Base 04.

(Titolo criptato che solo pochi lettori possono comprendere nel suo significato; ma non importa: quello che conta è il testo).

 

Nel numero di Panorama datato 22-10-2009 è contenuto, a pagina 40, il seguente articoletto:

 

“Un sindacato per Ferrero?

Debutti. Per ora conta 500 mila iscritti ma conta di arrivare a un milione. Con lo sciopero antigovernativo del 23 ottobre debutta il quinto sindacato, nato a Roma il 3 ottobre dall'unione di varie sigle extraconfederali: Rdb-Cub (superstiti degli anni 70), Cobas (forti dentro pubblica amministrazione e scuola, nati negli anni 80), Sult (forte in Alitalia e in generale nel settore trasporti) e persino l'Usi, storica sigla anarchica che risale agli anni 20. Il nuovo sindacato (pronto anche a firmare accordi) si dice indipendente, ma all'incontro del 3 ottobre era presente il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. (E.C.)”

 

Sicuramente i maledetti destri di Panorama sono esperti di disinformazione a tutti i livelli. Quindi potremmo liquidare agevolmente questo misero ed imprecisissimo trafiletto qualificandolo semplicemente come effetto della lotta di classe: il giornale dei padroni (o meglio, del Padrone per antonomasia) diffonde informazioni false per distruggere la fenomenale novità organizzativa del movimento dei lavoratori.

Facciamo finta che sia così e non parliamone nemmeno.

Oppure no.

Prendiamo i concetti presenti nell'articoletto sopra interamente riportato e analizziamoli in ordine sparso. O meglio, adottando una logica ferrea, andiamo in ordine di comparsa (l'unica logica possibile nel caos della comunicazione di massa).

  1. Il titolo (un sindacato per Ferrero?) riconduce, al solito, le lotte sindacali e sociali a qualcosa di comprensibile per gli addetti ai lavori politicanti di varia genia: il parallelismo tra un sindacato ed un partito di riferimento è cosa scontata e che rientra nell'ordine naturale delle cose, rispecchia la storia del nostro paese, non offre mai una seria alternativa di autonomia del sociale dal politico (o di differenti interventi politici sui diversi piani delle istituzioni repubblicane e delle istituzioni dell'economia sociale di mercato).

  2. Lo sciopero del 23 ottobre farebbe nascere un nuovo soggetto sindacale. Voluta o involontaria, c'è l'ambiguità che non permette di distinguere tra una vera e propria nascita di un soggetto organizzato unitario (che è cosa del tutto falsa) ed una semplice unità d'azione (seppure spacciata, dagli stessi protagonisti presenti in alcuni dei sindacati poi citati, per qualcosa di più della solita pura e semplice unità d'azione).

  3. Sarebbe, quello nato il 3 ottobre in un incontro romano che non era altro di diverso da un'assembleona in cui si auspicava la nascita di un sindacato unico di base, il risultato dell'accorpamento di una serie di sigle. Vediamo prima i numeri (autodichiarati) degli iscritti. Se la sola CUB, fino all'altro ieri, per bocca di uno dei suoi due rappresentanti legali, dichiarava di avere 750 mila iscritti, i conti davvero non tornano. La dichiarazione era certamente esagerata (mai al livello della mitomania dei quasi due milioni di iscritti dichiarati dai fasciosociali di UGL: uno scandalo aritmetico di portata epocale che può essere semplicemente smascherato da una breve visita al sito dell'Aran, nel quale vi sono i dati degli iscritti ai vari sindacati del pubblico impiego, dati che offrono la possibilità di farsi un'idea abbastanza realista sul complesso dei lavoratori iscritti ad un certo sindacato). Possiamo forse dedurre che il dato dei 500 mila iscritti alle sigle dei sindacati di base succitati risenta della scissione di fatto, avvenuta di recente, tra le RdB (che partecipano attivamente e sono il motore del processo di unificazione intrapreso) ed il resto delle categorie cubiche (del privato soprattutto) che al processo di cui sopra non partecipano affatto. Può essere. Ma daremmo al giornalista che firma, con la sua sola sigla, il breve articolo sopra riportato per intero un'eccessiva (e chimerica) profondità di visione, che sicuramente, leggiucchiando al massimo qualche volantino o comunicato stampa erreddibbiota, non può essersi fatto.

