in breve tempo a correggerle secondo i dettami della sentenza succitata. Ovviamente il Ministero continua ad opporsi ed annuncia un qualche decreto per aggiustare a posteriori le cose ed ottenere così comunque ragione, percorrendo la pericolosa via dell'innovazione legislativa che retroagisce in modo da eliminare le spiacevoli conseguenze di sentenze sgradite. Non è il caso di entrare in dettagli tecnici, che sono alquanto astrusi e che neppure gli iniziati arrivano a comprendere pienamente. Una sola cosa: il problema sta nel fatto che il Ministero ha permesso ai precari inseriti nella graduatoria ad esaurimento (utilizzata sia per le immissioni in ruolo che per le nomine dei supplenti) di optare per tre altre provincie oltre alla propria (quella nella quale si trovavano già precedentemente inseriti), nelle quali tuttavia i precari sono stati immessi in coda e non secondo il punteggio maturato nella propria provincia (inserimento cosiddetto a pettine). La giustizia amministrativa ha dato torto al ministero ed ha ordinato di inserire non in coda, bensì a pettine: nel rispetto dunque dei punteggi posseduti. Ciò ovviamente risulta fortemente sgradito da chi perderebbe posizioni a causa di tale ristrutturazione. Mentre, al contrario, gioiscono coloro che ne trarrebbero vantaggio. Ma basta ora con le menate burocratico-giudiziarie. Ho voluto spiegarle in breve e, molto probabilmente, non si è capito niente: a meno di non essere un “tecnico” esperto nelle astruserie burocratiche del Ministero più inutile (anzi dannoso) che possa esistere.
Per farsi una qualche ragione di come possano accadere cose di questo genere è utile, a mio parere, farsi un po' di coraggio e costruire una fenomenale teoria dietrologica. Chi ha fatto questo gran casino relativo al possibile inserimento in altre tre provincie dei cosiddetti precari della scuola era consapevole di ciò che stava facendo e delle conseguenze che si sarebbero prodotte? Se tale consapevolezza non c'era, allora si può dire con chiara evidenza che i burocrati del Ministero dell'istruzione ecc. sono una massa di incompetenti e la ministra è addirittura inclassificabile (come quegli studenti che saltano le verifiche o te le consegnano in bianco, immacolate, il foglio ancora non sverginato dai tratti di penna con i quali avrebbero dovuto tentare di dare una qualche risposta alle domande proposte). Un minimo di cognizione dei fondamentali avrebbe permesso di prevedere le sentenze favorevoli al pettine e contrarie alla coda. Ora, siccome mi fa orrore pensare di star nelle mani di assoluti incompetenti (io, che nella scuola ci lavoro e che, pur non essendo precario, sono costretto a subire le conseguenze dei pensamenti di cotanti cervelli), preferisco immaginare che il casino sia stato prodotto intenzionalmente. Mi spiego meglio. Sia che le graduatorie debbano davvero essere riscritte entro poco tempo, sia che la tracotanza ministeriale annulli gli effetti delle sentenze giudiziarie, la sensazione che si avrà dell'intera faccenda è che il casino è totale, che non si può assolutamente continuare così, che il senso stesso delle graduatorie è perduto, che il reclutamento degli insegnanti per questa via è cosa impossibile-dannosa-aleatoria, che bisogna al più presto cambiare il sistema. E quale sistema ci propongono coloro che attualmente hanno in mano i destini della scuola pubblica? A sentir loro, e a leggere i loro progetti, una chiamata diretta (in varie forme pratiche possibili, ancora oggetto di discussione e di affinamento tecnico) da parte dei dirigenti scolastici. Questo per i supplenti e per le immissioni in ruolo (cioè per le assunzioni a tempo indeterminato). Una vera rivoluzione semplificatrice. Una vera soluzione al caos delle graduatorie enormi, instabili, ingestibili. Il caos provocato intenzionalmente spingerebbe quindi verso il taglio netto del nodo gordiano delle graduatorie, così impersonali e così complesse da essere divenute ingestibili. Che ci pensino i dirigenti, i cari vecchi presidi del tempo che fu, ad assumere i loro insegnanti: tutto sarebbe senz'altro più semplice e netto. Il buon dirigente (come ogni buon padrone) sa chi merita e chi non merita, chi è degno di supplire e chi no, chi è degno di essere assunto in pianta stabile e chi invece deve ancora restare in un limbo senza via d'uscita. Chi sta fuori dalla scuola potrebbe pensare che questa sia una semplice soluzione attivata dal buon senso del padre di famiglia: il preside, o dirigente scolastico che dir si voglia, ha ovviamente a cuore che la sua scuola funzioni bene e quindi sa scegliere (è questo l'apriori posto a tutto il ragionamento) i migliori ed i più meritevoli di occupare una cattedra. Tutto questo per quanto concerne il pensiero dei nostri cattivissimi nemici, delle destre ostili alla scuola pubblica, dei distruttori del mondo scolastico da noi conosciuto e malamente vissuto fino ad oggi.
