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Esperienze antimilitariste insubri. Ovvero: riflessioni troppo personali sul corteo nof35 del 2 giugno 2009. |
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Diciamo subito la cosa fondamentale: costruire cacciabombardieri ipertecnologici è un atto criminale. Chi sostiene la costruzione degli F-35 ed il loro assemblaggio a due passi da Novara, se non è proprio un criminale (perché non ha abbastanza fegato per esserlo), è per lo meno complice dei criminali fabbricanti di morte. Industriali, partiti, sindacati, gruppi ed individui vari che non si oppongono all'impresa di costruzioni aeronautiche più fenomenale di tutti i tempi (la costruzione appunto di qualche migliaio di F-35 soprattutto negli USA, ma pure, qualche centinaio, dalle nostre parti) sono corresponsabili delle morti e delle distruzioni che tali velivoli immancabilmente causeranno nei prossimi trent'anni: le guerre sono tante, ce ne saranno tante di più e l'occasione di sterminare esseri umani ed animali sicuramente non mancherà. Questo gioiellino tecnologico troverà quindi il suo impiego, non sarà certo lasciato in qualche hangar ad arrugginire. Detto questo, che tutti i sostenitori degli F-35 sono davvero cattivi e quindi non sono dei nostri (noi infatti siamo buoni), dobbiamo aggiungere che chiunque si opponga all'impresa in questione sta dalla parte giusta: è un nostro amico e compagno. Ogni azione di contrasto agli F-35 è cosa meritevole e lodevole e da sostenere. Anche la manifestazione novarese del 2 giugno appena passato è stata quindi cosa degna di ogni ammirazione. Detto questo, abbiamo assolto al principale nostro dovere: abbiamo indicato l'obiettivo principale e non abbiamo confuso le acque. Resta però il dovere di fare qualche riflessione sulle modalità di conduzione di tale lotta sociale contro gli F-35 e le fabbriche di morte in genere. Resta da vedere se la manifestazione sia stata opportuna, ben condotta, produttiva di un avanzamento nella giusta direzione, foriera di buone nuove sul terreno dell'antimilitarismo.
Le rette intenzioni. Si è partiti bene nel programmare un'iniziativa che cadeva a bella posta in un contesto economico e sociale accogliente. La crisi economica in corso poteva aiutare ad attirare l'attenzione su un'impresa estremamente costosa: almeno 13 miliardi di euro già calcolati e programmati. Inoltre l'assenza di partiti di sinistra dal governo attuale poteva sciogliere i vincoli ad innumerevoli (si fa per dire) compagni e compagnucci orfani del loro governuccio che aveva loro impedito, una paio d'anni fa, di levare alta la voce contro la costruzione dei perfidi cacciabombardieri. Si sa che la memoria è labile e che l'opportunismo politico è piuttosto diffuso a destra come pure a sinistra. Ma a noi che importa? Non stiamo a parlare con i vertici di basi ormai ristrette. Vogliamo parlare con le persone comuni, che, in realtà, sono quasi sempre fuori dal comune. E tuttavia la presenza disponibile di associazioni e gruppi di varia origine, pure legati alla sinistra istituzionale, poteva essere un'occasione di allargamento della lotta fuori dalla nicchia dell'antagonismo e dell'ultraradicalismo antimilitarista. Gestire tale opportunità non è però da tutti. C'è chi si può spaventare del suo stesso successo e dell'allargamento della base mobilitata: se ci sono troppe persone si rischia di non riuscire più a controllarle e di non riuscire a tenere la testa del corteo. Insomma perdere la guida (presunta) delle piccole moltitudini è cosa per alcuni sgradevole, cosicché essi preferiscono che le moltitudini di cui sopra restino piccole e non si ingrandiscano affatto.