  4. Qualche considerazione sulle organizzazioni sindacali di base che vengono sopra citate possono essere utili; come pure può essere utile commentare i commenti del giornalista medesimo. È abbastanza vero che le RdB siano il prodotto di alcuni reduci degli anni Settanta: ex ML in crisi d'astinenza politica che, ormai quasi una trentina d'anni fa, si sono costruiti il loro piccolo recinto politico-sindacale, entro il quale continuare a ragionare ed operare in base ai soliti vecchi principi di un classismo poco aggiornato alle trasformazioni sociali in atto (o, per meglio dire, aggiornato parzialmente, come si fa quando ad un vecchio edificio pericolante ci si limita a rintonacare la facciata con colori sgargianti e posticci, nel tentativo goffo di ringiovanire una struttura in imminente pericolo di crollo). Che i Cobas siano forti nella pubblica amministrazione è cosa del tutto risibile (basta vedere i numeri dell'Aran di cui sopra si è fatto cenno). A meno che non si chiamino erroneamente Cobas i pezzi di RdB che rappresentano alcuni settori della pubblica amministrazione (ove ha raggiunto il limite minimo per poter essere definita un'organizzazione rappresentativa e che quindi può accedere alla contrattazione nazionale di categoria): settori non certo di primo rilievo, dal momento che RdB è praticamente quasi assente nel grosso della pubblica amministrazione (scuola, sanità, enti locali). Se poi pensiamo che siano tantissimi diecimila (ad essere buoni) iscritti Cobas nel settore scolastico, allora vuol dire che ci siamo dimenticati che nella scuola lavorano più di un milione di persone. Ma tant'è: va dato atto che diecimila lavoratori ben motivati e un po' casinisti possono darsi una visibilità notevole, anche se poi, nella sostanza delle cose, non possono ottenere risultati di un qualche significato effettuale. Del resto, tanto per restare all'argomento principale di questa trattazione, i Cobas non hanno nessuna intenzione, almeno non ne hanno dimostrata alcuna fino ad oggi, di dissolversi nel nuovo soggetto sindacale, che potrebbe comprendere, allo stato attuale delle cose, solo RdB, SdL, Snater e qualche altro mozzicone sparso di microorganizzazioni delle quali si fa pure fatica a ricordare il nome. Per quanto concerne Sult: non esiste più. Si è infatti dissolto (insieme a Sincobas) dentro SdL, che è un sindacato presente quasi solo nel settore dei trasporti e che ha forse, ad essere benevoli, dieci o quindicimila iscritti. Riguardo al sindacato “anarchico” Usi non si capisce che cosa c'entri nella compagnia delle sunnominate sigle. È vero che Usi spesso partecipa agli scioperi generali del sindacalismo di base. Ma è pure vero che non partecipa per nulla al preteso tentativo di unificazione del sindacalismo di base che avrebbe avuto la sua partenza il 3 ottobre scorso (cito ancora con stupore una data nella quale è accaduto ben poco se non la sanzione definitiva della scissione tra erreddibbioti ed il resto dei cubici). A meno che non si definisca Usi non la più significativa Usi-Ait, ma la micro organizzazione romana Usi-rdb università. Ma qui mi fermo, perché stare a parlare di scissioni e riunificazioni di pezzi e spezzoni vari di sindacalismo anarchico è cosa che va al di là delle mie deboli forze di comprensione, di analisi e di descrizione.