Noi, ovviamente, dovremmo opporci a tutto ciò. Il dirigente, dal nostro punto di vista, per il semplice fatto di essere tale, è malvagia creatura del malvagio demiurgo. Ed obiettivamente (o quasi) la selezione dei dirigenti medesimi è avvenuta in modi almeno un poco discutibili: clientele burocratiche o sindacali o politiche o familistiche. Di conseguenza ci aspettiamo che, a catena, si producano, nella scelta da parte dei dirigenti medesimi dei loro dipendenti nella “loro” scuola meccanismi consimili. Quindi addio alla speranza di un qualche criterio “oggettivo” di reclutamento. Quindi tutto in mano ai servi del Ministero. Tutto in mano a chi sta sfasciando la scuola pubblica facendo finta di riformarla e di razionalizzarne struttura e funzioni. Ce la possiamo raccontare davvero così. E, se ce la raccontiamo così, non abbiamo affatto torto. Abbiamo assolutamente ragione. Quasi. Perché, se ci pensiamo un po', i vizi che noi attribuiamo al futuribile (ma non troppo in là nel tempo) reclutamento diretto da parte dei dirigenti sono pure i vizi dell'attuale caos burocratico delle nomine in ruolo e del conferimento degli incarichi di supplenza. Non mancano infatti già oggi ingarbugliamenti vari di natura clientelare e paraclientelare. Infatti: come si svolgono i concorsi? Come si formano i punteggi? Come si accede alle ssis? Come si riceve una supplenza temporanea da una singola scuola? Come capita di essere salvati o di essere sommersi da un destino cinico e baro che ti può pure confinare a vita nella disperazione del precariato?
Tutto molto interessante: l'analisi della realtà attualmente esistente e le ipotesi di correzione del sistema attuale allo scopo di accrescerne efficacia ed efficienza. Ma, a pensarci bene, non tocca affatto a noi risolvere i problemi degli apparati repressivi e di indottrinamento di Leviathan: che ci pensino le vestali del putrido Dio-Stato. Quel che ci preme è sottolineare alcuni semplici concetti: tanto semplici da apparire banali. Eccoli qui, in una ordinata enumerazione:
E quindi si conclude sperando che la sinistra sociale la smetta di far da ruota di scorta della sinistra politica, la quale, con scarsa fantasia, anche sul tema delle politiche scolastiche, non fa che difendere stancamente l'esistente (come ci trovassimo nel migliore dei mondi possibili). Mentre è a tutti evidente che la scuola sta attraversando una fase decisiva di ridefinizione delle sue strutture, delle sue funzioni e delle procedure di funzionamento delle sue unità operative. Di fronte alle fantasie tecnocratiche dell'estinzione della scuola (così come noi la conosciamo) entro il 2050, noi dovremmo gioire anziché schierarci a difesa di strutture pletoriche e pressoché inutili se si pensa ad una vera crescita individuale e collettiva dei cosiddetti discenti (e si perdoni il linguaggio maledettamente didattichese di cui anche lo scrivente è spesso vittima).
Facciamo dunque un ultimo salto mortale logico: tanto per concludere degnamente questa nota e per farsi rimbrottare ancora di più (da amici e nemici). Concludiamo con un augurio per il futuro di compagni operosi e certo degni d'ogni rispetto: che la sinistra antiautoritaria e libertaria prenda coraggio e dichiari, almeno su questo punto limitato (il reclutamento degli insegnanti, la definizione di una vera autonomia degli istituti scolastici) qualcosa di diverso da una semplice brutta copia estremizzata di quanto asseriscono mamma cgil con i connessi partiti della sinistra disastrata postmarxista. Si sostenga, una buona volta, con chiarezza (e non solo da parte di una semplice minoranza di una già esigua minoranza), la necessità dell'esistenza di una scuola libera, pubblica ma non di Stato, radicata nei territori, aperta alla comunità sociale in cui essa è inserita, svincolata da esigenze immediatamente produttivistiche, lenta e paziente, coraggiosa nella ricerca metodologica, rispettosa di tutte le diversità, rigorosa nel servizio ad una scienza davvero libera da condizionamenti economici, faticosa ma anche divertente, felice di estinguersi un giorno nella rete globale di una formazione permanente per la quale il rapporto tra pari si configuri come modello e destino. |
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Dom Argiropulo di Zab - 13 ottobre 2009 |