La data, le date. Improvvida si è dimostrata la decisione di spostare all'improvviso la data della manifestazione dal 30 maggio (come programmato con discreta cura) al 2 giugno. Tale spostamento è stato effettuato su gentile insistenza degli organizzatori della giornata romana nog8 in cui si prevedeva, appunto per la data del 30 maggio, la solita allegra processione di protesta, stavolta nell'Urbe, diretta a contrastare i Grandi Criminali. Peccato che la cosa non abbia funzionato per nulla. A Roma, nonostante il sacrificio insubre, si sono trovate a manifestare cinquemila persone scarse. A Novara abbiamo visto pochissimi (chi li ha visti) romani e laziali e toscani. Quindi la partnership non ha funzionato. Anzi no: in qualcosa ha funzionato. Ha infatti contribuito non poco allo stallo nella lotta contro gli F-35 bloccando il quantitativo dei partecipanti alla manifestazione al numero già conteggiato due anni or sono. Si è quindi avanzato di nulla nel consenso spettacolarizzato delle manifestazioni. In compenso si è creata una tensione insanabile tra le due principali (se non uniche) componenti dell'Assemblea nof35, cioè tra antagonisti che oso chiamare neoautonomi (pronti allo spostamento di data e a sostenere ciò a spada tratta) ed anarchici e libertari (contrari assai a tale spostamento e, forse per tigna caratteriale, sempre riottosi a diktat provenienti da chicchessia). Ora, a bocce ferme, ad una certa distanza dagli eventi, non può apparire a tutti chiaro come la data del 30 maggio sarebbe stata forse foriera di un maggior successo? La concomitanza delle due manifestazioni (quella romana e quella novarese) avrebbe potuto funzionare da amplificatore per i media: nella stessa giornata due cose notevoli che si salutano a distanza, che si rimbalzano parole d'ordine e suggerimenti, che compaiono insieme in televisione e sui giornali. Ma ciò non è avvenuto. La manifestazione romana del 30 maggio ha avuto pagine e servizi centrati sulla mancanza di incidenti e di violenze significative, mentre la manifestazione novarese è scomparsa dalle cronache nazionali (se si eccettua le cronache ridotte del Manifesto e di pochissimi altri fogli).
Se vieni pure tu, non portar la tua bandiera. Interessante la presa di posizione degli organizzatori della manifestazione del 2 giugno. Tutti sono graditi, ma non devono portar simboli di sé coloro che sono sgraditi agli organizzatori medesimi della medesima manifestazione (cioè gli esponenti ed i militanti della sinistra istituzionale). La memoria è lunga e non si può sopportare che ostentino i loro vessilli coloro che hanno sostenuto spese militari ed F-35 (addirittura) nel corso della breve vita del secondo governo Prodi. Tutto comprensibile e persino logico. Anzi, io estenderei tale logica ed escluderei allora dalla portabilità in manifestazioni antimilitariste pure i simboli di gruppi ed organizzazioni che sostengono il furbacchione Chavez, oppure i sostenitori di formazioni militari che trascinano guerre cosiddette di liberazione (che sempre guerre sono, che sempre sono funzionali ai gruppi di potere che controllano i popoli oppressi trovando da guadagnare anche dalle miserie della loro gente), oppure i partitini che si dicono ancora seguaci del pizzetto geniale che applicò il marxismo alla Russia arretrata o addirittura seguaci del baffone georgiano che sterminò non poca gente pure tra i suoi compagni di fede. Ma sono cose dell'altro mondo. Quando si chiama alla piazza è difficile fare distinguo. Tant'è che un paio di organizzatori della manifestazione medesima si sono ad un certo punto trovati a parlamentare quasi di nascosto (dopo averne negato a lungo la necessità e l'opportunità, accusando di tradimento chi voleva da subito un dialogo trasparente e schietto) con una delle star dei movimenti inserita ben bene nel partito comunista miserello che cerca di sopravvivere con ogni mezzo che riesce a procacciarsi. Che vergogna: antagonisti duri e purissimi che vanno a parlare con l'europarlamentare in persona in transito da un presidio avventato davanti all'aeroporto militare di Cameri. Non c'è più nulla di sicuro sotto questo sole malato della bassa padana. Gli eroi antagonisti, le guide sicure delle moltitudini si vanno a proporre al burocrate dei movimenti come garanti della sicurezza della manifestazione. I saggi esperti, resi edotti da mille esperienze di durata almeno quarantennale, sentono il bisogno di accreditarsi in extremis di fronte ad un notaio del movimentismo doc. E gli anarchichetti derisi, che fin da subito volevano allargare a chiunque fosse di buona volontà il comitato organizzatore della manifestazione medesima, dove si trovavano in quel momento? Forse nella loro casetta a riflettere sulle stranezze del mondo e a cercar di convincere i loro compagni a partecipare, nonostante tutto, ad una manifestazione già ampiamente egemonizzata da una sola componente del cosiddetto movimento contro la guerra.