  5. Che il nuovo sindacato si dica pronto a firmare accordi (oltre che ad essere conflittuale) è cosa che si può senza alcun dubbio asseverare. Ciò dal momento che la politica contrattuale di RdB ha sempre seguito il doppio binario del conflitto agitato nella piazza e sul posto di lavoro, mentre (davvero in parallelo) firmava contratti inqualificabili e contro i quali aveva tuonato fino al giorno precedente la firma medesima. Certo l'ha fatto obtorto collo (almeno così si afferma in diversi documenti) e per assicurarsi l'agibilità sindacale (come si suol dire), cioè quei privilegi che fanno dei sindacalisti delle organizzazioni firmatarie e maggiormente rappresentative (almeno nel pubblico impiego), i complici  ed i puntelli necessari ad una struttura burocratica praticamente allo sfascio.

Da tutto quanto appena sopra descritto si può agevolmente capire che la situazione è davvero confusa. Che il quinto (o quarto sindacato che sia) sta forse per nascere sotto una stella non particolarmente brillante. Sta per nascere qualcosa che somiglia molto ai sindacati di Stato da cui invece vorrebbe differenziarsi. Sta per nascere qualcosa che vorrebbe essere includente, ma che, nella pratica, è invece piuttosto rigida e schematica nel seguire un approccio in stile CGIL anni 50.

Un sindacato per i comunisti (insinua il giornalista firmatario del trafiletto), nonostante si dichiari indipendente.

E questa è forse l'unica affermazione veritiera dell'intera descrizione data su Panorama dell'intera vicenda. Un sindacato non necessariamente legato a Ferrero (che è solo il capo traballante di uno dei tanti partitini comunisti presenti attualmente), ma che ha forse l'ambizione di fare sul piano sindacale ciò che non si riesce a fare sul piano politico: la riunificazione di una classe dirigente (i lavoratori ed i semplici iscritti c'entrano poco) comunista e con riferimenti culturali e strategici di derivazione marx-leninista (seppure, a volte, con qualche piccola sfumatura postmoderna, almeno nella grafica dei manifesti e nella gestione dei siti in rete).

Se questa è l'alternativa ai sindacati di Stato, che, complessivamente, contano almeno dodici milioni di iscritti, allora possiamo star sicuri che equilibri complessivi e rapporti di forza sul terreno dello scontro di classe e delle relazioni industriali cambieranno ben poco nei prossimi anni.

A meno che non accada il miracolo: la rete 28 aprile esce da CGIL e si aggrega ai compagni del quinto (o quarto) sindacato, magari portando con sé una bella fetta dell'eroica FIOM. Questa sarebbe davvero la ciliegina sulla torta (o meglio, viste le dimensioni, l'anguria candita sulla torta). Ma, se ciò accadesse davvero, avremmo la chiara prova che il quarto (o quinto) sindacato si differenzierebbe di poco dalle altre grandi confederazioni, se non nelle dichiarazioni ideologiche e di programma (che possono sempre essere innocuamente roboanti), sicuramente nello svolgimento effettivo dell'azione contrattuale e paraistituzionale.

Ma è molto difficile che qualcuno abbandoni a cuor leggero (e senza esserne espulso) mamma CGIL, che è tanto amorevole con tutti i suoi figlioletti: anche con i più ribelli, ai quali lascia fare, di tanto in tanto, qualche innocuo ed innocente giochino sovversivo, soprattutto in settori ininfluenti rispetto al nucleo duro della questione sindacale vera e propria.

La cosa più probabile è quindi veder nascere un soggetto appena un po' più grande della CUB pre-scissione: un soggetto certo più omogeneo dal punto di vista ideologico e più disciplinato e rispettoso delle indicazioni emanate da un ristretto gruppo dirigente ben determinato a raggiungere gli scopi di un maggior coinvolgimento nelle istituzioni dello Stato corporativo.

Prepariamoci allora a sopportare, da un lato, la persistenza ed il rafforzamento dei sindacati di Stato (agenzie multiservice e collaborazioniste del regime attuale), e, dall'altro lato, prepariamoci ad assistere al parto faticoso di un bamboccio rosso rosso, che ci saluta a pugno chiuso e che, imparando pian piano a camminare, correrà dietro ai suoi fratelli maggiori, differenziandosi solo per i decibel di strepiti e gridolini di cui sono esperti tutti i bambini viziati.

Dom Argiropulo di Zab - 25 ottobre 2009