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coop e scoop |
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Metà Ottocento. I primi vagiti del movimento operaio italiano. Le prime leghe sindacali. Le prime società di mutuo soccorso. Le prime cooperative di consumo e di lavoro. Lotte dure. Scontri, anche violenti, con le istituzioni dell'epoca. Teste rotte. Teste dure ed ostinate. In direzione (un sogno) della liberazione dei lavoratori dalle loro catene.
Inizio del ventunesimo secolo. Grandi sindacati di Stato. Corporazioni più o meno forti. Scambi politici con i governi al potere. Forti gruppi finanziari e commerciali che si fregiano ancora del nome di cooperative.
Fine novembre 2009. Un grande centro commerciale, alla periferia di Novara. Proprietà di una Coop che fa parte di Legacoop. Una richiesta ingenua (o forse provocatoria). Entrare nelle gallerie del gran centro commerciale. Entrarci il 12 dicembre (a 40 anni esatti dalla strage di Stato di piazza Fontana). Entrarci con una chitarra, una fisarmonica e due fili di voce. Entrarci con qualche volantino per ricordare. Per ricordare la strage, le vittime della strage, le vittime della repressione seguita alla strage. Per ricordare come si può cominciare a voltare in direzione dell'autoritarismo. Per ricordare gli inizi di una guerra civile che ha distrutto migliaia di vite.
Una richiesta ingenua (o forse provocatoria). Una risposta chiara dai dirigenti della società che gestisce le gallerie del grande centro commerciale. Una risposta decisa e convinta, una risposta giusta ed equanime: “Il nostro Statuto ci vieta di ospitare manifestazioni politiche dentro il nostro bel centro commerciale di Novacoop.”
Ed in effetti non ci si poteva aspettare altro. Le Coop non fanno politica. Non devono fare politica. Quando mai hanno fatto politica?
I migliori auguri ai businessmen di tutte le imprese affiliate a Legacoop da parte del vostro caro compagno Dom Argiropulo di Zab. |
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Dom Argiropulo di Zab - 5 dicembre 2009 |