I numeri e le coreografie. E comunque c'è stato un migliaio di persone a sfilare per strade semideserte il 2 giugno. Nella misconosciuta capitale dell'Isubria un po' di gente è arrivata davvero. Ci sono stati addirittura un centinaio di novaresi ed alcune decine di abitanti del contado limitrofo. Ad ingrossare le fila i treni provvidenziali, uno da Milano ed uno da Torino, che hanno portato al fine un paio di centinaia di nuovi marciatori proprio allo scadere del termine per la partenza del corteo. Ben strutturata la marcia. Addirittura con qualche cordone di abbraccettati in testa. Che nostalgia può prendere a vedere queste coreografie simil anni settanta... Alcuni si possono addirittura sentire rassicurati dall'ostentazione dell'ordine e del controllo perfetto del corteo medesimo. Alcuni, e tra questi lo scrivente di questa notarella, possono invece sentirsi un pochino irritati nel vedere scimmiottamenti militareschi (le quadrate legioni). Si va ad una manifestazione antimilitarista e si adottano tecniche di avanzamento simili a quelle adoperate nelle parate dei militari veri. Ma non state a prender sul serio questa critica: forse lo scrivente è solo invidioso di non aver lui stesso partecipato al rito di cui sopra e di non esser riuscito a costruire una piccola quadrata legione libertaria nella pancia o nella coda del corteo. Così non ha potuto ribattere colpo su colpo all'ingordigia dei neoautonomi e si è trovato davvero sconfitto su tutta la linea, invidioso dell'abilità degli esperti conduttori di moltitudini ribelli.
Singolare, plurale. Come proseguire nell'azione di contrasto degli F-35? Affidarsi agli esperti conduttori appena sopra citati e seguirne i consigli e le indicazioni? Infilarsi in qualche rete nazionale già costruita? In quest'ultimo caso ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta, visto che vi sono agglutinazioni politico-sociali d'ogni genere che pretendono per sé il controllo delle lotte pacifiste ed antimilitariste. Il sottoscritto, che negli ultimi tempi si sente sempre più vecchio e stanco, vorrebbe aver la forza di effettuare la sua scelta definitiva, ma riesce solo a ragionare in base a vetusti principi morali ed a sensazioni emotive poco motivate. In definitiva, mi sembra giusto stare con chiunque faccia della lotta contro gli F-35 un obiettivo in sé. Intendo dire che non adoperi la lotta contro gli F-35 (che è cosa chiaramente antimilitarista) come mezzo per il raggiungimento di altri e diversi obiettivi, come per esempio la costituzione di un nuovo-vecchio soggetto politico-sociale che abbia in sé diversi scopi e ragioni d'esistenza. Chiunque adoperi l'azione di contrasto agli F-35 come mezzo per accrescere la consistenza e l'influenza della propria parte politico-sociale (si tratti di micro o di macro-organizzazioni) arreca sicuramente un danno alla lotta medesima. Ciò in quanto inserisce un elemento conflittuale all'interno del movimento di contrasto: un elemento che fa mettere in secondo piano l'obiettivo principale e fa agire in base al principio di ricerca dell'egemonia della propria parte nei confronti di tutti gli altri coprotagonisti della lotta medesima. Si ricercano le moltitudini (uso tale vocabolo ambiguo tanto per intendersi con alcuni protagonisti della vicenda oggetto di tale analisi) per condurle amorevolmente a marciare dietro un'insegna precisa: ovviamente la mia insegna è più degna della tua, la mia insegna è il vero vessillo della lotta (e chi non ci sta è un controrivoluzionario, un seminatore di zizzania, un mezzo criminale che opera per la divisione delle compatte schiere che potrebbero essere, appunto in quanto compatte, sicuramente vincenti). La storia per la conquista dell'egemonia di movimenti sociali più o meno spontanei è costellata di comportamenti miseri e dannosi. Lasciateci la libertà (a me medesimo ed ai miei compagni ed amici) di non partecipare alla tenzone. Ne facciamo a meno: grazie per l'invito, ma siamo costretti a rinunciare al torneo. Siamo forse degli inveterati pessimisti e non vediamo l'utilità di sbattersi per conquistarsi una posizione di privilegio in un movimento alquanto misero ed esiguo. Oppure siamo troppo ottimisti: pensiamo ancora che si possano far dialogare tra loro persone di diversa origine e provenienza, tutte quante accomunate da una volontà comune, dal desiderio di raggiungere uno scopo desiderabile. Uno scopo che possa far dimenticare le beghe da cortile, le inutili scaramucce, le liti distruttive, l'orgoglio dell'appartenenza, la spocchia intellettuale, i deliri d'onnipotenza.
E comunque, nonostante tutto. Chiamatemi quando ci sarà da ritornare in piazza. Con chi stare in piazza non è tanto importante: ditemi per che cosa, con quale scopo. Allora deciderò se stare con voi o no. Risparmiatemi riunioni inconcludenti, sfracellamenti cerebrali sulle strategie e le tattiche di movimento. Risparmiatemi l'umiliazione di dovermi comportare, nella gestione del micropotere movimentista, nello stesso modo (esattamente nello stesso modo) dei militaristi, dei violenti, dei prepotenti ai quali cerchiamo di opporre il nostro sonoro NO.
7 giugno 2009
Dom Argiropulo di Zab. |
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| Circolo Zabriskie Point |